02/07/2026
C'era un tempo in cui, a dieci anni, si affrontava il primo vero esame della vita. Si chiamava esame di quinta elementare, ed era una cosa seria: una prova scritta di italiano, una prova di matematica, e poi il colloquio orale davanti alla commissione, spesso su una tesina che il bambino aveva scelto e preparato da solo.
Non era soltanto una verifica. Era un rito di passaggio. Il momento in cui, per la prima volta, capivi che stavi lasciando l'infanzia per entrare nel mondo dei grandi. Chi l'ha fatto se lo ricorda ancora: l'emozione, la commissione, il primo vero banco di prova.
Poi, nel 2004, quell'esame è sparito. Un decreto ha riorganizzato la scuola in due cicli: elementari e medie sono diventate un percorso unico, e un esame nel mezzo non serviva più. In molti l'hanno vista come una modernizzazione giusta, sul modello di scuole come quella finlandese, dove conta la continuità e non le prove rigide.
Ma non tutti sono d'accordo. Sui social c'è chi lo definisce "una delle cose più deleterie e stupide mai fatte", e chi teme che togliere gli ostacoli, uno dopo l'altro, stia crescendo una generazione più fragile, che non sa misurare la propria preparazione.
Forse il punto non è l'esame in sé, ma una scuola che sembra avere fretta di lasciarti andare, prima ancora di averti insegnato a reggere il primo colpo.
Fonte: Al Tuo Fianco (Gruppo Editoriale ELi)