Sara Socci Psicologa Psicoterapeuta

Sara Socci Psicologa Psicoterapeuta Psicologa Clinica, della Salute e dello Sport, Psicoterapeuta, autrice, ricercatrice autonoma, founder di 𝐄𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 e co-founder di 𝑳𝒖𝒔𝒔𝒐 𝑮𝒆𝒏𝒕𝒊𝒍𝒆

QUELLO IN CUI CREDO, CHE CONTINUO A STUDIARE E METTO IN PRATICA...LA TERAPIA BIOENERGETICA: ha come scopo quello di rilassare le contrazioni muscolari permettendo così di far affiorare alla coscienza le emozioni che hanno provocato questi blocchi e di restituire alla persona uno stato di naturale carica energetica. http://www.cure-naturali.it/bioenergetica/2160

23/08/2026

La depressione non sempre ha il volto del pianto o dell’immobilita’.
A volte si presenta in modo silenzioso: continui a fare cio’ che devi fare, ma dentro senti di non avere quasi piu’ contatto con te stesso.

Puo’ essere la stanchezza che ti accompagna gia’ dal risveglio.
Puo’ essere il disinteresse per cio’ che prima ti faceva stare bene.
Puo’ essere quel “tutto bene” detto per abitudine, o per mancanza di energie nel trovare parole piu’ vere.

Puo’ essere l’isolamento, anche quando avresti bisogno di vicinanza.
Puo’ essere un senso di vuoto difficile da spiegare.
Puo’ essere la fatica enorme che si nasconde dietro gesti apparentemente semplici.

E spesso, da fuori, tutto questo non si vede.

Per questo e’ importante ricordare che la depressione non appare sempre in modo evidente.
Una persona puo’ sorridere, lavorare, uscire, continuare a esserci per gli altri e, allo stesso tempo, stare attraversando una sofferenza profonda.

Non e’ pigrizia.
Non e’ debolezza.
Non e’ soltanto un momento no.

E soprattutto, non e’ necessario aspettare di crollare per chiedere aiuto.

Quando dentro qualcosa non sta bene, merita ascolto, cura e attenzione.

Machiavelli coglie, in questa frase, una verita’ sottile e sempre attuale: lo sguardo altrui si arresta spesso alla supe...
20/08/2026

Machiavelli coglie, in questa frase, una verita’ sottile e sempre attuale: lo sguardo altrui si arresta spesso alla superficie, mentre l’essenza richiede sensibilita’, profondita’ e una rara disposizione interiore all’ascolto.

Non tutti, infatti, osservano davvero; molti proiettano.
Ci sono persone che non ci leggono per cio’ che siamo, ma attraverso il filtro del proprio vissuto, delle proprie mancanze, delle proprie inquietudini. In questo senso, alcuni ti vedono non per come sei tu, ma per come sono loro.

E’ una dinamica profondamente psicologica: l’altro diventa talvolta uno specchio deformato, sul quale vengono deposti timori, giudizi, desideri irrisolti, zone d’ombra mai riconciliate. Cosi’, il fraintendimento non nasce sempre da cio’ che mostriamo, ma da cio’ che l’altro e’ inconsapevolmente costretto a vedere.

Per questo essere compresi e’ evento raro.
Essere riconosciuti nella propria verita’ interiore lo e’ ancora di piu’.

Occorre allora una certa maturita’ per non lasciarsi definire dagli sguardi superficiali, e una forma piu’ alta di consapevolezza per ricordare che non ogni giudizio ci riguarda davvero. Talvolta, cio’ che gli altri dicono di noi rivela, con maggiore precisione, il loro mondo interiore che il nostro.

C’era un Agosto, da bambini, in cui il tempo sembrava infinito. Non avevano ancora imparato ad avere fretta.    Per molt...
16/08/2026

C’era un Agosto, da bambini, in cui il tempo sembrava infinito. Non avevano ancora imparato ad avere fretta.

Per molti il riposo resta una delle esperienze più difficili da vivere davvero.

Non perché non ne sentiamo il bisogno, ma perche fermarsi ci espone.
Quando il rumore si abbassa, spesso emergono pensieri, domande, vuoti e fatiche che durante l’anno teniamo a distanza attraverso il fare continuo.

Per questo il riposo non è soltanto una pausa fisica.
E anche una prova psicologica: ci mette davanti al nostro rapporto con il controllo, con il silenzio, con l’idea di valere anche quando non stiamo producendo nulla.

Viviamo in una cultura che ha colonizzato perfino il tempo libero.
Anche il riposo deve essere utile, performante, rigenerante, quasi misurabile.
Ci si concede di fermarsi solo se quel fermarsi serve a tornare piu efficienti dopo.

Ma il vero riposo non funziona cosi.
Non è sempre rassicurante.
Non sempre fa sentire subito meglio.
A volte, prima di calmare, mette in contatto. E questo puo fare paura.

Dal punto di vista psicologico, riposare davvero significa tollerare di non riempire ogni spazio.
Significa non anestetizzare subito il vuoto con il telefono, con la pianificazione, con l’iperattività.
Significa allenarsi a restare, anche per poco, in una presenza meno controllata.

E’ una competenza emotiva, non una debolezza.
Perché una persona non si impoverisce solo quando si stanca troppo, ma anche quando perde la capacita di sostare, contemplare, sentire, senza trasformare tutto in prestazione.

Forse oggi il riposo più difficile non è quello del corpo.
E’ quello della mente: smettere di ottimizzare, di monitorare, di anticipare, di dimostrare.

E’ concedersi, almeno per un momento, di esistere senza dover essere produttivi.

*Che possiate concedervi un riposo non perfetto, ma vero.*

Dott.ssa Sara Socci

14/08/2026

A volte non ci manca la forza. Ci manca il coraggio di chiudere la via di fuga.
Nel 1519 Hernán Cortés arrivò in Messico con i suoi uomini.

Davanti a loro c’era l’ignoto.
Dietro, il mare.
E con il mare, la possibilità di tornare indietro.

Molti erano spaventati.
E come accade spesso quando abbiamo paura, una parte di noi cerca una via d’uscita.

Cortés fece qualcosa di estremo: tolse quella possibilità.

Le navi vennero distrutte.

Da quel momento non esisteva più un “se va male, torniamo indietro”.

Esisteva soltanto una direzione.

Avanti.

Ed è qui che la storia diventa psicologia.

Quando sappiamo di avere una via di fuga, spesso la nostra mente la utilizza prima ancora di averne realmente bisogno.

“Se non funziona, posso mollare.”
“Se diventa troppo difficile, torno indietro.”
“Se fallisco, ho sempre un’alternativa.”

Il problema è che un piano B può diventare inconsapevolmente un permesso a non dare tutto al piano A.

Non sempre abbiamo bisogno di più motivazione.
A volte abbiamo bisogno di meno vie di fuga.

Perché quando una decisione diventa davvero definitiva, cambia anche il modo in cui il cervello affronta la difficoltà.

Non cerchi più una scappatoia.
Cerchi una soluzione.

Non ti chiedi più: “E se non ce la faccio?”
Inizi a chiederti: “Come posso farcela?”

Attenzione: “bruciare le navi” non significa agire senza pensare, né eliminare ogni alternativa in modo irresponsabile.

Significa smettere di vivere con un piede nel passato e l’altro nel futuro.

Significa scegliere.

Perché finché continui a conservare una porta aperta verso la vecchia versione di te, quella porta continuerà a esercitare una forza.

A volte per diventare chi vuoi essere devi fare una cosa difficile:

smettere di lasciare aperta la possibilità di tornare a essere chi eri.

Brucia le navi.

Non perché non avrai paura.

Ma perché, non potendo più scappare dalla paura, imparerai ad attraversarla.

Il cervello cerca conferme di ciò che credi già: per questo il modo in cui ti parli può influenzare emozioni, scelte e c...
14/08/2026

Il cervello cerca conferme di ciò che credi già: per questo il modo in cui ti parli può influenzare emozioni, scelte e comportamento. Non è magia, è neuroplasticità unita alle abitudini mentali.

13/08/2026

La procrastinazione uccide i sogni.
Aspettare il momento giusto non ti portera da nessuna parte.
Il momento migliore per iniziare era ieri. Il secondo migliore e adesso.

Inizia ora.
Fai il primo passo.
Il resto verra strada facendo.

Che cosa significa davvero “stare bene”?Quando una persona entra in terapia, spesso porta con sé una sofferenza: ansia, ...
12/08/2026

Che cosa significa davvero “stare bene”?
Quando una persona entra in terapia, spesso porta con sé una sofferenza: ansia, tristezza, conflitti, blocchi, relazioni difficili.

Ma l’obiettivo della terapia può essere più ampio della semplice riduzione del sintomo.

Può riguardare una domanda essenziale:
“Che vita voglio vivere?”

Gli antichi Greci usavano il termine eudaimonia per indicare una forma di piena fioritura umana, una vita vissuta in accordo con le proprie possibilità e con ciò che riteniamo importante.

In questa prospettiva, l’autorealizzazione non è un lusso né un obiettivo riservato a chi “ha già risolto tutto”.

È parte del percorso di ogni persona.

Anche del paziente che arriva in terapia.

Perché curare non significa soltanto togliere ciò che fa soffrire.
Significa anche creare le condizioni perché una persona possa conoscersi, scegliere, costruire e realizzare la propria idea di vita buona.

La domanda, allora, non è soltanto:
“Come posso stare meglio?”

Ma anche:
“Per che cosa voglio stare meglio?”

11/08/2026

Quando pensi troppo, smetti di vivere il momento.
L’overthinking ansioso ti porta continuamente altrove.

Nel passato, a chiederti cosa avresti potuto fare diversamente.
Nel futuro, a immaginare tutto ciò che potrebbe andare storto.
In conversazioni che non sono ancora avvenute.
In problemi che forse non arriveranno mai.

E intanto, il presente passa.

Il qui e ora non significa smettere di pensare o ignorare ciò che ci preoccupa. Significa imparare a distinguere ciò che possiamo controllare da ciò che, in questo momento, non possiamo.

A volte abbiamo bisogno di fermarci e ricordarci:

Adesso sono qui.
Adesso sto bene.
Adesso posso respirare.
Adesso non devo risolvere tutto.

Non tutto ciò che la mente immagina è destinato ad accadere.

Torna al presente.
A quello che vedi.
A quello che senti.
Al tuo respiro.
A questo preciso momento.

Perché la vita non accade nei mille scenari che costruiamo nella nostra testa.

Accade qui.
Accade ora.

Il mio tesoro più grande…Buon Compleanno +12 🤍🤍🤍🎉
10/08/2026

Il mio tesoro più grande…
Buon Compleanno +12 🤍🤍🤍🎉

Non possiamo controllare tutto ciò che proviamo: possiamo essere arrabbiati, feriti, stanchi o delusi. Ma spesso possiam...
10/08/2026

Non possiamo controllare tutto ciò che proviamo: possiamo essere arrabbiati, feriti, stanchi o delusi.
Ma spesso possiamo scegliere come trattare l’altro nonostante ciò che sentiamo 🌱

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