Dott.ssa Gloria De Luca Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Gloria De Luca Psicologa Psicoterapeuta Psicoterapia e consulenza psicologica
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𝚃𝚛𝚊𝚒𝚗𝚒𝚗𝚐 𝙰𝚞𝚝𝚘𝚐𝚎𝚗𝚘 𝚎 𝙾𝚗𝚌𝚘𝚕𝚘𝚐𝚒𝚊In letteratura sono stati riportati gli effetti positivi del Training Autogeno nel trattame...
04/05/2026

𝚃𝚛𝚊𝚒𝚗𝚒𝚗𝚐 𝙰𝚞𝚝𝚘𝚐𝚎𝚗𝚘 𝚎 𝙾𝚗𝚌𝚘𝚕𝚘𝚐𝚒𝚊

In letteratura sono stati riportati gli effetti positivi del Training Autogeno nel trattamento di numerosi disturbi, in particolare nell’emicrania, asma, ipertensione, disturbi somatoformi, insonnia, ansia, depressione e dolore cronico (Varvogli & Darviri, 2011).

Rilevante, inoltre, l’applicazione di tale tecnica nel campo oncologico in quanto influisce sulla riduzione del dolore e sul miglioramento generale della qualità di vita percepita. Generalmente la diagnosi di malattia neoplastica genera nel pazienti sentimenti di incertezza, paura, rabbia, insonnia e stress (Campolmi et al., 2019; Williams et al., 2016) che spesso persistono durante l’iter oncologico, riverberandosi su numerosi aspetti del paziente e del familiare, rendendo necessari e auspicabili interventi complementari che siano volti a supportare il paziente nel suo percorso e garantirgli una qualità di vita soddisfacente.

Uno studio (wright et al., 2002) ha preso in esame l’effetto del Training Autogeno su un gruppo di pazienti oncologici, dopo aver somministrato il questionario HADS (Hospital Anxiety Depression Scale) prima e dopo il trattamento, analizzando i dati sia quantitativamente che qualitativamente.

I principali risultati dopo 10 settimane di training hanno sottolineato una riduzione dell’ansia, minore rabbia e tensione percepita, una maggiore facilità nell’addormentamento, un effetto calmante e distensivo oltre che una maggiore focalizzazione su se stessi e sui propri pensieri ed una migliore espressione degli stessi, favorendo un incremento del benessere percepito.

14/04/2026
📱In un mondo sempre più connesso, dove i social media giocano un ruolo fondamentale nelle nostre relazioni, emergono con...
07/04/2026

📱In un mondo sempre più connesso, dove i social media giocano un ruolo fondamentale nelle nostre relazioni, emergono continuamente nuovi termini per descrivere comportamenti e dinamiche relazionali non sempre sane.
🪐L'Orbiting è un fenomeno relazionale tossico e subdolo in cui una persona, solitamente un ex partner o un "quasi" partner, sparisce dalla vita reale ma continua a interagire sui social (like, visualizzazioni storie) senza comunicare direttamente. Mantiene un legame ambiguo, tra l'esserci e il non esserci, generando confusione e false speranze.
👤La situazione tipica è quella di una persona che ignora completamente i tuoi messaggi diretti, ma è la prima a visualizzare ogni tua storia su Instagram o a mettere like a un post. Questo comportamento crea un cortocircuito emotivo: da un lato, l'assenza di comunicazione ti dice che la storia è chiusa; dall'altro, la sua presenza virtuale costante alimenta dubbi e speranze. Basterebbe un briciolo di chiarezza, ma l'orbiter sembra godere nel mantenere questa posizione indefinita, senza mai prendere una decisione netta.
➡️Come riconoscere i segnali?
1. Sparizione graduale ma non totale: Le interazioni dirette (messaggi, chiamate, uscite) si interrompono, ma la sua presenza online rimane costante.

2. Interazioni passive sui social: L'orbiter si limita a gesti passivi. Guarda le tue storie, mette like ai tuoi post, ma raramente commenta o risponde ai tuoi messaggi diretti.

3. Mancanza di comunicazione chiara: Ogni tentativo da parte tua di chiedere spiegazioni o definire la relazione viene ignorato o eluso. L'ambiguità è il suo campo da gioco.

4. Contatto sporadico e superficiale: Se mai risponde, lo fa in modo vago e non impegnativo, giusto per mantenere vivo quel minimo di legame senza concedere nulla di concreto.

I traumi non elaborati sono ferite della psiche che continuano a influenzare il presente perché la mente non è riuscita ...
21/01/2026

I traumi non elaborati sono ferite della psiche che continuano a influenzare il presente perché la mente non è riuscita a integrare correttamente l'esperienza dolorosa.

Il trauma irrisolto può causare una iperattivitá dell'amigdala (stato di vigilanza costante), una riduzione del volume dell'ippocampo e l'indebolimento della corteccia prefrontale ovvero difficoltà a regolare le emozioni e a pensare razionalmente sotto stress.
Queste esperienze rimangono "congelate" nel sistema nervoso, manifestandosi attraverso sintomi fisici e psicologici.
Sintomi da non trascurare: ricordi intrusivi , ansia cronica, depressione, senso di colpa persistente, irritabilità, somatizzazioni (es. problemi gastrointestinali, emicranie, stanchezza cronica, ecc.), tendenza all'ipervigilanza , evitamento di situazioni che ricordano l'evento.

Elaborare non significa dimenticare, ma integrare l'evento nella propria storia personale in modo da non causare più sofferenza acuta.

È importante rivolgersi a un professionista specializzato per iniziare un percorso di cura personalizzato.

C'è una malinconia che non esplode mai.Non travolge, non urla, non manda in frantumi la vita; piuttosto la stringe.Non è...
01/11/2025

C'è una malinconia che non esplode mai.
Non travolge, non urla, non manda in frantumi la vita; piuttosto la stringe.
Non è episodica, con un inizio ed una fine ben delineati.
Gradualmente tutto appare un po' opaco: i sapori sono meno intensi, le gioie più brevi, la speranza più lontana. Ci si alza, si lavora, si parla con gli altri ma dentro resta un filo teso, un peso lieve.

Il DSM parla di Distimia: un umore deflesso che dura almeno da due anni, senza periodi di benessere superiori a due mesi consecutivi. Si accompagna spesso a bassa energia, ridotta concentrazione, insonnia o ipersonnia, bassa autostima, tendenza a lamentarsi spesso, isolamento sociale.
È una tristezza che si mimetizza con la personalità, che diventa abitudine, tono di fondo, modo di essere.
La clinica invita a guardare con attenzione questa forma di sofferenza lieve ma tenace, poiché può essere curata.

Dove finisce la ferita dell' anima e dove inizia il disturbo?
È quanto nella cura dovremmo distinguere, comprendere meglio.

➡️Prestare attenzione a dei sintomi che determinano una sofferenza soggettiva o anche una compromissione del funzionamen...
10/10/2025

➡️Prestare attenzione a dei sintomi che determinano una sofferenza soggettiva o anche una compromissione del funzionamento psicosociale come la difficoltà ad affrontare la giornata, ansia costante, insonnia, astenia generalizzata non corrispondente a problematiche di tipo organico. Sintomi, questi, che vanno affrontati prima che diventino invalidanti.

➡️L’indebolimento dei fattori protettivi come la famiglia, la scuola, l’eventuale mancanza di regole e norme, l’uso intensivo di tecnologie e social media determinano comportamenti disfunzionali, antisociali e con note di aggressività.
❗Attenzione dunque ai segnali che possono manifestarsi con un ritiro sociale e un cambiamento nelle relazioni, col peggioramento del rendimento scolastico, con stanchezza e perdita di interesse, difficoltà di concentrazione e di memoria, cambiamenti nell’aspetto e nel comportamento (riduzione di cura personale e sbalzi di umore rapidi ed esagerati) ma anche disturbi del sonno o uso e abuso di alcol e sostanze.

💗La giornata della salute mentale aiuta a riflettere sulla necessità nel riconoscere emozioni, bisogni, cure senza vergogna né paura del giudizio.

Freud introdusse il concetto di Coazione a ripetere nello scritto "Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi" del ...
08/09/2025

Freud introdusse il concetto di Coazione a ripetere nello scritto "Nuovi consigli sulla tecnica della psicoanalisi" del 1914, nel quale scrisse: "Il paziente non ricorda assolutamente nulla degli elementi che ha dimenticato e rimosso e che egli piuttosto li mette in atto… Egli riproduce quegli elementi non sotto forma di ricordi ma sotto forma di azioni, li ripete senza rendersene conto … la stessa traslazione rappresenta un elemento della ripetizione e la ripetizione è la traslazione del passato dimenticato, non soltanto sulla persona del medico, ma su tutti gli altri ambiti della situazione attuale “.

Tutto ciò da cui fuggiamo senza averlo risolto, si ripete.

Quando il prendersi cura diventa troppo:ɪʟ ᴄᴏɴᴛᴀɢɪᴏ ᴇᴍᴏᴛɪᴠᴏ ᴅᴇʟ ᴄᴀʀᴇɢɪᴠᴇʀEssere caregiver è un atto d'amore quotidiano. ...
07/09/2025

Quando il prendersi cura diventa troppo:
ɪʟ ᴄᴏɴᴛᴀɢɪᴏ ᴇᴍᴏᴛɪᴠᴏ ᴅᴇʟ ᴄᴀʀᴇɢɪᴠᴇʀ

Essere caregiver è un atto d'amore quotidiano. Che si tratti di assistere un genitore anziano, un figlio con disabilitá , un familiare malato, ... il ruolo di chi si prende cura di un familiare fragile è fondamentale. Ma dietro questa dedizione si nasconde spesso una realtà poco visibile: il burnout emotivo.
Il burnout è uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da uno stress prolungato. Nei caregiver, si manifesta come una vera e propria sindrome da sovraccarico, spesso invisibile agli occhi esterni.

Chi ne soffre può iniziare a sentirsi:

➡️Cronicamente stanco, anche dopo il riposo

➡️Irritabile o con sbalzi d'umore frequenti

➡️Demotivato nel proprio ruolo di supporto

➡️Disconnesso dai propri bisogni personali

Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha evidenziato che fino al 60% dei caregiver familiari sperimenta livelli clinicamente rilevanti di stress emotivo (Link allo studio). Ma il dato più allarmante è che molti non ne parlano mai, né chiedono aiuto.

I segnali da non ignorare: come si manifesta il burnout

❌Affaticamento persistente:
Non si tratta della stanchezza "normale" dopo una giornata intensa. Il burnout comporta un senso di esaurimento che persiste anche dopo il riposo. Il corpo sembra non riuscire più a recuperare.

❌Perdita di empatia o distacco emotivo:
Chi è esausto tende a "disconnettersi" emotivamente. Può diventare più freddo, distante o irritabile verso la persona assistita, anche se continua a fare tutto il possibile per prendersene cura.

❌Difficoltà di concentrazione e memoria:
Il sovraccarico mentale riduce l'attenzione e rende più difficili anche le attività quotidiane. Un campanello d'allarme da non sottovalutare.

❌Senso di colpa e inadeguatezza:
I caregiver spesso si sentono "mai abbastanza". Questa auto-critica cronica può degenerare in ansia o depressione, alimentando un circolo vizioso.

❌Ritiro sociale:
Col tempo, chi si prende cura di un familiare può isolarsi, ridurre le uscite, rinunciare a hobby e relazioni. È una forma di protezione, ma diventa anche un fattore di rischio per la salute mentale.

Purtroppo una significativa percentuale dei caregiver familiari sviluppa sintomi compatibili con la depressione clinica, ma solo una minima parte accede a un percorso di supporto psicologico.

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Oltre sette milioni di caregiver familiari operano quotidianamente in Italia, supportando parenti non autosufficienti, disabili o affetti da malattie croniche.

𝗗𝗼𝗻𝗮𝗹𝗱 𝗪𝗶𝗻𝗻𝗶𝗰𝗼𝘁𝘁 – 𝗶𝗹 𝗙𝗮𝗹𝘀𝗼 𝗦𝗲́Molti pazienti arrivano in analisi con un Falso Sé, costruito per compiacere e sopravvive...
06/09/2025

𝗗𝗼𝗻𝗮𝗹𝗱 𝗪𝗶𝗻𝗻𝗶𝗰𝗼𝘁𝘁 – 𝗶𝗹 𝗙𝗮𝗹𝘀𝗼 𝗦𝗲́
Molti pazienti arrivano in analisi con un Falso Sé, costruito per compiacere e sopravvivere. Dietro quella maschera resta un bambino interiore mai visto, mai accolto. La cura consiste nel creare uno spazio sufficientemente buono, dove il paziente possa sentirsi reale, riscoprire la spontaneità e dare voce alla propria autenticità.

𝘿𝙤𝙣𝙖𝙡𝙙 𝙒𝙞𝙣𝙣𝙞𝙘𝙤tt

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