11/09/2026
Nella nostra quotidianità siamo costantemente immersi in molteplici stimoli visivi, uditivi, tattili, gustativi e spesso un turbinio di sensi e di desideri vaghi e confusi ci conducono in un avanzare frenetico verso mete poco chiare.
Di contro in noi sembra essere innata una spinta all’unità, all’integrazione delle parti nelle quali ci sentiamo frammentati, nel tentativo di ristabilire armonia ed equilibrio.
Nei testi più antichi dello yoga, i Veda, le radici sanscrite: yujir, nel senso di “unire”, “congiungere”, e yuj, nel senso di esprimere uno stato di profondo assorbimento meditativo, ci riportano a questo aspetto.
Nella pratica yoga possiamo poi ritrovare il gesto dell’unione delle mani sul luogo del cuore (Namastè), un gesto carico di rispetto e gratitudine, un invito a riconoscere la divinità che risiede dentro di noi e in ogni essere che incontriamo, ma anche l’espressione di una reale unità sperimentabile nella parte più sacra di ognuno di noi, il cuore.
Ogni volta che incontro questo gesto nella pratica, sperimento un momento di centralità, unità, equilibrio ed armonia.