15/03/2026
Spesso le coppie che incontro arrivano con la sensazione di essere intrappolate sempre nello stesso conflitto.
Discutono per motivi diversi: una parola detta male, un silenzio, una distanza improvvisa. Ma sotto la superficie succede quasi sempre la stessa cosa.
Quando il legame sembra in pericolo, il nostro sistema di attaccamento si attiva.
Il cervello entra in allarme.
Il corpo produce stress.
Cerchiamo sicurezza.
In quel momento il bisogno più profondo non è vincere la discussione.
È sentire che la persona che amiamo è ancora lì per noi.
Ma quando entrambi siamo in allarme possiamo reagire in modi diversi.
Uno può cercare più contatto, spiegazioni, rassicurazioni.
L’altro può chiudersi, prendere distanza, cercare di calmare la tensione allontanandosi.
E così nasce quello che in terapia chiamiamo ciclo negativo.
Più uno cerca vicinanza, più l’altro può sentirsi sotto pressione.
Più uno si ritira, più l’altro può sentire abbandono.
Il problema non è la persona che abbiamo accanto.
È il ciclo che si crea tra queste due reazioni.
Spesso sono due persone che stanno cercando la stessa cosa:
sicurezza nel legame.
Quando questo bisogno non trova parole, può trasformarsi in rabbia.
Ma sotto la rabbia, molto spesso, c’è altro:
paura, dolore, solitudine, bisogno di essere raggiunti.
Sotto molti conflitti di coppia c’è una domanda profondamente umana:
“Ci sei per me?”
“Ti importa davvero di me?”
“Verrai verso di me quando avrò bisogno e ti chiamerò?”
Scendere sotto la rabbia e contattare bisogni ed emozioni profonde ci permette di imparare ad assumere dei rischi, a mostrarci vulnerabili, tremanti e spaventati perché non siamo mai così privi di difese come quando amiamo.
"Per l’amore vale realmente la pena di combattere, di avere coraggio e di rischiare tutto. Il guaio è che, se non si rischia nulla, si rischia anche di più."