12/05/2026
Nel 2017 la nostra società fece ricorso al TAR in merito all’illegittimità dei diritti di trasporto che Bologna Servizi Cimiteriali “estorceva” ai cittadini… ricorso vinto nel 2023!!
Nel 2024 la nostra società lanciò l’allarme sullo scandalo crematorio Bologna, presentò un esposto in procura per diverse irregolarità… ma tutto fu insabbiato !!!
Oggi forse il castello che da anni truffa i cittadini Bolognesi scricchiola 😊
La cremazione a Bo costa circa 770 euro.
Poi leggi lo schifo che c’è sotto e ti si stringe lo stomaco: un servizio senza etica.
Il business della morte esiste. E, ovviamente, è un mestiere necessario, ma anche un mondo attorno al quale ruotano interessi che impattano sul mondo della politica. In che modo? Nella Bologna targata Pd c’è «Bologna Servizi Cimiteriali» PARTECIPATA al 51% dal Comune e per il 49% da SPV (socio privato). Ma questi ultimi sono a loro volta partecipati all’86% da CIMS (Cooperativa intersettoriale montana di Sassoleone), vicina all’area dem.
La società partecipata GUADAGNA su ogni salma, quindi per aumentare l’utile sono favoriti gli arrivi da fuori Comune e spremuti i forni all’inverosimile.
Infatti, le cifre di «Bologna Servizi Cimiteriali» non sono irrisorie. Nel 2022, la società ha chiuso il bilancio con 13 milioni di euro di fatturato e quasi 3 milioni di utile. Nel 2024 il fatturato è leggermente sceso ma l’utile è rimasto alto: 1,4 milioni. Il socio privato, cioè nei fatti Cims, incassa una quota fissa per ogni singola cremazione. Quindi, più le cremazioni aumentano, più Cims guadagna.
Con 15.803 cremazioni, soltanto nel 2022, Cims avrebbe incassato 400mila euro. Il che va correlato ad un dato: a fronte di circa 5mila decessi annui a Bologna, l’obiettivo deve rimanere quello di arrivare a 18mila cremazioni annue, perché gli introiti non calino.
Con tutto quello che il target comporta: crescita economica, impiego di risorse e impatto ambientale. Anche perché per ogni cremazione ci vuole circa un’ora e, stando ai dati vorrebbe dire che i tre forni dovrebbero lavorare senza sosta.
E, in aggiunta, c’è una discrepanza di decine di migliaia di decessi: in che modo viene quindi colmata? Le salme provengono da cittadine limitrofe? E qui arriva il paradosso: chi arriva da altre città paga meno il servizio rispetto ai cittadini bolognesi grazie alle convenzioni, estremamente concorrenziali, stipulate dalla società controllata dal Comune.
A intervenire su questo punto sono i soci privati, che hanno a loro volta siglato contratti con terzi che si occupano del trasporto delle salme.
Pensate al danno economico che l’attuale chiusura dei forni (elemento che sta generando una vera emergenza), sta creando ai soci. E tal blocco degli impianti potrebbe dipendere dal ritmo incessante che avrebbe, per un lungo periodo, previsto di cremare anche fuori dall’orario canonico: l’attività massiva e continua di cremazione per “far fare più soldi alla cooperativa”
A notare l’anomalia sono gli stessi dipendenti di Bologna Servizi Cimiteriali e di Bologna Servizi Funerari.
Gli stessi DIPENDENTI chiedono che la città di Lepore riprenda il controllo del servizio e denunciano come, dopo un iniziale assestamento «i rapporti tra soci e, conseguentemente, la vita dell’azienda è sensibilmente peggiorata». Chiedono che si torni alla normalità: «I cimiteri di Bologna, la storia di Bologna, i cittadini di Bologna e per ultimi anche i lavoratori meritano altro. Riportare al “centro del villaggio” ciò che veramente conta, ovvero qualità del servizio, economicità del servizio, ETICA del servizio.
I dipendenti chiedono che il Comune di Bologna riprenda il controllo della sua Società partecipata che è di proprietà del Comune e svolge servizi essenziali che non possono essere in balia di un privato».