31/08/2026
A settembre ricomincio.
Quante volte lo abbiamo pensato?
A settembre ricomincio a fare sport.
A mangiare meglio.
A lavorare con più ordine.
A svegliarmi prima.
A dedicarmi di più a me.
A essere più presente.
A fare finalmente tutte quelle cose che continuo a rimandare.
Settembre ha qualcosa di particolare.
Ci fa sentire che possiamo premere un pulsante e ricominciare da capo.
Un nuovo anno, una nuova agenda, nuovi obiettivi.
E per qualche giorno siamo anche pieni di entusiasmo.
Poi arriva la vita.
La stanchezza.
Gli imprevisti.
Le giornate che non vanno come avevamo programmato.
E spesso basta poco per sentirci di nuovo “fuori strada”.
Come se avessimo fallito ancora una volta.
In terapia incontro spesso questo meccanismo: l’idea che per cambiare sia necessario ricominciare completamente da zero. Ma forse non è sempre così. Forse non abbiamo bisogno di una nuova versione di noi stessi. Forse abbiamo bisogno di riprendere il filo. Di guardare quello che abbiamo imparato fin qui, anche attraverso gli errori, le fatiche e i periodi in cui non siamo riusciti a fare ciò che avremmo voluto. Perché una giornata storta non cancella quelle in cui siamo stati bene. Una pausa non significa aver abbandonato il percorso. Un periodo in cui ci siamo persi non significa essere tornati al punto di partenza. Non siamo un’agenda da ricominciare ogni settembre. Siamo persone che cambiano, si fermano, ripartono, tornano indietro, modificano direzione.
E forse quest’anno, invece di dirci “a settembre ricomincio”, potremmo provare a dirci:
“A settembre riprendo da dove sono arrivato.”
Senza cancellare quello che c’è stato.
Senza pretendere di fare tutto subito.
Senza dover diventare qualcun altro.
Solo continuando, un po’ alla volta, nella direzione che sentiamo nostra.