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Credo fortemente nella ricerca scientifica e la mia pratica è basata sulle evidenze; il mio modo di lavorare privilegia un approccio attivo, personalizzato e biopsicosociale.

Quando viene diagnosticata un'artrosi del ginocchio, l'esercizio viene associato spesso al rinforzo dei muscoli della ga...
09/10/2026

Quando viene diagnosticata un'artrosi del ginocchio, l'esercizio viene associato spesso al rinforzo dei muscoli della gamba. È una possibilità utile, ma non è l'unica.

Una revisione pubblicata sul BMJ ha confrontato diverse modalità di esercizio in 217 studi randomizzati, per un totale di 15.684 persone. Sono stati valutati esercizio aerobico, rinforzo, esercizi di mobilità e programmi misti.

Nel confronto complessivo, l'attività aerobica è risultata quella con la maggiore probabilità di migliorare dolore, funzione, capacità di camminare e qualità di vita. La certezza delle prove è stata giudicata moderata.

Attività come camminare, pedalare o nuotare possono quindi entrare nel percorso, con una durata e un'intensità adatte alla persona. Questo non rende inutile il lavoro sulla forza. Significa che il programma può essere più ampio di una serie di esercizi concentrati soltanto sul ginocchio.

Molti confronti della revisione erano indiretti e i dati a lungo termine erano limitati. La classifica tra le diverse attività non deve diventare una prescrizione rigida.

Se un'attività non è tollerabile o non si adatta alla tua giornata, si può partire da un'altra. Il programma deve aiutarti a muoverti di più nella vita reale, non funzionare soltanto durante la seduta.



Yan L, Li D, Xing D, et al. Comparative efficacy and safety of exercise modalities in knee osteoarthritis: systematic review and network meta-analysis. BMJ. 2025;391:e085242. doi:10.1136/bmj-2025-085242.

Quando la data di un intervento è già fissata, il periodo che lo precede può sembrare un tempo vuoto. In alcuni casi, in...
02/10/2026

Quando la data di un intervento è già fissata, il periodo che lo precede può sembrare un tempo vuoto. In alcuni casi, invece, può essere utilizzato per preparare il recupero.

Una revisione pubblicata sul BMJ ha analizzato 186 studi randomizzati, con oltre 15.000 adulti in attesa di interventi di chirurgia maggiore. I programmi comprendevano esercizio, supporto nutrizionale o altre componenti, utilizzate da sole o insieme.

I percorsi che includevano l'esercizio erano tra quelli con la maggiore probabilità di ridurre le complicanze, abbreviare la degenza e migliorare il recupero fisico. Anche il supporto nutrizionale mostrava risultati favorevoli.

La cautela resta necessaria: gli interventi studiati erano molto diversi e, per gran parte dei risultati, la certezza delle prove era bassa o molto bassa. Non esiste quindi un programma preoperatorio adatto a chiunque.

Quando è indicato e compatibile con le indicazioni del chirurgo, il lavoro prima dell'intervento può riguardare la forza, la capacità aerobica e i movimenti che serviranno nelle prime fasi del recupero.

Il mio compito, come fisioterapista, è occuparmi della componente fisica del percorso e coordinarla con gli altri professionisti coinvolti. Si parte dalle condizioni della persona e dal tempo realmente disponibile prima dell'operazione.



McIsaac DI, Kidd G, Gillis C, et al. Relative efficacy of prehabilitation interventions and their components: systematic review with network and component network meta-analyses of randomised controlled trials. BMJ. 2025;388:e081164. doi:10.1136/bmj-2024-081164.

Quando un tendine fa male, ripetere gli esercizi più spesso può sembrare il modo più rapido per recuperare. Ma la freque...
25/09/2026

Quando un tendine fa male, ripetere gli esercizi più spesso può sembrare il modo più rapido per recuperare. Ma la frequenza è solo una parte del programma. Contano anche il carico utilizzato e il tempo lasciato al corpo per adattarsi.

Una revisione sistematica con meta-analisi ha raccolto 110 studi, per un totale di 3.953 persone con tendinopatie della cuffia dei rotatori, dell'Achille, del gomito, del tendine rotuleo o dei glutei.

In media, i programmi che utilizzavano una resistenza esterna più elevata hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli basati soltanto sul peso del corpo. Anche una frequenza inferiore a una seduta al giorno è risultata più favorevole rispetto a esercizi quotidiani o ripetuti più volte nella stessa giornata.

Gli autori precisano che negli studi il dosaggio è descritto spesso in modo incompleto. Il risultato non permette quindi di stabilire una ricetta valida per ogni tendinopatia.

Ci dice però che assegnare un esercizio non basta. Occorre scegliere un carico sostenibile, osservare come risponde il tendine e lasciare il tempo necessario al recupero.

Durante il percorso verifico queste risposte e modifico il programma quando serve. La dose giusta non è quella più alta possibile, ma quella che permette di lavorare e progredire senza perdere di vista la tua situazione.



Pavlova AV, Shim JCS, Moss R, et al. Effect of resistance exercise dose components for tendinopathy management: a systematic review with meta-analysis. Br J Sports Med. 2023;57(20):1327-34. doi:10.1136/bjsports-2022-105754.

Un esercizio che in studio sembrava semplice, a casa può risultare difficile. Oppure il programma può richiedere più tem...
18/09/2026

Un esercizio che in studio sembrava semplice, a casa può risultare difficile. Oppure il programma può richiedere più tempo di quello che riesci a dedicargli.

Sono cose che mi serve sapere.

Durante il primo incontro dedico tempo a capire il problema e che cosa ti impedisce di fare. Concordiamo gli obiettivi e scegliamo da dove iniziare. Ma alcune difficoltà emergono solo quando provi a seguire il programma nella tua giornata.

Per questo l'ascolto continua nelle sedute successive. Quello che mi racconti può portare a cambiare un esercizio o a rivedere il lavoro che avevamo previsto.

Puoi anche dirmi che una proposta non ti convince, oppure chiedermi di spiegarti meglio a cosa serve. Per partecipare alle decisioni devi avere le informazioni necessarie e lo spazio per parlarne.

Il programma che abbiamo concordato resta un punto di partenza. Durante il percorso verifichiamo se ti sta aiutando e se è ancora adatto alla tua situazione.



Grenfell J, Soundy A. People's experience of shared decision making in musculoskeletal physiotherapy: a systematic review and thematic synthesis. Behav Sci (Basel). 2022;12(1):12. doi: 10.3390/bs12010012

Dopo una distorsione, camminare può tornare a essere comodo mentre correre o cambiare direzione dà ancora una sensazione...
11/09/2026

Dopo una distorsione, camminare può tornare a essere comodo mentre correre o cambiare direzione dà ancora una sensazione di insicurezza.

Sono attività che chiedono alla caviglia cose diverse. Il dolore che diminuisce è un buon segnale, ma da solo non basta a stabilire se sia pronta per lo sport.

Prima di riprendere gli allenamenti occorre valutare la forza e la mobilità. Serve anche verificare come controlli l'appoggio e quanto ti senti sicuro nei movimenti richiesti dal tuo sport.

In riabilitazione questi movimenti vengono ripresi gradualmente. Per chi gioca a pallavolo, per esempio, il percorso dovrà comprendere anche i salti e gli atterraggi. Poi bisognerà vedere come risponde la caviglia a un allenamento completo.

Il tempo trascorso dall'infortunio conta, ma conta anche ciò che riesci a fare oggi. Queste informazioni aiutano a decidere come proseguire e quali capacità richiedono ancora lavoro.



Smith MD, Vicenzino B, Bahr R, Bandholm T, Cooke R, Mendonça LDM, et al. Return to sport decisions after an acute lateral ankle sprain injury: introducing the PAASS framework-an international multidisciplinary consensus. Br J Sports Med. 2021;55(22):1270-6. doi: 10.1136/bjsports-2021-104087

Quando il mal di schiena dura da mesi e gli esami non danno una spiegazione chiara, sentirsi dire che "non c'è niente" p...
04/09/2026

Quando il mal di schiena dura da mesi e gli esami non danno una spiegazione chiara, sentirsi dire che "non c'è niente" può lasciare ancora più soli. Il dolore che senti è reale, anche quando le immagini non riescono a spiegarlo.

Il sistema nervoso partecipa all'esperienza del dolore: il modo in cui elabora i segnali del corpo e il significato che attribuiamo loro possono influire su quanto male sentiamo.

Uno studio su 151 persone con mal di schiena cronico primario, non spiegato adeguatamente da una patologia identificata, ha valutato la pain reprocessing therapy. Il percorso comprendeva una valutazione medica e otto sedute di trattamento psicologico, pensate per aiutare le persone a interpretare il dolore come meno minaccioso.

Al termine, il 66% delle persone assegnate al trattamento era senza dolore o quasi, rispetto al 20% nel gruppo placebo e al 10% con le cure abituali. Il vantaggio rispetto agli altri gruppi era ancora presente dopo un anno.

Non significa che basti cambiare pensiero. In quelle persone, un percorso terapeutico specifico ha aiutato a modificare il rapporto tra dolore e percezione di pericolo.

In studio parto da ciò che il dolore rende difficile nella tua giornata e da quello che vorresti tornare a fare. Su questa base concordiamo un percorso di esercizio e ripresa delle attività, in collaborazione con gli altri professionisti coinvolti nella tua cura. Ci prendiamo il tempo per capire come sta andando: se qualcosa non è sostenibile o le tue esigenze cambiano, il programma si rivede insieme.



Ashar YK, Gordon A, Schubiner H, et al. Effect of pain reprocessing therapy vs placebo and usual care for patients with chronic back pain: a randomized clinical trial. JAMA Psychiatry. 2022;79(1):13-23.

Hai fatto un percorso di fisioterapia per il mal di schiena, è migliorato per un periodo, poi il dolore è tornato, e ti ...
28/08/2026

Hai fatto un percorso di fisioterapia per il mal di schiena, è migliorato per un periodo, poi il dolore è tornato, e ti sei chiesto se in fondo serva davvero qualcosa oltre il sollievo temporaneo? È una domanda legittima, e la ricerca su questo punto specifico è più scarsa di quanto si pensi.

Una revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata nel 2025 su The Lancet Rheumatology, è tra le prime a concentrarsi proprio su questo: cosa succede oltre un anno dal trattamento, quando la maggior parte degli studi ha già smesso di seguire i pazienti. Il risultato: gli interventi psicologici e l'esercizio fisico riducono intensità del dolore e disabilità nel mal di schiena non specifico anche a lungo termine, uno o due anni, e a lunghissimo termine, oltre due anni. Va detto con altrettanta chiarezza che l'effetto è nella maggior parte dei casi piccolo, e la certezza delle prove resta da bassa a moderata. Non è un risultato eclatante, ma è un dato onesto su un aspetto che quasi nessuno studio misura.

La conclusione pratica non è che il trattamento risolve tutto per sempre, ma che un percorso costruito su esercizio e non solo su tecniche passive ha probabilità reali di lasciare qualcosa anche dopo che il percorso è finito.

Se hai già provato un percorso che non ha tenuto nel tempo, possiamo capire insieme cosa cambiare.



Jenkins HJ, Corrêa L, Brown BT, et al. Long-term effectiveness of non-surgical interventions for chronic low back pain: a systematic review and meta-analysis. Lancet Rheumatol. 2025;7(10):e697-e707. doi:10.1016/S2665-9913(25)00064-5

Ti sei stirato il bicipite femorale giocando, e ti hanno detto semplicemente di aspettare un paio di settimane prima di ...
21/08/2026

Ti sei stirato il bicipite femorale giocando, e ti hanno detto semplicemente di aspettare un paio di settimane prima di tornare in campo? È l'indicazione più comune, ma non è quella più precisa.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sulla rivista Sports Medicine ha analizzato 135 studi per capire quali criteri vengono davvero usati, e quali funzionano, per decidere quando un calciatore può tornare in campo dopo un infortunio muscolare agli arti inferiori. Per gli infortuni al bicipite femorale, i criteri con l'evidenza più solida non sono il tempo trascorso, ma la forza dei flessori del ginocchio confrontata tra le due gambe, l'assenza di dolore durante gesti specifici dello sport, l'ampiezza di movimento e la percezione soggettiva di essere pronti.

Vale la pena dirlo con onestà: per altri infortuni muscolari, come quelli all'adduttore, al quadricipite o al polpaccio, l'evidenza a supporto dei criteri usati resta da moderata a molto bassa. Non tutte le decisioni di ritorno in campo hanno lo stesso livello di solidità scientifica dietro.

Per il bicipite femorale, però, la direzione è chiara: la simmetria di forza tra le due gambe e l'assenza di dolore nei gesti sport-specifici contano più del calendario.

Se hai avuto uno stiramento muscolare e vuoi capire con quali criteri valutare
quando sei davvero pronto a tornare, possiamo costruire insieme il percorso.



Pecci J, van Dyk N, Myer GD, Sañudo B, et al. Return-to-play criteria following lower limb muscle injuries in soccer: a systematic review with evidence synthesis. Sports Med. 2026 Mar 18. doi:10.1007/s40279-026-02404-9

Fai fatica ad addormentarti o ti svegli più volte durante la notte? Quando si convive con un dolore persistente alla sch...
14/08/2026

Fai fatica ad addormentarti o ti svegli più volte durante la notte? Quando si convive con un dolore persistente alla schiena o al collo, anche il sonno può risentirne. Per questo è utile considerarlo durante la valutazione fisioterapica.

Uno studio ha confrontato un percorso per il dolore basato su educazione ed esercizio con lo stesso percorso integrato da una terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia, la CBT-I.

L'integrazione della CBT-I non ha prodotto una maggiore riduzione dell'intensità del dolore. Ha però ottenuto risultati migliori sulla gravità dell'insonnia e sulla qualità del sonno. Gli effetti osservati su altri aspetti, come fatica e sintomi depressivi, erano esiti secondari esplorativi e vanno interpretati con maggiore cautela.

Per chi si occupa di fisioterapia, il punto non è sostituirsi al professionista che tratta l'insonnia. È riconoscere che il sonno può influire sull'esperienza del dolore, raccogliere le informazioni utili durante la valutazione e, quando necessario, suggerire un confronto con un professionista competente.

Se dolore e sonno si condizionano a vicenda, possiamo tenerne conto nel percorso fisioterapico e capire se sia opportuno coinvolgere un'altra figura sanitaria.



Malfliet A, De Baets L, Bilterys T, et al. Cognitive behavioral therapy for insomnia in pain management for nonspecific chronic spinal pain: a randomized clinical trial. JAMA Netw Open. 2024;7(8):e2425856. doi:10.1001/jamanetworkopen.2024.25856

Chi finisce la chemioterapia per un tumore del colon sente spesso lo stesso consiglio: riposati, te lo sei meritato. È u...
07/08/2026

Chi finisce la chemioterapia per un tumore del colon sente spesso lo stesso consiglio: riposati, te lo sei meritato. È un consiglio dato con buone intenzioni, ma la ricerca più recente racconta qualcosa di diverso.

Uno studio su 889 persone, in sei paesi, ha confrontato un programma di esercizio fisico strutturato di tre anni con la sola educazione sanitaria, in persone che avevano completato la chemioterapia per un tumore del colon ad alto rischio. Il gruppo che ha seguito il programma di esercizio ha avuto una sopravvivenza libera da malattia a cinque anni dell'80,3%, contro il 73,9% del gruppo di controllo, con una riduzione del rischio di recidiva o morte del 28%. Anche la sopravvivenza globale è migliorata, con una riduzione del rischio di morte del 37%.

È uno dei pochi studi di questo tipo ad aver dimostrato un beneficio così ampio sulla sopravvivenza con un intervento non farmacologico in oncologia. Non sostituisce le terapie oncologiche, e non tutti i pazienti partono dalle stesse condizioni fisiche: il programma prevedeva un supporto continuo, non la sola indicazione generica a muoversi di più.

Costruire un percorso di esercizio fisico durante o dopo un percorso oncologico è una parte del lavoro che faccio, sempre in coordinamento con l'équipe curante. Se stai affrontando questo percorso e vuoi capire come inserire il movimento in modo sicuro, possiamo parlarne.



Courneya KS, Vardy JL, O'Callaghan CJ, et al. Structured exercise after adjuvant chemotherapy for colon cancer. N Engl J Med. 2025;393(1):13-25.

Indirizzo

Via Mentana 28/Monza
Monza
20900

Orario di apertura

Lunedì 13:00 - 20:00

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