Fisiobuddy - Fisioterapista Monza

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Credo fortemente nella ricerca scientifica e la mia pratica è basata sulle evidenze; il mio modo di lavorare privilegia un approccio attivo, personalizzato e biopsicosociale.

Chi finisce la chemioterapia per un tumore del colon sente spesso lo stesso consiglio: riposati, te lo sei meritato. È u...
07/08/2026

Chi finisce la chemioterapia per un tumore del colon sente spesso lo stesso consiglio: riposati, te lo sei meritato. È un consiglio dato con buone intenzioni, ma la ricerca più recente racconta qualcosa di diverso.

Uno studio su 889 persone, in sei paesi, ha confrontato un programma di esercizio fisico strutturato di tre anni con la sola educazione sanitaria, in persone che avevano completato la chemioterapia per un tumore del colon ad alto rischio. Il gruppo che ha seguito il programma di esercizio ha avuto una sopravvivenza libera da malattia a cinque anni dell'80,3%, contro il 73,9% del gruppo di controllo, con una riduzione del rischio di recidiva o morte del 28%. Anche la sopravvivenza globale è migliorata, con una riduzione del rischio di morte del 37%.

È uno dei pochi studi di questo tipo ad aver dimostrato un beneficio così ampio sulla sopravvivenza con un intervento non farmacologico in oncologia. Non sostituisce le terapie oncologiche, e non tutti i pazienti partono dalle stesse condizioni fisiche: il programma prevedeva un supporto continuo, non la sola indicazione generica a muoversi di più.

Costruire un percorso di esercizio fisico durante o dopo un percorso oncologico è una parte del lavoro che faccio, sempre in coordinamento con l'équipe curante. Se stai affrontando questo percorso e vuoi capire come inserire il movimento in modo sicuro, possiamo parlarne.



Courneya KS, Vardy JL, O'Callaghan CJ, et al. Structured exercise after adjuvant chemotherapy for colon cancer. N Engl J Med. 2025;393(1):13-25.

"Sono passate sei settimane dall'infortunio al ginocchio, posso tornare ad allenarmi?" È una delle domande che sento più...
31/07/2026

"Sono passate sei settimane dall'infortunio al ginocchio, posso tornare ad allenarmi?" È una delle domande che sento più spesso, e la risposta onesta è che il calendario da solo non basta a deciderlo.

Una ricerca ha confrontato il tempo di ritorno allo sport dopo un intervento al legamento crociato anteriore del ginocchio, tra chi si è infortunato una seconda volta e chi no. Chi si è infortunato una seconda volta era tornato in campo, in media, circa 25 giorni prima rispetto a chi non si è reinfortunato. La differenza non è enorme in termini assoluti, ma indica qualcosa di preciso: tornare perché sono passate le settimane previste non equivale a essere pronti.

Quello che conta davvero sono criteri oggettivi: forza muscolare simmetrica tra le due gambe, capacità funzionale nei test specifici dello sport praticato, e la prontezza psicologica, che oggi si considera un fattore di rischio a sé, non un dettaglio secondario.

Per questo un percorso di riabilitazione sportiva ben costruito non si misura in settimane, ma in tappe verificabili: dove sei rispetto a dove dovresti essere prima di tornare a fare quello che facevi prima, o a competere.

Se stai recuperando da un infortunio sportivo e vuoi un percorso basato su criteri oggettivi invece che su una data sul calendario, possiamo costruirlo insieme.



Piussi R, Simonson R, Zsidai B, et al. Better safe than sorry? A systematic review with meta-analysis on time to return to sport after ACL reconstruction as a risk factor for second ACL injury. J Orthop Sports Phys Ther. 2024;54(3):161-175.

Convivi con l'emicrania e hai sempre pensato che l'unica strada fosse aspettare che passi, o affidarti solo ai farmaci? ...
24/07/2026

Convivi con l'emicrania e hai sempre pensato che l'unica strada fosse aspettare che passi, o affidarti solo ai farmaci? È una reazione comprensibile. La fisioterapia viene associata quasi sempre a schiena, ginocchia, spalle. Il mal di testa resta fuori da questa lista, anche se non dovrebbe.

La ricerca più recente ha messo insieme indicazioni pratiche per usare l'esercizio fisico nella cura dell'emicrania: sedute di 30-60 minuti, tre volte a settimana, di intensità aerobica moderata, insieme a tecniche di rilassamento e respirazione. Non è un dettaglio secondario. Chi ha l'emicrania spesso riduce l'attività fisica proprio per paura che possa scatenare un attacco, in un meccanismo simile a quello che si osserva nel mal di schiena cronico: più si evita il movimento, più il corpo lo percepisce come pericoloso, più diventa difficile riprenderlo.

L'esercizio non sostituisce una terapia farmacologica quando è necessaria, e non è indicato allo stesso modo per tutti: intensità, tipo di attività e progressione vanno costruiti sulla persona, non copiati da un programma generico. Ma è un dato di fatto che la fisioterapia può occuparsi anche di questo, con un percorso pensato, non lasciato al caso.

Se l'emicrania limita quello che riesci a fare e vuoi capire come l'esercizio può entrare nel tuo percorso di cura, possiamo valutarlo insieme.



Reina-Varona A, Madroñero-Miguel B, Gaul C, et al. Therapeutic exercise parameters, considerations, and recommendations for migraine treatment: an international Delphi study. Phys Ther. 2023;103(10):pzad080.

I dischi intervertebrali non sono krapfen.Quando si parla di ernia o protrusione, l’immagine che passa spesso è questa: ...
17/07/2026

I dischi intervertebrali non sono krapfen.

Quando si parla di ernia o protrusione, l’immagine che passa spesso è questa: qualcosa viene schiacciato, qualcosa “esce”, quindi deve per forza fare male.

Ma la schiena non funziona in modo così meccanico.

Un’ernia o una protrusione possono essere presenti anche in persone senza dolore. In altri casi possono avere un ruolo nei sintomi, soprattutto se il dolore ha caratteristiche precise o si associa ad altri segni.

Per questo il punto non è negare quello che si vede alla risonanza.

Il punto è non fermarsi lì.

Per capire se e quanto un reperto sia collegato al problema, serve guardare anche come si comporta il dolore: quando compare, quali movimenti lo modificano, quali attività sono limitate e quali carichi sono tollerati.

È qui che la valutazione fisioterapica può essere utile: non per “smentire” un esame, ma per collegarlo alla funzione e alla vita quotidiana.



Brinjikji W, Luetmer PH, Comstock B, et al. Systematic literature review of imaging features of spinal degeneration in asymptomatic populations. AJNR Am J Neuroradiol. 2015;36(4):811-816. doi:10.3174/ajnr.A4173
Hartvigsen J, Hancock MJ, Kongsted A, et al. What low back pain is and why we need to pay attention. Lancet. 2018;391(10137):2356-2367. doi:10.1016/S0140-6736(18)30480-X

“Correre fa male alle articolazioni.”È una frase che molti runner hanno sentito almeno una volta, soprattutto quando ini...
10/07/2026

“Correre fa male alle articolazioni.”

È una frase che molti runner hanno sentito almeno una volta, soprattutto quando iniziano ad avere dolore al ginocchio, all’anca o alla schiena.

Ma detta così è troppo semplice.

Le revisioni scientifiche disponibili non mostrano che la corsa ricreativa, praticata a volumi moderati, aumenti in modo chiaro il rischio di artrosi di ginocchio o anca.

Anzi, in alcuni studi i runner ricreativi hanno una prevalenza di artrosi più bassa rispetto alle persone sedentarie.

Questo non significa che correre sia sempre indicato, in qualunque modo e per chiunque.

La differenza la fanno il carico totale, la gradualità, la storia di eventuali infortuni, il recupero e la presenza di dolore che limita il movimento o peggiora nel tempo.

Quindi no: correre non equivale a “consumare” le articolazioni.

Se però il dolore compare spesso, ti costringe a ridurre le uscite o ti lascia dubbi su come riprendere, una valutazione fisioterapica può aiutare a comprendere da dove partire e quale progressione ha senso per te.



Alentorn-Geli E et al. J Orthop Sports Phys Ther. 2017;47(6):373-390. doi:10.2519/jospt.2017.7137
Timmins KA et al. Am J Sports Med. 2017;45(6):1447-1457. doi:10.1177/0363546516657531

Un percorso di fisioterapia non inizia solo da una schiena, una spalla, un ginocchio.Inizia anche da come una persona vi...
03/07/2026

Un percorso di fisioterapia non inizia solo da una schiena, una spalla, un ginocchio.

Inizia anche da come una persona viene accolta, ascoltata e nominata.

La letteratura sulla fisioterapia mostra che le persone LGBTQIA+ possono incontrare difficoltà anche nei contesti riabilitativi: moduli poco inclusivi, supposizioni su corpo, genere o relazioni, disagio quando il trattamento richiede contatto fisico o l’esposizione di alcune parti del corpo.

Sono aspetti concreti, non dettagli “di comunicazione”: usare il nome e i pronomi indicati dalla persona, evitare supposizioni, spiegare con chiarezza cosa succede durante la valutazione e il trattamento.

In fisioterapia il contatto, il movimento e alcune domande sulla vita quotidiana possono essere delicati. Per questo è utile creare uno spazio in cui la persona possa fare domande, esprimere eventuale disagio e sentirsi rispettata.

La fisioterapia resta fisioterapia: valutazione, educazione, trattamento, movimento e obiettivi concreti.

Ma il modo in cui questi passaggi vengono proposti può rendere il percorso più chiaro, sicuro e sostenibile per ogni persona.



Hofmann MC, Mulligan NF, Bell KA, Condran C, Scarince HJ, Gulik E, et al. LGBTQIA+ cultural competence in physical therapy: an exploratory qualitative study from the clinician’s perspective. Phys Ther. 2024;104(4):pzae010. doi:10.1093/ptj/pzae010
Aird M, Walters JL, Ker A, Ross MH. Transgender, gender-diverse, and nonbinary experiences in physical therapy: a descriptive qualitative study. Phys Ther. 2024;104(10):pzae086. doi:10.1093/ptj/pzae086
Tatta J, Dillon FR. Queering the physical therapy curriculum: suggested competency standards to eliminate LGBTQIA+ health disparities. Phys Ther. 2024;104(9):pzad169. doi:10.1093/ptj/pzad169

Quando una persona convive con dolore persistente, stanchezza o una condizione che limita il movimento, anche le frasi p...
26/06/2026

Quando una persona convive con dolore persistente, stanchezza o una condizione che limita il movimento, anche le frasi più semplici possono cambiare il modo in cui affronta la giornata.

Non perché “curino” il dolore, ma perché aiutano a ridurre il carico pratico, la paura di essere giudicati e quella sensazione di dover sempre giustificare come si sta.

Nel dolore persistente, la fisioterapia non riguarda solo muscoli, articolazioni ed esercizi.

Riguarda anche la possibilità di sentirsi ascoltati, capire meglio cosa succede nel proprio corpo e tornare a muoversi con una progressione sostenibile.

La letteratura scientifica mostra che, nei percorsi fisioterapici per dolore muscoloscheletrico cronico, la relazione terapeutica può influenzare gli esiti. Non è “gentilezza” in senso generico: significa comunicazione chiara, obiettivi condivisi, fiducia costruita nel tempo e un percorso adattato alla persona.

Anche il supporto sociale ha un ruolo nel dolore cronico, ma non sempre nello stesso modo per tutti. Aiutare non significa sostituirsi alla persona o trattarla come fragile. A volte significa rendere più semplice una scelta, togliere un ostacolo, rispettare una giornata no senza trasformarla in una sconfitta.

In fisioterapia questo si traduce in una cosa molto concreta: costruire un percorso che tenga insieme esercizio, educazione, gradualità e obiettivi reali.🌿



Kinney M, Seider J, Beaty AF, Coughlin K, Dyal M, Clewley D. The impact of therapeutic alliance in physical therapy for chronic musculoskeletal pain: a systematic review of the literature. Physiother Theory Pract. 2020;36(8):886-898. doi:10.1080/09593985.2018.1516015

Quando arrivi in studio la prima volta, la domanda più importante non è "dove ti fa male", anche se quella ha ovviamente...
19/06/2026

Quando arrivi in studio la prima volta, la domanda più importante non è "dove ti fa male", anche se quella ha ovviamente il suo peso. È: cosa vorresti tornare a fare?

Portare la spesa senza pensarci. Giocare con i tuoi figli senza fermarti dopo cinque minuti. Riprendere a correre, o semplicemente camminare un'ora senza che la giornata finisca lì.

Quella risposta cambia il percorso. Ridurre il dolore è quasi sempre parte del lavoro, ma non è il traguardo. Il traguardo è che tu possa fare le cose che contano per te, con la minore limitazione possibile.

Questo vale per chi arriva con un dolore acuto comparso da pochi giorni e vuole capire cosa sta succedendo e come muoversi senza peggiorare. Vale per chi convive con un dolore cronico da mesi o anni e ha progressivamente ristretto ciò che si permette di fare. I meccanismi sono diversi, le priorità cliniche cambiano, ma il punto di arrivo, una vita attiva e il più possibile soddisfacente, rimane lo stesso.

Le linee guida di alta qualità per il dolore muscoloscheletrico convergono su questo: costruire il percorso di cura a partire dagli obiettivi della persona, non solo dai parametri clinici, è la base di un trattamento che funziona🎯

In fisioterapia questo si traduce in una valutazione che parte da te, dalla tua storia, dal tuo dolore, da quello che ti manca e da quello che vuoi recuperare, e in un piano di trattamento che combina gestione del dolore, lavoro sul movimento e progressione graduale verso le attività che hai identificato come importanti.



Lin I, Wiles L, Waller R, Caneiro JP, Nagree Y, Straker L, Maher CG, O'Sullivan PPB. Patient-centred care: the cornerstone for high-value musculoskeletal pain management. Br J Sports Med. 2020;54(21):1240-1242. doi: 10.1136/bjsports-2019-101918.

Hai mai smesso di fare qualcosa perché avevi paura che facesse male alla schiena?Sollevare borse, chinarti, girarsi di s...
12/06/2026

Hai mai smesso di fare qualcosa perché avevi paura che facesse male alla schiena?

Sollevare borse, chinarti, girarsi di scatto. Piccoli gesti che, dopo un episodio di dolore lombare, diventano carichi di apprensione. Eviti, stai attento, riduci. Sembra prudente. In realtà, per la lombalgia aspecifica, cioè quella senza cause strutturali identificate che rappresenta circa il 90% dei casi, questo meccanismo lavora contro di te.

Il dolore durante il movimento, in assenza di segnali di allarme, non indica che stai danneggiando la colonna. I comportamenti di evitamento rallentano invece il recupero: meno ti muovi, più aumentano rigidità, decondizionamento muscolare e, spesso, il dolore stesso.

Tra i predittori più forti di lombalgia cronica negli adulti non ci sono i cambiamenti degenerativi visibili alla risonanza. Ci sono la paura del movimento, la scarsa fiducia nelle proprie capacità, la bassa motivazione, il tono dell'umore. Fattori psicosociali che, se non affrontati, mantengono il dolore ben oltre i tempi normali di guarigione.

Questo non significa ignorare il dolore o forzare tutto indiscriminatamente. Significa che il percorso fisioterapico lavora su più livelli: sulla gestione del dolore, sul recupero del movimento con carichi progressivi e graduali, e sulla relazione che hai costruito con la tua schiena. Perché spesso quella relazione è diventata, nel tempo, più limitante del problema fisico originale.



Ammendolia C. Ten myths of back pain in older adults that can lead to ineffective and harmful care. Chiropr Man Therap. 2025;33(1):45. doi: 10.1186/s12998-025-00609-9.

Il mal di schiena spesso ha un andamento ricorrente: migliora, poi in certi periodi torna a farsi sentire.Per questo, qu...
05/06/2026

Il mal di schiena spesso ha un andamento ricorrente: migliora, poi in certi periodi torna a farsi sentire.

Per questo, quando si parla di prevenzione, il punto non è solo “evitare che ricapiti”, perché non sempre è realistico.

Un obiettivo più concreto può essere ridurre l’impatto che il mal di schiena avrà nel tempo: meno intensità, meno limitazioni, più strumenti per gestirlo quando si ripresenta.

I dati disponibili indicano che i programmi basati sull’esercizio possono aiutare a ridurre l’intensità futura del dolore lombare nel breve periodo.

Quando l’esercizio viene associato a educazione, cioè a indicazioni chiare su dolore, movimento e gestione quotidiana, può contribuire anche a ridurre la disabilità legata al mal di schiena nel lungo periodo.

Tradotto fuori dal linguaggio degli studi: non basta “sapere come si solleva una scatola” o sistemare la sedia in ufficio.

Serve un lavoro più completo, costruito sulla persona: carico adeguato, movimento progressivo, spiegazioni comprensibili e obiettivi realistici.

La fisioterapia può aiutare proprio qui: capire da dove partire, scegliere esercizi sensati, dosare lo stimolo e rendere il percorso sostenibile nella vita normale. Anche quella con poco tempo, sedie scomode e giornate storte.



de Campos TF, Maher CG, Fuller JT, Steffens D, Attwell S, Hancock MJ. Prevention strategies to reduce future impact of low back pain: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med. 2021;55:468-476. doi:10.1136/bjsports-2019-101436.

Indirizzo

Via Mentana 28/Monza
Monza
20900

Orario di apertura

Lunedì 13:00 - 20:00

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