02/08/2026
Non è mia intenzione fare l'ennesima recensione di The Odyssey di Nolan. Ma, da terapeuta, credo sia un film che vada visto.
Premetto di essere andata al cinema con aspettative contrastanti. Da un lato temevo che le scelte e le invenzioni di Nolan, rispetto al poema omerico letto ai tempi della scuola, non mi avrebbero trovata del tutto concorde, dall'altro immaginavo che proprio la bravura e la spettacolarità del regista avrebbero probabilmente compensato le aspettative da "puristi". In parte mi sono sbagliata. Perché, se da un lato non mi hanno disturbato le variazioni narrative, nemmeno quella clamorosa (che non svelo) alla fine della storia, dall'altro a mio parere, non è tanto la (notevole) spettacolarità di questo film il suo valore aggiunto, ma i messaggi che contiene. Quelli che arrivano forti e che mi hanno più colpita sono essenzialmente tre.
Il primo riguarda il rapporto padre figlio. Qui è chiaro come il destino di un figlio non si esaurisca con la strada tracciata dal genitore, la sua presenza o la sua assenza, le sue azioni giuste o sbagliate. Il regista - ma già la storia originale - sembra vogliano in un certo senso svincolarli e incitare i ragazzi a diventare adulti, uscendo dal solco delle vecchie generazioni.
La seconda lezione è quella sulla distruttività, l'odio che annienta la civiltà. Bellissima, a questo proposito, la scelta di far vedere due volte l'assedio di T***a: la prima come impresa epica, geniale ed eroica e la seconda per ciò che un assedio è veramente: un infame e vile massacro, saccheggio, una violenza di massa.
E infine il tema del coraggio, con l'incitazione, potentissima, di Calipso ad Odisseo ad abbandonare l'ossessione/illusione del controllo per trovare il proprio percorso e vivere davvero.