19/08/2026
Se per essere interessante devi mangiare un panetto di b***o davanti a una telecamera, forse il problema non è il b***o.
Mangiare tutto in un boccone.
Lanciare dadi per decidere cosa mangiare.
Sfide, quantità assurde, assaggi continui.
E profili nei quali scorri, scorri, scorri e trovi sempre la stessa cosa:
cibo. Cibo. Ancora cibo.
A un certo punto dovremmo avere il coraggio di farci una domanda scomoda: quanto poco spazio è rimasto per tutto il resto?
Non è moralismo e non significa che guardare questi contenuti “causi” un disturbo alimentare.
Ma non raccontiamoci nemmeno che l’ambiente digitale sia neutro.
Il cervello risponde agli stimoli alimentari: la ricerca sulla cue-reactivity mostra che l’esposizione a segnali associati al cibo può evocare desiderio e che questa reattività è associata al successivo comportamento alimentare.
E allora c’è un paradosso enorme.
Da una parte parliamo continuamente di food noise, del cibo che occupa troppo spazio nella testa.
Dall’altra abbiamo costruito un ecosistema nel quale il cibo deve essere continuamente guardato, commentato, desiderato, sfidato, spettacolarizzato.
Non serve avere fame.
Basta aprire il telefono.
Il cibo dovrebbe essere una parte della vita.
Quando diventa il contenuto della vita, io qualche domanda me la farei.
E forse dovremmo cominciare a chiederci non soltanto cosa mangiamo, ma anche quanto cibo facciamo mangiare ogni giorno alla nostra attenzione.
Tu che ne pensi: intrattenimento innocuo o siamo andati un po’ oltre?