14/08/2021
/ Dal volumetto per sostenere Emergency a cui partecipò anche Tiziano Terzani:
─ Federica Morrone: Nella tua vita hai scelto di non “appartenere” mai a partiti o associazioni. Oggi non solo hai voluto firmare l’appello alla pace di EMERGENCY, ma hai anche affermato la necessità di esserci, di dover lottare. Cosa ti ha portato a prendere questa decisione?
─ Tiziano Terzani: Tutta la mia vita sono stato appartato, da giovanissimo avevo anche l’illusione che il giornalista dovesse essere obiettivo, sai queste idee che si hanno sempre all’inizio.
Poi mi sono accorto che, non solo non sarei stato obiettivo, ma che mi piaceva essere soggettivo. E lo confessavo anche: non fidatevi di me, ho due occhi, due orecchi, un naso, una bocca, è chiaro che selezioni, che veda le cose a modo mio, però te lo dico con sincerità.
Istintivamente mi sono sentito sempre intrappolato nelle cose organizzate. Sono sempre stato uno che va per conto suo, un solitario, i miei più grandi compagni nei viaggi sono stati i libri, non gli altri uomini. Eppure questo appello di mi ha stanato.
Tu conosci la mia storia. Avevo chiuso con il giornalismo, avevo chiuso con la quotidianità. Le abitudini mi pesavano ormai, la vita era diventata una sorta di piovra con mille braccia che mi portava sempre nel banale, il telefono, i conti, le stesse situazioni... Volevo dedicarmi ad altre cose. Ed è anche comprensibile, trent’anni di viaggio “fuori”, sono voluto andare a vedere se potevo viaggiare “dentro”.
Poi l’11 settembre mi ha sconvolto, quello che sta avvenendo ora ancora di più. Ho trovato che l’appello di Emergency fosse perfetto, perché era essenziale, non pretendeva niente, non dava giudizi, diceva solo cose semplici: non ammazziamo, non vogliamo altri massacri. Impossibile non sottoscriverlo.
Fonte: "Regaliamoci la pace. Conversazione con Tiziano Terzani e quindici contributi per una cultura di pace" (2002).
Nella foto, Gino Strada e Tiziano Terzani durante la campagna civile "Fuori l’Italia dalla guerra" nel 2002.