12/08/2026
Forse anche una psicologa, ogni tanto, ha bisogno di perdersi un po’.
Lasciare a casa le domande, le ipotesi, gli sguardi attenti alle trame delle relazioni. Spegnere, almeno per un po’, quella parte di sé che osserva, ascolta, connette e cerca significati.
In fondo, in una prospettiva sistemico-dialogica, cambiare contesto significa anche cambiare lo sguardo. E nella pausa, lontano dai ruoli abituali, possiamo incontrare parti di noi che la quotidianità tiene silenziosamente in disparte.
La vacanza diventa allora uno spazio senza obiettivi, dove non occorre trasformarsi, comprendere, aggiustare. Basta esserci. Respirare. Lasciarsi attraversare dal tempo, senza doverlo riempire.
E forse è proprio questa una delle forme più profonde di cura: concedersi di non essere, per un po’, una professionista, ma semplicemente una persona.
Perché, come scrive Michel Foucault, le “tecnologie del sé” sono pratiche attraverso cui trasformiamo noi stessi.
A volte, però, la trasformazione più autentica comincia proprio quando smettiamo di farlo. 🌿
Foto S.María di Castellabate ✈️