03/05/2026
Oggi la cura psichiatrica si è spostata nelle case, trasformando i salotti in piccoli reparti dove il peso della malattia si regge sulle spalle delle famiglie. Quel peso assomiglia sempre di più a un’istituzionalizzazione domestica che scava nelle fondamenta di un welfare ormai delegato alle mura di casa. Chi assiste si muove in uno stato di iper-allerta cronica, come se il sistema nervoso fosse sequestrato e costretto a restare in allarme perenne, incapace di ritrovare il proprio stato di quiete. Questa tensione corrode lentamente le riserve biologiche e quelle emotive. È un naufragio dell’identità che si consuma in silenzio, nel perimetro del corridoio.
È come se ci si svuotasse, il mondo esterno perde colore e la propria identità si restringe fino a diventare un riflesso della malattia dell’altro. Nelle dinamiche di parentificazione, quelle più osservate perché coinvolgono i fanciulli, i ruoli si ribaltano. I figli diventano genitori dei propri padri o delle proprie madri e restano prigionieri di un lutto cronico per la relazione perduta. In questo paesaggio emotivo, la rabbia diventa l’unica bussola che orienta alla tutela della propria identità.
Secondo chi si occupa di questo ambito cognitivo-comportamentale, esiste un dolore pulito che permette di restare in contatto con l’umanità e con la sofferenza della persona cara, proteggendo al tempo stesso la propria umanità, il proprio spazio identitario e il proprio desiderio. In questo spazio trova posto anche il conflitto, come tensione vitale che aiuta a orientarsi nel mondo e nelle relazioni, e che sottrae a un dolore sporco, tossico, che si chiude su sé stesso, rimugina, accusa e giudica.
Un dolore sporco è un dolore che si spende affinché l’altro – che porta addosso il peso di una sofferenza cronica – possa magicamente trasformarsi in una persona che funziona o che, per lo meno, non intralci l’idealizzata felicità. È così che questo dolore si avvolge in un loop narrativo soffocante, una spirale che corrode e sminuisce il dolore e la fatica di ogni persona coinvolta, nutrendosi di illusione e disillusione in un andamento perpetuo.