15/03/2023
Vivere per lavorare o Lavorare per vivere?
Noi due abbiamo vissuto per un lustro buono in una città ossessionata dal lavoro. Abbiamo imparato molte cose, i nostri figli hanno ricevuto un’ottima preparazione scolastica, e la percezione netta è stata quella di aver abitato in una città efficiente e attiva, fresca e giovane, dove le prospettive lavorative per tanti sembravano meno utopistiche che altrove. Ma qualcosa di sottile eppure onnipresente, alla lunga, ha reso l’aria irrespirabile e ci ha poi spinto a trasferirci, pur conservando di quella città, per molti aspetti, un buon ricordo.
Ad allontanarci è stato il lavorismo, ossia l’ossessione diffusa per le performance lavorative proprie e altrui. Per la nostra esperienza, nei luoghi come quello ogni momento di svago durante la giornata – pranzi, colazioni, aperitivi alla moda – è visto da molti come occasione di networking e di intensificazione della propria rete di conoscenze. Conoscenze nel senso di “ulteriori possibilità lavorative”. Contatti utili.
La vita, per un numero crescente di persone, occupa gli interstizi tra una sessione lavorativa e l’altra. E il valore dell’individuo passa molto più che altrove dal monte ore che è capace di sobbarcarsi e dal livello di stanchezza che riesce a sostenere.
Conosciamo un’infinità di persone che vivono in città lavorocentriche e che sono in pieno burnout, esauriti dal lavoro; eppure continuano a fare a gara a chi lavora di più (e vive di meno), dentro multinazionali dal sorriso affabile che in cambio dello status symbol rappresentato su uno zainetto brandizzato offrono insensatezza, ipercompetizione, diritti sindacali inesistenti e richiedono disponibilità temporale infinita, bloccati dentro città all’avanguardia in cui è sempre più complicato trovare un alloggio se non si è ricchi di famiglia.
«Come va?», «Tutto bene, tanto lavoro, sono esausto ma ce la faremo» è la conversazione a cui abbiamo più spesso assistito. Condita da sorrisi di circostanza e pensieri del tipo «Ti prego, non chiedermi altro altrimenti svengo qui».
dal libro in uscita il 21 marzo "Ma chi me lo fa fare?" (Harper Collins)