Stefania Pelosi Psicologa - Est Emozioni

Stefania Pelosi Psicologa - Est Emozioni Psicologa - Psicoterapeuta

Le triangolazioni più potenti  sono quelle che viviamo come pensieri completamente nostri.Da questa riflessione nasce il...
23/08/2026

Le triangolazioni più potenti sono quelle che viviamo come pensieri completamente nostri.

Da questa riflessione nasce il mio nuovo articolo sulle alleanze tra genitori e figli e sulle dinamiche familiari che spesso passano inosservate.

📖 Leggi l'articolo:

Perché un figlio si schiera con un genitore? Scopri la differenza tra alleanza, triangolazione e coalizione familiare

A volte il problema non è quanto ci amiamo.È che non sappiamo più dove finisco io e dove inizi tu.Ne ho parlato nel nuov...
17/08/2026

A volte il problema non è quanto ci amiamo.

È che non sappiamo più dove finisco io e dove inizi tu.

Ne ho parlato nel nuovo articolo.

Confini familiari, ruoli e rispetto in famiglia: scopri come costruire relazioni più sane e proteggere la tua identità

Non serve allontanarsi per lasciare spazio. Serve imparare a stare, ciascuno al proprio posto
17/08/2026

Non serve allontanarsi per lasciare spazio.
Serve imparare a stare, ciascuno al proprio posto

Un figlio adulto può amare profondamente un genitore e, allo stesso tempo, darlo per scontato?E cosa accade quando un ge...
16/08/2026

Un figlio adulto può amare profondamente un genitore e, allo stesso tempo, darlo per scontato?

E cosa accade quando un genitore costruisce la propria vita attorno ai bisogni del figlio, rinunciando poco alla volta a se stesso?

Nel nuovo articolo del mio blog rifletto su un tema che incontro spesso nella pratica clinica: il rapporto tra genitori e figli adulti, i confini familiari, la dipendenza affettiva e la difficile transizione verso relazioni più mature e reciproche.

Un articolo dedicato ai genitori, ai figli e anche ai partner che si trovano coinvolti in queste dinamiche.

Leggi l'articolo qui

https://psicologastefaniapelosi.altervista.org/rapporto-genitori-figli-adulti/

Mi farà piacere conoscere il tuo punto di vista.

Rapporto tra genitori e figli adulti: perché alcuni legami restano bloccati? Una riflessione su dipendenza affettiva, confini e autonomia.

04/08/2026

Esistono gabbie che non fanno rumore.
Sono costruite con aspettative, ruoli, paure, perfezionismo.

Sembrano dorate perché ci proteggono, ci fanno sentire al sicuro.
Ma ogni protezione, se diventa l'unico modo di stare al mondo, rischia di trasformarsi in una prigione.

La relazione terapeutica è il luogo in cui quella gabbia può essere osservata, compresa e, lentamente, aperta.
Non per perdere ciò che siamo, ma per tornare a respirare.

"Golden Cage di Dardust un pezzo che dà la sensazione di un paradosso: una gabbia che non è fatta di sbarre, ma di luce. Il pianoforte procede con delicatezza, mentre l'elettronica crea un'atmosfera sospesa, come se ci si muovesse dentro uno spazio bellissimo ma anche limitante."

29/07/2026

🌿Ci sono riflessioni che non nascono per insegnare qualcosa.
Nascono perché, a un certo punto, non possono più restare in silenzio.
Questa è una di quelle.

L'Odissea di Nolan: quando il mito incontra la psicologiaChristopher Nolan affronta L'Odissea scegliendo di mettere al c...
25/07/2026

L'Odissea di Nolan: quando il mito incontra la psicologia

Christopher Nolan affronta L'Odissea scegliendo di mettere al centro non tanto il mito quanto l'uomo.

I personaggi perdono parte della loro dimensione soprannaturale e acquistano tratti profondamente umani. Polifemo non è soltanto un mostro, Circe non è semplicemente una maga.
Entrambi sembrano rappresentare le parti più oscure, fragili e contraddittorie dell'essere umano.

La scelta è coerente e affascinante.
Il film suggerisce che i veri mostri non vivono fuori di noi, ma dentro di noi.
Il viaggio di Ulisse diventa così un percorso nell'interiorità.

Proprio qui, però, nasce il mio limite nel giudizio.
Il film propone una riflessione psicologica importante, ma raramente riesce a trasformarla in un'esperienza emotiva.

La scena che più mi ha colpito è quella della zattera. È Calipso a dire a Ulisse di lasciare andare il controllo.
Non è un dettaglio secondario.
Calipso lo ama, lo trattiene per sette anni e, infine, trova la forza di lasciarlo andare. Compie il gesto più difficile: rinunciare alla persona amata.

Anche nella pratica psicoterapeutica questa è una consapevolezza fondamentale.
Lasciare il controllo non significa arrendersi, ma accettare la vulnerabilità, l'incertezza e ciò che non possiamo governare.

Da quel momento mi aspettavo una svolta.
Avrei voluto vedere Ulisse attraversare il caos, entrare in contatto con la paura, mostrare il peso delle proprie ferite e lasciarsi trasformare. Invece resta quasi sempre composto, distante, difficile da abitare emotivamente. Gli eventi cambiano, ma il suo mondo interno rimane quasi invisibile.

Forse, però, questa apparente freddezza è una scelta precisa di Nolan.

All'inizio del film l'amore di Ulisse per Penelope è evidente. È il motore del suo viaggio.
Poi, lentamente, quel sentimento sembra scomparire sotto il peso della guerra, delle perdite e delle proprie colpe.
L'unica figura che conserva uno sguardo autenticamente empatico è Atena. È lei a vedere Ulisse come un uomo, non solo come un eroe.

Forse Nolan vuole raccontare proprio questo: il senso di colpa può svuotare una persona, sottrarle l'anima e impedirle di esprimere ciò che prova. Ulisse non rifiuta Itaca perché non desidera tornare. Teme il ritorno. Teme lo sguardo di Penelope, quello del figlio e, soprattutto, il confronto con l'uomo che è diventato.
Tornare significa smettere di fuggire.

Da psicoterapeuta sistemico-relazionale ho letto il film anche come una storia di legami familiari.
Il viaggio di Ulisse non appartiene solo a lui, ma coinvolge l'intero sistema familiare.
Penelope non è soltanto la moglie che aspetta. Custodisce il legame e mantiene vivo uno spazio perché il ritorno resti possibile.
Telemaco costruisce la propria identità intorno all'assenza del padre.
Ulisse, invece, teme di non riconoscere più la propria famiglia e, forse, di non essere più riconosciuto da essa.

In questa prospettiva, il ritorno a Itaca rappresenta la prova più difficile dell'intera Odissea.

Dopo un trauma non torna mai la stessa persona e nemmeno la famiglia resta identica. Nessuno riprende la vita dal punto in cui l'aveva lasciata. Occorre costruire un nuovo equilibrio, capace di accogliere il cambiamento di tutti.
È una dinamica che la terapia familiare incontra spesso: la sofferenza non appartiene mai a un solo individuo, ma attraversa e trasforma ogni relazione.

Per questo, pur riconoscendo la forza delle immagini e la profondità delle intuizioni, il film non mi ha emozionata fino in fondo.
Ho avuto la sensazione che raccontasse l'interiorità più di quanto riuscisse a farmela vivere. Comprendo il dolore di Ulisse, ma raramente riesco a sentirlo insieme a lui.

Forse è proprio questo il paradosso dell'opera: umanizza il mito, ma lascia il suo protagonista dietro una corazza che lo spettatore fatica ad attraversare.

Resta un film ambizioso, ricco di spunti e di domande.
Più che una rilettura del poema di Omero, è una riflessione sul trauma, sul senso di colpa, sul controllo e sul ritorno.
Un ritorno che non consiste nel ritrovare la casa di un tempo, ma nell'accettare che, dopo ciò che abbiamo vissuto, né noi né chi ci aspetta siamo più gli stessi.

Da una storia che racconta il viaggio più celebre della letteratura, però, mi aspettavo di sentire con maggiore intensità il viaggio dell'anima.

Un'occasione per approfondire alcune delle tematiche affrontate nel mio libro "L'inchiostro intruso" e continuare una ri...
11/07/2026

Un'occasione per approfondire alcune delle tematiche affrontate nel mio libro "L'inchiostro intruso" e continuare una riflessione che nasce dalle storie, dalle emozioni e dalle relazioni.

Articolo pubblicato su PsicologiNews.it

Buona lettura!

Uncategorized Il viaggio emotivo della genitorialità desiderata: PMA e vissuti psicologici Read More » 1 Luglio 2026 Nessun commento

Ci sono istanti in cui la natura sembra ricordarci qualcosa che abbiamo dimenticato.Una piccola lucertola, immobile su u...
10/07/2026

Ci sono istanti in cui la natura sembra ricordarci qualcosa che abbiamo dimenticato.

Una piccola lucertola, immobile su uno scoglio, scaldata dal sole.
Non c'è fretta nei suoi movimenti, né inquietudine nel suo restare ferma.
Semplicemente osserva.
Noi, invece, spesso confondiamo il movimento con il vivere. Corriamo da un impegno all'altro, inseguiamo pensieri, anticipiamo scenari, come se fermarci significasse perdere tempo.
Eppure è proprio nelle pause che ritroviamo lucidità. È nel silenzio che ricominciamo ad ascoltare ciò che sentiamo davvero.
La natura non ha fretta di insegnare. Eppure insegna. Ci ricorda che non tutto richiede una risposta immediata. A volte, la scelta più importante è fermarsi abbastanza a lungo da ritrovare se stessi.

30/06/2026

Ci abituiamo a osservare la nostra vita da lontano.

Restiamo in superficie, dove tutto sembra più semplice, più controllabile. Ma spesso è proprio lì che perdiamo il contatto con ciò che sentiamo davvero.

Un'immersione mi ha ricordato che anche dentro di noi funziona così: alcune parti non si possono comprendere da lontano. È richiesto il coraggio di rallentare, respirare e scendere in profondità.

È quello che accade anche in psicoterapia: non si tratta di affondare nei problemi, ma di esplorare ciò che c'è sotto la superficie per ritrovare nuove risorse, nuovi significati e un equilibrio più autentico.

Perché è nella profondità che, spesso, iniziamo davvero a conoscerci.

Indirizzo

Piazzetta Mondragone
Naples
80132

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 21:00
Martedì 08:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 17:00
Giovedì 08:00 - 21:00

Telefono

+393479526978

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