Centro Di Medicina Dello Sport SMS

Centro Di Medicina Dello Sport SMS Medico_chirurgo specialista in medicina dello sport e dietologia

Centro medico multidisciplinare: la sua mission,trattare gli atleti professionisti e non, a 360° in tutte le loro necessità, attraverso un team di medici specialistici, preparatori atletici, consulenti di diverse tipologie.

06/08/2026

🏖️LO STUDIO MARASSI RESTERA' CHIUSO AL PUBBLICO DAL GIORNO 8 AGOSTO AL GIORNO 22.

📲DAL GIORNO 24 AL 26 SARA' POSSIBILE PRENOTARE LE VISITE MEDICO SPORTIVE ED I CONTROLLI DIETOLOGICI al n.0815562388

💻LA SEGRETERIA SARA' APERTA DAL 1 SETTEMBRE DALLE 9.00 ALLE 13 E DLLE 15.00 ALLE 19.30

🌞Buone vacanze da tutto lo staff SMS!

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05/08/2026

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Presso il Centro Multispecialistico SMS puoi effettuare la visita medico sportiva agonistica, completa di:
✔️ Anamnesi con compilazione di cartella clinica
✔️ Controllo posturale
✔️ Controllo dermatologico
✔️ ECG a riposo e sotto sforzo
➡️In più: I° consulenza nutrizionale con test di composizione corporea e osteoarticolare per la prevenzione degli infortuni 3D con uso intelligenza artificiale

👉 Al termine, riceverai il certificato medico sportivo agonistico da allegare alla tua documentazione.

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STUDIO DEI RICERCATORI DI PADOVA SUGLI ATLETI E LE MORTI IMPROVVISE: una «variante mancina» mette a rischio il cuoreAnal...
31/07/2026

STUDIO DEI RICERCATORI DI PADOVA SUGLI ATLETI E LE MORTI IMPROVVISE: una «variante mancina» mette a rischio il cuore

Analizzati 40 anni di dati sui decessi e le nuove tecniche di diagnostica che intercettano più velocemente i pazienti a rischio

Sono giovani, sono atleti, si allenano con costanza e buoni risultati, ma questo non basta per rendere il loro cuore «perfetto». Il rischio c’è sempre. Soprattutto se la patologia si manifesta nel ventricolo sinistro, la parte che p***a il cuore e che ha una parete più spessa. La «variante mancina», scoperta da un gruppo di ricerca padovano analizzando 40 anni di dati sulle morti improvvise in Veneto, è responsabile della maggioranza dei casi di morte, ma si può identificare per tempo, riducendo rischi e decessi.

Sulla cardiomiopatia aritmogena (Acm) la prestigiosa rivista «Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology» ha pubblicato uno studio che rileva un drastico caso delle morti improvvise con nuovi metodi diagnostici (fra gli atleti agonisti è significativamente calato da 0,43 a 0,14 casi ogni 100 mila persone all’anno).

La ricerca è stata condotta dal gruppo di ricerca dell’Unità di Patologia Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera e dell’Università di Padova analizzando i dati dal 1985 al 2024 sulla quota dei giovani atleti veneti deceduti improvvisamente per Acm: il dato è sceso negli ultimi anni dal 31 al 22%. Questo grazie a un registro particolarmente dettagliato come quello della Regione Veneto su una malattia genetica che sostituisce progressivamente il miocardio con tessuto fibro adiposo.

«Questi risultati si inseriscono nel solco di oltre quattro decenni di programma di screening obbligatorio, che prevede per tutti gli atleti competitivi anamnesi, esame obiettivo, elettrocardiogramma a 12 derivazioni e test da sforzo limitato - spiega la professoressa Cristina Basso, direttrice Dipartimento di Scienze Cardio Toraco Vascolari e Sanità pubblica del Bo -. Il progressivo affinamento dei criteri diagnostici e la crescente consapevolezza della malattia tra i medici dello sport hanno contribuito a un’identificazione più precoce dei soggetti a rischio».

Primo autore della ricerca è Monica De Gaspari: «Se fino agli anni Novanta la Acm si presentava quasi sempre nella sua forma classica a carico del ventricolo destro o di entrambi, più facilmente riconoscibile con elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, negli ultimi anni si osserva uno spostamento verso la variante a prevalente o esclusivo coinvolgimento sinistro, cresciuta dal 4,2 al 9,1% dei casi di morte improvvisa».

La chiamano «variante mancina» ed è particolarmente insidiosa, nonché difficile da individuare proprio per l’anatomia delle pareti muscolari. Nei casi di 51 atleti deceduti, infatti, il test era positivo in solo il 5,8% dei casi.

Durante la visita medico sportiva obbligatoria, le patologie cardiache vengono identificate nel 95% dei casi. Ma ci sono nuove forme emergenti, quelle «mancine».

Con esami più approfonditi, anche queste vengono rintracciate: ad esempio la risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto può svelare il danno miocardico.

Nell’unico caso fra quelli in esame in cui questo test era stato eseguito in vita, il risultato era stato positivo. L’invito dei ricercatori agli atleti che presentano anomalie allo screening è quindi di approfondire con i mezzi di contrasto.
Ultimo dato: una netta prevalenza maschile per la morte improvvisa da Acm nello sport: su 51 casi, c’era solo una donna.

di Silvia Madiotto - Corriere della Sera
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Dott. Maurizio Marassi
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🏃‍♂️ Dopo l'estate, ripartiamo dalla salute dei nostri bambini.L'estate è il tempo del gioco e del relax,  del movimento...
28/07/2026

🏃‍♂️ Dopo l'estate, ripartiamo dalla salute dei nostri bambini.

L'estate è il tempo del gioco e del relax, del movimento alll'aria aperta, ma è importante non eccedere troppo relativamente all'alimentazione dei nostri figli, altrimenti il rientro sarà piu dura riprendere un alimentazione equilibrata.

Le più recenti evidenze scientifiche ci ricordano quanto sia importante interve**re precocemente: l'obesità in età infantile e giovanile aumenta il rischio di sviluppare diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari e, se presente prima dei 30 anni, è associata a un aumento del 70% del rischio di morte precoce.

La visita medico-sportiva non serve solo per ottenere un certificato.

✅ Valuta la crescita e lo sviluppo.
✅ Controlla cuore, apparato respiratorio e stato di salute generale.
✅ Consente di praticare sport in sicurezza.
✅ Aiuta a individuare eventuali fattori di rischio.

Accanto alla visita medico-sportiva, anche la visita dietologica rappresenta uno strumento fondamentale per preve**re sovrappeso e obesità, correggere eventuali errori alimentari e accompagnare bambini e ragazzi in un percorso di crescita sano, senza rinunce e con un'alimentazione equilibrata e adatta alla loro età e all'attività sportiva praticata.

Cari genitori, il modo migliore per iniziare il nuovo anno scolastico e la nuova stagione sportiva è investire nella prevenzione.

📅 Prenotate una visita medico-sportiva e una valutazione dietologica: un controllo oggi può contribuire a proteggere la salute dei vostri figli negli anni a ve**re.

"Preve**re è il regalo più importante che possiamo fare ai nostri figli."

Dott. Maurizio Marassi
Medico dello Sport e Dietologo

📞 Per informazioni e prenotazioni, 0815562388

Vi invito alla lettura di questo interessante articolo: "Lipedema, cos’è la malattia delle ‘gambe grosse’ e come curarla...
16/07/2026

Vi invito alla lettura di questo interessante articolo: "Lipedema, cos’è la malattia delle ‘gambe grosse’ e come curarla" di Silvia Luperini di Repubblica, ed aggiungo che nel trattamento di queste condizioni, la dieta non è un semplice supporto, ma rappresenta uno strumento clinico fondamentale per la gestione dell’infiammazione, dell’edema e della qualità della vita del paziente.

Nel lipedema, patologia caratterizzata da un’alterazione patologica del tessuto adiposo con componente infiammatoria cronica, un piano nutrizionale mirato aiuta a:
✔ Ridurre lo stato infiammatorio sistemico
✔ Controllare l’insulino-resistenza spesso associata
✔ Limitare la progressione dell’accumulo adiposo patologico
✔ Migliorare dolore e pesantezza agli arti

È fondamentale sottolineare che il dimagrimento non equivale alla cura del lipedema, ma una strategia nutrizionale corretta può incidere in maniera significativa sulla sintomatologia e sulla progressione clinica.

La gestione efficace di lipedema e linfedema richiede sempre un lavoro multidisciplinare: medico, nutrizionista, fisioterapista e terapista linfatico devono operare in sinergia. Se soffri di lipedema o linfedema, è importante affidarti a professionisti esperti in queste patologie.

📌Per una valutazione specialistica puoi contattarmi al numero 0815562388.

Dott. Maurizio Marassi

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Lipedema, cos’è la malattia delle ‘gambe grosse’ e come curarla
di Silvia Luperini

Una patologia ereditaria ancora poco conosciuta e difficile da diagnosticare. Colpisce soprattutto le donne, circa 1 su 10, ma potrebbero essere di più

È la parola virale del momento. Colpisce soprattutto le donne, (circa il 10% della popolazione femminile), ma si tratta di una sottostima per la difficoltà di diagnosticare una malattia di cui molti medici sanno ancora poco. Ma cos’è il lipedema, come si riconosce, come si cura e perché corre di social in social (anche con molte informazioni sbagliate)?

A spiegarlo il professor Sandro Michelini, responsabile del Servizio di Diagnostica Riabilitazione Vascolare Ospedale San Giovanni Battista Acismon di Roma, presidente onorario della Lipedema World Alliance e presidente di Italf (Italian Lymphoedema Framework). Nel 2020, il team che Michelini ha guidato insieme al genetista Matteo Bertelli ha isolato il primo gene mutato responsabile della malattia, noto come AKR1C1.

Professor Michelini, quando è stato scoperto il lipedema?

“È stato descritto la prima volta 80 anni fa, nel 1946 da due colleghi americani della Mayo Clinic del Minnesota. Dopodiché è stata dimenticato. Era descritto perfettamente eppure, da allora al 2022, ci sono state meno di 400 pubblicazioni sull’argomento. Dal 2022 ad oggi, invece, gli studi sono saliti a oltre mille”.

Perché oggi tutti ne parlano?

“Un po’ dipende dal gruppo di ricerca italiano, di cui faccio parte, che nel 2020 ha scoperto il primo gene mutato responsabile della malattia. Da quel momento è stato chiaro, quindi, che la patologia non era soltanto legata a fattori come gli ormoni o ad altri aspetti come l’alimentazione, le abitudini di vita, il moto o l’associazione a diverse altre patologie: è sempre ereditaria. Per anni si sono sbagliate diagnosi e terapie: riconoscere la malattia non è semplice ma fondamentale per curarla correttamente”.

Cos’è esattamente il lipedema?

“Si tratta di una patologia cronica e progressiva del tessuto adiposo che colpisce quasi esclusivamente le donne”.

Quali sono i sintomi?

"Si tratta di un accumulo sproporzionato di adipe distribuito in modo bilaterale e simmetrico nella parte inferiore del corpo (gambe e glutei), più raramente nelle braccia. Risparmia mani e piedi dove non si accumula mai il grasso. A differenza del linfedema, il lipedema insorge alla pubertà, al momento dello sviluppo. E fa male: in oltre il 90% dei casi il dolore può diventare parossistico, insorgendo in modo brusco e violento, specialmente nella seconda parte della giornata. I lividi compaiono molto facilmente. Le cellule di chi soffre di questa patologia rispondono poco e male ai comuni meccanismi di autoregolazione del tessuto adiposo per cui anche seguendo una dieta ipocalorica e praticando un’attività sportiva intensa gli arti inferiori non si riducono. Lo stesso vale per la chirurgia bariatrica: in presenza di lipedema non funziona perché non è una variante dell’obesità”.

Oggi però la patologia è riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità.

"Nel 2022, dopo le richieste reiterate anche del nostro team, la malattia è stata introdotta dall’Oms tra quelle ufficialmente riconosciute a livello mondiale. Ora stiamo lavorando con il Ministero della salute affinché il lipedema venga considerato una patologia anche in Italia per poter usufruire dell’assistenza sanitaria. Immagino e spero che succederà a inizio 2027”.

Un altro campanello d’allarme per capire se si è affetti da lipedema sono le malattie a cui spesso si accompagna…

“Il lipedema si manifesta spesso nelle pazienti che soffrono di una o più di queste patologie: tiroidite autoimmune, intolleranza al nichel (l’incidenza in chi soffre di lipedema è tre volte superiore alla media), ipermobilità articolare, famigliarità con il diabete o resistenza insulinica. Il tutto si associa spesso a una carenza importante della vitamina D con ripercussioni su ritmo sonno/veglia, affaticamento muscolare e metabolismo glucidico”.

Cosa si può fare in questi casi?

“Le molecole che stimolano l’ormone GLP-1, alla base di medicinali di nuova generazione contro l’obesità, (altri, ancora migliori, usciranno a breve), in alcuni casi possono davvero trasformare la qualità della vita di malate che sono state spesso ingiustamente colpevolizzate per i loro insuccessi. Magari a queste pazienti sono stati prescritti regimi alimentari ipocalorici e attività fisiche intensive che, in questi casi, fanno poco o niente. Se non sono addirittura controproducenti perché peggiorano l’infiammazione. Linfodrenaggio o pressoterapia possono essere utili, ma solamente se associati a una dieta, attività fisica moderata ma sistematica, e a terapie che possano agire sulle cellule e sul microcircolo come Tecarterapia, onde d’urto radiali e massaggio profondo (miofasciale). La liposuzione può rivelarsi fallimentare se non correttamente eseguita. Tra le tecniche più incisive vanno ricordate, tra le più efficaci, la Wal (Water Assisted Liposuction) e la Pal (Power Assisted Liposuction). Tuttavia, sono ancora molti gli operatori che considerano questo anomalo accumulo di grasso solo come un problema estetico seguendo un approccio terapeutico sbagliato”.

Quale è l’attività fisica più adatta?

“Una di quelle praticate in acqua – dal nuoto all’acquagym – e poi: bicicletta e cyclette, pilates, corsetta o ginnastica a corpo libero. L’importante è che il gesto atletico non sia estremizzato. L’impegno fisico deve essere medio basso perché se la paziente esagera, magari spinta da un personal trainer zelante, si ritrova la sera con caviglie più gonfie e dolorose di prima”.

Quale dieta funziona per contrastare la patologia?

“Come dimostrato da moltissimi studi, funzionano la dieta chetogenica e la low carb, quindi ricca di proteine e povera di carboidrati. Noi, in genere, proponiamo due o tre mesi di chetogenica (dipende anche da quanto si è in sovrappeso) per poi passare ad una low carb. E’ fondamentale che il regime alimentare sia fatto su misura anche in relazione all’attività fisica che si pratica. In questi casi la dieta che esce già pronta dal programma del computer non ha senso”.

Se non si cura il lipedema cosa succede?

“Il lipedema ha quattro stadi, da 1 a 4, se non si cura nella fase iniziale (1 e 2), o si cura male, si può avanzare verso lo stadio 3 o 4 che può implicare incremento del dolore, incremento ponderale e disabilità più o meno severa: abbiamo pazienti che non riescono a chinarsi, a piegare le ginocchia, che hanno lesioni o abrasioni delle articolazioni da sfregamento. Per preve**re, un valido alleato sono i leggings a compressione graduata perché bloccano la progressione della malattia, migliorano le performance e il dolore percepito. Questa malattia non è facile da diagnosticare soprattutto nei primi stadi. Può soffrirne anche chi non è particolarmente sovrappeso, ecco perché sarebbe importante scoprirlo il prima possibile per poi preve**re o arginare la patologia. Con il nostro team, stiamo mettendo a punto un marker, un micro-RNA che stiamo studiando, che consentirebbe di diagnosticarla con un semplice esame del sangue. L’importante comunque è curarla in modo multidisciplinare, trattando anche le patologie correlate sapendo che ogni caso è un caso a sé e necessita di una cura personalizzata”.

15/07/2026

Condivido con piacere un messaggio della TV Canadese che sensibilizza i cittadini all'attività fisica. Da quasi 40 anni mi occupo di scienza dell'alimentazione e medicina dello sport, sensibilizzare le persone alla prevenzione è una delle mie missioni
Se anche tu sei impressionato/a nel vedere questo video e sei già colpito da alcune patologie, contattami subito al n. 0815562388 nel mio Centro afferiscono centinaia di pazienti che ogni anno riprendono in mano la propria vita.
Ti aspetto!

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14/07/2026

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OBESITA'IN 10 ANNI CASI DI CRESCITA DEL 75% TRA LE DONNE UNDER 34 I dati Istat all'Italian Barometer Obesity Forum, un m...
09/07/2026

OBESITA'IN 10 ANNI CASI DI CRESCITA DEL 75% TRA LE DONNE UNDER 34
I dati Istat all'Italian Barometer Obesity Forum, un minorenne su quattro è in sovrappeso
Una crescita del 75% dell'obesità tra le donne tra i 18 e i 34 anni in 10 anni, la cui quota è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% attuale, mentre tra i coetanei maschi l'incremento rilevato è stato del 35%, passando dal 4,6% al 6,2%.

Un trend che interessa anche le fasce di età contigue, poiché tra i 35-44enni il tasso sale dall'8,5% al 10,3%, un dato dovuto soprattutto all'incremento di 2,6 punti percentuali tra gli uomini, mentre tra i 45-54enni si passa dall'11,1% nel 2016 al 12,5% nel 2025.

Allarmanti anche i dati tra giovanissimi: in Italia oltre un minore su quattro tra i 3 e i 17 anni (26,0%) è in eccesso di peso, con un picco del 32,3% tra i bambini di 3-10 anni.

È quanto emerge dai dati Istat 2025 sull'epidemiologia dell'obesità in Italia, presentati oggi a Roma durante l'ottavo Italian Barometer Obesity Forum 'Obesità in Italia 2026: dati, impatti, prospettive politico sanitarie e legislative di intervento'.

"La vera gravità dell'obesità risiede nella sua natura multisistemica, associandosi a un gran numero di importanti complicanze, come diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno, osteoartrite e malattie cardiovascolari - spiega Paolo Sbraccia, presidente dell'Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, Università di Roma Tor Vergata -.

Sono preoccupanti i dati sull'aumento dell'obesità nelle giovani donne: questa condizione triplica il rischio di infertilità e aumenta le probabilità di ab**to, riducendo le chance di concepimento col crescere dell'indica di massa corporea. Inoltre, l'eccesso di peso aggrava la sindrome ovarica poliendocrino-metabolica, una condizione che influisce anch'essa sulla funzione riproduttiva e metabolica nelle donne".

Riguardo alla diffusione del fenomeno tra i giovanissimi, "la quota di minori in eccesso ponderale sale al 35,8% quando entrambi i genitori condividono questa condizione e il fenomeno colpisce di più chi ha meno strumenti - spiega Roberta Crialesi, dirigente del servizio Sanità, salute e assistenza dell'Istat -: il 27,6% delle famiglie con risorse scarse o insufficienti rispetto al 24,9% di chi dispone di risorse adeguate o ottime e il 33,8% di quelle con basso livello di istruzione, rispetto al 20,3% di quelle in cui almeno un genitore possiede un titolo universitario o superiore".
Fonte: Ansa

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