20/07/2026
La mia follia - Clementino
Da tempo immemore l'uomo sa che la parola fornisce sollievo. In questo caso, più precisamente, che la parola di un altro guarisca ogni ferita. La clinica suggerisce un quadro leggermente diverso. La psicoanalisi ha valorizzato la parola, soprattutto se frutto di distrazione o errore. Allora "sorridi che la vita ti sorride", "be positive", non sortiscono l'effetto sperato. Sono solo un tentativo di tacere quel dolore, di coprire un vuoto con parole vuote che rendono la persona inadeguata con la sua sofferenza e intimamente incompresa, in ragione di essa. Nessuno deve sentirsi alieno perché sente e patisce. Nessuna parola scioglierà mai il nodo della sofferenza, se quella parola non proviene da chi soffre nel tentativo di dare un senso al marasma interiore, svelandone la sua più profonda radice.