Centro Noesis: verso la scienza della salute emotiva e comportamentale

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Centro Noesis: verso la scienza della salute emotiva e comportamentale Diagnosi e cura dei disturbi mentali e delle dipendenze. Salute Emotiva e Comportamentale. Prenota

Il “Centro Noesis” è una struttura di intervento clinico che nasce dall’esperienza e dall’impegno dell’Associazione “Noesis

(-Associazione per la lotta al disagio psicologico ed alla malattia mentale”). Esso raggruppa un team di professionisti provenienti dall’area della Psicologia, della Psicoterapia, della Psichiatria, della Riabilitazione Psicosociale e della Neuropsichiatria. La principale caratteristica del Centro Noesis è rappresentata dal costante aggiornamento dei suoi professionisti e dalle diverse formazioni e competenze che, operando in sinergia ed in maniera integrata, consentono di erogare servizi di intervento clinico qualificati e di elevata specializzazione, secondo modelli operativi multidimensionali, multiprofessionali ed integrati.

Scaffali vuoti e corsa agli acquisti: cosa succede nella nostra mente quando abbiamo paura di restare senza?Il fermo deg...
21/10/2026

Scaffali vuoti e corsa agli acquisti: cosa succede nella nostra mente quando abbiamo paura di restare senza?

Il fermo degli autotrasportatori contro il caro gasolio sta rallentando i rifornimenti nei supermercati del Mezzogiorno. Ma a svuotare gli scaffali non è solo la merce che arriva più lentamente: pesa anche la paura di restare senza prodotti essenziali. È il fenomeno del panic buying, la corsa agli acquisti spinta dall’ansia.

Ne abbiamo parlato con il dott. Vincenzo Barretta, psichiatra e psicoterapeuta, presidente dell’Osservatorio nazionale per la salute emotiva e comportamentale, ospite di LAB News.

In generale, quando il futuro appare incerto, comprare di più può darci l’illusione di riprendere il controllo. Vedere gli altri riempire il carrello può amplificare l’allarme: ciò che osserviamo diventa un segnale di pericolo, e la paura si diffonde.

Riconoscere questi meccanismi è il primo passo per non farsi trascinare. Se in questo periodo senti un’ansia più forte del solito per l’incertezza, o se la preoccupazione ti accompagna anche nella vita quotidiana, parlarne con uno specialista può aiutarti a ritrovare equilibrio.

🎥 Guarda l’intervista completa su LabTV: https://www.labtv.net/video/?video_id=8bf9fbeb-f15e-4115-aef6-248f2cd8d71e

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20/10/2026

Puoi avere 500 contatti ed essere solo. Puoi vivere da solo e non esserlo.Solitudine e isolamento sociale sembrano la st...
14/10/2026

Puoi avere 500 contatti ed essere solo. Puoi vivere da solo e non esserlo.

Solitudine e isolamento sociale sembrano la stessa cosa, ma non lo sono.

🔹 L’isolamento è oggettivo: poche relazioni, pochi contatti, poche occasioni di incontro.
🔹 La solitudine è soggettiva: è la sensazione di non sentirsi visti, capiti o vicini a qualcuno, anche in mezzo agli altri.

Un nuovo studio dell’Università Tulane, pubblicato su Nature Communications nel 2026, ha seguito oltre 277.000 adulti tra i 40 e i 69 anni. Chi viveva insieme solitudine e isolamento ha trascorso meno anni della propria vita libero da ansia e depressione: circa 5,8 anni in meno per gli uomini e 3,7 per le donne.

C’è anche un dato che fa riflettere: uno stile di vita sano (alimentazione, movimento, sonno) ha ridotto in modo misurabile il danno legato all’isolamento, ma non quello legato alla solitudine. Secondo i ricercatori, le due condizioni potrebbero richiedere risposte diverse.

Va detto che si tratta di uno studio osservazionale: mostra un’associazione, non dimostra che la solitudine causi direttamente questi esiti.

Ma il messaggio è chiaro: sentirsi soli non è una debolezza né un problema di volontà, e non si risolve semplicemente “uscendo di più”. È un’esperienza che merita ascolto e, quando pesa, un supporto professionale.

Se ti senti solo/a anche quando sei circondato/a da persone, parlarne con uno specialista può essere il primo passo per sentirti di nuovo vicino agli altri.

13/10/2026

Se senti che l’uso dei social sta diventando difficile da gestire o sta influenzando il tuo equilibrio, confrontarti con uno specialista può aiutarti a ritrovare consapevolezza e controllo.

Non è questione di forza di volontà. Le piattaforme sono progettate per catturare la nostra attenzione: notifiche, scroll infinito e contenuti continui sono pensati per farci restare. Per questo, a volte, il controllo scivola via senza che ce ne accorgiamo.

Alcuni segnali possono far riflettere:

🔹 Controlli il telefono in modo automatico, anche quando non vuoi
🔹 Ti senti agitato/a o irritabile quando non puoi usare i social
🔹 Passi online più tempo di quanto avevi deciso
🔹 Il sonno, lo studio, il lavoro o le relazioni ne risentono
🔹 Dopo averli usati ti senti più ansioso/a, giù di morale o inadeguato/a

Riconoscerli non significa avere “un problema” o doversi giudicare: significa accorgersi che qualcosa sta chiedendo attenzione.

Un percorso con un professionista aiuta a capire che ruolo hanno i social nella tua vita, cosa cercavi (e cerchi) attraverso di loro e come costruire un rapporto più equilibrato, senza colpe e senza rinunce forzate.

Chiedere supporto è il primo passo per riprendere il controllo del tuo tempo e della tua attenzione.

Le statistiche non mentono: la salute mentale è una priorità sociale, non un dettaglio individuale.Secondo l'Organizzazi...
09/10/2026

Le statistiche non mentono: la salute mentale è una priorità sociale, non un dettaglio individuale.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019 circa 970 milioni di persone nel mondo vivevano con un disturbo mentale: quasi una persona su otto.

I numeri più alti riguardano l'ansia, con 301 milioni di persone, e la depressione, con 280 milioni. Seguono il disturbo bipolare (40 milioni) e la schizofrenia (24 milioni). Dietro ogni numero ci sono persone reali, famiglie, amici, colleghi.

Eppure la sofferenza psichica è ancora circondata da silenzio, vergogna e pregiudizi, e molte persone non ricevono mai le cure di cui avrebbero bisogno. Quando una condizione riguarda milioni di persone, non può essere trattata come una questione privata: è un tema che coinvolge scuole, luoghi di lavoro, servizi sanitari e comunità intere.

Parlarne apertamente, informarsi e chiedere aiuto in tempo sono i primi passi per ridurre lo stigma e migliorare la vita di chi sta male.

Se senti che ansia, tristezza o altri disagi stanno pesando sulla tua quotidianità, o su quella di una persona a cui tieni, non aspettare: rivolgerti a un professionista può cambiare davvero le cose.

Cosa c'è dietro un cambiamento di peso?Perdere o aumentare peso senza averlo cercato non è mai "solo una questione di ci...
08/10/2026

Cosa c'è dietro un cambiamento di peso?

Perdere o aumentare peso senza averlo cercato non è mai "solo una questione di cibo". Il peso è uno dei modi in cui il corpo registra ciò che sta succedendo dentro di noi, e le cause possono essere molto diverse.

Possono entrare in gioco fattori fisici, come squilibri ormonali, problemi alla tiroide, effetti di alcuni farmaci o altre condizioni mediche. Ma spesso c'è anche una componente psicologica: stress prolungato, ansia, depressione, un lutto, un periodo di forte pressione o un'emozione che non riusciamo a elaborare possono cambiare l'appetito e il rapporto con il cibo, in un senso o nell'altro.

In alcuni casi, un cambiamento di peso può essere anche uno dei segnali di un disturbo del comportamento alimentare, una condizione complessa che non riguarda la forza di volontà né la vanità, e che merita ascolto e cura specifica.

Per questo non esistono risposte semplici né giudizi da dare, a sé stessi o agli altri. Se noti che il tuo peso, o quello di una persona a cui tieni, sta cambiando senza una ragione chiara, o se il rapporto con il cibo sta diventando fonte di disagio, il primo passo è una valutazione con professionisti, medica e psicologica insieme.

Capire cosa c'è dietro è il modo migliore per prendersi cura di sé.

7 ottobre: Giornata Mondiale per il Lavoro DignitosoUn lavoro dignitoso non è solo uno stipendio: è sicurezza, rispetto,...
07/10/2026

7 ottobre: Giornata Mondiale per il Lavoro Dignitoso

Un lavoro dignitoso non è solo uno stipendio: è sicurezza, rispetto, tempi sostenibili, la possibilità di sentirsi riconosciuti per ciò che si fa. E tutto questo ha un impatto diretto sulla salute mentale.

Quando il lavoro diventa fonte di pressione costante, precarietà, carichi eccessivi o mancanza di riconoscimento, il corpo e la mente iniziano a mandare segnali: ansia persistente, difficoltà a staccare, disturbi del sonno, irritabilità, senso di esaurimento. È quello che oggi chiamiamo stress lavoro-correlato, e nei casi più intensi può evolvere in burnout.

Non è debolezza e non è "mancanza di spirito di adattamento": è la risposta naturale di una persona che vive troppo a lungo in condizioni che la sovraccaricano.

Tutelare la dignità del lavoro significa anche tutelare il benessere psicologico di chi lavora. Se senti che il lavoro sta pesando più di quanto riesci a sostenere, non aspettare che la situazione peggiori: parlarne con un professionista è il primo passo per ritrovare equilibrio.

Indirizzo

Viale Augusto, 62
Naples
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