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09/08/2026

Corso ECM… sulla spiaggia: due genitori, un lattante e un pediatra da aggiornare”

I cambiamenti climatici degli ultimi anni ci impongono, anche come pediatri, di aggiornare le nostre conoscenze e di conoscere tutte le possibilità oggi disponibili per proteggere un bambino dal caldo e dall’esposizione solare.
Si parla, giustamente, di rifugi climatici, soprattutto nelle città dove le temperature estive possono diventare difficili da sopportare senza aria condizionata. Verde, percorsi alberati, bagni rinfrescanti in acqua. Premesso che nei primi anni di vita la montagna può rappresentare un ambiente climaticamente più favorevole rispetto alla spiaggia ,viene spontanea una domanda: un bambino di pochi mesi può essere portato al mare? Può fare il bagno? Può essere rinfrescato nell’acqua?
Qualche giorno fa, sulla spiaggia, ho incontrato una coppia di giovani genitori. Entrambi medici, quindi genitori particolarmente informati e, soprattutto, attentissimi. Con loro c’era il vero protagonista della storia: un lattantino di appena tre mesi.
Guardandolo, ho avuto quasi l’impressione di trovarmi davanti a un piccolo corso teorico-pratico di pediatria balneare. E devo ammettere che qualcosa l’ho imparato anch’io.
Il loro piccolo viene portato in spiaggia nelle prime ore del mattino, quando il caldo e l’irraggiamento sono meno intensi, e lascia la spiaggia entro le 11 circa.
È protetto con una crema solare ad alta protezione, ma soprattutto con quello che dovrebbe essere il primo presidio contro il sole: ombra, abbigliamento adeguato e riduzione dell’esposizione.
Indossa infatti una tutina da mare con protezione UV 50+, un cappellino e persino occhiali con protezione dai raggi UV. Una vera piccola corazza anti-sole.
E qui ho scoperto un mondo che conoscevo meno: esistono oggi tessuti morbidi, leggeri e traspiranti, pensati proprio per i bambini piccoli, alcuni realizzati con fibre naturali come il bambù, capaci di offrire comfort e protezione dai raggi ultravioletti.
Ma la cosa che mi ha fatto più riflettere è stata il bagnetto.
Naturalmente, parliamo sempre di acque balneabili, con temperatura adeguata e con il bambino costantemente sorvegliato e sostenuto da un adulto. L’acqua può essere un piacevole modo per rinfrescare un lattante, evitando però che diventi un ulteriore fattore di raffreddamento.
E c’è anche qualcosa di affascinante nel rapporto tra un neonato e l’acqua.
Per nove mesi, prima ancora di conoscere il mondo esterno, il bambino ha vissuto immerso nel liquido amniotico: un ambiente nel quale galleggiava, si muoveva e cambiava posizione continuamente.
È suggestivo pensare che, nei primi mesi, l’acqua possa rappresentare per lui qualcosa di sorprendentemente familiare.
Non significa, naturalmente, che un neonato “sappia nuotare” o che possa essere lasciato libero nell’acqua: il riflesso di apnea e alcune competenze motorie presenti alla nascita non equivalgono alla capacità di nuotare in sicurezza. Ma un contatto dolce e controllato con l’acqua può essere un’esperienza piacevole e, con le dovute precauzioni, anche molto naturale.
Insomma, sono tornato dalla spiaggia con una piccola lezione impartitami da due giovani genitori e dal loro minuscolo professore di tre mesi.
Morale del corso: oggi forse non basta più dire ai genitori “non portate il bambino al mare”. Bisogna saper spiegare loro come farlo, quando farlo e, soprattutto, come proteggerlo.
Perché anche la pediatria, davanti ai cambiamenti climatici, ha bisogno di aggiornarsi.

TAKE HOME MESSAGE NEL LATTANTE

1)evitarne l'esposizione al sole in maniera assoluta dalle 11 alle 17;
2)fargli indossare una tutina da mare UV50+, un cappellino e, addirittura occhiali UV, come il nostro protagonista, per garantire una copertura
efficace, proteggendo anche
le zone più delicate;
3)utilizzare creme con SFP almeno 30, meglio
50+
4) verificare che la crema protegga sia da UVB
che UVA (creme ad "ampio spettro");
5 ) prediligere I filtri inorganici rispetto agli
organici specie per i bambini (più antiestetici
ma anche più sicuri); in alternativa scegliere
quelli organici a base di Avobenzone +
Octocrilene, TinosorbR M o TinosorbR S;
6) evitare creme contenenti Ossibenzone ed
Enzacamene, che interferiscono col sistema
endocrino e non solo;
7) Attendere 20 minuti dopo l'applicazione della
crema e prima del bagno in acqua e ripetere
l'applicazione ogni 2-3 ore.

Aldo Misuraca 10 agosto 2026

04/08/2026

𝐀𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐝𝐢𝐭𝐨/𝐬𝐮𝐩𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟐.

“Il DAS (Dispositivo di Alimentazione Supplementare) o SNS (Supplemental Nursing System) è uno strumento che permette di dare un'aggiunta di latte (materno o in formula) al bambino mentre poppa direttamente al seno della madre.
È composto da un contenitore per il latte da appendere al collo e da un sondino che viene fissato con un cerotto sulla pelle del seno, arrivando fino alla punta del capezzolo.
Quando il neonato si attacca, mette in bocca sia il capezzolo che il tubicino, assumendo il latte del flacone e contemporaneamente stimolando il seno.”

Mamma n. 2.

Viene assieme al marito in ambulatorio con la figlia di 2 mesi e mezzo per coliche e reflusso.
Hanno già tentato fermenti lattici e simeticone senza beneficio, e sta assumendo un anti reflusso in quanto spesso, dopo i pasti, rigurgita, con apparente benefico.

Vengono da me perché dei conoscenti hanno risolto col sondino rettale la faccenda coliche che, in effetti, col sondino si risolve nella quasi totalità dei casi (negli altri basta avere un po’ di pazienza perché le coliche, come il reflusso, passano da soli).

Essendo la prima visita raccolgo approfonditamente l’anamnesi fisiologica da cui emerge che, a seguito di una gravidanza e parto fisiologici, la piccola ha presentato fin da subito difficoltà nell’attacco al seno, con calo ponderale superiore al 10% (che è patologico, e su cui non si discute) nonostante sia nata in un ospedale BFHI ( Baby-Friendly Hospital Initiative, Ospedale Amico dei Bambini) con personale addestrato e che promuove categoricamente l’allattamento al seno.

Prima della dimissione, alla luce del calo e della difficoltà nella suzione al seno, è stata avviata la somministrazione di latte tirato tramite DAS che la mamma ha proseguito anche a casa. A ogni pasto.

Mentre la attaccava a un seno, tirava il latte dall’altro.
Nel frattempo introduceva il latte tirato in una siringa collegata a un sondino che fissava poi al seno con un nastro adesivo tramite il quale glielo somministrava.
Finita la procedura sanificava il tutto e si preparava per la poppata successiva che poteva verificarsi a stretto giro.
Procedura che arrivava a durare “anche 2 ore”, anche in piena notte, ogni volta che la bambina ne faceva richiesta.

Pur essendo supportata da personale qualificato anche dopo la dimissione e avendo seguito tutte le indicazioni del caso, a un certo punto ha avuto un crollo psicofisico e ha capito, non senza difficoltà, di non essere nelle condizioni ideali per accudire la sua neonata.
Decidendo quindi di passare alla formula.
“Mamma serena, bimba serena”, mi ha detto.

Tutto questo per dire cosa?

Per dire che non è tutto bianco o nero.
E che forse, ma dico forse, procedure particolarmente elaborate che avrebbero lo scopo di preservare l’allattamento al seno, talvolta hanno l’effetto opposto.

Un atteggiamento eccessivamente promozionale dell’allattamento al seno, che diventa integralista, talvolta ha l’effetto opposto.

Approcci consolidati e diffusi capillarmente talvolta non basati su evidenze scientifiche, ma su indicazioni di associazioni più o meno prestigiose che promuovono l’allattamento al seno a tutti i costi e che vengono assunte come valide, per il principio di autorità: se lo dicono loro allora è vero.

E che ad esempio demonizzano l’uso del ciuccio nel primo mese di vita in quanto interferirebbe con l’allattamento al seno quando gli studi, che su quello ci sono, affermano tutt’altro.

E di questo esempio marginale ma rappresentantivo, ne scriverò appena possibile.

Dott. Giorgio Cuffaro

Fonte: www.lllitalia .org/component/tags/tag/das-al-dito.html

Immagine: federicaravasini .it/das-e-lactation-aid-due-risorse-in-piu-per-recuperare-lallattamento/amp/

𝑃𝑜𝑠𝑡 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒́ 𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝐴𝐼.

04/08/2026

𝐀𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐝𝐢𝐭𝐨/𝐬𝐮𝐩𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟏.

“Il DAS (Dispositivo di Alimentazione Supplementare) o SNS (Supplemental Nursing System) è uno strumento che permette di dare un'aggiunta di latte (materno o in formula) al bambino mentre poppa direttamente al seno della madre.

È composto da un contenitore per il latte da appendere al collo e da un sondino che viene fissato con un cerotto sulla pelle del seno, arrivando fino alla punta del capezzolo.

Quando il neonato si attacca, mette in bocca sia il capezzolo che il tubicino, assumendo il latte del flacone e contemporaneamente stimolando il seno.”

Lo stesso dispositivo può essere fissato a un dito, evitando in questo modo l’utilizzo del biberon, oggi sconsigliato (demonizzato?) al pari del ciuccio in quanto confonderebbe il bambino.

Lo scopo del DAS sarebbe, appunto, quello di preservare l’attacco al seno in attesa che il neonato diventi abile nella suzione o la quantità di latte materno sia adeguata a nutrirlo.

Nelle ultime settimane ho incontrato 2 mamme che avevano avviato questo tipo di alimentazione supplementare.

Mamma n. 1.

Arriva in PS di sera con neonato di 8 giorni per pianto inconsolabile, visibilmente provata ma sostenuta dal compagno, presenza mite e silenziosa, sicuramente più riposato e meno stressato di lei.

La mamma lo consola col proprio dito in bocca che introduce ripetutamente durante la raccolta dell’anamnesi e poi anche durante la visita.

Alla dimissione dal nido il bambino era in crescita (aveva aumentato il peso di circa 30 grammi dal giorno precedente).

Dal controllo fatto però in quinta giornata di vita, (3 giorni prima l’accesso in Pronto Soccorso) era calato di 40 grammi.
Ipotizzo ci sia stato un errore di misurazione in una delle pesate precedenti, perché qualquadra non cosa.

La mamma lo allatta a richiesta, innumerevoli volte di giorno e di notte, “anche più di un’ora, finché si addormenta stremato”, mi dice. A volte gli somministra il suo latte tirato (20-30 mL) col DAS collegato al dito. E il padre conferma.

In questi casi, sebbene la “doppia pesata” sia mal vista (demonizzata?) almeno al pari di ciuccio e biberon, in PS ho necessità di capire se al seno assume abbastanza latte.

Anche se qualcuno sostiene che:
- “se assumo 50 grammi di cibo mica ingrasso di 50 grammi!”.
«No, ma il tuo peso sì che aumenta di 50 grammi!»

Dopo una quindicina di minuti di poppata a ciascun seno, la bilancia parla chiaro: 10 grammi.

Dopo mezz’ora di suzione valida ha assunto 10 g di latte, poco meno di 10 mL (perché 1 millilitro di latte pesa più di 1 grammo): troppo poco.

Affido la donna a un'infermiera esperta in allattamento al seno che ha fatto il corso ma dotata anche di buon senso, e io vado avanti con le visite di PS.

Ci trascorre un paio d’ore.

Al tiralatte vengono estratti altri 20 mL poi somministrati al piccolo con la siringa.

Ma il bambino è irrequieto, apre la bocca ripetutamente, piange. Ha fame.

È solo verso la fine di quelle 2 ore di "consulenza" che la mamma accetta di dare a suo figlio del latte in formula.
E di darglielo col biberon. Che a noi interessa anche della salute mentale della mamma oltre che del suo latte materno.

A casa cercava di tirarlo dopo le lunghe poppate al seno e di somministrarlo, appunto, con siringa collegata a un sondino fissato al suo dito col nastro adesivo. Quel dito che utilizzava per consolarlo durante la visita.

Procedura che le richiedeva molto tempo e tantissime energie.

Ma che faceva perché era letteralmente terrorizzata all’idea di nutrirlo con qualcosa di diverso dal suo latte e di farlo con qualcosa che non fosse il suo seno o il suo dito.

Assume 60 grammi di latte in formula in pochi minuti, per poi addormentarsi soddisfatto.

Con conseguente e immediato rasserenamento della mamma e quindi anche del padre che, per sdrammatizzare, esclama: “dai che questa notte si dorme!”.

Sono andato lungo e della mamma n. 2 scriverò domani.

Intanto chiedo, a chi “del mestiere”, di linkare studi che non dimostrino, su una sessantina di neonati prematuri come ho visto, che DAS/SNS favoriscano un corretto attacco al seno MA che questa procedura, molto impegnativa per le neo-mamme, comporti sul lungo termine una maggiore aderenza all’allattamento esclusivo al seno rispetto a chi l’aggiunta (di latte materno/formula) la somministra con il biberon.

A volte mi pare si dia priorità alla tetta che alla donna, ma forse è solo una mia impressione.

Dott. Giorgio Cuffaro

Fonte: www.lllitalia .org/component/tags/tag/das-al-dito.html

Foto (che la LLL Italia si è risentita che abbia utilizzato un dettaglio ingrandito della loro e che quindi ho cambiato): www.reddit .com/r/breastfeedingsupport/comments/1mswzy6/finger_feeding_with_an_sns_hack_to_strengthen_the/

𝑃𝑜𝑠𝑡 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒́ 𝑒𝑑𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝐴𝐼.

04/08/2026

𝐋𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐦𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢 𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐞!! (?)

Visti i fatti recenti e le notizie pericolose che circolano ogni estate sulle creme solari, riposto questo mio post per chi se lo fosse perso, sperando di fare chiarezza.

Come in molti (ma non tutti) argomenti medici non può essere tutto “bianco” o “nero”, e parto da 2 premesse.

Premessa 1: tutte le creme solari inquinano e sarebbero sempre da preferire “schermi” diversi: occhiali da sole, ombrelloni, cappellini, indumenti con protezione UV.

Premessa 2: sotto i 6 mesi di vita nessuna crema solare è indicata in quanto i bambini non andrebbero esposti al sole nei primi mesi di vita.

Ma passiamo al dunque parlando di tumori, perché è di tumori che bisogna parlare.

Il cancro della pelle è il tumore maligno più diagnosticato negli Stati Uniti mentre il 𝒎𝒆𝒍𝒂𝒏𝒐𝒎𝒂 è la quinta diagnosi di cancro più comune in assoluto. L'American Cancer Society stima che il 45% dei decessi per 𝒎𝒆𝒍𝒂𝒏𝒐𝒎𝒂 possa essere prevenuto con le dovute precauzioni UV.

5 ustioni solari aumentano il rischio dell’80% di sviluppare 𝒎𝒆𝒍𝒂𝒏𝒐𝒎𝒂, con rischio che di fatto è quasi raddoppiato rispetto a chi non si è mai scottato.

Esistono tre tipi di radiazioni ultraviolette: 𝐔𝐕𝐀, 𝐔𝐕𝐁 e UVC ma solo 𝐔𝐕𝐀 e 𝐔𝐕𝐁 penetrano l’atmosfera raggiungendo la nostra cute.

𝐔𝐕𝐁: causano il famoso eritema (“scottatura”) e l’esposizione massima si verifica tra le ore 10:00 e le 15:00. Causano 𝒎𝒆𝒍𝒂𝒏𝒐𝒎𝒂 (da eritema: c’è una correlazione tra ripetute scottature dolorose e l’insorgenza di 𝒎𝒆𝒍𝒂𝒏𝒐𝒎𝒂 oltre al foto-invecchiamento, sempre da scottature ripetute!) e altri tumori della cute.

𝐔𝐕𝐀: meno potenti e dannose della UVB ma comportano una esposizione 20-30 volte superiore e massima tra le 8:00 e le 17:00. NON CAUSANO ERITEMA ma provocano 𝒎𝒆𝒍𝒂𝒏𝒐𝒎𝒂, altri tumori della cute e foto-invecchiamento avendo elevato potere ossidativo.

I 𝐟𝐢𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢 (creme) sono classificati in base al 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆 (𝑺𝑷𝑭) CHE PERO’ misura la protezione da eritema solare a 24 ore dopo l’esposizione per cui, di fatto, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐔𝐕𝐁!

Il 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆 (𝑺𝑷𝑭) è la quantità di radiazioni ultraviolette (UV) che la crema solare può 𝒂𝒔𝒔𝒐𝒓𝒃𝒊𝒓𝒆 (creme organiche, vedi poi) o 𝒓𝒊𝒇𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒆 (creme inorganiche, vedi poi).

L'uso di una protezione solare SPF 50 sulla pelle funzionerà efficacemente contro le radiazioni UVB per 50 volte la quantità di esposizione alle radiazioni rispetto alla pelle non protetta: più alto è l'SPF, più lunga è la durata della protezione.

Le creme solari sembrano proteggere da melanoma e fotoinvecchiamento ma non dall’insorgenza di altri tumori della pelle come il carcinoma squamocellulare e il carcinoma basocellulare (che riguardano cellule diverse dai melanociti che sono deputati alla produzione di melanina).

Esistono 2 tipi di creme solari.

𝐂𝐑𝐄𝐌𝐄 𝐒𝐎𝐋𝐀𝐑𝐈 𝐈𝐍𝐎𝐑𝐆𝐀𝐍𝐈𝐂𝐇𝐄

A base di ossido di zinco (ZnO), meno efficace, e biossido di titanio (TiO2), più efficace, creano una una patina variabilmente biancastra sulla cute che blocca/riflette il passaggio dei raggi UV, sono 𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢.
Da evitare le formulazioni spray in quanto il biossido di titanio, se inalato, può persistere a lungo nei polmoni causando conseguenze anche sistemiche (ad altri organi interni).

𝐂𝐑𝐄𝐌𝐄 𝐒𝐎𝐋𝐀𝐑𝐈 𝐎𝐑𝐆𝐀𝐍𝐈𝐂𝐇𝐄

Vengono assorbite dalla cute, sono “invisibili”, assorbono i raggi UV evitando la loro penetrazione nella cute.

(𝐎𝐬𝐬𝐢𝐛𝐞𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞 ed 𝐄𝐧𝐳𝐚𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐞 possono potenzialmente danneggiare le cellule neurali e agire sulla modulazione endocrina, si accumulano nell’organismo, vengono secreti nel latte materno, passano la placenta causando la nascita di maschi di peso elevato e femmine di peso ridotto.)

𝐀𝐯𝐨𝐛𝐞𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐎𝐜𝐭𝐨𝐜𝐫𝐢𝐥𝐞𝐧𝐞 sembrano sicuri: il secondo stabilizza il primo evitando che i raggi UV lo alterino, sono ben tollerati perché invisibili e confortevoli sulla cute. Sicuri si sono dimostrati inoltre 𝐓𝐢𝐧𝐨𝐬𝐨𝐫𝐛® 𝐌, 𝐓𝐢𝐧𝐨𝐬𝐨𝐫𝐛® 𝐒.

Take home message in 12 punti:

1) buonsenso;

2) attendere 20 minuti dopo l’applicazione della crema e prima del bagno in acqua e ripetere l’applicazione ogni 2-3 ore;

3) buonsenso;

4) utilizzare creme con SFP almeno 30, meglio 50+ (esperienza personale: io e mia moglie da 9 anni usiamo solo 50+, non ci scottiamo mai e la nostra meravigliosa abbronzatura dura a lungo, provare per credere);

5) buonsenso;

6) verificare che la crema protegga sia da UVB che UVA (creme ad “ampio spettro”);

7) buonsenso;

8 ) prediligere i filtri inorganici rispetto agli organici specie per i bambini (più antiestetici ma anche più sicuri); in alternativa scegliere quelli organici a base di Avobenzone + Octocrilene, Tinosorb® M o Tinosorb® S;

9) buonsenso;

10) sebbene le creme solari siano resistenti all’acqua, vengono eliminate dalla sudorazione: riapplicare più spesso in caso di sudorazione;

11) buonsenso;

12) evitare creme contenenti Ossibenzone ed Enzacamene, che interferiscono col sistema endocrino e non solo.

N.B. buonsenso, anche sotto al sole, come in tutte le cose della vita che riguardano i bambini. Andare al mare o in piscina (magari dopo aver pagato un salato biglietto) dalle 8:00 alle 10:00 e dopo le 17:00 mi pare eccessivo e poco praticabile. Tanto vale stare a casa, no?

Buon sole a tutti,
Dott. Giorgio Cuffaro

P.S. gli indumenti certificati per la protezione solare proteggono dal sole. Come anche il tetto di casa.

P.P.S. non chiedetemi se questa o quella crema vada bene.

Fonte: revisione sistematica della letteratura di marzo 2024 www.ncbi.nlm.nih .gov/pmc/articles/PMC11022667/

Immagine: www.uppa .it/proteggere-i-bambini-dal-sole/

𝑃𝑜𝑠𝑡 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝐴𝐼.

31/07/2026
28/07/2026
20/10/2025

Bioaccumulo di microplastiche e nanoplastiche nel cervello umano
Sapuppo A.
Medico e Bambino 2025;44(8):519-524
DOI: https://doi.org/10.53126/MEB44519

➡️ Contrariamente a quanto si poteva pensare, la barriera emato-encefalica non protegge il cervello umano dall’accumulo di microplastiche, che si configura dunque come uno dei maggiori pericoli per la salute neurologica, in particolare per i bambini che vi sono esposti per tutta la vita.
➡️ È necessario proteggerli, a partire dalle pratiche familiari

Indirizzo

Corso San Giovanni 179; A. S. L. 1/Distretto 52 (NA)
Naples

Telefono

0810152142

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