09/08/2026
Corso ECM… sulla spiaggia: due genitori, un lattante e un pediatra da aggiornare”
I cambiamenti climatici degli ultimi anni ci impongono, anche come pediatri, di aggiornare le nostre conoscenze e di conoscere tutte le possibilità oggi disponibili per proteggere un bambino dal caldo e dall’esposizione solare.
Si parla, giustamente, di rifugi climatici, soprattutto nelle città dove le temperature estive possono diventare difficili da sopportare senza aria condizionata. Verde, percorsi alberati, bagni rinfrescanti in acqua. Premesso che nei primi anni di vita la montagna può rappresentare un ambiente climaticamente più favorevole rispetto alla spiaggia ,viene spontanea una domanda: un bambino di pochi mesi può essere portato al mare? Può fare il bagno? Può essere rinfrescato nell’acqua?
Qualche giorno fa, sulla spiaggia, ho incontrato una coppia di giovani genitori. Entrambi medici, quindi genitori particolarmente informati e, soprattutto, attentissimi. Con loro c’era il vero protagonista della storia: un lattantino di appena tre mesi.
Guardandolo, ho avuto quasi l’impressione di trovarmi davanti a un piccolo corso teorico-pratico di pediatria balneare. E devo ammettere che qualcosa l’ho imparato anch’io.
Il loro piccolo viene portato in spiaggia nelle prime ore del mattino, quando il caldo e l’irraggiamento sono meno intensi, e lascia la spiaggia entro le 11 circa.
È protetto con una crema solare ad alta protezione, ma soprattutto con quello che dovrebbe essere il primo presidio contro il sole: ombra, abbigliamento adeguato e riduzione dell’esposizione.
Indossa infatti una tutina da mare con protezione UV 50+, un cappellino e persino occhiali con protezione dai raggi UV. Una vera piccola corazza anti-sole.
E qui ho scoperto un mondo che conoscevo meno: esistono oggi tessuti morbidi, leggeri e traspiranti, pensati proprio per i bambini piccoli, alcuni realizzati con fibre naturali come il bambù, capaci di offrire comfort e protezione dai raggi ultravioletti.
Ma la cosa che mi ha fatto più riflettere è stata il bagnetto.
Naturalmente, parliamo sempre di acque balneabili, con temperatura adeguata e con il bambino costantemente sorvegliato e sostenuto da un adulto. L’acqua può essere un piacevole modo per rinfrescare un lattante, evitando però che diventi un ulteriore fattore di raffreddamento.
E c’è anche qualcosa di affascinante nel rapporto tra un neonato e l’acqua.
Per nove mesi, prima ancora di conoscere il mondo esterno, il bambino ha vissuto immerso nel liquido amniotico: un ambiente nel quale galleggiava, si muoveva e cambiava posizione continuamente.
È suggestivo pensare che, nei primi mesi, l’acqua possa rappresentare per lui qualcosa di sorprendentemente familiare.
Non significa, naturalmente, che un neonato “sappia nuotare” o che possa essere lasciato libero nell’acqua: il riflesso di apnea e alcune competenze motorie presenti alla nascita non equivalgono alla capacità di nuotare in sicurezza. Ma un contatto dolce e controllato con l’acqua può essere un’esperienza piacevole e, con le dovute precauzioni, anche molto naturale.
Insomma, sono tornato dalla spiaggia con una piccola lezione impartitami da due giovani genitori e dal loro minuscolo professore di tre mesi.
Morale del corso: oggi forse non basta più dire ai genitori “non portate il bambino al mare”. Bisogna saper spiegare loro come farlo, quando farlo e, soprattutto, come proteggerlo.
Perché anche la pediatria, davanti ai cambiamenti climatici, ha bisogno di aggiornarsi.
TAKE HOME MESSAGE NEL LATTANTE
1)evitarne l'esposizione al sole in maniera assoluta dalle 11 alle 17;
2)fargli indossare una tutina da mare UV50+, un cappellino e, addirittura occhiali UV, come il nostro protagonista, per garantire una copertura
efficace, proteggendo anche
le zone più delicate;
3)utilizzare creme con SFP almeno 30, meglio
50+
4) verificare che la crema protegga sia da UVB
che UVA (creme ad "ampio spettro");
5 ) prediligere I filtri inorganici rispetto agli
organici specie per i bambini (più antiestetici
ma anche più sicuri); in alternativa scegliere
quelli organici a base di Avobenzone +
Octocrilene, TinosorbR M o TinosorbR S;
6) evitare creme contenenti Ossibenzone ed
Enzacamene, che interferiscono col sistema
endocrino e non solo;
7) Attendere 20 minuti dopo l'applicazione della
crema e prima del bagno in acqua e ripetere
l'applicazione ogni 2-3 ore.
Aldo Misuraca 10 agosto 2026