Mimmo Ciavarelli

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Mimmo Ciavarelli Studio di psicoterapia e Centro di cultura, filosofia e pratica della Gestalt Therapy

14/10/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 7

Mi manchi

Di Mimmo Ciavarelli

Le parole d’amore nascondono insidie di cui gli amanti sono poco consapevoli. Un pensatore affronta la questione della mancanza della persona amata da una prospettiva inusuale. Seguirlo in questa storia non mancherà di stupirci.

Piero era un gran pensatore. Si muoveva tra i concetti come un pesce nell'acqua. Disinvolto, senza mai essere banale, era capace di guizzi improvvisi e sempre molto acuti. A patto di non lesinare il tempo e non aver fretta, era sempre stimolante ascoltarlo e ragionare con lui. Quella mattina, mentre si parlava di comunicazione, cacciò all'improvviso un concetto nuovo: la manipolazione linguistica degli affetti. "Le frasi d'amore che ci si scambia tra innamorati - disse - spesso non sono che mosse di scacchi. Prendi la classica apertura amorosa del 'mi sei mancato', in genere seguita dalla scontata risposta difensiva 'anche tu', o talvolta da quella più aggressiva 'tu a me di più'. Invece che dichiarazioni d'amore, non ti sembrano più una schermaglia di sottili rimproveri per non essere dove si dovrebbe, o dove desidereremmo che l'altro fosse? Il desiderio, trasformato in mancanza, perde il protagonismo del soggetto, e diviene un passivo complemento di termine. Un ambiguo gioco di prestigio intellettuale che trasferisce la responsabilità della frustrazione, adombrando la necessità di un risarcimento. Questo la dice lunga sull'amore mercantile, non trovi?" Ero sul punto di perdermi, come tutti, avevo sempre usato certe espressioni senza vederci nulla di male e mi sembrava eccessiva tanta attenzione, quando un provvidenziale squillo del telefono mi diede modo di congedarmi senza sembrare scortese. Qualche giorno dopo, però, la conversazione con Piero si rivelò qualcosa di più di un mero gioco intellettuale. Il mio anziano padre, che ero andato a trovare al rientro da una mia trasferta di qualche giorno, con fare commosso, mi disse: "Mi sei mancato moltissimo" che, anziché intenerirmi, mi disturbò, anche se gli risposi: "Anche tu papà." Quelle mie parole, così appropriate, mi suonarono però false: in realtà ero stato benissimo nella lontananza. Pur essendogli affezionato, non mi era mancato davvero. Mi sentii doppiamente colpevole, e in più, la sua reazione mi sconcertò, perchè alla mia risposta si illuminò tutto, e la soddisfazione gli comparve in viso. Mi incuriosii e gli chiesi cosa lo facesse star bene. "Mi sono sentito importante per te."
Anche se non ne aveva l'aria, mi fu chiaro che mi stava rimproverando per avergli procurato il dolore della mancanza con la mia assenza. Il mio disagio colpevole davanti a questa accusa era la sua vendetta; e l'importanza che mi aveva estorto costringendomi a mentire, era il suo trofeo. Ecco perché avevamo avuto due reazioni diverse davanti alla stessa frase pronunciata da entrambi: lui era felice, mentre io turbato. 'Mi sei mancato', non era infatti nelle sue intenzioni una dichiarazione d'amore, ma di risentimento; era una richiesta di risarcimento, più che un'espressione sentimentale.
Che farne di tutto questo? Alzai le spalle rinunciando a ogni spiegazione. Mi bastava aver capito. Non avrei mai più usato o accettato quelle parole alla leggera: Piero aveva ragione.


PSICOTERAPIA E CREATIVITA’Barrie SimmonsX  puntataConversando col gruppoLa Chiara di PrumianoSiena-novembre 1993Stesura ...
11/10/2026

PSICOTERAPIA E CREATIVITA’
Barrie Simmons

X puntata

Conversando col gruppo
La Chiara di Prumiano
Siena-novembre 1993

Stesura a cura di
Mimmo Ciavarelli

LA VISIONE CREATIVA DELLA TERAPIA GESTALTICA

La descrizione della terapia che ho fatto, è molto metaforica nella forma ed imprecisa nei contenuti. D’altronde, a mio avviso, non abbiamo molte indicazioni chiare su questo argomento. La Gestalt ci offre poco o niente, Fritz Perls partiva dal “qui e ora”: “tutto è la seduta!”. E questo, è un discorso estremamente bello, di cui c’era un gran bisogno allora, quando fu fatto, un discorso necessario, quindi valido. E come Otto Rank, molti anni addietro, ebbe a dire, la psicoterapia diventa così come una “collana di perle”. Ogni perla deve essere ben fatta. Poi, non c’è che da metterle assieme. Questa è dunque la visione di Fritz e della Gestalt, che manca del tutto di una visione longitudinale del percorso terapeutico. Gli psicoanalisti hanno quello e invece non hanno nessuna idea chiara della seduta ed a mio parere di quello che stanno facendo, di quello che sta succedendo qui ed adesso.
Infatti, se tu, nella seduta, hai presente la biografia del paziente, i suoi traumi, la diagnosi e la possibilità di modificarla, la storia degli incontri, i sogni precedenti, le cose che possono implicare o riguardare la situazione attuale, i comportamenti dei genitori ed il modo con cui può darsi sono replicati o ripetuti nella impulsività del paziente, la prognosi e le probabili successive fasi dell’analisi, non puoi più prestare nessuna attenzione al paziente reale (non la cartina stradale con la quale lo hai sostituito), a te ed a cosa sta succedendo qui, ora! Per farlo, dovresti esserci. Non c’è nessuno, infatti, che riesce a pensare tutte queste cose ed a esserci. Se guardo là, non guardo qua e non c’è nulla da fare.
Gli psicoanalisti, i miei amici transazionisti ed altri, hanno, quando si ritirano dal contatto, una grande ed approfondita conoscenza del paziente. E questo, purtroppo, avviene quasi sempre. Infatti, per loro, l’importante è la “giusta distanza”, perché hanno un terrore del coinvolgimento, perché, infine, non osano chiudere la porta e dimenticare il paziente, non osano dire di NO, non sanno che si deve tagliare il cordone, dopo la nascita.
Non sanno che la seduta è una osmosi che deve essere seguita da una separazione e nascita. Ogni seduta… ogni perla.
Non sono in grado di farlo, di esserci per il tempo necessario e poi andare via.
Devono, invece, stare e non stare simultaneamente o in rapidissima successione, cioè con la “giusta distanza “. In altri termini, una persona seria non può guardare una paziente ed avere o tanto meno comunicare di aver avuto una fantasia erotica, cannibalistica o aggressiva e distruttiva. Una persona seria non può alternare contatto e ritiro; non può espirare e inspirare. Una persona seria deve essere sempre là, con la simultaneità o rapidissima alternanza di NO e SI. Una persona seria deve essere non in contatto con il paziente, ma avere la mente ingombrata di lui, attraverso tutte le teorie della situazione. E questo per mostrare a se stesso della buona volontà, dirsi che sta pensando al paziente, senza capire nulla di quello che attualmente sta succedendo. La serietà è l’opposto dell’infantile, dell’animale; la serietà è essere in profondo e lacerante conflitto senza minimamente accorgersi di ciò; la serietà è subire una massiccia frustrazione senza dolore. Comunque, come tecnico, credo che le perle possono servire a fare una collana. Credo che sedute che sembrano a vanvera, con lavori chissà come scelti, con stimoli che provengono da fatti non congrui, piene di strani impulsi, possono formare, alla fine, una collana le cui perle, si fanno gradatamente più larghe man mano che ci avviciniamo alla fase critica, dopo la quale diminuiscono di diametro ancora. Una collana, comunque perfetta.

Continua…

Questa è la decima puntata di PSICOTERAPIA E CREATIVITÀ, un testo inedito di Barrie Simmons del 1993, fedele trascrizione di una registrazione, da me eseguita e mai resa pubblica sinora. Si tratta di una lunga conversazione durante un gruppo di formazione. Nel ventennale della sua scomparsa, sarà pubblicato a puntate. Vuole essere un omaggio al grande Maestro e decano della Gestált Therapy europea.
Mimmo Ciavarelli

Seguite il prossimo appuntamento.
Gruppo

07/10/2026

METALOGHI GESTALTICI

3. I ricordi della falena

di Mimmo Ciavarelli

- Da una vita sento dire “volere è potere”, e spesso ho usato anche io questo modo di dire. Mi è sempre sembrata una formula efficace per intendere che se qualcosa la voglio davvero, nulla può impedirmi di coglierla. Ma da un pò non ne sono più sicura.

- Di cosa non sei più sicura?

- Ogni volta che non riesco a realizzare la mia volontà, secondo questa formula, non si tratterebbe di vera volontà.

- E di che volontà si tratterebbe?

- Sarebbe una volontà minore, tiepida, incostante, una volontà non sorretta da un vero desiderio, indegna del suo nome, dunque falsa.

- Ebbene, cosa contesti di questa visione?

- Tutto. Rifiuto le scale per misurare le quantità di volontà impiegate, rifiuto le unità di misura stesse. Rifiuto i cataloghi delle qualità attribuite alla volontà. Rifiuto soprattutto la stretta relazione della volontà con la riuscita. Per me sono due pianeti diversi, ognuno nella sua orbita: la volontà in quella del desiderio e il potere in quello del possibile.

- Però, non ti sfuggirà che riescono o falliscono assieme. Se non riesco in ciò che mi ero prefisso, anche la mia volontà fallisce, così come se colgo il risultato anche la mia volontà riesce. Il loro legame è nei fatti.

- Ecco. Questo mi confonde.

- Hai ragione, perché è una confusione. Permettimi di ristabilire la chiarezza. Se il nostro adagio "volere è potere" lo prendiamo alla lettera, non sono due cose distinte che si accostano o si susseguono, ma sono una identità, sono la stessa cosa. Ecco cosa significa davvero questa formula.

- Questo non lo capisco. Non l'avevo mai intesa così.

- Seguimi. Ma prima dimmi cosa ti disturba tanto da costringerti a negare questa indissolubilità.

- È frustrante che ogni volta che fallisce un desiderio mi debba rimproverare un difetto di volontà, o qualificarla con aggettivi denigranti, tra i quali il più brutto è la falsità. Vorrei tenermi i miei desideri senza legarli alla loro realizzazione e le mie prove di realizzarli, senza essere costretta alla riuscita.

- E cosa ci guadagni?

- La mia libertà. Libera di desiderare e libera di provare. Ecco che la mia volontà diventa pienamente libero arbitrio.

- No, mia cara, stai descrivendo una schiavitù, non una libertà.

- Quale schiavitù?

- La schiavitù dai desideri a cui sottometti la volontà e il libero arbitrio.

- Cosa vuoi dire?

- Voglio dire che c'è una differenza tra chi crede di essere l'insieme dei propri desideri e chi sa di esserne il padrone. Solo lui merita di avere una volontà libera e un libero arbitrio, che nulla hanno a che vedere con quel guazzabuglio di preferenze del momento e di desideri contrastanti e spesso conflittuali che, a seguirli, rendono la volontà e i suoi tentativi un percorso spessissimo inconcludenti.

- Ma così distruggi i desideri, relegandoli a meri intralci della volontà.

- Assolutamente no. Se ne sei il padrone, sai bene come dirigerli. La realizzazione di quello che vuoi passa anche per quello che non ti piace.

- Mi aiuti a dire. Chi può mai seguire un obiettivo senza il piacere di farlo.

- Esatto. Non si può. Ma non scordare di essere il padrone.

- Dunque mi indichi la repressione del desiderio come strada. Un orribile ascetismo!

- No. Sarebbe una strada fallimentare, fatta di frustrazioni inutili. Ti propongo il piacere di decidere, di guidare una nave tra i marosi, di non essere condizionato, di riuscire a convogliare tutte le energie sparse in mille piccoli desideri nell'unico grande desiderio di riuscire con intelligenza, perizia e senso di realtà: è il piacere di se stesso, il piacere di essere.

- Forse ho capito. Non mi sembra facile, ma è possibile, nonostante non saprei bene come. Tuttavia resta il grande problema che tutti i progetti si scontreranno con la realtà e possono fallire nonostante le buone intenzioni. Dunque volontà e potere sono ancora due cose distinte. Ne converrai: tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

- No questo mare non c'è. Una volontà per essere libera e incondizionata deve sempre riuscire, anzi essere la riuscita stessa.

- Ma come si fa?

- Volendo solo quello che è possibile, e potendo solo quel che si vuole.

LA PROMENADE. Concluso, domenica 04 ottobre 2026, il Training Workshop residenziale aitunnale del progetto GESTALT ROAD ...
04/10/2026

LA PROMENADE. Concluso, domenica 04 ottobre 2026, il Training Workshop residenziale aitunnale del progetto GESTALT ROAD a cura de "La Bottega accademia di Gestalt" e condotto da Mimmo Ciavarelli. Il progetto è rivolto a Psicologi, Psichiatri, Psicoterapeuti e Counselor che vogliano avvicinarsi, approfondire e sperimentare le metodologie della Gestalt Tradizionale. L'incontro è anche parte integrante del percorso di libera formazione per Psicologi e psichiatri in Gestalt therapy tradizionale ARTE DEL FARE e di quello per Formatori GESTALT HERITAGE. Il Workshop si è svolto (da venerdì 02 a domenica 04 ottobre 2026) a Vo Euganeo (Padova), ospite della Tana del Tasso Retreat.
Per informazioni sui prossimi eventi: Mimmo Ciavarelli 3333625679 [email protected]

PSICOTERAPIA E CREATIVITA’              Barrie Simmons                                                             IX  p...
28/09/2026

PSICOTERAPIA E CREATIVITA’ Barrie Simmons

IX puntata

Conversando col gruppo
La Chiara di Prumiano

Stesura a cura di
Mimmo Ciavarelli

TERAPIA DELLA CREATIVITA’

Ma, se per puro caso, capita che, io terapeuta, acquisti la fiducia del paziente e con questa l’autorizzazione a proseguire; se, per puro caso, il mio paziente si convince che io posso vincere, sono in grado di vincere e di gestire, ci si trova in una nuova fase della terapia.
Si ha di fronte un paziente infantile, affidato che ti adora e tu pure lo ami. In questo stato, che può essere molto bello e anche forse, molto pericoloso, molto commovente, spesso scoperto o accecante, comincia il vero lavoro.
Un lavoro lungo e difficile attraverso crisi successive, in un processo di ri-crescita e di ri-nascita continue. Rinascita perché ogni volta che sollecito un paziente ad abbandonare una determinata e confortevole base del rapporto per approdare a qualcosa di sconosciuto, è una rinascita. E’ un invito a mettere in atto tutte le strategie creative a mia disposizione. Ogni volta che tu, come terapeuta, hai stabilito di avere la chiave (perché il discorso sulla creatività non vale, ovviamente, solo per il paziente); ogni volta che tu sai come fare, come intervenire; che, in altri termini, sei perfettamente a tuo agio nel rapporto, significa che, in qualche modo, il rapporto è morto e c’è bisogno di una ri-nascita, c’è bisogno di un nuovo atto creativo.
E così, ri-nascita dopo ri-nascita, crisi dopo crisi, creazione dopo creazione, si snoda il lavoro terapeutico.
E molti nostri pazienti, chiedono, per vari motivi (cioè perché ti hanno bocciato all’esame, perché non hanno bisogno d’altro, o per qualsiasi altra ragione), molto meno.
Infatti, quello che ho descritto è ciò che si può chiamare il “nocciolo”, la fase centrale, il cuore di un rapporto terapeutico, spesso non presente.

Continua…

Questa è la nona puntata di PSICOTERAPIA E CREATIVITÀ, un testo inedito di Barrie Simmons del 1993, fedele trascrizione di una registrazione, da me eseguita e mai resa pubblica sinora. Si tratta di una lunga conversazione durante un gruppo di formazione. Nel ventennale della sua scomparsa, sarà pubblicato a puntate. Vuole essere un omaggio al grande Maestro e decano della Gestált Therapy europea.
Mimmo Ciavarelli

Seguite tutti i prossimi appuntamenti.

.Concluso ieri WORKSHOP FORMATIVO a Padova.La confusione volontaria come via maestra della creatività logica della Gestà...
27/09/2026

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Concluso ieri WORKSHOP FORMATIVO a Padova.
La confusione volontaria come via maestra della creatività logica della Gestàlt therapy.

Sono aperte le iscrizioni al prossimo Workshop esperienziale del giovedì 19 novembre 2026, nuovo appuntamento del progetto di Libera Formazione *"Gestált Space"* curato dalla Sede padovana di *"Arte del Fare"*, la sezione di Cultura e Formazione dell'accademia di Gestalt *"La Bottega".*
Il Workshop è condotto da Mimmo e Ambra Ciavarelli.

*INFORMAZIONI E ISCRIZIONE*
Mimmo Ciavarelli 3333625679
Ambra Ciavarelli 3459370142

19/09/2026

Le parole per dirlo - Racconto n. 14

Decidere adesso

Di Mimmo Ciavarelli

Il tempo delle decisioni è il presente. La storia di un indeciso ci descrive il processo del dubbio e il ruolo del passato e del futuro nell’indecisione. La sorprendente risoluzione del suo tormento ci riporta improvvisamente nell’unico luogo e tempo adatto per la sua guarigione.

Aveva appena ricevuto dalla sua ragazza la richiesta di sposarla, corredata da una serie di ragioni che gli erano sembrate convincenti e lo avevano rallegrato. Tuttavia, ascoltando un amico con cui si era confidato, aveva cominciato a dubitarne. Gli aveva fatto intendere che il futuro con una donna, per quanto amabile, gli avrebbe portato solo problemi, affanni e rinunce, di cui avrebbe potuto fare a meno se avesse scelto di rimanere libero. Trovò ragionevoli anche questi argomenti, oltre che conturbanti. Si rammentò dell'infelice matrimonio dei suoi zii e del suo doloroso epilogo, e dei tradimenti della sua prima fidanzata in cui credeva ciecamente. Fu molto rattristato da quei ricordi e il suo turbamento si rafforzò al punto di pensare di fare un passo indietro, ma non riusciva a decidersi a seguire l'una o l'altra strada. Inoltre, aveva sempre pensato di essere un tipo influenzabile, chiunque con una visione diversa poteva spaventarlo o entusiasmarlo, e come sono prodighi di consigli gli altri, quando si tratta di mettere in guardia circa i pericoli nascosti o le future conseguenze di una scelta o come sono generosi di esempi del passato, la grande maestra di vita, da cui mai ci si deve discostare se non si vuol finire male. In preda ad un'agitazione che conosceva bene, pensò a Paolo. Lui era sempre avaro di consigli, ma sapeva ascoltare. A volte anche poche parole avevano avuto il potere di calmarlo. Più di una volta si era rivolto a lui agitato e indeciso, per uscire dal colloquio rinfrancato e con animo deciso. "Paolo, siamo alle solite! - gli disse quando, dopo poco, lo vide - La mia solita indecisione, la mia solita influenzabilità! Un momento sono deciso di una cosa, poi basta una parola, un commento e cambio idea, per poi ricambiarla, fino alla paralisi, Uffà!" Gli raccontò così tutto, sia della fidanzata che dell'amico, e gli parlò dei suoi pensieri. Paolo ascoltava con attenzione, vedeva l'agitazione dell'amico ma non sembrava dargli peso. Solo quando lo vide più calmo dal lungo sfogo gli disse: "Non è nulla di grave, amico mio, devi solo decidere cosa vuoi fare con la tua ragazza". "Ma è questo che non riesco a fare! - rispose prontamente il nostro uomo". "Certo che non riesci a farlo, le scelte non si fanno in presenza di estranei" "Ti riferisci a quell'impiccione che mi ha messo in testa le sue perplessità?" "Ma no - rispose Paolo - mi riferisco alla necessità di scegliere ora, qui dove sono i fatti. Le previsioni sul futuro, rosee o catastrofiche che siano, o i moniti del passato, incoraggianti o spaventosi che appaiano, sono solo fantasie e nessuna fantasia regge il confronto con la realtà. Se concedi loro di emozionarti come fossero verità, o provi a decidere sulla loro base fantastica di pensieri e deduzioni, non puoi che essere indeciso, per quel po' di buonsenso che rimane" "Che vuoi dire? Cosa dovrei fare?" "Allontana gli ospiti sgraditi, non farti irretire da quel che non c'è ancora o da quello che non c'è più, rimani nel presente. Guarda la tua ragazza. Ti piace? Tutto quello che ti serve per decidere è qui. Vuoi rischiare quel che c'è da rischiare per stare con lei?" "Sì Paolo, a me piace, la voglio." "E allora va a dirglielo".

PSICOTERAPIA E CREATIVITA’              Barrie Simmons                                                             VIII ...
16/09/2026

PSICOTERAPIA E CREATIVITA’ Barrie Simmons

VIII puntata

Conversando col gruppo
La Chiara di Prumiano

Stesura a cura di
Mimmo Ciavarelli

CREATIVITÀ DEL BAMBINO ABUSATO E TERAPIA DELL’ACCETTAZIONE

Questo animale, se vogliamo, questo bambino, fondamentalmente poco accettato perché ancora così poco umano, così tanto ancora in contatto sensoriale è, comunque e nonostante tutto, pur sempre dentro di noi, anche se poco riconosciuto o apprezzato.
E’ lui che ha ideato, come poteva, ma sempre genialmente, creativamente, un modo di sopravvivere per noi.
Certo è un modo che oggi definiamo nevrosi, handicap, impedimento, ostacolo, inibizione, autosconfitta, autodistruttivi, ma che comunque ha funzionato e funziona,visto che non siamo ancora morti, pazzi o irrimediabilmente rovinati. Ma noi, ormai, adulti ed umani, dotati di pensiero e linguaggio più che di sensi, riteniamo, con molte ragioni, la presenza di questi residui preistorici pericolosi, inadatti, sinceramente angoscianti. Tanto più che non riusciamo a liberarcene, anzi spesso abbiamo la sensazione di essere ancora guidati da questo animale o da questo bambino in molte circostanze, in troppe, forse. E questa sensazione di essere guidati la avvertiamo sempre con grande senso di angoscia.
Un’immagine tenderà a chiarire il concetto: è come scoprirsi, ogni volta, in una macchina che, sull’autostrada, fila a 180 km all’ora ed alla guida c’è lui, il bambino! Non è molto incoraggiante, c’è una grossa voglia di sbatterlo via ed una grossa difficoltà a farlo. Non posso frenare e cercare di strappargli il volante mentre andiamo a questa velocità, non mi pare neanche una buona idea.
D’altronde, rimanere inermi, accanto a questo piccolo mostriciattolo, neanche troppo alto per vedere abbastanza, neanche è saggio.
Ed in ogni caso, gli unici interventi adulti che il bambino ha conosciuto sono stati contro di lui. Qualcuno di questi (come quelli che spesso si progettano nell’accorgersi di essere nella famosa automobile in autostrada) ha addirittura scopi omicidi. Figuriamoci se lui, il bambino, ci cederebbe mai la guida del veicolo e, forse,non sbaglia! L’adulto che gli sta accanto, lo odia. Lo odia perché lui, che è grande, ha esperienza, conoscenza, capisce la vita, si rende conto di quel che può significare essere in una vettura a 180 km all’ora con questo bambino completamente pazzo alla guida! In queste condizioni come si fa a non odiarlo? A provare un terrore e rabbia illimitata per quel bambino? Proprio lui ha rovinato la mia vita, il mio matrimonio, la mia carriera e chissà cosa altro starà per fare. Come non dovrei desiderare di ammazzarlo?
La situazione, a questo punto, non è facile. Bisognerebbe essere capaci di rapportarsi a lui, riuscire a rassicurarlo concretamente, manifestandogli realmente l’accettazione, per vedere se questo atteggiamento riesce a determinare apertura e fiducia nel bambino che, a questo punto, potrebbe anche riposare un po’ e dare, cedere il volante nelle mani di qualcuno di cui si fida.
E comunque, c’è da dire che, nonostante la sua follia, il bambino è riuscito, miracolosamente, a guidare finora senza incidenti mortali. L’adulto non è gravemente malato, ma vive sotto i ponti, non è morto ammazzato né è rinchiuso in manicomio. Il bambino, inoltre, sa che, nonostante tutto quello che gli adulti hanno detto di lui, finora ce l’ha fatta! Non sa come, tra l’altro è terrorizzato, ma non ha nessun motivo valido, ai suoi occhi, di cedere il volante a qualcuno che non gli ha mai riconosciuto niente. Neanche il miracolo di avercela fatta finora, grazie alla sua genialità! Cedere la guida a qualcuno che non lo considera prezioso, che lo odia, che vuole solo il comando e basta e che, al limite, vuole anche buttarlo fuori dall’automobile!
Il bambino non ha nessun bisogno, nessun motivo, per fidarsi e cedere la guida ad uno che non lo stima, lo odia e che, a lui sembra proprio quel genitore o quei genitori che in primo luogo hanno tentato di ammazzarlo, di soffocarlo, di tacitarlo e dai quali è fuggito. Perché se sono scappato dai miei genitori, dovrei cedere a te, che rassomigli loro così tanto, il volante? Il bambino, in fondo, non sa cosa fare e neanche tu! L’ unica strada è quella di dialogare con lui, con rispetto, ingraziarlo, accettarlo in pieno, valorizzarlo, riconoscerlo. E forse allora….
Inoltre, il bambino è perfettamente in grado di leggere l’autenticità della comunicazione. Con lui non è possibile l’inganno. Non basta mettere su un sorriso per avere il volante.
E per il terapeuta è importante accettare il proprio bambino. Se non accetti il proprio bambino. Se non riesci, in qualche modo, con lui, come puoi sperare di riuscire con il tuo paziente? Se guardo un paziente vedo una persona. ma questo è solo il dato più appariscente. Dietro l’uomo o la donna c’è la sua vita psichica ed i suoi personaggi. C’è un genitore prevaricante e spaventoso e cioè un bambino terrorizzato e sfidante che reagisce alla dipendenza con atteggiamenti di controdipendenza, disobbedienza (o finta obbedienza). E non è solo un sincronismo (tu vuoi il volante? Io accelero fino a 190 km all’ora), ma una struttura di relazione. Volendo, in altri termini, parliamo del “cane di sopra” e del “cane di sotto” di Perls. Tu, cane di sopra, esigi e prendi ed io, cane di sotto, faccio sempre sciopero, disobbedienza. Tu uomo bianco, vuoi che io faccia il lavoro? Io, schiavo negro, come tu sai, sono troppo stupido per natura per capire cosa mi hai detto. Sono solo un povero scemo!
E ovvio, quindi, che l’unica persona in grado di fare qualcosa per il bambino e perché no, per il genitore, è l’adulto attuale.
Compito del terapeuta è aiutare questo adulto nel suo compito di proteggere il bambino dal genitore e il genitore dal bambino. Infatti, anche il maldestro bambino, facendo cadere la pentola bollente, può bruciare il genitore. Inoltre, aiutare il genitore, significa dargli una mano ad avere una qualche efficacia e non essere soltanto “apparentemente” il grande capo, ma, concretamente, impotente.
Aiutare il bambino, che ad ogni intervento crudele, diventa più piccolo e più grave, significa indirizzare il genitore a controllarsi, a capire, impedirgli di aggredire, mettersi tra loro; proteggere l’uno, limitare l’altro, rassicurarli entrambi e gestire la situazione.
Questo è quello che un terapeuta deve indirizzare un adulto a fare! Questo adulto che, molto spesso, rimane, invece, estraneo alle dispute, neutrale ma spaventato da tutti e due i contendenti. Un terapeuta aiuta l’adulto ad essere presente; non solo spettatore inerme, non solo voltato dall’altro lato, verso il mondo, ma anche girato un po’ verso se stesso.
Ma se, come terapeuta, anche tu hai paura di loro due, del bambino e del genitore del tuo paziente, allora nulla può essere fatto, oltre che qualcosa in superficie e, in genere, il paziente capisce e non insiste; comprende che tu l’esame non lo supererai mai e quindi non c’è niente da fare.

Continua…

Questa è l’ottava puntata di PSICOTERAPIA E CREATIVITÀ, un testo inedito di Barrie Simmons del 1993, fedele trascrizione di una registrazione, da me eseguita e mai resa pubblica sinora. Si tratta di una lunga conversazione durante un gruppo di formazione. Nel ventennale della sua scomparsa, sarà pubblicato a puntate. Vuole essere un omaggio al grande Maestro e decano della Gestált Therapy europea.
Mimmo Ciavarelli

Seguite tutti i prossimi appuntamenti.

.PICCOLO WORKSHOP PER PSICOLOGI  26.09.2026 - Aperte le iscrizioniDi tanto in tanto, nelle pause del lavoro, si diradano...
08/09/2026

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PICCOLO WORKSHOP PER PSICOLOGI
26.09.2026 - Aperte le iscrizioni
Di tanto in tanto, nelle pause del lavoro, si diradano le presenze e i luoghi diventano più intimi, le domande sussurrate trovano ascolto e le risposte fioriscono spontanee. In Bottega tacciono gli strumenti, e le voci di quei pochi diventano suoni che intrecciano armoniche spirali. È questa la dimensione del piccolo.

Sono aperte le iscrizioni al Workshop di Libera formazione per Psicologi Gestàlt Space a cura de "La Bottega accademia di Gestalt" sezione Padova. È condotto da Mimmo e Ambra Ciavarelli e si svolgerà sabato 26 settembre nella sede di Via Bosco Pedrocchi 45 a Padova.
Rivolto a tutti gli psicologi che vogliono incontrare, formarsi o approfondire l’approccio della Gestált tradizionale. Questi incontri sono il crocevia esperienziale dl percorsi di libera formazione, secondo la prassi gestaltica della trasmissione che non prevede nessuna formalizzazione scolastica dell’apprendimento. Mostrare, stimolare e assorbire in diretto contatto con le circostanze, trasforma l’insegnamento che in-forma in una pratica creativa che forma. Da una generazione all’altra, è questa la Gestált viva che passa di mano.
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Sono aperte (fino al 20 settembre 2026) le iscrizioni al Training Workshop autunnale del progetto di Libera formazione G...
03/09/2026

Sono aperte (fino al 20 settembre 2026) le iscrizioni al Training Workshop autunnale del progetto di Libera formazione Gestalt Rood, a cura de "La Bottega accademia di Gestalt" . È condotto da Mimmo Ciavarelli e si svolgerà dal 2 al 4 ottobre 2026 a Vò (Padova), presso "La Tana del Tasso" (via Cà Mariani 266).
Rivolto a tutti coloro che si occupano professionalmente di disagio psicologico e che vogliono incontrare, formarsi o approfondire l’approccio della Gestált tradizionale, questi incontri sono il crocevia esperienziale dl percorsi di libera formazione, secondo la prassi gestaltica della trasmissione che non prevede nessuna formalizzazione scolastica dell’apprendimento. Mostrare, stimolare e assorbire in diretto contatto con le circostanze, trasforma l’insegnamento che in-forma in una pratica creativa che forma. Da una generazione all’altra, è questa la Gestált viva che passa di mano.

Indirizzo

Via Michelangelo Da Caravaggio 250
Naples
80126

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+393333625679

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