16/09/2026
PSICOTERAPIA E CREATIVITA’ Barrie Simmons
VIII puntata
Conversando col gruppo
La Chiara di Prumiano
Stesura a cura di
Mimmo Ciavarelli
CREATIVITÀ DEL BAMBINO ABUSATO E TERAPIA DELL’ACCETTAZIONE
Questo animale, se vogliamo, questo bambino, fondamentalmente poco accettato perché ancora così poco umano, così tanto ancora in contatto sensoriale è, comunque e nonostante tutto, pur sempre dentro di noi, anche se poco riconosciuto o apprezzato.
E’ lui che ha ideato, come poteva, ma sempre genialmente, creativamente, un modo di sopravvivere per noi.
Certo è un modo che oggi definiamo nevrosi, handicap, impedimento, ostacolo, inibizione, autosconfitta, autodistruttivi, ma che comunque ha funzionato e funziona,visto che non siamo ancora morti, pazzi o irrimediabilmente rovinati. Ma noi, ormai, adulti ed umani, dotati di pensiero e linguaggio più che di sensi, riteniamo, con molte ragioni, la presenza di questi residui preistorici pericolosi, inadatti, sinceramente angoscianti. Tanto più che non riusciamo a liberarcene, anzi spesso abbiamo la sensazione di essere ancora guidati da questo animale o da questo bambino in molte circostanze, in troppe, forse. E questa sensazione di essere guidati la avvertiamo sempre con grande senso di angoscia.
Un’immagine tenderà a chiarire il concetto: è come scoprirsi, ogni volta, in una macchina che, sull’autostrada, fila a 180 km all’ora ed alla guida c’è lui, il bambino! Non è molto incoraggiante, c’è una grossa voglia di sbatterlo via ed una grossa difficoltà a farlo. Non posso frenare e cercare di strappargli il volante mentre andiamo a questa velocità, non mi pare neanche una buona idea.
D’altronde, rimanere inermi, accanto a questo piccolo mostriciattolo, neanche troppo alto per vedere abbastanza, neanche è saggio.
Ed in ogni caso, gli unici interventi adulti che il bambino ha conosciuto sono stati contro di lui. Qualcuno di questi (come quelli che spesso si progettano nell’accorgersi di essere nella famosa automobile in autostrada) ha addirittura scopi omicidi. Figuriamoci se lui, il bambino, ci cederebbe mai la guida del veicolo e, forse,non sbaglia! L’adulto che gli sta accanto, lo odia. Lo odia perché lui, che è grande, ha esperienza, conoscenza, capisce la vita, si rende conto di quel che può significare essere in una vettura a 180 km all’ora con questo bambino completamente pazzo alla guida! In queste condizioni come si fa a non odiarlo? A provare un terrore e rabbia illimitata per quel bambino? Proprio lui ha rovinato la mia vita, il mio matrimonio, la mia carriera e chissà cosa altro starà per fare. Come non dovrei desiderare di ammazzarlo?
La situazione, a questo punto, non è facile. Bisognerebbe essere capaci di rapportarsi a lui, riuscire a rassicurarlo concretamente, manifestandogli realmente l’accettazione, per vedere se questo atteggiamento riesce a determinare apertura e fiducia nel bambino che, a questo punto, potrebbe anche riposare un po’ e dare, cedere il volante nelle mani di qualcuno di cui si fida.
E comunque, c’è da dire che, nonostante la sua follia, il bambino è riuscito, miracolosamente, a guidare finora senza incidenti mortali. L’adulto non è gravemente malato, ma vive sotto i ponti, non è morto ammazzato né è rinchiuso in manicomio. Il bambino, inoltre, sa che, nonostante tutto quello che gli adulti hanno detto di lui, finora ce l’ha fatta! Non sa come, tra l’altro è terrorizzato, ma non ha nessun motivo valido, ai suoi occhi, di cedere il volante a qualcuno che non gli ha mai riconosciuto niente. Neanche il miracolo di avercela fatta finora, grazie alla sua genialità! Cedere la guida a qualcuno che non lo considera prezioso, che lo odia, che vuole solo il comando e basta e che, al limite, vuole anche buttarlo fuori dall’automobile!
Il bambino non ha nessun bisogno, nessun motivo, per fidarsi e cedere la guida ad uno che non lo stima, lo odia e che, a lui sembra proprio quel genitore o quei genitori che in primo luogo hanno tentato di ammazzarlo, di soffocarlo, di tacitarlo e dai quali è fuggito. Perché se sono scappato dai miei genitori, dovrei cedere a te, che rassomigli loro così tanto, il volante? Il bambino, in fondo, non sa cosa fare e neanche tu! L’ unica strada è quella di dialogare con lui, con rispetto, ingraziarlo, accettarlo in pieno, valorizzarlo, riconoscerlo. E forse allora….
Inoltre, il bambino è perfettamente in grado di leggere l’autenticità della comunicazione. Con lui non è possibile l’inganno. Non basta mettere su un sorriso per avere il volante.
E per il terapeuta è importante accettare il proprio bambino. Se non accetti il proprio bambino. Se non riesci, in qualche modo, con lui, come puoi sperare di riuscire con il tuo paziente? Se guardo un paziente vedo una persona. ma questo è solo il dato più appariscente. Dietro l’uomo o la donna c’è la sua vita psichica ed i suoi personaggi. C’è un genitore prevaricante e spaventoso e cioè un bambino terrorizzato e sfidante che reagisce alla dipendenza con atteggiamenti di controdipendenza, disobbedienza (o finta obbedienza). E non è solo un sincronismo (tu vuoi il volante? Io accelero fino a 190 km all’ora), ma una struttura di relazione. Volendo, in altri termini, parliamo del “cane di sopra” e del “cane di sotto” di Perls. Tu, cane di sopra, esigi e prendi ed io, cane di sotto, faccio sempre sciopero, disobbedienza. Tu uomo bianco, vuoi che io faccia il lavoro? Io, schiavo negro, come tu sai, sono troppo stupido per natura per capire cosa mi hai detto. Sono solo un povero scemo!
E ovvio, quindi, che l’unica persona in grado di fare qualcosa per il bambino e perché no, per il genitore, è l’adulto attuale.
Compito del terapeuta è aiutare questo adulto nel suo compito di proteggere il bambino dal genitore e il genitore dal bambino. Infatti, anche il maldestro bambino, facendo cadere la pentola bollente, può bruciare il genitore. Inoltre, aiutare il genitore, significa dargli una mano ad avere una qualche efficacia e non essere soltanto “apparentemente” il grande capo, ma, concretamente, impotente.
Aiutare il bambino, che ad ogni intervento crudele, diventa più piccolo e più grave, significa indirizzare il genitore a controllarsi, a capire, impedirgli di aggredire, mettersi tra loro; proteggere l’uno, limitare l’altro, rassicurarli entrambi e gestire la situazione.
Questo è quello che un terapeuta deve indirizzare un adulto a fare! Questo adulto che, molto spesso, rimane, invece, estraneo alle dispute, neutrale ma spaventato da tutti e due i contendenti. Un terapeuta aiuta l’adulto ad essere presente; non solo spettatore inerme, non solo voltato dall’altro lato, verso il mondo, ma anche girato un po’ verso se stesso.
Ma se, come terapeuta, anche tu hai paura di loro due, del bambino e del genitore del tuo paziente, allora nulla può essere fatto, oltre che qualcosa in superficie e, in genere, il paziente capisce e non insiste; comprende che tu l’esame non lo supererai mai e quindi non c’è niente da fare.
Continua…
Questa è l’ottava puntata di PSICOTERAPIA E CREATIVITÀ, un testo inedito di Barrie Simmons del 1993, fedele trascrizione di una registrazione, da me eseguita e mai resa pubblica sinora. Si tratta di una lunga conversazione durante un gruppo di formazione. Nel ventennale della sua scomparsa, sarà pubblicato a puntate. Vuole essere un omaggio al grande Maestro e decano della Gestált Therapy europea.
Mimmo Ciavarelli
Seguite tutti i prossimi appuntamenti.