Dott.ssa Marta Del Giudice

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14/09/2026

Non vorrei mai finire in una casa di riposo, ma se proprio dovessi arrivarci e non avessi altra scelta perché ormai non sono più lucida, 😁 allora vorrei che queste mie volontà venissero rispettate. 😁😁

Se dovessi ammalarmi di demenza, vorrei che la mia famiglia appendesse questo elenco di desideri alla parete della mia stanza. Voglio che si ricordino di queste cose.

1. Ogni volta che entrate nella stanza, annunciatevi. "Ciao, sono..." MAI chiedere: "Sai chi sono?" Provoca ansia.

2. Se dovessi avere la demenza, vorrei che amici e familiari accettassero la mia realtà. 🌸 Assistenti inclusi.

3. Se penso che un mio amico defunto sia ancora vivo, o che stiamo andando a cena dai miei genitori, lasciatemi credere a queste cose. Ne sarò molto più felice. ❤️

4. Se dovessi avere la demenza, non discutete con me su cosa sia vero per me rispetto a cosa sia vero per voi. 👍🏽❤️👍🏽

5. Se dovessi avere la demenza e non fossi sicura di chi siete, non prendetevela sul personale. La mia percezione del tempo è confusa. 👍🏽👍🏽👍🏽

6. Se dovessi avere la demenza e non riuscissi più a usare le posate, non iniziate a imboccarmi. Passate piuttosto a cibi che si possono mangiare con le mani (*finger food*) e vedete se riesco ancora a nutrirmi da sola. ❤️🥰❤️🥰

7. Se dovessi avere la demenza e mi sentissi triste o ansiosa, tenetemi la mano e ascoltatemi. Non dite che i miei sentimenti sono infondati.

8. Se dovessi avere la demenza, non voglio essere trattata come una bambino. Parlatemi come all'adulto che sono. ❤️

9. Se dovessi avere la demenza, vorrei comunque godermi le cose che ho sempre amato. Aiutatemi a trovare il modo di fare esercizio, leggere e vedere gli amici. ❤️

10. Se dovessi avere la demenza, chiedetemi di raccontarvi una storia del mio passato.

11. Se dovessi avere la demenza e diventassi agitato, prendetevi il tempo per capire cosa mi turba. ❤️

12. Se dovessi avere la demenza, trattatemi come vorreste essere trattati voi. ❤️

13. Se dovessi sviluppare la demenza, assicurati che in casa ci siano sempre degli snack per me. Già adesso mi innervosisco se non mangio; con la demenza, potrei avere difficoltà a spiegare di cosa ho bisogno.❤️

14. Se dovessi sviluppare la demenza, non parlare di me come se non fossi presente nella stanza.👍🏽

15. Se dovessi sviluppare la demenza, non sentirti in colpa se non riesci ad assistermi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non è colpa tua e hai fatto del tuo meglio. Cerca qualcuno che possa aiutarti o scegli una nuova, ottima struttura dove io possa vivere.👍🏽

16. Se dovessi sviluppare la demenza e vivere in una struttura specializzata, ti prego di venirmi a trovare spesso.❤️

17. Se dovessi sviluppare la demenza, non mostrarti frustrato se confondo nomi, eventi o luoghi. Fai un respiro profondo. Non è colpa mia.👍🏽

18. Se dovessi ammalarmi di demenza, assicuratevi che la mia musica preferita sia sempre in sottofondo, a portata d'orecchio.❤️❤️❤️

19. Se dovessi ammalarmi di demenza e avessi l'abitudine di prendere oggetti e portarli in giro, aiutatemi a rimetterli al loro posto.👍🏽

20. Se dovessi ammalarmi di demenza, non escludetemi dalle feste e dalle riunioni di famiglia.❤️

21. Se dovessi ammalarmi di demenza, sappiate che amo ancora ricevere abbracci e farmi delle belle risate. ❤️🥰❤️

22. Se dovessi ammalarmi di demenza, ricordate che sono sempre la persona che conoscete e amate.”🌼❤️

In onore di qualcuno che conoscete o avete conosciuto affetto da demenza. In onore di tutte le persone che amo e che ho perso, che stanno combattendo contro la demenza o l'Alzheimer.

Qualcuno ha detto che, quando ci si prende cura di una persona affetta da demenza, la si perde sempre di più ogni giorno che passa: al momento della diagnosi, durante le varie fasi della malattia, quando necessita di cure e infine quando viene a mancare.

Questo viene chiamato "l'addio più lungo". Mentre il cervello si spegne lentamente, la persona cambia fisicamente e finisce per dimenticare chi sono i suoi cari. Potrebbe ritrovarsi costretta a letto, immobile, senza mangiare né bere.

Ci saranno persone che scorreranno oltre questo post perché
la demenza non ha toccato le loro vite. Forse non sanno cosa significhi avere una persona cara che ha combattuto o sta ancora combattendo contro questa malattia.

Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questa malattia crudele, vorrei che i miei amici pubblicassero questo messaggio sulla loro bacheca oggi.

Tieni premuto il dito sul post per copiarlo e incollarlo sulla tua bacheca.

Un ringraziamento speciale a chiunque decida di pubblicarlo sulla propria bacheca in occasione della Settimana di sensibilizzazione sulla demenza.
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Per chi volesse entrare piano piano nel mondo dell'omeopatia, per conoscerla prima di criticarla o per criticarla poi ma...
09/09/2026

Per chi volesse entrare piano piano nel mondo dell'omeopatia, per conoscerla prima di criticarla o per criticarla poi ma con motivazioni valide
Una sorta di anteprima, a breve vi illustrerò il nuovo corso sull'omeopatia per conoscerla davvero.
A presto e buona giornata a tutti

Quando io ero piccola, ricordo che, per curare le mie tonsilliti continue, mio padre mi dava il tubetto coi granuli da prendere rigorosamente in bagno, di nascosto, quando ero a scuola. L’Omeopatia non era così conosciuta e diffusa ma chi la utilizzava la conosceva e sapeva che era un tipo di med...

La mancanza di cultura così diffusa oggi la si nota nei comportamenti delle persone. Un tempo non salutare, evitare i ch...
20/08/2026

La mancanza di cultura così diffusa oggi la si nota nei comportamenti delle persone.
Un tempo non salutare, evitare i chiarimenti, non affrontare le situazioni ed i problemi era considerato sintomo di estrema vigliaccheria. La letteratura - italiana e non - come anche i cartoni animati, i fumetti, sono pieni di soggetti vigliacchi e codardi. Personaggi descritti come negativi, come perdenti, non certo come eroi positivi ma come esempio da non seguire, da evitare. Comportarsi da vigliacco era considerato, fino a poco tempo fa, come vergognoso. Sentirsi dare del vigliacco, del senza p***e era considerata un'offesa tremenda, da lavare in duello.
A proposito di duelli: chi non partecipava ad un duello dopo aver ricevuto il guanto di sfida perdeva il proprio onore e veniva considerato indegno di appartenere alla classe dei gentiluomini. Inoltre veniva immediatamente allontanato dai circoli e gli veniva impedita la frequentazione di persone rispettabili e, quindi, allontanato dalla società. Giusto per sbloccare un ricordo.
Oggi, invece, il comportamento più diffuso tra ragazzi ed adulti è proprio...la fuga. Se qualcosa non va, non si parla, non si affronta il problema. No, si toglie il saluto, si abbassa lo sguardo in attesa che l'altro, di fronte ad un comportamento del genere, si avvicini e chieda anche scusa casomai, per trovare la soluzione ad un problema. E se la persona non si avvicina si inizia con le minacce. Se neanche queste servono si arriva ai ricatti e,infine, alla sparizione, ossia alla resa. La prima volta che mi capitò ero al liceo ed una persona, dalla sera alla mattina, non mi rivolse più la parola senza motivo. Incavolandosi anche perché non andavo a chiederle spiegazioni. La reputai una quaquaraqua senza attributi per la quale non valeva la pena perdere tempo. La seconda volta mi capitò all'Università: stessa modalità, senza dare spiegazioni. Con in più anche un atteggiamento da primadonna offesa che doveva mostrare al mondo il suo risentimento. Risultato identico con tante risate dietro e la famosa frase: vabbè, si sa che è "particolare". Negli ultimi anni questi atteggiamenti stanno aumentando. E la cosa che mi dispiace è quando ad attuarli sono i ragazzi. Perchè un ragazzo che non sa affrontare un coetaneo, che pretende cose che non si potrebbero dare neanche ad un bambino di 2 anni con per di più i modi di un bambino di 2 anni, non sono vincenti. Sono dannatamente soli, chiusi in un mondo tutto loro, che non esiste, che devono mantenere vivo a costo di bugie, fughe, diffamazioni, pur di non affrontare la realtà dalla quale sono terrorizzati.
Siamo arrivati all'assurdo che si convincono di essere vincenti perchè non salutano, perché improvvisamente isolano qualcuno che non segue le loro regole, perché non affrontano i chiarimenti e non si confrontano. E non si rendono conto che stanno solo mostrando al mondo la loro enorme difficoltà ad affrontare le situazioni al punto che, quando trovano qualcuno di più centrato, sono costretti alla fuga. Ma, per non ammettere la loro vigliaccheria, che li farebbe crollare, iniziano a raccontarsi
storie folli, senza logica, pur di convincersi che hanno fatto bene, che sono stati vincenti. Senza rendersi conto del vuoto che si stanno creando attorno e del fatto che vivono in un mondo dominato dalla paura (di essere visti per quello che sono, che qualcuno racconti la verità con prove alla mano, che qualcuno li denunci, che nessuno più creda alle loro p***e etc) con un bisogno costante di controllo. Sapendo che chiunque può comportarsi con loro come loro si sono comportati con gli altri.
E quando si trovano in vera difficoltà tutti i falsi amici magicamente scompaiono.
Viviamo in un mondo di don Abbondio, di re Giovanni, di imperatori coi vestiti nuovi.
Se si studiasse di più e meglio si saprebbe questi personaggi che fine hanno fatto e come venivano considerare.
Ma si saprebbe anche che il gesto di abbassare lo sguardo o chinare la testa è da sempre la palese manifestazione della propria condizione di inferiorità: il suddito doveva abbassare lo sguardo si fronte al regnante o al signorotto, non poteva rivolgergli la parola, non poteva stare al loro desco. Poteva solo allontanarsi proprio perché consapevole della propria condizione di manifesta inferiorità.
Per cui, ragazzi, invece di scrollare i vari social, studiate, formatevi, imparate a relazionarvi in modo sano ed a creare reti per avere aiuti nei momenti di difficoltà. E lavorate su voi stessi per crescere anche e soprattutto dal punto di vista emotivo. Perche, se mantenete questi comportamenti, il rischio davvero è di allontanare chiunque e di trovarvi, a 60 anni, a non sapere più dove fuggire e ad avere paura di incontrare tutti coloro che vi conoscono davvero. Perché prima o poi i conti con la realtà si fanno. Non si può scappare sempre. Prima o poi un muro che vi blocca lo trovate. E lí davvero i problemi diventano enormi.

Ieri ho visto un fantasma. Si, proprio un fantasma. Mi è passato davanti all'improvviso, in un posto in cui non mi sarei...
12/07/2026

Ieri ho visto un fantasma. Si, proprio un fantasma. Mi è passato davanti all'improvviso, in un posto in cui non mi sarei aspettata di incontrarlo. Ma si sa, i fantasmi compaiono all'improvviso e quando meno te l'aspetti. E spesso compaiono quando li hai dimenticati o quando sarò così bene da aver abbassato le difese che tieni sempre alte. Ma, a differenza di quello che pensiamo, non ci vengono a trovare per spaventarci, non sono cattivi. Al contrario, vogliono solo essere visti ed ascoltati. Vogliono che ci sediamo accanto a loro, che li guardiamo davvero, senza scappare, per capire cosa hanno da dirci. Per vedere che, visti da vicino,sono molto meno spaventosi di quel che pensiamo. E per farci capire che non sono loro che ci perseguitano ma noi che non li lasciamo andare,che li manteniamo legati a noi. Possono essere persone, ricordi, emozioni, traumi...l'elemento che li caratterizza è che, spesso per paura o per incapacità di affrontarli,li abbiamo messi in un posto dove pensiamo di poterli nascondere e non vedere. Ma loro ci sono, sono vivi e vogliono uscire. Vogliono essere liberi di andare via. Sta a noi decidere se lasciarli li,come fantasmi, o vederli, conoscerli, ascoltarli, ringraziarli e poi lasciarli andare. Si, ho detto proprio ringraziarli: perchè i fantasmi non compaiono mai a caso, compaiono sempre al momento giusto. Spesso, come è accaduto a me ieri, attraversandoti la strada in apparenza senza vederti. In realtà, sapendo bene che quello era il momento giusto perché tu potessi vederli: nè prima nè dopo, ma in quel momento. Quando sei pronto.
Per cui, quando vediamo un fantasma, chiediamoci sempre se siamo disposti a lasciarlo andare e a ridargli la libertà. Sapendo che, lasciando liberi loro, ci liberiamo anche noi di pesi e siamo pronti ad evolvere.

Il mio ultimo articolo scritto per generiamo salute.Buona lettura e a presto
27/06/2026

Il mio ultimo articolo scritto per generiamo salute.
Buona lettura e a presto

Un aspetto che mi ha colpito molto, soprattutto negli ultimi anni della mia pratica clinica, è il tentativo – vano oltre che pericoloso – di eliminare il dolore e la sofferenza dalla nostra vita quotidiana. Come se il dolore fosse qualcosa di estraneo alla realtà umana che, quando si presenta,...

Oggi per seguire avevo bisogno di un forte sostegno... E il mio supereroe mi è venuto subito in soccorso
18/04/2026

Oggi per seguire avevo bisogno di un forte sostegno... E il mio supereroe mi è venuto subito in soccorso

Auguri a tutti si buona Pasqua
05/04/2026

Auguri a tutti si buona Pasqua

Mi rendo conto di essere vecchia o antica o boomer, come dice mia figlia. Insomma, di un'altra epoca, un'epoca nella qua...
25/03/2026

Mi rendo conto di essere vecchia o antica o boomer, come dice mia figlia. Insomma, di un'altra epoca, un'epoca nella quale ti insegnavano che il linguaggio scritto e quello parlato erano differenti; che bisognava leggere rispettando le pause e la punteggiatura. E la punteggiatura veniva insegnata. E corretta, nei temi.
Ricordo ancora le correzioni se si metteva un punto e virgola invece di un punto o una virgola invece di un punto e virgola. Non c'era whatsapp, meno che mai i messaggi vocali. Si scrivevano ancora cartoline e lettere.

Sono nostalgica? Forse, ma qui non sto parlando di nostalgia ma di punteggiatura.
Perché quando si cambia il modo di scrivere e di parlare si cambia tutto. Soprattutto il modo di pensare e quindi di vivere.

Io ancora penso - e vivo - come un tempo: con i punti, i punti e virgola ed i 2 punti. Con le pause diverse.
Me ne sono resa conto quando mia figlia, parlando del piu e del meno, mi ha detto che ora ha capito che il mio mettere un punto alla fine della frase in un messaggio non é segno di incazzatura. E perché mai hai interpretato un punto cosi? Perché il punto non si mette nei messaggi, si mette quando vuoi fatto capire che sei incazzata.
E se vuoi cambiare frase, se la frase é finita come fai, come scrivi? Semplice, scrivi un altro messaggio.
Mi ha spiegato perchè spesso mi mandano 10 messaggi per una comunicazione che si sarebbe potuta riassumere in un unico messaggio. Non solo. Mi ha fatto capire ancora di piu l'importanza del punto. E perche oggi si tenda a non usarlo.

Il punto indica una chiusura, mette un confine ed un limite tra una frase ed un'altra. Possono anche essere due frasi collegate per contesto ma non si fondono l'una con l'altra. Sono separate. Ognuna è una frase finita con un suo soggetto, un suo predicato, dei suoi complementi, una principale e delle secondarie. Ma é chiusa.
Quando si faceva l'analisi del periodo si doveva in primo luogo individuare una frase completa e poi analizzarla. L'analisi grammaticale, logica e del periodo andava fatta frase per frase, da un punto all'altro.

Oggi viviamo in un periodo nel quale si tende a non mettere punti, ossia a non mettere limiti o confini. Mettere un punto, ad una frase o ad una situazione, fa quasi paura: significa essere chiari, sapere dove inizia e dove finisce qualcosa - e non mi riferisco solo alle frasi. Significa sapere che, per poter mettere il famoso punto, la frase deve avere uno senso compiuto: il famoso soggetto, predicato e complemento.
Oggi questo non c'è piu. Abbiamo sostituito il punto coi puntini sospensivi. Tendiamo a non esprimere piu un pensiero in modo chiaro, compiuto ma a lasciare aperte tante possibilità, di fatto a non esprimerci davvero. A non esprimere un pensiero chiaro ma a lasciare sempre una porta aperta ad infinite possibilità.
Oppure sostituiamo il punto con la virgola, neanche col punto e virgola o i 2 punti. Con infinite virgole. Così facendo non abbiamo pause, non abbiamo separazione tra concetti diversi, non abbiamo quasi principali e secondarie. Non c'è gerarchia nei pensieri. Tutto é sullo stesso piano, tutto é fuso, non ci sono separazioni. E, come conseguenza, tutto diviene confuso, dannatamente confuso.

Ogni pensiero non espresso in modo chiaro può avere infinite interpretazioni. E si rinuncia ad esprimersi. Ossia si rinuncia ad essere. Perché la parola serve per esprimere noi stessi, ciò che siamo, ciò che desideriamo.

Il punto é la massima affermazione di noi stessi. Io sono, io penso, io credo, io voglio.
Quando mi esprimo in modo confuso, non chiaro significa che non ho, dentro di me, chiarezza di ciò che sono, che penso, che voglio. E questo fa sì che io, il mio pensiero, i miei desideri, possano essere invasi da quelli altrui. Perché non ho messo un limite ed un confine tra me ed il mondo esterno.

E quindi, il punto alla fine del mio messaggio viene interpretato come comunicazione aggressiva.
Oggi mettere un punto, mettere un confine, chiudere in modo chiaro fa paura. Fa paura essere se stessi ed affermarsi nella propria individualità.
Per cui, si, sono vecchia: ma sono altrettanto convinta che sia di fondamentale importanza riprendere lo studio della grammatica, a partire proprio dalla punteggiatura

Ho sempre detestato le persone che mi mettono fretta, soprattutto quando ci sono progetti nuovi da portare avanri. Perch...
21/03/2026

Ho sempre detestato le persone che mi mettono fretta, soprattutto quando ci sono progetti nuovi da portare avanri. Perché i progetti veri, quelli tuoi, non quelli prefabbricati, quelli che vengono da te, hanno bisogno di tempo. Tutto ciò che si crea ha bisogno di tempo e prende la luce solo quando è arrivato il suo tempo.
Come dicevano i saggi? Ogni cosa a suo tempo. Non si possono forzare le cose, nulla arriva se non quando tutto è pronto per accoglierlo.
Da giugno, quando ho iniziato a pensarci, ad oggi sono passati molti mesi, nei quali i famosi semi hanno avuto il tempo di diventare piante, dopo aver liberato il terreno da erbacce ed averlo rimosso e fertilizzato.
Ed oggi, con la primavera, come è giusto che sia, posso dire che il progetto è venuto alla luce, non è più solo un progetto.
E a conferma c'è stato lo splendido incontro di oggi.
A breve potrò condividere con voi quanto "partorito".
Per ora vi dico solo: datevi tempo, sempre. Le pause sono fondamentali per capire e fare sedimentare.
Ma, soprattutto, per trasformarci in ciò che siano destinati ad essere

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