06/05/2026
Nel trauma complesso, le strategie di sopravvivenza diventano strutture identitarie.
Quando una persona vive a lungo in condizioni di pericolo, instabilità o trascuratezza, il suo sistema nervoso sviluppa strategie per sopravvivere a quell’ambiente. Queste strategie possono includere compiacere gli altri, evitare il conflitto, ipercontrollare tutto, dissociarsi, oppure restare costantemente in allerta.
Nel trauma complesso, queste risposte non restano dei semplici comportamenti temporanei ma diventano il modo abituale di stare al mondo. Col tempo, la persona non le percepisce più come strategie apprese, ma come parte del proprio carattere o della propria identità. Ad esempio, “sono fatto così, devo sempre piacere a tutti” oppure “sono una persona fredda, non provo molto”.
In realtà, queste modalità hanno avuto una funzione fondamentale: hanno protetto la persona in un contesto in cui non c’erano alternative più sicure. Il problema nasce quando quelle stesse strategie, che erano adattive nel passato, continuano ad attivarsi automaticamente anche nel presente, dove non sono più necessarie o diventano limitanti.
Nel trauma complesso l’identità si costruisce attorno alla sopravvivenza, non alla libertà di espressione. La persona impara chi deve essere per ridurre il rischio.