20/07/2026
Sono diventata mamma e sono riuscita ad allattare. Il problema è che questo bambino è sempre attaccato a me! Non vuol stare con nessun altro e in nessun posto che non sia io!
Appena va in braccio a qualcuno di diverso da me esplode in pianti disperati. Papà nonni… figuriamoci una possibile baby sitter!
La libertà personale è andata a farsi benedire completamente, sono stanchissima, e non so proprio come farò quando a settembre dovrò riprendere a lavorare.
Mi hanno consigliato di togliergli il seno per abituarlo a separarsi da me, ma non so se è la soluzione. Inoltre non saprei nemmeno da dove partire perché, indipendentemente dal latte, lui usa usa il seno anche come ciuccio.
Insomma....help!
------------------------------------------------------------------
Insomma… sospendere l’allattamento al seno è il consiglio più sbagliato e miope che si possa dare!
Non mi racconta infatti un “problema” ma una fisiologia.
Se riflettiamo la “anormalità” non sta nel bambino, ma nel modo di vedere “adulto centrico” dove i bambini sono una “cosa carina” ma funzionale agli adulti.
Oggi si parla di “esogestazione”. Che vuol dire?
Vuol dire che la nascita di un bambino non finisce con il parto e la gestazione continua per circa altri nove mesi anche dopo!
In forma diversa ma con lo stesso legame emotivo, la mamma e il suo bambino sono un unicum per circa altri nove mesi.
Il lattante “è pensato” infatti per vivere attaccato alla mamma, al seno, per un lungo periodo.
Ho raccontato nel mio ultimo libro “Come è buono il latte di mamma!” come, diversamente da tutte le altre specie animali, il latte materno “più leggero” quindi richiede tanti “rifornimenti” nel corso della giornata e “costringe” il bambino a stare tantissimo tempo a contatto fisico con la sua mamma.
Questo contatto, lungo e intenso, indipendentemente dal latte è parte integrante dell’allattamento!
Non è un problema da risolvere (consigliando una bottiglia!!) ma un qualcosa da sostenere e incoraggiare.
Il "vizio delle braccia" è una mia prescrizione su carta intestata!
Le culle, i lettini e le carrozzine sono invenzioni che abbiamo fatto noi. Ok certo, usiamole! Ma riflettiamo dal punto di vista di un lattante: sono come “nicchie”.
Un posto irriconoscibile della serie "dove sono capitato?", 4 pareti bianche, a vedere il nulla, a sentire solo rumori lontani o musichette monotone, con sensazioni “strane” di tessuti o coperte pesanti addosso…
Dormono poveri piccoli, ma appena si svegliano e capiscono dove sono, persi e soli in un ambiente freddo e irriconoscibile, piangono! Certo che piangono!
E' fame? Forse si, ma anche "mamma aiuto! dove sei!"
La mamma invece è una sinfonia di sensazioni rassicuranti e note.
È liscia, calda, morbida, profumata, avvolgente, dolce, che culla, che “suona”, che accarezza… E ha pure un “bum bum” familiare e rassicurante che ha accompagnato per un lunghissimo periodo!
(Dovrei parlare del "portare in fascia" ma il post diventerebbe troppo lungo)
--
Per un bambino piccolo la mamma è benessere puro.
Un benessere che modula ormoni e sinaptogenesi! Un concerto di stimoli che costruiscono e rimodellano un cervello!
“Esogestazione” è la parola “medichese” (strano che non sia inglese) inventata per descrivere tutto questo: una seconda fase della gestazione, dove però “il pancione” che contiene il bambino è quello del contesto familiare che lo accoglie insieme alla sua mamma!
Il "pancione" fatto dal papà prima di tutto, ma poi dai nonni/e, dagli zii/e, dagli amici/e, dai vicini di casa…
Un “pancione” grande, fatto dall’amore accogliente di tutti per far nascere questo bambino insieme alla sua mamma!
Il bambino fa il suo mestiere! Vuole stare sempre con la sua mamma, ovvio!
Il problema è “il pancione”.
Se la sua mamma si ritrova con mille “compiti in classe” da svolgere, mille cose da fare nella indifferenza generale e questo nuovo bambino è un improvviso “di più” che si somma al tutto… certo che è un grande problema!
Ma se la mamma è accolta in quel “pancione” e ha (e si dà) “il permesso” di dedicarsi al piacere dell’intimità con il suo bambino, se può avere un tempo di benessere ad occhi chiusi senza ansia di dover fare qualcosa per le mille esigenze della casa, marito, figli, lavoro ecc… Cambia tutto!
Cambia perché il volto non è più teso, perchè c’è spazio per il gioco, il sorriso, le coccole…
Perché non sembra più “strano” e “sbagliato” vivere in una dimensione completamente nuova, quella della maternità accolta e amata.
E allora…
Lasci perdere “prestazioni” di “allattamento”, “buona mamma”, “buona educazione”, “buona compagna”, "buona lavoratrice" o “buona non so cosa!”
Lasci parlare il cuore e viva il piacere del bello di questi momenti senza complessi di colpa, programmi, o traguardi da raggiungere.
Oggi serve il sorriso, l’autoironia, il gioco, le coccole, il benessere!
Con questi “farmaci” che le prescrivo so che tutto il difficile (che è innegabile: c’è) diventerà semplice.
Tra qualche anno ci ripenseremo con un pizzico di rimpianto domandandoci “ma come abbiamo fatto?”.