Tommaso Montini

Tommaso Montini Uno spazio per "essere famiglia" con tutti i nostri bambini! Un divano per stare insieme, rilassati!
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Tempo di campi scuola e giochi all’aperto. Che bello! Ma… “Il mio bambino ha paura di fare gli scivoli alti se non con m...
08/06/2026

Tempo di campi scuola e giochi all’aperto.
Che bello! Ma…

“Il mio bambino ha paura di fare gli scivoli alti se non con me. Ha quasi tre anni e la cosa mi sembra normale. Ma mi hanno detto che la sua paura dipende dalla mia “eccessiva affettuosità”. Il mio troppo amore lo rende impreparato ad affrontare il mondo e devo lasciare che faccia da solo..."
"Ma è piccolo! Ho paura che possa farsi male, quindi preferisco stare attenta.
Davvero sto bloccando lo sviluppo di mio figlio perché lo amo troppo?”

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“Huston we have a problem!”
Il bambino non fa lo scivolo più alto e ci hanno detto che è colpa nostra!
Come dobbiamo fare?

Soluzione: “Non capiscono niente! L’amore di mamma non fa mai male!”

E’ possibile, ma lo scivolo alto il bambino non lo fa davvero... E se avessero ragione?
E se “l’eccessiva affettuosità” facesse male davvero?

Chi ci capisce più niente! Ma come facevano le nostre mamme?
Come si viveva bene senza psico e dottori che affollano il web!

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Racconto un esperimento famoso:
Bambini in grado di gattonare speditamente furono messi su un percorso dove alla fine c’era la loro mamma che li chiamava. Come atteso tutti i bambini corsero felici dalla mamma!

A questo punto i ricercatori complicarono il percorso costruendo tra bambini e mamma l’illusione ottica di precipitare se fossero andati avanti.
La mamma sorridente in fondo al percorso li chiamava e li incoraggiava a venire…
I bambini dopo un attimo di esitazione, sicuri dell’invito della mamma, si lanciavano spediti e correvano da lei!

Cosa insegna questo esperimento? Che la sicurezza viene da mamma!
Una mamma affettuosa, presente, sicura, affidabile è la garanzia di non cadere e vince la percezione del vuoto.

La mamma però incoraggia e conferma le abilità del bambino non lo corre a prendere se lui ha un attimo di esitazione! Fa sentire la sua stima con il suo sorriso sereno!

La mamma sarà sempre un porto sicuro, ma lascerà partire e saprà aspettare per tutti i rifornimenti di cui il piccolo avrà bisogno!

Ergo: l’amore affettuoso, fatto di continue conferme, non fa mai male! Anzi… è la base per volare!

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Qualche volta l’amore, pure affettuoso, deve placare l’ansia di perdere il proprio figlio:
“metti la sciarpetta che prendi freddo!”
“Non correre che sudi!”
“Attento che puoi cadere!”
“Telefonami appena arrivi!”
“Tieni il cellulare in tasca… (perché ho bisogno di sapere ogni attimo dove sei…)”

La protezione è benedetta, ma può avere qualche effetto collaterale…

L’attaccamento ansioso è un porto sicuro, molto sicuro. Tanto sicuro però da avere un catenaccio all’entrata che impedisce le uscite libere…

“Chissà cosa ci sarà di terribile fuori a quel porto… meglio restare qui fermi!”

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“Dottore quante chiacchiere! Non ho capito niente!”

Parli del mio bambino e degli scivoli alti: Devo lasciare che faccia da solo?
La risposta è… si.

A due tre anni i bambini esplorano e rischiano anche di farsi male, ma le loro mamme ci sono!
Pronte ad accogliere le loro lacrime se necessario, ma di più a fare il tifo e dire “forza che ce la fai!” “Forza io credo in te!” Forza! La mia mano c’è e quindi puoi!”

Proviamo allora anche con gli scivoli alti.
E se non ce la fa? “Coraggio! Andrà meglio domani, ma io so che sei bravo!”

Questa affettuosità non è mai eccessiva! Carezze e coccole sono rifornimenti che non fanno mai male!
Li hai fatti? E allora… Vai!

Una mamma sicura è preoccupata, ma riesce a lasciar andare e sa attendere.
Una mamma ansiosa non riesce a placare la paura. “Potrebbe succedere…”

"Facile a dire, e se poi davvero succede?"
Speriamo di no, ma siamo lì pronti per “aggiustarli” se si faranno male (e ci affidiamo alla Madonna perché non si facciano mai troppo male!).

Ricordiamolo: le ginocchia sbucciate giocando all’aperto e qualche livido dovrebbero essere patrimoni dell’UNESCO da difendere!
(che oggi sono minacciati da telefonini e video!!)

Vi racconto un esperimento:Hanno messo a confronto nelle mamme di ratti, il benessere e piacere provocato da una dose di...
06/06/2026

Vi racconto un esperimento:

Hanno messo a confronto nelle mamme di ratti, il benessere e piacere provocato da una dose di cocaina rispetto a quello di allattare i loro cuccioli!
(Raccontato nel bellissimo libro "Il parto positivo" di Cecilia Antolini e Silvia Dalvit)

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Ma che razza di esperimento! Una "faticaccia" confrontata con un piacere certo?
I bookmakers darebbero allattamento 1000 a 1. Risultato scontato! "Sti' ricercatori non sanno proprio cosa ricercare più!"

E invece... Boom!!! Stupefacente!
La mamme ratto preferivano la sensazione dell’allattamento alla dose di cocaina!!

Chi avesse puntato per il seno avrebbe fatto bingo!

Ok accostare i ratti a noi non sembra un bell'esempio, ma il loro cervello paradossalmente ci somiglia molto più di quanto pensiamo!

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Allattare è anche fatica e sacrificio, inutile cercare di negarlo. Ma resta una emozione profonda che tocca il cuore e costruisce cervelli! In una sola parola: Bella!

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Domanda: Se qualcuno di voi ha letto il mio ultimo libro sull'allattamento, posso chiedergli di raccontarmi le sue emozioni?
(Belle o brutte: tutte raccontano un mondo che non finirò mai di conoscere!).

Spiaggia… Bambino di forse 4-5 anni improvvisamente piange!Una medusa? Un insetto? Non si sa, ma il pianto è disperato.L...
03/06/2026

Spiaggia…
Bambino di forse 4-5 anni improvvisamente piange!
Una medusa? Un insetto? Non si sa, ma il pianto è disperato.

La mamma agitatissima cerca di capire che è successo, ma il pianto continua e disturba tutti i vicini dell’ombrellone…
Un bambino che piange è fastidioso!
E allora?

E allora “perbacco” facciamo qualcosa!
Ecco “il qualcosa” (non dico di chi):
“Smetti di piangere!!!!”
“Hai capito smetti??”
“Dài è solo una punturina... Che fai, piangi come una femminuccia?”

Niente da fare… Il bambino continua a piangere.
E allora… Ecco “le parole vincenti!”:
“Se non smetti, il dolore non se ne va!”
Colpito e affondato!
Il bambino tra i singhiozzi cerca di trattenere il dolore e non piangere…
!!!!!!!!!

Era solo una puntura di un insetto. Un po’ di ghiaccio, una cremina e tutto si è risolto.
Piccolo incidente di percorso. "Evviva! Si torna al mare!"

Ma…

Quante volte il pianto di un bambino infastidisce noi adulti al punto di non farci vedere più il bambino, ma il nostro fastidio !?

Quanto il pianto, che è la più elementare e primordiale richiesta di aiuto, nella nostra “cultura” viene relegato a segno “debolezza” ?!

Quanto è ancora “stigmatizzato” tra i maschietti come “cose da femminucce!”?
Lo dicevano a me, all’asilo e ancora lo ricordo. “I maschietti non piangono!!”

Forse non ci abbiamo mai pensato, ma siamo gli unici (o quasi unici) nel regno animale a “saper” piangere! E’ un caso? Per niente!

Questa capacità espressiva così complessa e coinvolgente infatti è una “abilità” avanzata della specie più evoluta che esista.

Attraverso meccanismi complessi di rispecchiamento emotivo infatti il pianto crea connessioni fortissime!
E la vera forza del genere umano nel corso della evoluzione è stata proprio la capacità di creare legami affettivi. Famiglie, amicizie, squadre…

Il pianto ci permette di esprimere emozioni ed è un fortissimo messaggio comunicativo lanciato all'esterno, ma ha anche una funzione catartica interna importante.

Attraverso la liberazione di leucoencefaline infatti aiuta a ridurre lo stress di un dolore o di una emozione forte. Detto in due parole facili: fa bene!
(Ovvio che mi riferisco a quello emotivo).

E allora… Accogliamolo questo pianto! Sempre.
Rispondiamo al bisogno di contenimento! Sempre.
E’ una richiesta di aiuto e di consolazione che non va mai soppressa.

E’ bene insegnare ai bambini ad esprimere le emozioni e loro lo fanno se sentono che c’è chi può accoglierle.

Un bambino che cade e si sbuccia un ginocchio, se sta da solo non piange!
Ma appena vede la sua mamma…

Esprimere le proprie emozioni aiuta a conoscerle, ma soprattutto a vedere e sentire quelle degli altri!
Si chiama empatia. Una delle più importanti qualità del nostro genere umano

L’empatia per noi umani è un qualcosa di innato.
Se un neonato sente un altro neonato piangere… piange! (che concerti nei nidi!)

Da piccoli i bambini non si fanno tanti problemi! Se c’è un disagio piangono.
Poi crescono… e ci guardano!

Noi adulti nascondiamo le nostre emozioni e… insegniamo a nasconderle!
Portiamo gli occhiali scuri ai funerali e stiamo attenti a non farci veder piangere dai nostri bambini.

E' così?
E allora: "indietro tutta!" Abbiamo sbagliato.

Una mamma che piange insegna che è permesso piangere!
Non si dispera e abbraccia i suoi bambini facendo sentire che ci sarà una via di uscita e una soluzione.
Ma se soffre piange! Ed è normale che lo faccia.

E’ giusto esprimere quello che si prova ed è giusto condividere una sofferenza!
E’ giusto insegnarlo.

… O forse è giusto farcelo insegnare dai bambini che lo sanno fare meglio di noi?

Che bella giornata oggi! C’è il sole, porto il nipotino a scuola… Accendo il telefonino… un messaggio: “Dottore ho bisog...
27/05/2026

Che bella giornata oggi! C’è il sole, porto il nipotino a scuola…
Accendo il telefonino… un messaggio:

“Dottore ho bisogno di aiuto! Mio marito è morto all’improvviso. Come devo fare con la bambina?”

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Rileggo più volte. Cerco di capire se ho sbagliato, rivedo il volto di un giovane papà che ho incontrato solo pochi giorni fa…
Un cazzotto nello stomaco inaspettato e una terribile stretta al cuore.

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Che fare? Che dire?
Come nascondergli un dolore così forte?
Come cercare di proteggerla dallo Tzunami che la investirà tra poco?

Si dicono tante cose in buona fede, ma qualche volta le parole esprimono solo la difficoltà di dire qualsiasi cosa.

Un papà amato, perso improvvisamente… è un dolore! E deve essere un dolore grande!

Il nostro tentativo di nasconderlo ai bambini è una nostra fuga davanti a loro perchè il loro dolore è per noi insopportabile.
Ma questo finisce per lasciarli soli in un tunnel buio dove gli adulti non sembrano più sicuri e affidabili.

Con i bambini non si può fingere. Perchè loro colgono in una frazione di secondo le più piccole sfumature del nostro volto e qualsiasi sorriso non vero parla e crea dubbi.

Le domande restano senza risposta e le bugie presto non convincono più.

Resta la solitudine che confonde e si trasforma in fantasmi non più contenuti dalla sicurezza degli adulti.

E allora che fare? Dire la verità. Con parole semplici, ma senza fughe.

Quello che serve è però riempire immediatamente il vuoto di un messaggio così duro e terribile (difficile da capire subito) con la presenza calda, sicura, forte, dell’abbraccio di mamma!

Piangere è avere il permesso di esprimere le emozioni, è un insegnamento per la vita.
Ma il pianto sia anche la certezza di avere una spalla sicura su cui poggiarsi. Sempre!

Non serve cercare di trovare spiegazioni che non si possono trovare.
Non serve dire cose in cui non si crede davvero,
non serve provare a distrarre…

Serve il ritrovare subito i riferimenti. Mamma c’è, non ti lascerà mai, tutto continua.
Papà c’è nel nostro cuore e ci sarà per sempre!

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Se abbiamo una fede possiamo trasmetterla. E’ un’ancora forte che è stata, ed è la mia (Se non l’avessi io sarei perso).
Ma se non l’abbiamo è inutile fingere con storielle di “angioletti” poco credibili.

La “consolazione” e la possibilità di ripartire non è nelle spiegazioni ma nella presenza. Nel ritrovare la certezza di un abbraccio sicuro.

Il tempo aiuterà a rimettere ordine e ricostruire un percorso.
La vita vince e vincerà sempre!

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Il libro pubblicato nella foto, scritto dalla bravissima Elvira Ripamonti, è davvero bello.
Lo consiglio vivamente perché spiega molto meglio di me il percorso migliore.

E’ un libro scientifico, molto concreto. Sono sicuro che possa essere un vero aiuto in un momento così difficile.

(Manca solo la parte della fede che è la mia esperienza raccontata nel mio “Getzemani, ingresso riservato”. Ma quello è tutto un altro discorso…)

La telefonata del momento:“Dottore buongiorno, il bambino vomita e ha la diarrea”.“Gli sto già dando i fermenti lattici ...
23/05/2026

La telefonata del momento:

“Dottore buongiorno, il bambino vomita e ha la diarrea”.
“Gli sto già dando i fermenti lattici ma sta abbattuto e gli sta anche salendo la febbre!”
"Che gli devo dare per bloccare la diarrea?"

Signora deve reidratare con una soluzione idrosalina a volontà…

Il giorno dopo:

"Dottore il bambino ha ancora la diarrea! E’ abbattuto e non mangia niente! Lei mi ha dato “SOLO” quella bibita. Che gli devo dare per bloccare la diarrea?"

Quanto ha bevuto di quella “bibita”? “Oggi un pochino… ma sta abbattutissimo!”

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In questo momento c’è una piccola epidemia di gastroenterite e i bambini con vomito e diarrea sono tanti.
Sono virus e nella stragrande maggioranza dei casi il tutto guarisce più o meno in una settimana (ovvio quindi che dopo un giorno la diarrea ci sia ancora!).

Circa nessuno sfugge ai fermenti lattici.
Se non di dà la nonna ci pensa il farmacista. Tutti mi telefonano quando li stanno già assumendo.

Servono? No!
Quelli che avevano fama di fare qualcosa, per questo i più costosi (ed era comunque proprio qualcosina), sono infatti stati declassati a inutili dopo un grandissimo studio pubblicato sul NEJM nel 2018 su 971 bambini.

Ok, non fanno male, ma costano molto. Quindi…

“E allora che si deve dare per questa diarrea?”

L'acqua e i sali minerali!! Punto.
Cioè quella soluzione che sembra “solo” una “bibitina” ma poi “dottore che si deve dare per bloccare la diarrea?”

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La soluzione idroelettrolitica è l’unica cosa che serve davvero. Sembra inutile acqua o addirittura un succo di qualcosa, non dà la percezione di un intervento medico deciso.

Diventa una terapia importante quando si inietta per via venosa con una flebo in ospedale! Ma è la stessa cosa!
E se si somministrasse bene a casa in ospedale non si andrebbe circa mai!

La diarrea acuta è una perdita di acqua e sali minerali che se non è bilanciata da un input che mantiene l’equilibrio, diventa rapidamente scompenso idroelettrolitico.

I primi segni sono il bambino abbattuto, il pianto senza lacrime, la p**ì che diventa poca e concentrata, la pelle secca ecc…

Sono questi i segni importanti da guardare con attenzione! Non i decimi del termometro.

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Ma non sarebbe meglio bloccarla con antispastici? NO.
Perché la diarrea è un "wash" che butta fuori tossine e virus. Lasciarle dentro non è l’idea migliore. Quindi non si deve “bloccare” niente.

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La mia mamma mi curava subito con il digiuno, poi riso in bianco e niente latte.
Il dottore entrava in scena dopo un giorno e mi prescriveva sempre:
- qualche addensante delle feci,
- fermenti lattici (non mancavano mai),
- se vomitavo o ero abbattuto mi faceva fare sempre una siringa di Cortigen (non esiste più fortunatamente e quindi la nomino)
- e l’indimenticabile Bactrim!

Sono sopravvissuto.
Ma quante cose sono cambiate! Fortunatamente.
Difficile però farle cambiare davvero nelle abitudini: diete in bianco, digiuni e fermenti lattici sono inossidabili!

E allora parliamone:

Il digiuno: non serve se non nelle prime 4-6 ore nel momento della reidratazione spinta per bilanciare rapidamente tutte le perdite. Poi dieta libera, senza forzare, e con pasti piccoli e frequenti. Sempre offrendo la soluzione reidratante a volontà!

La dieta in bianco “astringente”: non serve anzi ritarda la ripresa della funzione dell'intestino.

Il latte: si può dare se non si manifesta una transitoria intolleranza al lattosio (rara) (ma non come soluzione della serie "non vuol mangiare niente almeno con il latte si sostiene!")

Gli addensanti delle feci: si usano ancora. Ma sono solo "spugne" che raccolgono l’acqua e danno l’impressione di feci più dense.
La perdita resta uguale. Quindi servono solo come “cosmetici” della c***a.

Gli antibiotici non servono, perché tutte queste forme sono virali.
Solo in qualche raro caso potrebbero essere necessari, ma parliamo di forme diarroiche diverse che deve valutare sempre il dottore.

E il vomito? Sospendendo l’alimentazione e reidratando in piccoli o piccolissimi sorsi, si ferma e non servono farmaci.
I farmaci però ci sono, ma se servono davvero li deve prescrivere sempre il dottore.

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Esistono farmaci antisecretivi che sembrano utili. Molti colleghi li prescrivono e fanno anche bene a farlo.

Io lo faccio molto raramente perché non cambiano la vita e costano ma anche perchè qualsiasi prescrizione diversa distrae dall’unica cosa davvero importante:

La “bibitina” idroelettrolitica della serie “dottore mi ha dato “solo” questo?”

SI!!! La terapia è acqua e sale.

Bagnetti...“Signora niente bagnetto fino alla caduta del cordone…”“Signora aspetti tre giorni dopo la caduta dell’ombeli...
17/05/2026

Bagnetti...

“Signora niente bagnetto fino alla caduta del cordone…”

“Signora aspetti tre giorni dopo la caduta dell’ombelico per il bagnetto…” (ho sentito anche 5-7 giorni)

“Signora dopo la caduta dell’ombelico disinfetti con acqua ossigenata: se “frizza” meglio aspettare per fare il bagnetto…”

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Domanda semplice: Quando iniziare il bagnetto ad un neonato?

- Negli USA (AAP American Academy of Paediatrics)): subito, anche con il cordone
- Nel Regno Unito (NHS National Health Service): subito, anche con il cordone
- In Canada (CPS Canadian Paediatric Society): subito, anche con il cordone
- In Australia (RACGP/NSW Health): subito, anche con il cordone

Se è così la risposta sarebbe: “Dipende da dove nasce!”

Uhm… Non mi sembra una risposta molto convincente. Posso capire meglio?

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Un tempo per il cordone ombelicale si raccomandavano disinfettanti (il classico “Mercurio Cromo” era per tutti un “inguacchio” inevitabile e tutte le belle tutine nuove inevitabilmente prima o poi si tingevano di rosso).

Questi trattamenti si sono rivelati inutili e oggi l’accordo ufficiale è quello di tenere la zona solo pulita e ben asciutta. Tutte le linee guida oggi dicono così.

Ben asciutto? Perfetto! Tutti i pediatri consigliano polveri adsorbenti.

E il bagnetto?
“Hanno detto asciutto! Non hai capito bene?”

Si ho capito, ma dicono anche “pulito”.
Dopo un bagnetto non si può asciugare bene tamponando delicatamente e tenendo all’aria?
Non si asciugano pure i panni all'aria?

I neonati pochi giorni prima stavano nell’acqua, il bagnetto caldo li rilassa, la pelle diventa bella vellutata e quel momento è emozionante piacevole rilassante... E' uno dei primi film della vita!

Perché poveri piccoli devono aspettare?

Da molti anni io faccio fare il bagnetto anche con il cordone ombelicale (pubblicai i perché pure su Prospettive in Pediatria nel 2017) e non ci sono mai stati problemi!

E allora?

E allora grande rispetto per tutti i consigli dei colleghi, ma nessuna ansia da cordone!

Ok si può aspettare, ma si può fare un bel bagnetto anche con il cordone!
Basta asciugare bene e non cambia niente.

Solo il consiglio ansiogeno dell’acqua ossigenata che non deve frizzare… Per favore quello no! (infatti non è il consiglio dei pediatri!)

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Il bagnetto da non fare, dovrebbe essere solo quello che fanno tutti i bambini subito dopo la nascita!
(ma non è una critica per nessuno. Si fa così dovunque ed è solo una riflessione sulla civiltà che ci distanzia dalla naturalità cui apparteniamo)

I piccini nascono rivestiti da una sostanza bianca cremosa ricca di lipidi, acqua e proteine: la cosiddetta “vernice caseosa” (c'è chi ne ha molta e chi ne ha poca ma tutti ne sono rivestiti).
E' una specie di crema protettiva formidabile!

Che fa questa vernice caseosa?

- Impedisce la macerazione della pelle nel liquido amniotico
- Ha una azione protettiva antimicrobica
- È utile per mantenere la temperatura nelle prime ore
- Facilita l’adattamento cutaneo evitando la perdita di liquidi transdermica
- Aiuta la formazione del microbioma cutaneo

“Wow! Dove si vende che la spalmiamo addosso a tutti i bambini?”

Non si vende! Anzi si fa subito un bel bagnetto per toglierla immediatamente!
Perché?

Perché è br**ta. L’estetica ha il suo perchè fin dalla nascita.

E allora quel bagnetto che la toglie rende il bambino bello roseo per la prima fotografia, ma dopo due tre giorni farà seccare la pelle che sarà da cambiare… con un bel bagnetto! (Quando ce lo faranno fare prima o poi!)
..Ma il detto “nati con la camicia”, inteso per indicare una positività e una fortuna, ha il suo perché biologico!

Data da annotare!Il giorno 22 pomeriggio ore 18,00 avremo a Napoli Chiara Borgia.“Chi è Chiara Borgia?” Ma come chi è?  ...
15/05/2026

Data da annotare!

Il giorno 22 pomeriggio ore 18,00 avremo a Napoli Chiara Borgia.
“Chi è Chiara Borgia?”

Ma come chi è?
E’ la presidente di UPPA! La rivista per genitori più bella che c’è! La conoscete in tantissimi e in tantissimi ne seguite le iniziative.

Io farò gli "onori di casa" e saremo insieme nella libreria Feltrinelli a piazza dei Martiri, il 22 alle ore 18,00.

Che si farà?
Condivideremo un momento bello con chiunque decida di venirci a trovare.

“E di che si parlerà?”
Di emozioni, educazione, bellezza dell’essere genitori ma anche dei suoi limiti e fatica.

Chiara ha scritto un libro che ha un titolo intrigante: “I capricci si fanno in due” e vorrà spiegarci che “i bambini capricciosi” non esistono.

"Boom!"
È una battuta? O davvero riuscirà a convincerci che “i bambini capricciosi non esistono!” ??

E io… sarò d’accordo con lei?
Vedremo…

Ne parleremo insieme con tutte le mamme e i papà che verranno a trovarci.

E allora venite! …e venite agguerriti!

Portateci le vostre esperienze e le vostre storie!
Vedremo se il libro che sarà presentato è un libro di favole o una cosa davvero utile per tutti noi.

Io e Chiara, Vi apettiamo!

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P.S. Mi hanno spiegato che significa quel 13x25 che c’è nella locandina (formula criptica che proprio non avevo capito).
Significa che questo sarà il 13mo incontro sui 25 previsti che UPPA sta facendo in giro per l’Italia.

(Ripenso a quando questa rivista nacque: semplice, scritta solo da pediatri in modo amatoriale, con i disegni e le intuizioni dell’immenso prof. Panizon, senza pubblicità, senza sponsor… era un piccolo seme, oggi è diventato un grande albero!)

14/05/2026

Spannolinamento a medicina 33.

Un grande grazie alla dott.ssa Scognamiglio, che ha voluto parlarne con me, e a tutti i bambini con le loro mamme e operatrici del bellissimo nido comunale di Succivo che hanno riempito questo servizio di sorrisi ed emozioni!

Togliamo il pannolino!Quando iniziare? Quando il bambino ha acquisito il controllo degli sfinteri. Non c'è un calendario...
12/05/2026

Togliamo il pannolino!

Quando iniziare?
Quando il bambino ha acquisito il controllo degli sfinteri. Non c'è un calendario uguale per tutti ma in genere succede a due anni.

Come facciamo?
Alla loro età parlano le emozioni! Il volto di mamma e papà che cambia quando succede qualcosa. Le spiegazioni funzionano poco.

E allora per giocare, e capire come funzionano i bambini, proviamo a metterci dalla loro parte e immaginiamo i loro discorsi:

“Oggi è successa una cosa strana…”
“Mi hanno vestito in modo diverso. Stavo proprio bene! Più fresco, camminavo meglio, mi sentivo più leggero…”
“Che bello! E allora?”

“E allora ero contento e andava tutto bene. Poi improvvisamente ho sentito una “cosa strana” sotto… Non ci avevo fatto poi tanto caso ma improvvisamente la mamma si è agitata!”

“Si è agitata?”
“Si, ha detto un sacco di cose e mi ha portato in una stanza dove c’era un coso bianco con un buco grande. Si premeva un bottone, faceva un sacco di rumore e si mangiava tutto!"
"Che paura! Sembrava che mi volesse buttare lì dentro!”

“Ma che dici?”
“Si, è successo proprio così! Ma non una volta! Tutta la giornata ha fatto così”

“Eri stato cattivo?”
“Forse si, ma non ho capito bene che avevo fatto…”

“Ti capisco!!” E’ successo pure a me! E anche peggio!

“Improvvisamente mamma e papà hanno fatto le facce brutte brutte e mi hanno fatto vedere che a terra c’era una cosa… sembrava acqua ma si sono arrabbiati e hanno detto che ero stato io!”

“Si che eri stato tu!”
“Pensa che io addirittura a terra ci avevo fatto andare una cosa schifosa puzzolente. L’avevo proprio cacciata io!”

“Una cosa orribile!”
“Ho paura che succeda ancora e allora io stringo il culetto e non la faccio più!”
“Ok, mi scappa, ma sto imparando a stringere forte forte…”

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Questi sono i bambini.

A noi sembra logico trattenere una c***a o una p**ì per andare poi in un gabinetto a farla in modo riservato e vorremmo “spiegarlo” usando tante parole piene di concetti astratti che per loro sono incomprensibili!

Se riflettiamo… non è affatto logico!

“Ho lo stimolo… la faccio! Perché dovrei trattenerla, andare in questo posto, spogliarmi sedermi (spesso in modo anche scomodo) e farla?”

“Perché sei diventato grande!”
E che significa “grande” se sono qui e ora esattamente come mi sento e “ieri oggi o domani” sono solo parole?

Alla loro età parlano i volti, i toni di voce, il gioco, il piacere, l’allegria… non le parole.

E allora un “l’hai fatta a terra… non fa niente, non ti preoccupare…” con un volto che comunque esprime un disappunto può dare un messaggio di allarme che contraddice le parole!

Un volto brutto, addirittura accompagnato a una sgridata poi può spaventare e provocare nel bambino il tentativo di non farla più e nascondersi.

Non raramente in questo modo si innesca un circolo vizioso:
“La trattengo-diventa dura-fa male-la trattengo ancora di più-diventa ancora più dura…” Che guaio questa c***a!! Diventa una cosa da dottori.

L’epilogo è l’encopresi: la c***a scappa nella mutandina e mortifica innescando problemi ancora più grandi.
Un “tu puzzi!” detto da un compagno dell’asilo sarebbe il disastro.

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E allora?
E allora togliamo questi pannolini, ma iniziamo a... giocare!!

Appena però la p**ì sta uscendo… “Evviva!!!! Corriamo corriamo!” parte una gara per arrivare ad un vasino dove festeggiare un evento bellissimo condito di baci allegria e premi.

“Ma la p**ì non ci è andata dentro!”
Ok, non fa niente. Non ci interessa! Non gliela facciamo nemmeno vedere. L’importante è che una sensazione si associ ad un fatto bello e piacevole su un vasino.

Se siamo stati bravi e rapidi e invece nel vasino ce ne è un pochino… Bravissimo!!! Certo che gliela facciamo vedere e festeggiamo. E' un grande successo!

E' importante associare piacere festa e gioco ad una sensazione.
Quindi dovremmo stare attenti e seguire il nostro piccino per evitare che "la cosa" sia successa da tempo e lui sia rimasto tutto bagnato o sporco senza capirne il perchè.

Dobbiamo seguirlo, ma senza tempestarlo di “devi fare p**ì??” che diventerebbe ansia.
Magari usiamo il vasino come posto bello per stare seduti a giocare insieme.

Funziona il gioco, il sorriso, la festa, il senso di approvazione di mamma e papà, il piacere di sentirsi bravi.

Incontrai un bambino che proprio non la voleva fare. Era ormai grande, ma senza pannolino proprio si bloccava.
Come risolvemmo?
Facendo la gara con papà a chi la faceva più lontano!!! Fu una “terapia” efficacissima che risolse il problema.

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E per la c***a?
La c***a non scappa. Quando il bambino deve farla ce ne accorgiamo e sappiamo che c’è il riflesso gastrocolico dopo mangiato.

E allora creiamo dei momenti belli piacevoli e propizi.
Niente “spingi” “dài” “ci sono io” ecc…

Creiamo un momento bello di coccole con mamma. Ci sediamo comodi e raccontiamo una bella favola abbracciati.

Se durante la favola succede qualcosa lì sotto… la favola si interrompe e si festeggia un grandissimo evento!
Se non succede niente… Amen! La favola è stata bella e riproveremo.

Nei più grandetti tendenzialmente stitici funziona anche un sistema di premi:
Ogni c***a si vince una figurina da attaccare su un album. Dopo 5 o 10 figurine si vince un premio contrattato prima!

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Domani 13 maggio alle ore 13,45 su TG2 nel programma Medicina 33 si parlerà di questo con una mia intervista.
La giornalista mi ha fatto domande precise e pratiche. Per chi vuole forse potrà uscirne qualche spunto.

Oggi festa della mamma.  Tommaso fai un post sulle mamme!!Le mamme…“E io che ne so di mamme?”    Niente! Non sono una ma...
10/05/2026

Oggi festa della mamma. Tommaso fai un post sulle mamme!!
Le mamme…
“E io che ne so di mamme?” Niente!

Non sono una mamma e porto solo nel cuore la mia, che fino all’ultimo respiro della sua vita mi ha riservato un sorriso e una carezza speciale!

Ma oggi ripenso ai tantissimi “caro dottore…” che ho ricevuto in questi anni…
Alle lettere scritte di notte…

Alle “confessioni” per aver perso la pazienza e star male per questo…
All’affanno per il sentire di non fare mai abbastanza…
Ai tantissimi “Non dormo più da…”

Ripenso alle mamme schiacciate dal peso delle malattie dei bambini…
Ai tanti “Dottore ma come è possibile…”
Ai “Fino alla settimana scorsa correva…”

“A quelle che sono lì, in ospedale, accanto ad un respiratore a guardare la saturazione di ossigeno…”
O quelle che devono assistere impotenti a pratiche invasive senza poter far niente per fermare il pianto dei loro bambini…
Noi con il camice siamo lì, e non sappiamo cosa provano loro… le mamme.
La loro ansia spesso dà fastidio: "Signora si accomodi fuori per favore..."

E ripenso anche alle lettere del “come farò a non traumatizzarlo quando io non ci sarò più…”
“Come farò quando mi vedrà senza capelli…”
“Come farò a proteggerlo se non riuscirò a nascondere il dolore…”

Quelle del “sono sola…” Abbandonate, tradite, aggrappate all'amore per i loro bambini per sopravvivere...

Festa commerciale per vendere fiorellini?
Forse anche si. Ma occasione per tutti noi di fermarci e guardarle davvero, le mamme!
Di far loro sentire quell' "io ti vedo" di cui hanno bisogno!

Con gli auguri vorrei che per tutte, tutte, davvero arrivi una carezza!

"Anche a quelle cattive? Lo sai dottore che ci sono anche quelle?"
Si lo so. E so che sono un disastro.
Ma so anche che proprio loro sono le più ferite e le più schiacciate dallo zaino della loro storia che nessuno ha davvero aiutato a portare.

Indirizzo

Via Salvatore Ferrara 15
Naples
80124

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