Tommaso Montini

Tommaso Montini Uno spazio per "essere famiglia" con tutti i nostri bambini! Un divano per stare insieme, rilassati!
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Evviva le vacanze!!!!  Si parte!!!!!!  Che bello! Finalmente un periodo di riposo?  O…  “Adesso mi DEVO riposare!”   … “...
03/08/2026

Evviva le vacanze!!!! Si parte!!!!!!

Che bello!
Finalmente un periodo di riposo? O… “Adesso mi DEVO riposare!”
… “E DEVO fare tutto quello che non ho potuto fare in un anno intero!?”

Un relax, o una gran fatica?

Per le mamme la vacanza è…
“Ma perché le mamme hanno una vacanza?”

“Embhè! Che vuoi dire?” “Non vanno mica a lavorare!”
“Certo, niente capi ufficio in circolazione ma… lavori forzati!”

Una carezza speciale per loro. Perchè il solo sentirsi viste e apprezzate per la fatica che fanno per loro è vacanza!

E i bambini?

La vacanza di un bambino è:
“Mamma e papà ci sono!” “Tutto il giorno!”
“Sono allegri, giocano con me!”
“Mi vedono quando galleggio nell’acqua o faccio un tuffo!”
“Fanno il tifo quando faccio una gara!”

È bello nuotare?
“No, è bello che mamma e papà mi vedano nuotare!”

E’ bello il posto dove andiamo?
“No è bello il volto di mamma e papà quando sono felici per il posto dove andiamo!”

E’ bello fare le cose che facciamo? “No, è bello che le facciamo insieme!”

E’ bello “essere” in vacanza! Non “fare” le vacanze!
“Essere in vacanza” non ha bisogno di tante cose e non costa tanto!
Ma riposa e non stressa!

Forse la vera vacanza è dentro di noi quando sappiamo apprezzare e gustare le occasioni belle che la vita ci offre!
Quelle straordinarie a cui forse non facevamo più caso!

Amare significa desiderare il meglio per l’altro. Amare un figlio è lasciare che si stacchi sempre di più da noi e lavor...
28/07/2026

Amare significa desiderare il meglio per l’altro.

Amare un figlio è lasciare che si stacchi sempre di più da noi e lavorare tutta una vita perché questo succeda!

Significa anche accettare di perderlo.
E’ una cosa difficile.

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La crescita è un cammino.

Nel primo tratto c’è la mamma, il bambino è dentro di lei, sono una cosa sola.

Segue un tratto in cui il bambino piccolo cammina, ma dietro di lei: la mamma traccia la strada, lui la segue, passo dopo passo mettendo i piedini dove li ha messi lei…

Poi la strada si allarga, c’è tanta gente, il passo è spedito. Mano nella mano, insieme, la mamma e il papà camminano accanto al loro bambino…

E poi?

E poi il bambino cammina sempre più veloce. E’ un ragazzo ormai e passa davanti.
La mamma e il papà lo seguono, ma sono indietro.

La strada diventa una salita, sempre più ripida: la mamma e il papà si fermano e lasciano che il loro ex bambino vada, avanti, da solo.

Loro restano lì, ad attenderlo. Sempre, per tutta la vita, mentre lui con passo sempre più sicuro sarà volato lontano…

Tornerà da viaggi sempre più lunghi.
All’inizio per fare rifornimenti e recuperare le forze. Poi per dare rifornimento e forza ai suoi ormai fragili genitori.

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C’è chi sa trovare il suo posto e sa prenderne la parte migliore.
C’è sempre un qualcosa di bello da scoprire! Perchè in ogni fase c’è qualcosa di unico e nuovo.

C’è però anche chi non riesce ad accettare il suo posto e cerca di vivere fasi diverse.
Di frenare, di tornare indietro.

Chi sente i figli sempre come una proprietà e non accetta di perderli…
Chi dipende dal loro affetto e li trasforma in sostegno emotivo…
Chi presume di doverli proteggere sempre…
Chi vorrebbe aprirgli sempre la strada…
Chi pensa di essere sempre più bravo ed esperto di loro e non li lascia fare al suo posto…
Chi non accetta di restare indietro.

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Fare i genitori ed essere inondati da un amore travolgente è difficile.
E’ come lavorare una vita in un hangar a lucidare, avvitare, rifinire, un bellissimo aereo…

Ma avere come obiettivo il vederlo volar via, in alto. Lontano!
E restare poi lì, fermi a guardarlo…

Un nodo in gola, l’ansia che possa cadere, la voglia di dare ancora un aiuto…
Ma la soddisfazione di vederlo volare sicuro!

Il vuoto dentro, ma la gioia di sentire che lui andrà dove noi non siamo potuti arrivare!

E’ altissimo…? Non riusciamo nemmeno a vederlo più…?
Che bello! Abbiamo lavorato bene!

Ok le lacrime e il nodo in gola. Ma sono gioia e commozione!

Mamma che caldo!  Si suda da fermi.Ok moriremo tutti. La televisione ce lo ricorda ogni giorno e ci raccomanda di evitar...
24/07/2026

Mamma che caldo! Si suda da fermi.

Ok moriremo tutti. La televisione ce lo ricorda ogni giorno e ci raccomanda di evitare di uscire nelle ore calde, di bere ecc…

Allora cerchiamo di sopravvivere.
Dicono che il rischio maggiore è la disidratazione? E allora bevo!

“Una bella Coca Cola fredda e mi metto pure la lattina gelata sulla fronte. Almeno per una mezz’ora avrò risolto!”

Risolto?

Ok il freddo sulla fronte e la Coca gelata possono darti un sollievo, ma…

Se il problema principale è la disidratazione, quella più pericolosa, devi sapere che le bevande iper osmolari, cioè quelle zuccherate, aumentano il rischio che ti disidrati davvero!

“Ma che dici! E perché poi dovrebbero? Dopo una bella bevuta io mi sento meglio! Ed è pure energetica!”

Ti senti meglio? Forse per qualche minuto si, ma devi sapere che quel sentirti meglio forse ti sta ingannando!

Ti spiego perchè:
Lo zucchero richiama acqua nell’intestino e quindi ne aumenta la perdita.
Insieme alla Caffeina poi (non dimenticare che la Coca cola la contiene!) aumenta la produzione di urina (altra perdita).
E se ne bevi troppa può anche farti anche ve**re la diarrea! (ulteriore perdita di liquidi!)

“E quante storie! Se fosse così mi verrebbe sete e invece mi passa.”

Certo sul momento ti passa anche la sete, ma te l'ho detto: è un inganno.
Devi sapere infatti che le bevande iper osmolari fanno perdere acqua ma riducono anche la percezione della sete (anche quando serve!).

Quindi non bevi e quando ti viene sete bevi altra Coca Cola perché ti piace ed è fredda.

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"E allora frutta! Berrò del succo di frutta".

Buono! Se spremi la tua frutta.
Ma se compri i succhi di frutta industriali, che sono bevande iper osmolari anche loro, devi sapere che contengono enormi quantità di fruttosio industriale.

“Embè, Lo zucchero della frutta!”

In teoria si, il fruttosio è lo zucchero della frutta.
Ma in pratica i succhi di frutta che si vendono nei supermercati hanno una percentuale di estratti di frutta, ma per il resto sono riempiti di fruttosio industriale che è prodotto con la fermentazione di vegetali vari.

In questi succhi di frutta la concentrazione di questo fruttosio è centinaia di volte maggiore del contenuto naturale di un frutto.

Fa male? Si, molto.
Perchè per il fegato alte concentrazioni di fruttosio sono come l’alcool: uno dei principali responsabili della steatosi epatica.
(Sui succhi di frutta scrissi pure un capitolo nel mio libro “Meno male che ci sono le mamme!”)

"E allora che devo bere?"
Risposta facile: Acqua!!! Semplicissima acqua del rubinetto di casa tua!

Anche quando non hai sete.
Perché quando c’è una grande perdita di acqua e sale attraverso il sudore la sete può essere tardiva e negli anziani può anche mancare.

Acqua! E alimenti che ne contengono molta: frutta e verdure.
E fanne bere ai tuoi piccoli che finalmente in estate possono sudare anche per correre felici!!

Il mio bambino, tre anni e mezzo, ha due cugini disabili.Comincia a fare domande… Lui giustamente non vede la disabilità...
22/07/2026

Il mio bambino, tre anni e mezzo, ha due cugini disabili.
Comincia a fare domande…

Lui giustamente non vede la disabilità: vede solo che il fatto che uno non cammina e non parla, che portano ancora il pannolino…
Io ho cercato di spiegargli che loro sono come gli altri, solo speciali, con diversi modi di fare le cose...
Cerco sempre di coinvolgerlo in giochi che si possono fare tutti insieme, canzoni, bolle di sapone, qualche storiella, ma lui poi dopo un pò mi richiede, ad esempio, "perché lui non cammina da solo sul prato?"
Io gli rispondo che lui cammina con il suo "cavallino", ma non so se lui è soddisfatto da questa mia risposta.
A volte si mette in competizione con loro.
So che non lo fa con malizia ma quando dice al cugino che lui non sa parlare io soffro e cerco di spiegargli che lui sa parlare, ma lo fa con una lingua diversa, fatta di sguardi e versi...
Vorrei un suo consiglio su come spiegare a mio figlio il perché i suoi cuginetti sono "diversi" da lui senza fargli provare pena, ma allo stesso tempo facendogli capire che lui dovrebbe sostenerli con amore e pazienza...
lo so che è difficile per lui, ma le chiedo di aiutarmi a trovare le giuste parole per far capire a mio figlio che la disabilità è una barriera che si può abbattere con l'amore!

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Che bella l’ultima frase di questa lettera!

E’ proprio così, e aggiungo che se ci fosse Amore, ogni diversità non sarebbe mai percepita come una barriera.

Quello che lei scrive è molto bello e importante:
Come presentare ad un bambino la sofferenza di un altro bambino?
Come fargli comprendere una diversità senza cadere nella compassione o nel rifiuto?
E io aggiungo: come spiegarlo ad un fratello o una sorella?

I bambini sono bellissimi e nella loro innocenza non vedono differenze fino ad una certa età.
Loro guardano gli occhi, non gambe che non camminano o arti che non si muovono.

Per loro è tutto semplice e quando notano delle differenze, come è ovvio, chiedono spiegazioni alle persone adulte di riferimento senza alcuna reticenza.

Cosa dire? La verità. Sempre.

"Perché non cammina?"
"Perché non può. Ha un problema che glielo impedisce".

"E' una cosa br**ta?”
“Molto!”
“Ma lui ha un cuore come il tuo, sorride come te, sente come te e si accorge che gli vuoi bene!"

La verità. Semplice.

Il problema è il contenuto emotivo che diamo a questa verità.
Il nostro imbarazzo, il nostro disagio e la nostra reticenza a dire quello che è, confonde il bambino.

Una sedia a rotelle è una sedia a rotelle, non il cocchio di una carrozza o un cavallino!

Il punto è: “ma una sedia a rotelle è una cosa br**ta?”
"No, perché con la sedia lui può muoversi come te!"

"Ma non può camminare da solo!"
"Questa è una cosa molto br**ta, è vero, ma meno male che ha una sedia a rotelle!"
"Possiamo star bene insieme e giocare lo stesso!"

Se c'è un "allarme" o no, il bambino lo capisce dal volto di mamma non dalle sue parole. Dalla soluzione che lei sa offrire insieme al problema!

La mamma non nasconde niente e non depista.
Non minimizza il dolore e non copre la verità: il suo volto però esprime una via di uscita e una soluzione. "Gli vogliamo bene e lui è contento perché gliene vogliamo!"

Tutto qui. In modo sereno e semplice.

Le risposte precise alle domande, espresse con serenità, in modo semplice, tengono bassi gli ormoni della tensione e permettono al bambino di riadattare e rielaborare il suo comportamento in modo costruttivo e sereno.

Risposte evasive, non coerenti con quello che è oggettivamente visibile, volti imbarazzati, e toni di voce turbati, attivano “allarmi” che rendono più difficile il riadattamento del bambino alla nuova situazione.

Ogni domanda di un bambino è una manina tesa!

E' sempre importante che quella manina venga accolta da un'altra mano, grande, calda e forte, che sappia prendere su di sè ogni tensione e sia capace di accompagnare in un percorso!

Grazie di questa bella lettera che centra un tema importantissimo!!

Sono diventata mamma e sono riuscita ad allattare. Il problema è che questo bambino è sempre attaccato a me! Non vuol st...
20/07/2026

Sono diventata mamma e sono riuscita ad allattare. Il problema è che questo bambino è sempre attaccato a me! Non vuol stare con nessun altro e in nessun posto che non sia io!
Appena va in braccio a qualcuno di diverso da me esplode in pianti disperati. Papà nonni… figuriamoci una possibile baby sitter!
La libertà personale è andata a farsi benedire completamente, sono stanchissima, e non so proprio come farò quando a settembre dovrò riprendere a lavorare.
Mi hanno consigliato di togliergli il seno per abituarlo a separarsi da me, ma non so se è la soluzione. Inoltre non saprei nemmeno da dove partire perché, indipendentemente dal latte, lui usa usa il seno anche come ciuccio.
Insomma....help!

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Insomma… sospendere l’allattamento al seno è il consiglio più sbagliato e miope che si possa dare!

Non mi racconta infatti un “problema” ma una fisiologia.

Se riflettiamo la “anormalità” non sta nel bambino, ma nel modo di vedere “adulto centrico” dove i bambini sono una “cosa carina” ma funzionale agli adulti.

Oggi si parla di “esogestazione”. Che vuol dire?
Vuol dire che la nascita di un bambino non finisce con il parto e la gestazione continua per circa altri nove mesi anche dopo!

In forma diversa ma con lo stesso legame emotivo, la mamma e il suo bambino sono un unicum per circa altri nove mesi.
Il lattante “è pensato” infatti per vivere attaccato alla mamma, al seno, per un lungo periodo.

Ho raccontato nel mio ultimo libro “Come è buono il latte di mamma!” come, diversamente da tutte le altre specie animali, il latte materno “più leggero” quindi richiede tanti “rifornimenti” nel corso della giornata e “costringe” il bambino a stare tantissimo tempo a contatto fisico con la sua mamma.

Questo contatto, lungo e intenso, indipendentemente dal latte è parte integrante dell’allattamento!
Non è un problema da risolvere (consigliando una bottiglia!!) ma un qualcosa da sostenere e incoraggiare.

Il "vizio delle braccia" è una mia prescrizione su carta intestata!

Le culle, i lettini e le carrozzine sono invenzioni che abbiamo fatto noi. Ok certo, usiamole! Ma riflettiamo dal punto di vista di un lattante: sono come “nicchie”.
Un posto irriconoscibile della serie "dove sono capitato?", 4 pareti bianche, a vedere il nulla, a sentire solo rumori lontani o musichette monotone, con sensazioni “strane” di tessuti o coperte pesanti addosso…

Dormono poveri piccoli, ma appena si svegliano e capiscono dove sono, persi e soli in un ambiente freddo e irriconoscibile, piangono! Certo che piangono!
E' fame? Forse si, ma anche "mamma aiuto! dove sei!"

La mamma invece è una sinfonia di sensazioni rassicuranti e note.
È liscia, calda, morbida, profumata, avvolgente, dolce, che culla, che “suona”, che accarezza… E ha pure un “bum bum” familiare e rassicurante che ha accompagnato per un lunghissimo periodo!

(Dovrei parlare del "portare in fascia" ma il post diventerebbe troppo lungo)

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Per un bambino piccolo la mamma è benessere puro.

Un benessere che modula ormoni e sinaptogenesi! Un concerto di stimoli che costruiscono e rimodellano un cervello!

“Esogestazione” è la parola “medichese” (strano che non sia inglese) inventata per descrivere tutto questo: una seconda fase della gestazione, dove però “il pancione” che contiene il bambino è quello del contesto familiare che lo accoglie insieme alla sua mamma!

Il "pancione" fatto dal papà prima di tutto, ma poi dai nonni/e, dagli zii/e, dagli amici/e, dai vicini di casa…

Un “pancione” grande, fatto dall’amore accogliente di tutti per far nascere questo bambino insieme alla sua mamma!

Il bambino fa il suo mestiere! Vuole stare sempre con la sua mamma, ovvio!
Il problema è “il pancione”.

Se la sua mamma si ritrova con mille “compiti in classe” da svolgere, mille cose da fare nella indifferenza generale e questo nuovo bambino è un improvviso “di più” che si somma al tutto… certo che è un grande problema!

Ma se la mamma è accolta in quel “pancione” e ha (e si dà) “il permesso” di dedicarsi al piacere dell’intimità con il suo bambino, se può avere un tempo di benessere ad occhi chiusi senza ansia di dover fare qualcosa per le mille esigenze della casa, marito, figli, lavoro ecc… Cambia tutto!

Cambia perché il volto non è più teso, perchè c’è spazio per il gioco, il sorriso, le coccole…
Perché non sembra più “strano” e “sbagliato” vivere in una dimensione completamente nuova, quella della maternità accolta e amata.

E allora…
Lasci perdere “prestazioni” di “allattamento”, “buona mamma”, “buona educazione”, “buona compagna”, "buona lavoratrice" o “buona non so cosa!”

Lasci parlare il cuore e viva il piacere del bello di questi momenti senza complessi di colpa, programmi, o traguardi da raggiungere.

Oggi serve il sorriso, l’autoironia, il gioco, le coccole, il benessere!
Con questi “farmaci” che le prescrivo so che tutto il difficile (che è innegabile: c’è) diventerà semplice.

Tra qualche anno ci ripenseremo con un pizzico di rimpianto domandandoci “ma come abbiamo fatto?”.

Una mamma, un orecchio… e un cotton fioc! Signori è guerra!--I buchetti “da pulire” sono sempre un argomento caldo. (Da ...
16/07/2026

Una mamma, un orecchio… e un cotton fioc! Signori è guerra!

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I buchetti “da pulire” sono sempre un argomento caldo. (Da queste pagine lanciai una petizione “salviamo i nasini dei neonati!”)

Parliamo di… cerume!

“Che schifo!” La reazione è immediata.
“Dottore ma può stare con le orecchie sporche? E’ una vergogna!”

Il povero cerume, non ha mai goduto di simpatia.
Per questo è costretto a svolgere la sua azione preziosa di nascosto. Appena viene “scoperto” le mamme inforcano il bazooka e… “fuoco”!

Ok, fa un po’ schifo, il colore è sinistro ed è come una cera appiccicosa ma viene naturalmente prodotto da alcune ghiandole del condotto uditivo e, se lo si lascia in pace, viene spinto all’esterno con i movimenti della masticazione e dello sbadiglio.

Dovrebbe essere tutto normale ma… Appena fa capolino è finita!
L’orecchio è classificato come “sporco” e inizia la guerra nel nome di una causa santa: l’igiene!

Asciugamani, lavaggi, spruzzi, sistemi strani con conetti da accendere (rischio ustioni altissimo! Meno male che non si usano più) ma tutte le armi più sofisticate si fanno da parte davanti a lui: il bazooka che non dà scampo a nessun orifizio “sporco”: il cotton fioc!

“Dottore faccio piano piano…”

Il povero cerume che, come dice la parola, è “ceroso”, davanti a questo formidabile stantuffo non può far altro che arretrare a ammassarsi più dentro.

All’esterno tutto diventa bello limpido della serie è passato “Mastro Lindo!”
Dentro però lo spazio è poco, si sta stretti, e il cerume si compatta trasformandosi in tappo (che altro può fare poverino!?)

Il pediatra non vede più niente, il bambino non sente più bene e quando l’acqua lo rigonfia il tappo fa pure male.

Il bazooka, ehm… volevo dire il cotton fioc, riesce però spesso a fare anche di meglio: quando la mamma lo gira per “lucidare” bene, irrita meccanicamente il condotto, gli porta dei germi freschi freschi dall’esterno e riesce a provocare anche delle otiti esterne.

Qualche volta qualcuno riesce ad arrivare fino in fondo ed è capace di danneggiare il timpano! Ma per questo bisogna essere bravi. Succede, ma è raro.

Devo dire che i più bravi sono i bambini.
Quando riescono ad arrivare ad un cotton fioc da soli non hanno rivali: possono infilarli dovunque molto meglio della mamma!

E per finire… L’azione meccanica nel condotto stimola le ghiandole apocrine a "difendere meglio" dalle aggressioni e quindi... a produrre più cerume!

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Domanda: ma che succede se il condotto resta “sporco”?

Succede che il cerume protegge dalle infezioni perché contiene lisozima, un antisettico naturale e, questa la sanno in pochi, tiene lontani gli insetti!

“Gli insetti?!” Si, gli insetti.
Pure nel loro mondo non deve essere così facile trovare casa: la crisi colpisce tutti!

Riflettete: 14 miliardi (nel mondo siamo 7 miliardi!) di buchetti ben protetti, caldi caldi e facilmente accessibili, non sarebbero ottimi posti dove stabilirsi e fare famiglia?

Invece non è affatto frequente che una mosca cerchi di abitare in un orecchio!
Se ci capita è perchè, volando veloce, non riesce a scansare quel buco! La “polizia moschina” dovrebbe farle il test del palloncino!

E allora? Facciamo pace con il povero cerume! Riponiamo i bazooka.

Quando facciamo la doccia basta l’acqua e basta asciugare fuori.
Le industrie hanno pensato a tanti spray “oto” per pulire, ma... serve spruzzare nel condotto acqua fisiologica o di mare o salso bromoiodica o termale?
Anche si, ma la doccia non costa niente!

Bambina di 9 anni “gioca" con il telefono della nonna…  Entra improvvisamente la mamma: sussulto e “via quel video!”“Cos...
13/07/2026

Bambina di 9 anni “gioca" con il telefono della nonna…

Entra improvvisamente la mamma: sussulto e “via quel video!”
“Cosa stavi guardano?” “Niente!”
“Niente? E allora fammi vedere…” “No!” e telefonino stretto dietro.
"Fammi vedere!!"
"No!!"
"Ho detto fammi vedere!!"
Piccola lotta, telefonino strappato con la forza nelle mani di mamma e “Nooooo!!” Panico della bambina.
Il video era sesso esplicito su youtube.
Mamma infuriata, animata richiesta di spiegazioni, lacrime, minacce… fino ad un “mamma ma io sono un adulto!”
Per la mamma una frase equivalente ad un cazzotto nello stomaco. Che significa? Che voleva dire? Che è successo? Perché ha detto proprio così?
I pensieri più brutti turbano il sonno della mamma. L’episodio si è chiuso, silenzio. Non se ne parla più.
Tutto sembra tornato normale… Ma dottore che faccio?

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Che è successo?

E’ successo che una bambina, forse appena all’inizio di un percorso di sviluppo puberale, abbia voluto curiosare nel “mondo dei grandi”.
Un mondo pieno di violenza e volgarità che, senza alcun rispetto, bombarda da tutti i lati.

La sua bambina, intelligente, ha voluto curiosare e cercare di capire di più.
Viene scoperta… Allarme rosso!

“Oddio che stai facendo?” Un terremoto!

Che posso fare? Piango! Sono una bambina.
Ho fatto una cosa br**ta? Boh, ma tento di spiegare “mamma io sono un adulto!”
Gli adulti fanno queste cose e per loro non è una cosa br**ta…

Mamma è arrabbiatissima… meglio ritirarsi e cercare di seppellire tutto.

Il problema è che mille domande sono rimaste senza risposta.
Emozioni difficili da gestire sono state nascoste sotto la cenere ma sono tutte lì che bruciano e martellano un piccolo cervello immaturo.

E mamma che conosce il "mondo adulto" pensa alle cose più brutte. “Che le avranno fatto?” “Perché mi ha detto così?”
Mille complessi e mille fantasmi che tolgono il sonno.

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Come si affronta il problema? Si affronta?
O è meglio chiudere tutto e riparlarne quando diventerà signorina magari con il messaggio “Queste-cose-non-si-fanno-attenta-ai-maschi-brutti-e-cattivi-che-pensano-solo-a-quello!” ?

Nel caos delle emozioni e in tutte le occasioni di smarrimento, un bambino ha bisogno della mano calda di un genitore che dia luce al buio e aiuti a ritrovare con serenità la via di uscita.

Passata la reazione emotiva è il momento di rielaborare.
Dobbiamo aiutare la bambina a capire (secondo le sue possibilità), a mettere i tasselli nel posto giusto tendendole una mano sicura e offrendole un sorriso.

E' importante allora che ci parli, che venga fuori quello che prova, che possa esprimere i suoi dubbi, le sue paure, le sue emozioni.

E’ importante ascoltarla.
Ma dobbiamo sapere che non si ottiene niente di niente con un interrogatorio da commissario di polizia!
Dobbiamo saper creare le condizioni e saper cogliere il momento.

La bambina vuole parlarne, ma non sa come e con chi farlo.
La mamma è la persona migliore, ma lei deve sentire che non c'è alcun rischio a parlare con la mamma e anzi dopo “si sta molto meglio”!

Ora ha paura (mamma si è arrabbiata tanto!) e non le riesce facile aprirsi, e allora creiamo attività piacevoli da condividere insieme.
Leggiamo favole romantiche che ci permettano di toccare l’argomento…
Oppure stiamole vicino senza far nulla, solo disponibili, in attesa. Sarà lei a ve**re da mamma solo per stare un po’ abbracciata.

Se riusciremo ad abbassare la tensione e creare momenti di intimità, potremo piano piano richiamare con un sorriso quello che è successo dandole la possibilità di aprirsi.

Se con calma riusciremo a far venir fuori l’argomento parleremo anche di sesso.
E’ una cosa br**ta? E’ una cosa bella?

E’ una cosa bellissima se è amore, bello, tra due persone che si amano e si desiderano. Quello delle principesse!
E’ una cosa molto br**ta quando è violenza, solitudine, sopraffazione, assenza di sentimenti.

Ad una bambina non dobbiamo dire quello che non chiede, ma dobbiamo spiegare tutto se invece chiede. Con parole adatte all’età, ma vere.

Il punto importante è riempire le nostre spiegazioni di contenuti belli, emotivi, rassicuranti, che insegnino ad amare.

I computer e gli amici ne parlano male, come pornografia, violenza, tecnica…
Tutto quello che serve per rendere difficile un rapporto sereno quando arriverà il momento.

“Si deve fare una bella figura!” “Ottenere un bel voto, stupire!” Altrimenti… “non sei buono/a”!

Noi invece possiamo dire che è bello quando il cuore batte più forte, che quando ci si ama non contano le prestazioni, che un abbraccio intenso è stupendo!

Valori positivi! Il sesso-amore che è bellissimo!

Se da mamma e papà arriva un “Non si fa!”, “Che schifo!”, “Non ti permettere mai più di toccare questo telefonino!” ecc…
Non mi resta che nascondermi e trovare una strada da solo. Spesso, troppo spesso, sbagliata.

--

Incontro adolescenti. Tra loro il sesso è un modo per trovare conferme.
Sono spesso spaventati, disorientati, carichi di aspettative e schiacciati dalla necessità di “saper fare”.

L’ansia di “come è il pi***lo” (il "pene" per chi si inalbera quando scrivo "pi***lo"), di “come deve essere”, di “come si deve fare” è diffusissima, e tra le ragazze il seno non va mai bene, i fianchi sono sempre troppo grossi ecc…

Sono soli. Travolti dalle emozioni. Si innamorano ma devono stare attenti a non essere derisi…

Dominano i luoghi comuni:
“Attento alle malattie!” per i maschi e “Attenta ai maschi!” “Attenta alle gravidanze!” per le femminucce.

Aiutiamoli invece, per quanto possiamo, a vivere bene la loro sessualità!

Per farlo dobbiamo essere credibili. Non lo siamo se portiamo lo zaino pesante di una storia di delusioni e sofferenza.

E allora “curiamo” noi stessi.
I nostri traumi, i nostri pregiudizi, le nostre paure, i nostri luoghi comuni, le nostre aspettative.
La nostra sfiducia nell’amore.

Loro potranno trovare la strada giusta da soli se noi sapremo orientarli verso valori positivi piuttosto che paure ed ansie!

Vivere sotto minaccia?--"Ti metto in collegio!""Ti lascio digiuno per un mese!""Te le suono! (con le varietà più dispara...
10/07/2026

Vivere sotto minaccia?

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"Ti metto in collegio!"
"Ti lascio digiuno per un mese!"
"Te le suono! (con le varietà più disparate: dalle “Tò tò” al “ti abboff’ e paccheri!” e anche peggio!)"
"Ti lascio per strada!"
"Ti do a…!"
"Se non la smetti..."

Ma anche...

"Viene l’uomo nero…"
"Viene il lupo…"
Ecc…

Domanda:
Quante minacce riceve un bambino in una settimana?

E quanti ricatti?
Se non fai… Se non mangi… Se non obbedisci… Altrimenti…

--

Minacce e ricatti: è quotidianità dei bambini.

Domanda: Ma servono? Educano? Insegnano qualcosa?

E se per anni i bambini hanno vissuto così, perché poi diremo che le minacce e i ricatti "non si fanno"?

Altra domanda: Ma c'è bisogno della paura per educare?

Non voglio puntare il dito contro nessuno. Tutti abbiamo avuto le nostre difficoltà, ma svelo un segreto (di pulcinella!):

Una cosa detta a bassa voce con poche parole (basta un “no”), con un volto serio, guardando negli occhi con fermezza…
Funziona meglio di una rumorosa sceneggiata condita da minacce ricatti ed esplosioni di ira!

Provare per credere.

Funziona meglio perché con i bambini “parla” molto meglio e di più il “non verbale” (tono volto e sguardo) e la semplicità dei messaggi (un “si” o un “no”).

Messaggi chiari sempre riferiti al "fare" e sempre con attenzione per difendere "l'essere". Perchè i bambini devono sentirsi sempre belli buoni e bravi.

Le spiegazioni e i perché sono importanti, ma hanno bisogno di calma. Non arrivano durante una esplosione di adrenalina!

La fermezza, quella che dà sicurezza e contenimento, non ha bisogno di gridare.

Mamma che urla...--Sono mamma di due splendidi bambini, 4 e 6 anni. Nell' ultimo periodo, il maggiore ha iniziato, in ca...
08/07/2026

Mamma che urla...

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Sono mamma di due splendidi bambini, 4 e 6 anni. Nell' ultimo periodo, il maggiore ha iniziato, in casa, ad avere atteggiamenti trasgressivi, gli piace sperimentare il pericolo e ovviamente viene seguito dal più piccolo.
Vivo in una costante ansia e agitazione che spesso si tramuta in urla. Mi sento stanca, sopraffatta.
La scuola è finita molto presto, non ho una rete familiare che possa aiutarmi anche solo per un'ora per poter respirare. I centri estivi hanno prezzi esagerati e non posso permettermeli, per cui 24h su 24 stanno con me.
Al lavoro, (abbiamo con mio marito aperto da poco un'attività, per cui mille preoccupazioni, mille pensieri) in casa, a fare la spesa...
Arrivo a volte a non tollerare neanche la loro voce e mi si apre un senso di colpa infinito.
Cerco di ritagliare un tempo facendo dei lavoretti con loro, disegniamo, giochiamo, coloriamo.. ma poi quando la stanchezza prende il sopravvento inizio ad urlare, a non tollerare i mille capricci, sembro quasi immobile davanti ad un mondo in movimento.
Quando finalmente mi fermo su un divano davanti a un televisore crollo.
Mi sento davvero una pessima mamma, una di quelle che farà crescere i loro figli nella paura e nelle insicurezze perché anche solo se trovo i mille giochi per casa urlo…

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Cara signora quante lettere mi arrivano come la sua! La rileggo per permetterle di guardarsi con i miei occhi.

Allora, cosa trovo?
Una mamma sola, senza supporti, che si affanna fino al totale esaurimento delle forze per dare il massimo a due piccini bellissimi e curatissimi: professionisti del suicidio, che richiedono un impegno attentissimo h24.

Una mamma che cerca di dare il meglio ai suoi piccoli: quindi è impegnatissima per colorare, giocare con loro perché abbiano tutti gli stimoli migliori…

Ma anche una mamma che deve “arrampicarsi” per lavorare con suo marito in una attività autonoma: cioè senza sicurezze, senza diritti sindacali, senza orari ben definiti, ferie, riposi, malattie, assenze retribuite per malattie dei bambini… senza uno stipendio sicuro a fine mese!

Ma è una mamma che questo lavoro lo deve fare anche con i suoi bambini perché non c’è un aiuto possibile. Niente familiari, niente baby sitter…

Ovviamente non dimentichiamo che questa ragazza è anche una mamma che deve fare la spesa, cucinare e far mangiare tutti, mantenere in piedi la casa, fare i letti e tentare di pulire il possibile… Dimentico qualcosa?

Allora, che dovrei leggere alla fine?
Che le hanno assegnato delle medaglie al valore conferite dal nostro presidente?

Macchè!! Trovo una “confessione”! Una serie di “peccati” da espiare!!

“Come sono br**ta e cattiva perché urlo e crollo davanti ad un televisore! Orribile!”
“Sono mostruosa perché la stanchezza vince e inizio ad urlare!! “Dottore, urlare!!!” Una cosa tremenda e imperdonabile! Che “traumi” per questi poveri piccini!!”
…E una lettera ad un pediatra lontano per tentare di migliorare qualcosa!

Allora, che le dico? Che sono in piedi per una standing ovation!
I suoi bambini sono fortunati. Lo sono perché vivono immersi in un amore straordinario!

Non conta “cosa fanno”, se hanno gli “stimoli giusti” o la “mamma brava”.
Conta quanto la loro mamma è presente nella loro vita come un baluardo sicuro affidabile! E lei lo è eccome!!

Bisticciano, come tutti i bambini: Lei perde la pazienza e urla? Benvenuta nel mondo degli umani!
E’ una cosa br**ta urlare e perdere la pazienza? Si è br**ta, ma è una cosa vera.
E’ il come siamo fatti tutti e il come “il nostro meglio” non sarà mai “il meglio”…ma meno male!

Meno male perché quel “meglio” ideale sempre perfetto sarebbe freddo, senza emozioni, un robot. Semplicemente pessimo!

Invece le emozioni di una mamma calda che gioca, sorride e ogni tanto perde la pazienza, si arrabbia ma si pente, è allegra e poi piange, si affanna giorno dopo giorno… Insegnano che nella vita non sarà sempre tutto liscio.

Ci saranno mille momenti in cui dovremo imparare ad adattarci alle tempeste, agli alti e bassi che saranno inevitabili.

Ora perde la pazienza la mamma, la figura di riferimento più affidabile e amata che c’è. Ma “perderà la pazienza” l’amico, la maestra, il compagno di squadra, il compagno/a che sceglieranno…
E perderanno la pazienza anche i suoi bambini cresciuti!

Ma ora con la loro mamma fanno continuamente l’esperienza del perdono, del ritrovare un abbraccio, del sentirsi sempre belli bravi e buoni nonostante un “fare” sbagliato che sarà meglio non fare più.
Quindi lei sta insegnando una abilità che sarà fondamentale per la vita: la resilienza.
Il saper recuperare la pace e il controllo nonostante le cadute e gli sbalzi di umore.
Fantastico!

E allora che le dico per concludere?
Provi a far pace con sé stessa! Basta processi che aumentano la tensione.

Se ci riflette forse la tensione non viene solo dalla vivacità dei suoi bambini, ma un contesto dove lei si sente sola, schiacciata da "compiti in classe" da "saper far bene".

E allora basta sforzi per essere una "brava mamma" e cerchiamo anche uno spazio per lei donna.
Ne parli con suo marito! Insieme avete bisogno di "fuggire", anche solo un pochino, dai "compiti in classe" dei vostri ruoli "istituzionali".

Serve un sorriso e un po' di autoironia.
Vedrà che la fermezza necessaria con i bambini, non ha bisogno di urlare!

Dia un bacio ai suoi piccoli da parte mia!

Indirizzo

Via Salvatore Ferrara 15
Naples
80124

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