Dott.ssa Rita Marinelli Psicoterapeuta

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10/10/2026

Non giriamoci intorno. In classe non manca l'educazione, manca a casa.
Un insegnante oggi entra in classe e deve fare il genitore, lo psicologo, il vigile e poi, se avanza tempo, anche l'insegnante. Perché troppi bambini arrivano a scuola senza aver mai sentito un "no", senza sapere cosa vuol dire rispettare un adulto, alzare la mano, chiedere scusa.
E di chi è la colpa? Non dei ragazzi. Un ragazzino fa quello che vede a casa.
È colpa dei genitori, che non educano più. Da psicologa spesso i genitori li giustificano sempre. "È vivace". "Ha carattere". No, è maleducato.
Gli diamo il telefono in mano a 3 anni per non sentirli, e poi ci lamentiamo se non ascoltano nessuno.
Abbiamo tolto autorevolezza alla scuola e ora pretendiamo che la scuola educhi al posto nostro. Non funziona così.
L'educazione non è compito della maestra,dello psicologo o del logopedista. L'educazione parte dalla tavola di casa nostra.
Se vogliamo figli rispettosi, dobbiamo tornare a essere genitori che educano, non amici che assecondano.

Cerca i pensieri che ti danno luce
09/10/2026

Cerca i pensieri che ti danno luce

04/10/2026
26/09/2026

A VOLTE UN ADOLESCENTE TI PROVOCA PER CAPIRE SE IL TUO AMORE SOPRAVVIVE ANCHE ALLA PARTE PEGGIORE DI LUI.

Non alla parte educata.

Non a quella che prende un bel voto, rispetta gli orari e ti risponde senza farti salire la pressione.

All’altra.

Quella che sbatte la porta.
Che ti sfida.
Che dice cose che fanno male.
Che sembra sapere esattamente quale tasto premere.

Questo non significa permettergli tutto.

Un adolescente ha bisogno di incontrare un adulto capace di dire:

“Questo no.”

Ma c’è una differenza enorme tra mettere un limite a un comportamento e far sentire un figlio sbagliato.

Perché l’adolescenza porta con sé un paradosso:

“Ho bisogno di separarmi da te,
ma ho ancora bisogno di sapere che non ti perderò.”

E allora contesta.
Si oppone.
Ti respinge.
Mette in discussione quello che fino a ieri sembrava accettare.

Sta costruendo qualcosa che gli servirà per diventare adulto:

un’identità separata dalla tua.

E a volte, dentro quella sfida, può esserci anche il bisogno di scoprire:

“Quanto posso essere diverso da te senza perdere il mio posto nel tuo cuore?”

È qui che essere genitori diventa difficile.

Perché amare un figlio non significa evitare il conflitto.

Significa non perdere la relazione dentro il conflitto.

Dire:

“Quello che hai fatto non va bene.”

senza trasformarlo in:

“Tu non vai bene.”

La prima frase insegna responsabilità.

La seconda rischia di lasciare vergogna.

I nostri figli non hanno bisogno di genitori che accettino tutto.

Hanno bisogno di adulti capaci di mettere confini senza usare l’amore come premio e il distacco come punizione.

E forse una delle esperienze più importanti che possiamo lasciare loro è proprio questa:

possiamo essere arrabbiati senza smettere di amarci.

Possiamo non essere d’accordo senza perderci.

Puoi deludermi senza perdere il tuo posto.

Puoi diventare diverso da me
senza diventare meno mio figlio.

Il confine dice:
“Questo comportamento no.”

Il legame dice:
“Tu, invece, resti.”

26/09/2026

Ho imparato che il lusso
è dormire tutta la notte,
che la felicità non deve
per forza fare rumore
e che certe mattine
svegliarsi senza avere paura
è già una notizia bellissima.

Ho imparato che le cose importanti
non hanno sempre un’occasione speciale,
che una domenica qualunque
può diventare il giorno
che vorresti rivivere per sempre,
che dovremmo fare più fotografie
alle persone che amiamo,
anche quando hanno sonno,
anche quando non sono pettinate,
anche quando dicono:
«No, dai, sono venuta male».

Ho imparato che ci sono persone
che sanno farti ridere
anche quando hai la bocca piena di pianto,
che un abbraccio non cambia quello che è successo
ma cambia il modo in cui ci stai dentro
e che le braccia di qualcuno
possono diventare un posto
dove finalmente
non devi essere forte.

Ho imparato che la gentilezza
non è una questione di buone maniere,
che si può chiedere scusa
senza perdere un centimetro
e che chi sa dove farti male
e sceglie di non farlo
ha già capito qualcosa
che non insegnano
in nessuna università.

Ho imparato che invecchiare
è una faccenda molto seria,
che le ginocchia cominciano a fare rumore,
che i capelli bianchi
arrivano senza appuntamento
e che certe persone
diventano ancora più belle
quando smettono di chiedere
allo specchio
di restituirgli i vent’anni.

Ho imparato che non sappiamo
quasi niente.

Non sappiamo perché i gatti
si mettano sempre sulle cose da leggere,
perché le fragole abbiano quei puntini
dalla parte sbagliata
o come facciano le madri
a riconoscere la nostra voce
anche quando diciamo soltanto «pronto».

Non sappiamo nemmeno
perché certe parti del corpo
siano così importanti.

La nuca.
Le caviglie.
Quel pezzetto di schiena
che compare quando ti chini
e mi fa ve**re voglia
di interrompere qualsiasi cosa
tu stia facendo.

Non sappiamo dove vada a finire
tutta l’acqua del mare
quando si ritira,
né perché i bambini
si addormentino più facilmente
quando qualcuno gli tiene una mano.

E non sappiamo come sia possibile
che due persone
che fino a ieri
non sapevano nemmeno
di esistere,
a un certo punto,
non riescano più
a immaginare una domenica
senza l’altra.

Non sappiamo perché
abbiamo inventato le bombe
e non un modo
per far arrivare il pane caldo
in tutte le case del mondo.

Perché abbiamo imparato
a raggiungere la Luna
prima di imparare
a non far morire di paura
i bambini sulla Terra.

Non sappiamo quanto tempo
ci resta da passare insieme.

Eppure continuiamo
a comprare i biglietti dei concerti,
a mettere i fiori sui balconi,
a preparare il caffè per due,
a scegliere i nomi dei bambini,
a piantare alberi
che diventeranno grandi
quando noi saremo già vecchi.

Continuiamo a innamorarci,
a toglierci i vestiti,
a raccontarci le cose
che non abbiamo mai detto a nessuno.

Continuiamo a voler bene
a persone che un giorno
potremmo perdere.

E va bene così.
Ed è giusto così.

Ho imparato che per anni
ho chiesto alla vita
di farmi succedere qualcosa.

Qualcosa di grande,
qualcosa di bello,
qualcosa che mi facesse sentire
finalmente arrivato.

Adesso mi basta molto meno.

Una notte intera di sonno,
il corpo che non mi chiede aiuto,
la testa che per qualche ora
non inventa nessun pericolo.

E qualcuno accanto
con cui non devo
difendermi da niente.

Ho passato metà della vita
a cercare qualcosa
che mi facesse perdere la testa.

Adesso vorrei soltanto
qualcosa
che me la lasci in pace.

23/09/2026

Perché amare l'Autunno?
Per il sole che non scotta ma accarezza, per l'odore di terra buona, per i minuti preziosi di luce, per un buon tè, alla finestra, se fuori piove.
O forse per tutti quei passi da fare, per le caldarroste dietro l'angolo e le torte fragranti di forno, 'ché tanto ci pensa quel maglione largo... E mentre il mondo si veste di colori accesi, fragili e croccanti, raccogli i pensieri, come si fa con le foglie; e da loro impari che cadere si può, che cadere si deve, per rimettersi al mondo.
O forse perché giustifica la malinconia, la domenica pomeriggio sul divano, o quella lettera antica che butti giù, nascosta tra le pagine del tuo libro più caro.

Per questo e per altri mille motivi, l'Autunno sono un po' anche io 💕

Autunno ti aspetto non solo astronomicamente.

19/09/2026

No. Se io fossi stata accoltellara da un mio alunno a scuola, durante le lezioni, e fossi finita in ospedale, non vorrei abbracciarlo. Vorrei che fosse tenuto lontano, da me e dalla scuola, fino a che non comprendesse la gravità di quello che ha fatto. Vorrei che, assieme alla ricerca dei motivi di tanta violenza, ci fosse anche una punizione. Che lui subisse le conseguenze della sua azione, e comprendesse che se si porta a scuola uno spray al peperoncino e si accoltella un’insegnante mentre si filma il tutto per postarlo sui social, la conseguenza non è un abbraccio. Quello ci sarà, ma dopo. Prima viene la punizione, anche nella forma di riparazione concreta attraverso attività di volontariato. Poi la ricerca delle cause. E dopo, con la presa di coscienza di ciò che si ha commesso, l’abbraccio.
Sennò, è tutto troppo facile. E rischia di diventare tutto, sempre più violento.

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