26/09/2026
Ho imparato che il lusso
è dormire tutta la notte,
che la felicità non deve
per forza fare rumore
e che certe mattine
svegliarsi senza avere paura
è già una notizia bellissima.
Ho imparato che le cose importanti
non hanno sempre un’occasione speciale,
che una domenica qualunque
può diventare il giorno
che vorresti rivivere per sempre,
che dovremmo fare più fotografie
alle persone che amiamo,
anche quando hanno sonno,
anche quando non sono pettinate,
anche quando dicono:
«No, dai, sono venuta male».
Ho imparato che ci sono persone
che sanno farti ridere
anche quando hai la bocca piena di pianto,
che un abbraccio non cambia quello che è successo
ma cambia il modo in cui ci stai dentro
e che le braccia di qualcuno
possono diventare un posto
dove finalmente
non devi essere forte.
Ho imparato che la gentilezza
non è una questione di buone maniere,
che si può chiedere scusa
senza perdere un centimetro
e che chi sa dove farti male
e sceglie di non farlo
ha già capito qualcosa
che non insegnano
in nessuna università.
Ho imparato che invecchiare
è una faccenda molto seria,
che le ginocchia cominciano a fare rumore,
che i capelli bianchi
arrivano senza appuntamento
e che certe persone
diventano ancora più belle
quando smettono di chiedere
allo specchio
di restituirgli i vent’anni.
Ho imparato che non sappiamo
quasi niente.
Non sappiamo perché i gatti
si mettano sempre sulle cose da leggere,
perché le fragole abbiano quei puntini
dalla parte sbagliata
o come facciano le madri
a riconoscere la nostra voce
anche quando diciamo soltanto «pronto».
Non sappiamo nemmeno
perché certe parti del corpo
siano così importanti.
La nuca.
Le caviglie.
Quel pezzetto di schiena
che compare quando ti chini
e mi fa ve**re voglia
di interrompere qualsiasi cosa
tu stia facendo.
Non sappiamo dove vada a finire
tutta l’acqua del mare
quando si ritira,
né perché i bambini
si addormentino più facilmente
quando qualcuno gli tiene una mano.
E non sappiamo come sia possibile
che due persone
che fino a ieri
non sapevano nemmeno
di esistere,
a un certo punto,
non riescano più
a immaginare una domenica
senza l’altra.
Non sappiamo perché
abbiamo inventato le bombe
e non un modo
per far arrivare il pane caldo
in tutte le case del mondo.
Perché abbiamo imparato
a raggiungere la Luna
prima di imparare
a non far morire di paura
i bambini sulla Terra.
Non sappiamo quanto tempo
ci resta da passare insieme.
Eppure continuiamo
a comprare i biglietti dei concerti,
a mettere i fiori sui balconi,
a preparare il caffè per due,
a scegliere i nomi dei bambini,
a piantare alberi
che diventeranno grandi
quando noi saremo già vecchi.
Continuiamo a innamorarci,
a toglierci i vestiti,
a raccontarci le cose
che non abbiamo mai detto a nessuno.
Continuiamo a voler bene
a persone che un giorno
potremmo perdere.
E va bene così.
Ed è giusto così.
Ho imparato che per anni
ho chiesto alla vita
di farmi succedere qualcosa.
Qualcosa di grande,
qualcosa di bello,
qualcosa che mi facesse sentire
finalmente arrivato.
Adesso mi basta molto meno.
Una notte intera di sonno,
il corpo che non mi chiede aiuto,
la testa che per qualche ora
non inventa nessun pericolo.
E qualcuno accanto
con cui non devo
difendermi da niente.
Ho passato metà della vita
a cercare qualcosa
che mi facesse perdere la testa.
Adesso vorrei soltanto
qualcosa
che me la lasci in pace.