28/07/2026
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“Lo sport è una delle attività più ringiovanenti che esistano. Ci mantiene giovani non soltanto nel corpo, allenando i muscoli, la mobilità, la resistenza e la coordinazione, ma anche nella mente, educando il nostro sguardo e il nostro modo di stare al mondo.
Perché la giovinezza non è affatto un freddo e matematico dato anagrafico. È prima di tutto un atteggiamento. Come suggerisce un famoso detto, essere giovani significa guardare al futuro con fiducia; essere vecchi, invece, significa pensare al domani con paura e al passato con nostalgia.
Quando si è giovani, si crede che il meglio debba ancora ve**re. E proprio questa speranza spinge a impegnarsi, a migliorare, a creare, a innovare. Quando si è vecchi, al contrario, si tende a pensare che il meglio sia già accaduto. Allora, nel tentativo di conservarlo, ci si aggrappa a ciò che già esiste, desiderando che tutto resti com’è.
In ogni luogo di allenamento coltiviamo questa forma di giovinezza, perché lo sport ci mette continuamente in rapporto con il cambiamento. Chi si allena è quasi sempre mosso dalla volontà di crescere: vuole sollevare più peso, scattare più velocemente, correre più a lungo, ti**re meglio e così via.
Essere giovani, perciò, vuol dire agire in funzione di un futuro migliore. Il che può accadere anche a ottant’anni. Non sto dicendo, naturalmente, che a ottant’anni una persona debba allenarsi con l’obiettivo di raggiungere una condizione fisica migliore di quella che aveva a venti. Sto dicendo che una persona che a ottant’anni continua ad allenarsi sta costruendo per sé un presente e un domani migliori di quelli che avrebbe avuto restando chiusa in casa a rimpiangere i tempi andati.
Non solo: sta facendo nuove esperienze, conoscendo nuove persone, imparando nuove cose. Insomma, sta introducendo nella propria esistenza ulteriore vita, il che è ben diverso dal limitarsi a ricordare quella già vissuta.
Ma lo stesso vale per chi ha dieci, venti, trenta, quaranta o cinquant’anni. La questione non riguarda l’età, ma il modo in cui si sceglie di affrontare l’avve**re: a testa alta, guardando avanti, oppure a testa bassa, voltandosi indietro.
E in un mondo come il nostro, divorato da narrazioni pessimiste e nostalgiche, da racconti che rimpiangono una presunta età dell’oro e che instillano, soprattutto nelle nuove generazioni, un timore esasperato verso il futuro, ben vengano tutte quelle attività capaci di opporsi a questo invecchiamento forzato.
Perché un ragazzo che non sogna, che non si mette in gioco e che non si impegna per costruire qualcosa di significativo in cui riporre la propria speranza, non è davvero giovane. Per certi versi, è già vecchio. E oggi, mi dispiace dirlo, se ne vedono molti.
Lo sport è uno dei pochi argini contro questa progressiva perdita di giovinezza. A differenza di molti altri ambienti, sul campo nessuno si rassegna all’idea che “si stava meglio prima”: all’opposto, ciascuno lavora per stare meglio domani.”
Testo tratto da “𝗔𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼, 𝗰𝗮𝗹𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗰𝘂𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮. 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗶 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮”. È il mio ultimo libro. Racconta di come lo sport ci aiuti non solo sotto l’aspetto fisico, ma anche sotto l’aspetto mentale ed esistenziale.
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Il Saggio dello sport