07/06/2026
Malattia prima della partenza: è giusto che il costo ricada sulle agenzie di viaggio?
La recente interpretazione secondo cui un viaggiatore impossibilitato a partire per una malattia sopravvenuta avrebbe diritto alla restituzione delle somme versate sta alimentando un acceso dibattito nel settore turistico. Una questione delicata, che richiede di conciliare la necessaria tutela del consumatore con la sostenibilità economica delle imprese che organizzano i viaggi.
È comprensibile la situazione di chi, a pochi giorni dalla partenza, si trova costretto a rinunciare a una vacanza programmata da tempo. Tuttavia, occorre interrogarsi su chi debba sostenere le conseguenze economiche di un evento che appartiene esclusivamente alla sfera personale del viaggiatore.
La malattia improvvisa non dipende dall'agenzia di viaggio, non deriva da un suo errore né da un'inadempienza contrattuale. Si tratta di una circostanza imprevedibile e indipendente dalla volontà di entrambe le parti. Per questo motivo appare discutibile attribuire integralmente all'operatore turistico il costo della mancata fruizione del viaggio.
Le agenzie di viaggio, infatti, non svolgono una funzione assicurativa. Prima ancora della partenza del cliente, esse sostengono costi concreti per prenotazioni alberghiere, trasporti, servizi turistici e rapporti con fornitori spesso soggetti a rigide condizioni di cancellazione. Quando un viaggio viene annullato all'ultimo momento, molte di queste spese risultano già sostenute e difficilmente recuperabili.
Imporre il rimborso totale in tali circostanze significa trasferire il rischio personale del viaggiatore su un'impresa che non ha alcuna responsabilità nell'evento che ha impedito la partenza. Una scelta che rischia di alterare il principio di equilibrio contrattuale, secondo il quale ciascuna parte dovrebbe rispondere delle conseguenze riconducibili alla propria sfera di controllo.
Esiste inoltre un effetto economico che non può essere ignorato. Se il rischio di annullamento per motivi di salute dovesse essere posto stabilmente a carico delle agenzie, queste sarebbero inevitabilmente costrette a incorporare tale costo nei prezzi dei pacchetti turistici. Il risultato sarebbe un aumento generalizzato delle tariffe, con ricadute sull'intera clientela, compresi coloro che non annullano mai i propri viaggi.
Va ricordato che il mercato offre già strumenti specificamente progettati per affrontare queste situazioni: le assicurazioni contro l'annullamento. Queste polizze hanno proprio la funzione di coprire eventi come malattie, infortuni o altre cause personali che impediscono la partenza. Spostare questo rischio dalle compagnie assicurative alle agenzie di viaggio rischia di snaturare il ruolo di tali strumenti e di gravare ulteriormente su un settore già caratterizzato da margini ridotti e forte concorrenza.
La tutela del consumatore rappresenta un principio fondamentale e irrinunciabile. Tuttavia, un sistema equilibrato dovrebbe garantire protezione senza scaricare sistematicamente sugli operatori economici le conseguenze di eventi che non dipendono dalla loro attività. Diversamente, si rischia di creare un modello nel quale il consumatore beneficia del contratto quando può partire, mentre il professionista è chiamato a farsi carico delle conseguenze economiche quando interviene un impedimento personale.
La vera sfida è trovare un punto di equilibrio tra diritti del viaggiatore e sostenibilità delle imprese. Perché la tutela di una parte non dovrebbe mai tradursi nella penalizzazione ingiustificata dell'altra.
La nostra associazione tramite il suo legale Vincenzo Irritato presenterà delle istanze al ministero del turismo perché così non si può andare avanti; abbiamo già informato il consigliere Caramanna che a breve ci convocherà sulla questione
Cesare Foa'
Presidente Advunite