Dott. Nicola Savarese - Nutrizionista

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Esco da un altro weekend di formazione alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia con una riflessione che mi piace ...
18/10/2026

Esco da un altro weekend di formazione alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia con una riflessione che mi piace condividere.

Spesso pensiamo alla felicità come a una condizione da raggiungere una volta per tutte. Eppure, la felicità cambia insieme a noi, attraverso i nostri desideri, le scelte che compiamo e le esperienze che viviamo.

Il benessere psicologico, in fondo, non significa essere sempre felici, ma imparare a riconoscere le proprie emozioni, dare significato a ciò che viviamo e continuare a trovare nuove direzioni, anche nei momenti più difficili.

Perché studiare la mente umana significa anche questo: continuare a interrogarsi, mettere in discussione le proprie certezze e non smettere mai di imparare.

Ci siamo mai chiesti perché, pur sapendo cosa dovremmo mangiare, spesso facciamo fatica a seguire un’alimentazione equil...
16/10/2026

Ci siamo mai chiesti perché, pur sapendo cosa dovremmo mangiare, spesso facciamo fatica a seguire un’alimentazione equilibrata?

La risposta è più complessa di quanto immaginiamo.

Oggi conosciamo calorie, proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali. Abbiamo a disposizione informazioni nutrizionali come mai prima d’ora. Eppure, conoscere le regole non significa necessariamente riuscire ad applicarle.

Perché non mangiamo soltanto per nutrirci.

Mangiamo per piacere, per abitudine, per convivialità. Talvolta anche per cercare conforto, alleviare una tensione o riempire un momento di noia.

Ed è proprio qui che nutrizione e psicologia si incontrano.

Come nutrizionista, so quanto sia importante un’alimentazione adeguata per il metabolismo, la prevenzione e la salute dell’organismo.

Come psicologo, so che dietro ogni comportamento alimentare possono esserci pensieri, emozioni, convinzioni ed esperienze che meritano attenzione.

Una dieta può essere perfetta sulla carta, ma se non tiene conto della persona rischia di funzionare soltanto sulla carta.

Ecco perché mangiare bene non dovrebbe significare vivere contando ossessivamente le calorie, avere paura di determinati alimenti o sentirsi in colpa dopo una cena diversa dal solito.

Significa imparare a scegliere, riconoscere i propri bisogni, costruire abitudini sostenibili e comprendere che la salute non dipende da un singolo pasto, ma dall’insieme dei nostri comportamenti nel tempo.

Naturalmente, alimentarsi correttamente richiede anche conoscenze scientifiche, equilibrio nutrizionale e, quando necessario, un percorso personalizzato.

Non basta dire a una persona cosa mangiare. Bisogna aiutarla a comprendere come cambiare, senza trasformare il cibo in una continua battaglia con se stessa.

In questa Giornata Mondiale dell’Alimentazione vorrei ricordare proprio questo:

Prendersi cura dell’alimentazione significa prendersi cura della persona, del suo corpo e anche del suo benessere psicologico.

Perché mangiare bene è importante. Ma imparare a vivere bene il rapporto con il cibo lo è altrettanto.

Dott. Nicola Savarese

In questo periodo la scuola di specializzazione in psicoterapia e gli impegni nell’ambito della psicologia occupano una ...
14/10/2026

In questo periodo la scuola di specializzazione in psicoterapia e gli impegni nell’ambito della psicologia occupano una parte importante delle mie giornate.

Ma la nutrizione resta fondamentale nella mia identità professionale. Aggiornarmi non è mai stato un obbligo, ma una responsabilità verso le persone che si affidano alle mie cure.

Ieri ho partecipato a un incontro di approfondimento sul lipedema e sul linfedema: due condizioni spesso confuse, ma profondamente diverse.

Il lipedema merita una riflessione particolare.

Per troppo tempo è stato sottovalutato, scambiato per sovrappeso, obesità o un semplice problema estetico. Oggi è riconosciuto come una patologia ed è al centro di una crescente attenzione scientifica.

È una malattia cronica del tessuto adiposo e connettivo, che interessa prevalentemente le donne e può manifestarsi con accumuli sproporzionati di grasso, soprattutto agli arti inferiori, dolore, sensibilità alla pressione e facilità alla comparsa di lividi.

Il linfedema, invece, è legato a un’alterazione del drenaggio linfatico, con accumulo di liquidi nei tessuti.

E l’alimentazione cosa c’entra? Moltissimo!

Da anni seguo persone con lipedema e conosco l’importanza di un percorso nutrizionale personalizzato. L’alimentazione non guarisce la patologia, ma può aiutare nella gestione del peso, di alcuni sintomi e della qualità della vita.

Anche gli approcci chetogenici, in pazienti selezionati, sono oggetto di interesse, pur con evidenze scientifiche ancora in evoluzione.

Ma non basta prescrivere una dieta!

Serve un approccio multidisciplinare che integri valutazione medica, nutrizione, movimento, eventuali terapie fisiche e supporto psicologico.

Perché dolore e cambiamenti corporei possono incidere profondamente anche sul benessere emotivo.

Continuo a credere in una nutrizione capace di dialogare con la medicina e con la psicologia.

La formazione continua non serve soltanto a sapere di più, ma soprattutto a prendersi cura meglio.

HO ROVINATO TUTTO!Durante un incontro del percorso nutrizionale, una paziente mi racconta di aver perso il controllo con...
14/10/2026

HO ROVINATO TUTTO!

Durante un incontro del percorso nutrizionale, una paziente mi racconta di aver perso il controllo con il cibo.

Il ciclo mestruale, la stanchezza, il nervosismo… Cerca una spiegazione, quasi dovesse giustificarsi.

«Dottore, ho rovinato tutto!»

Una pizza, una costata e poi numerosi gelati. Non aveva più fame. Non sentiva quasi più neppure il sapore.

Eppure continuava a mangiare.

Ma cosa cercava davvero? Piacere, consolazione, sollievo? O stava punendo sé stessa per aver “fallito”?

Parlando, emerge un pensiero ricorrente: «Ormai ho rovinato tutto, tanto vale continuare».

È la trappola del tutto o nulla.

Un episodio alimentare diventa un fallimento personale. Il senso di colpa alimenta il disagio e il cibo, da fonte di piacere, rischia di trasformarsi in una risposta alle emozioni.

Ecco perché, durante un percorso nutrizionale, non mi interessa soltanto sapere cosa e quanto una persona abbia mangiato.

Mi interessa capire cosa abbia provato prima, durante e dopo.

Perché il problema non è provare piacere mangiando, ma quando il cibo diventa una delle poche strategie per affrontare ciò che sentiamo.

La soluzione non è punirsi, digiunare o ricominciare ogni lunedì.

È imparare a riconoscere le proprie emozioni, interrompere il circolo del senso di colpa e riprendere il percorso senza trasformare un episodio in una condanna.

Quando la perdita di controllo si ripete, chiedere un supporto professionale può fare la differenza.

Ricordiamolo: un episodio non cancella i progressi fatti.

E soprattutto, il nostro valore non dipende da quanto siamo stati bravi a seguire una dieta.

LUNEDÌ. Il giorno dei buoni propositi. E delle grandi aspettative.«Da lunedì mi metto a dieta.»«Da lunedì ricomincio ad ...
12/10/2026

LUNEDÌ. Il giorno dei buoni propositi. E delle grandi aspettative.

«Da lunedì mi metto a dieta.»
«Da lunedì ricomincio ad allenarmi.»
«Da lunedì cambio abitudini.»
«Da lunedì penserò un po’ di più a me.»

Quante volte ce lo siamo ripetuto?

Il lunedì è diventato quasi il simbolo del cambiamento. Ma, dal punto di vista psicologico, c’è un aspetto interessante: a volte siamo così concentrati sull’idea di cambiare tutto da rendere difficile cambiare anche una sola cosa.

Ci imponiamo regole, programmi, divieti e obiettivi ambiziosi. Poi arriva un imprevisto, salta un allenamento, mangiamo qualcosa che non avevamo previsto e abbiamo la sensazione di aver già compromesso tutto.

E così, anziché proseguire, rimandiamo al lunedì successivo.

È una trappola piuttosto comune: trasformare un piccolo imprevisto in un fallimento generale.

Nell’approccio psicologico strategico, un aspetto importante è osservare non soltanto ciò che desideriamo cambiare, ma anche i tentativi che mettiamo in atto per riuscirci. Perché alcune soluzioni, soprattutto quando diventano troppo rigide, finiscono paradossalmente per mantenere il problema.

Lo stesso accade nell’alimentazione e nello stile di vita.

Non serve iniziare ogni settimana con una dieta punitiva, compensare gli eccessi del weekend o pretendere di diventare improvvisamente persone diverse.

Possiamo cominciare da qualcosa di molto più semplice: mangiare con maggiore consapevolezza, muoverci con piacere, rispettare i nostri tempi, concederci una pausa senza sentirci in colpa.

Il cambiamento non richiede necessariamente di fare tutto. Richiede di trovare qualcosa che possiamo continuare a fare.

E allora buon lunedì!

Non con l’obbligo di diventare migliori entro venerdì, ma con la possibilità di prenderci cura di noi stessi, un po’ alla volta.

Perché, in fondo, non dobbiamo aspettare il lunedì per cambiare. E non dobbiamo cambiare tutto per cominciare.

Ho letto su Fanpage un articolo che riprende uno studio pubblicato sul British Medical Journal: dopo la sospensione dei ...
11/10/2026

Ho letto su Fanpage un articolo che riprende uno studio pubblicato sul British Medical Journal: dopo la sospensione dei farmaci dimagranti, il peso tende a tornare mediamente quattro volte più rapidamente rispetto a quanto osservato dopo programmi dietetici e comportamentali.

Un dato interessante, che merita qualche riflessione.

Il recupero del peso non riguarda soltanto le “punture dimagranti”!

Può verificarsi anche dopo una dieta, la rimozione del palloncino intragastrico e persino dopo un bypass gastrico o una sleeve, seppure con tempi e risultati diversi.

Nella mia pratica incontro spesso pazienti reduci da diete drastiche, troppo ipocaloriche e talvolta ipoproteiche.

La bilancia scende, il paziente è contento e sembra funzionare tutto.

Ma cosa sta perdendo davvero?

Non sempre soltanto grasso! A volte si perde anche molta massa muscolare, con conseguenze su forza, funzionalità e dispendio energetico.

Un rischio che esiste anche con i farmaci dimagranti, se alla riduzione dell’appetito non si accompagna un’alimentazione adeguata.

E poi: chi insegna al paziente a mangiare? Chi lo prepara al mantenimento?

Sia chiaro: farmaci, palloncino e chirurgia bariatrica, quando indicati, sono strumenti terapeutici importanti. Ma il numero sulla bilancia non può essere l’unico indicatore di successo.

Il recupero del peso, inoltre, non dipende solo dalle abitudini: entrano in gioco adattamenti biologici che influenzano fame, sazietà e dispendio energetico.

ALLORA QUAL È LA SOLUZIONE?

✅ Ridurre soprattutto la massa grassa.

✅ Preservare il più possibile la massa muscolare, con proteine adeguate e attività fisica.

✅ Insegnare a mangiare, senza inutili divieti.

✅ Considerare gli aspetti psicologici.

✅ Programmare fin dall’inizio mantenimento e controlli, prevedendo, quando necessario, terapie farmacologiche continuative.

Perché dimagrire non significa semplicemente pesare meno. Significa migliorare la salute e imparare a prendersene cura nel tempo.

La bilancia misura il peso. Non la qualità del percorso!

Ho imparato ad ascoltare gli altri. Ma quanto sono stato capace di ascoltare me stesso?È una domanda che, negli anni, ho...
10/10/2026

Ho imparato ad ascoltare gli altri. Ma quanto sono stato capace di ascoltare me stesso?

È una domanda che, negli anni, ho imparato a pormi sempre più spesso.

La psicologia mi ha insegnato molto. Ma anche le esperienze personali, le delusioni, le relazioni, gli errori e le scelte difficili mi hanno fatto comprendere quanto sia importante sentirsi ascoltati, senza essere immediatamente giudicati.

Conosco il peso delle aspettative, il desiderio di fare sempre meglio e la fatica di fermarmi.

Ho imparato, un po’ alla volta, che mettere un confine non significa voler meno bene, che cambiare strada non equivale a fallire e che il nostro valore non dovrebbe dipendere dall’approvazione degli altri.

Non sono lezioni che si imparano una volta per tutte. Sono consapevolezze che continuano a maturare.

Anche per questo, nel mio lavoro, cerco di ricordare che davanti a me non c’è soltanto un problema da risolvere, ma una persona con una storia, le sue paure, i suoi tempi e le sue risorse.

Ascoltare significa anche riconoscere all’altro il diritto di essere protagonista delle scelte che lo riguardano.

La Giornata Mondiale della Salute Mentale ci invita a dare valore alle esperienze vissute e ci ricorda che la competenza non ci rende invulnerabili, la forza non consiste nel non soffrire e chiedere aiuto non ci rende meno capaci.

Forse possiamo cominciare proprio da qui: ascoltare di più, giudicare di meno e imparare a riservare anche a noi stessi il rispetto che desideriamo offrire agli altri.

Perché, prima di essere professionisti, pazienti o qualunque altra cosa, siamo persone.

Finalmente venerdì! 🍷Si chiude una settimana intensa, impegnativa e, per certi versi, anche faticosa.E allora, quale occ...
09/10/2026

Finalmente venerdì! 🍷

Si chiude una settimana intensa, impegnativa e, per certi versi, anche faticosa.

E allora, quale occasione migliore per cambiare aria, città, ritmi e concedersi un bel weekend fuori porta?

Stasera Siena, un buon calice di vino e il piacere di godersi il momento, senza troppi programmi.

A volte basta cambiare scenario per guardare le cose da una prospettiva diversa.

Perché non tutto merita la nostra attenzione, non tutto richiede una risposta e non tutto deve seguirci ovunque andiamo.

Ogni tanto, cambiare aria fa bene anche ai pensieri.

Buon weekend a tutti! ❤️

Prendersi cura di sé, a volte, comincia proprio da una pausa. Oggi a Napoli piove a dirotto! La mia giornata è cominciat...
08/10/2026

Prendersi cura di sé, a volte, comincia proprio da una pausa.

Oggi a Napoli piove a dirotto!

La mia giornata è cominciata alle 8:00 in punto, con le visite in studio fino a tarda mattinata. Poi una tappa all’Ordine degli Psicologi e, trovandomi in zona, ho deciso di concedermi qualcosa che, nelle giornate più impegnative, non è affatto scontato: un pranzo con calma.

Una bella Caesar salad con pollo, gustosa, abbastanza leggera e soprattutto scelta con piacere.

Perché mangiare bene non deve significare rinunciare al gusto, così come prendersi cura di sé non dovrebbe diventare l’ennesimo impegno da incastrare nell’agenda.

E sapete qual è la cosa che sto apprezzando di più? Non tanto il pranzo in sé, quanto il piacere di sedermi, mangiare tranquillamente e godermi qualche minuto senza guardare continuamente l’orologio.

Tra poco tornerò in studio per le visite del pomeriggio, ma intanto mi sono regalato una piccola pausa.

Sto imparando, giorno dopo giorno, che non è necessario vivere sempre di corsa. Certo, non sempre ci riesco! Gli impegni sono tanti e alcune giornate sembrano non finire mai.

Ma credo sempre di più che il benessere non dipenda soltanto da ciò che mangiamo, ma anche da come viviamo le nostre giornate.

Una buona alimentazione, il piacere della tavola, qualche momento di tranquillità e la capacità di ascoltare anche le proprie esigenze.

Non occorre essere perfetti, né seguire regole rigide. Occorre trovare, ciascuno con i propri tempi, un equilibrio che ci faccia stare bene.

Perché possiamo prenderci cura degli altri, dedicarci con passione al nostro lavoro e, nello stesso tempo, imparare a riservare un po’ di attenzione anche a noi stessi.

E forse una delle forme più semplici di benessere è proprio questa: imparare a concedersi del tempo, senza sentirsi in colpa.

E voi, durante le vostre giornate, riuscite a fermarvi ogni tanto e a godervi una pausa?

Negli ultimi tempi diversi pazienti, follower e amici mi hanno chiesto qualcosa in più sul mio approccio alla psicologia...
05/10/2026

Negli ultimi tempi diversi pazienti, follower e amici mi hanno chiesto qualcosa in più sul mio approccio alla psicologia e sul mio percorso di formazione.

Da qualche tempo frequento la Scuola di Specializzazione in Psicoterapie Brevi ad Approccio Strategico.

In parole semplici, l’approccio strategico studia come un problema funziona nel presente, cosa lo mantiene e quali tentativi di soluzione non funzionano. Da lì costruisce strategie concrete e personalizzate per favorire il cambiamento.

Uno dei principi che trovo più interessanti è questo.

Immaginiamo una porta chiusa.

La spingiamo, ma non si apre.
Allora spingiamo più forte.
Poi ancora più forte.
Finché iniziamo a pensare che sia impossibile aprirla.

Ma magari il problema è più semplice:
quella porta non va spinta.
Va tirata.

Ecco, l’approccio strategico parte spesso da qui.

Non si chiede soltanto perché esista un problema, ma osserva soprattutto come funziona oggi.

Che cosa facciamo quando si presenta?
Come cerchiamo di risolverlo?
E siamo sicuri che le soluzioni che usiamo ci stiano davvero aiutando?

A volte più cerchiamo di controllare qualcosa, più sembra sfuggirci.
Più evitiamo una situazione, più diventa difficile affrontarla.
Più cerchiamo rassicurazioni, più ne sentiamo il bisogno.

In psicoterapia, uno degli obiettivi è individuare questi meccanismi e interromperli con strategie concrete e costruite sulla persona.

Questo modo di osservare i problemi mi interessa molto anche nella nutrizione.

Perché spesso una persona sa già cosa dovrebbe mangiare.
Il punto non è sempre la conoscenza, ma ciò che accade quando prova a cambiare.

Si impone regole rigidissime.
Elimina alcuni alimenti.
Controlla di continuo il peso.
Ricomincia ogni lunedì.
E se qualcosa va diversamente pensa: Ormai ho rovinato tutto.

Poi riparte da capo.

In questi casi, dire semplicemente “devi seguire meglio la dieta” rischia di equivalere a continuare a spingere quella porta.

A volte può essere più utile chiedersi: Quello che sto facendo per risolvere il problema sta davvero funzionando?

È una domanda semplice.
Ma qualche volta è proprio cambiando domanda che possiamo iniziare a trovare una strada diversa.

Indirizzo

Riviera Di Chiaia 276
Naples
80121

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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