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Massimiliano De Somma 3387445862

03/07/2026

Impara a perdonare, non perchè l'altro merita il tuo perdono, ma perchè tu meriti di essere libero

01/07/2026
21/06/2026

Io voglio stare male

Sembra assurdo dirlo ad alta voce.

Eppure molte persone, senza accorgersene, continuano a scegliere il dolore.

Non perché amino soffrire, ma perché quel dolore è diventato familiare. È una casa conosciuta. Una storia che si raccontano da anni. Un'identità.

A volte stare male è più semplice che cambiare.
Più sicuro che rischiare.
Più prevedibile che vivere.

Perché guarire significa lasciare andare qualcosa: una ferita, un ruolo, una giustificazione, un'immagine di sé.

E allora ci aggrappiamo alla tristezza, alla rabbia, alla delusione, come se fossero l'unica prova della nostra profondità.

Ma il dolore non è la nostra identità.

Possiamo essere profondi senza essere tristi.
Possiamo essere autentici senza essere feriti.
Possiamo essere noi stessi anche quando stiamo bene.

La domanda non è: "Perché sto male?"

La domanda è: "Chi sarei senza il mio dolore?"

10/01/2026

Non ti ho mai detto che...

IL LINGUAGGIO CHE CI FORMALe parole che ascoltiamo da bambini non sono semplici suoni: sono codici affettivi, mappe inte...
10/12/2025

IL LINGUAGGIO CHE CI FORMA

Le parole che ascoltiamo da bambini non sono semplici suoni: sono codici affettivi, mappe interiori, impronte che modellano la nostra percezione di noi stessi e del mondo. Il primo elenco — quello delle frasi imperanti, direttive, correttive — riflette un linguaggio orientato al controllo, alla regolazione del comportamento, alla gestione dell’ansia adulta di fronte alla vitalità infantile.

Queste frasi, spesso ripetute in modo automatico, non nascono dalla cattiveria, ma da un sistema educativo che privilegia l’efficienza, la pulizia, la disciplina, la prevedibilità. Il bambino, però, non è un progetto da ottimizzare: è un essere in formazione, che ha bisogno di sentirsi visto, accolto, ascoltato.

Il secondo elenco — quello delle frasi desiderate — è un inno alla presenza affettiva. Qui il linguaggio diventa spazio relazionale, contenitore emotivo, specchio dell’identità. Dire “sei importante”, “mi piace quando ridi”, “dimmi se ho sbagliato” significa riconoscere il bambino come soggetto, non come oggetto da correggere. È il passaggio da una pedagogia del comando a una pedagogia dell’incontro.

Non si tratta di abolire regole o limiti, ma di integrare il linguaggio del cuore con quello della disciplina. Dire “ti voglio bene” non indebolisce l’autorità, la rende più umana.

Dal punto di vista psicologico, questo scarto linguistico incide profondamente sullo sviluppo dell’autostima, della fiducia, della capacità di esprimere emozioni. Le parole affettive non sono solo “belle”: sono necessarie. Costruiscono la base sicura da cui il bambino potrà esplorare il mondo, affrontare le frustrazioni, sviluppare resilienza.

In terapia, spesso si lavora proprio su questo: dare voce a ciò che non è stato detto, offrire uno spazio dove finalmente si può sentire “ti voglio bene”, “sei unico”, “puoi dire tutto quello che vuoi”. È un processo di ri-narrazione, di riscrittura del copione interiore, dove il linguaggio diventa cura.

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Quali parole ti hanno fatto crescere e quali avresti voluto sentire di più?

Tu non mi devi niente… Il giorno in cui la vita ti porterà lontano da me, voglio che tu vada leggero, senza pesi, senza ...
08/12/2025

Tu non mi devi niente… Il giorno in cui la vita ti porterà lontano da me, voglio che tu vada leggero, senza pesi, senza debiti, senza pensare di dovermi qualcosa. Tu non mi devi niente. Io ti ho dato la vita, sì, ma perché l’ho scelto io, perché dal momento in cui seppi della tua esistenza decisi di amarti con tutto ciò che sono. Ti ho nutrito, ti ho accudito, ti ho abbracciato nelle notti stanche e nei giorni interminabili, ma non è mai stato un sacrificio… è stato un dono, il più grande che la vita mi abbia dato. Quando crescerai e sceglierai la tua strada, sii felice senza guardare indietro con colpa. Non temere di lasciarmi, non pensare di dovermi restituire il tempo e ciò che ho fatto per te: l’ho fatto e lo rifarei altre mille volte. L’unica cosa che desidero è che tu sia libero, che viva con intensità, che ami come vuoi amare, che corra verso i tuoi sogni senza catene. E quando penserai a me, che non sia con peso, ma con tenerezza. Se un giorno mi vedrai invecchiare, ricordami che così è la vita, che io ho già vissuto la mia e ora tu hai la tua. La maternità non è un contratto né un debito: è amore infinito che non chiede nulla in cambio.

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