05/10/2026
SENZA VOCE
[post molto lungo- un racconto, quindi se avrai il coraggio di leggerlo tutto fammelo sapere nei commenti]
Solo un brutto incubo
Fino a qualche anno fa l’incubo che mi faceva aprire improvvisamente gli occhi sotto l’alito pesante dell’ansia era il mio esame di maturità. In particolare la prova orale.
Ero indietro, molto molto indietro con il programma e l’esame troppo vicino.
Sembrava lì fermo ad aspettarmi come un minotauro infuriato pronto a divorarmi per aver commesso il grave peccato di non arrivare preparata come avrei dovuto al grande esame, l’esame di maturità.
Erano passati quasi trent’anni quando il mio inconscio, quel pozzo profondo di ricordi di cui io, come noi tutti, non sono per nulla consapevole, pieno di detriti di paure antiche, provenienti addirittura dalle generazioni precedenti, mi consegnò un nuovo incubo, nuovo di zecca.
Il film girato si chiamava “senza voce” ( sì proprio a me) ed era stato registrato a fine settembre di qualche anno fa.
Il mio inconscio è bravissimo regista.
Deve essersi svolto tutto in una di quelle notti a fine di una lunga giornata che si accorcia, di quelle quando il sole inizia a tramontare prima e diciamo che tu te ne accorgi perché la cosa non ti è del tutto indifferente, le foglie iniziano a colorarsi improvvisamente di una giallo marroncino e tu comprendi che non è più estate, non puoi trattenerti fino al tramonto a fare un aperitivo chiacchierando con gli amici, ma non è neanche inverno, non senti quel freddo che inizia a ricordarti che tra poco arriveranno a riscaldarti le luci di Natale.
E’ quel tempo di mezzo, messo lì a coccolarti con un po' di melanconia. Deve essere quella sensazione di leggero grigiore a risvegliare dal profondo qualche paura che se ne stava buona buona zitta lì fino a qualche giorno prima. Quel leggero grigiore è come una manina capace di premere su un pulsante che inizia a emettere una vibrazione inquietante, una vibrazione di paura.
Paura di gridare senza essere ascoltata.
Paura di aver bisogno di aiuto e non riuscire a chiederlo
Paura di restare senza voce.
Nel film ero in macchina, guidavo io ed ero appena passata davanti casa di mia madre. All’incrocio, rallentando qualcuno apre lo sportello e mi sposta dal posto di guida. Io vorrei gridare così forte da spaccare i vetri della macchina. Ma dalle mie corde vocali esce solo aria, aria e aria. E più cerco di alzare il volume e più continua a uscire aria senza vibrazione, senza, suono, senza forza, aria vuota.
Non sapevo che l’aria potesse essere vuota.
Eppure è così. Quando esce dal tuo corpo senza voce, l’aria sembra vuota, vuota di vibrazione, vuota di significato, vuota di presenza, vuota di coraggio.
Deve essere stato terribile perché in casa ho svegliato chi era vicino a me, e subito dopo mi sono svegliata in preda al panico, convinta che avessero rubato violentemente la mia vecchia macchina.
Una vecchia macchina che avevo da poco comprato per raggiungere più velocemente casa della mia mamma che negli ultimi mesi si era molto aggravata.
Ma non avrei mai voluto che lei gridasse aiuto ed io non fossi potuta arrivare in tempo per soccorerla.
E lì, su quella grande paura, il mio inconscio ha girato proprio un grande film.
E così ho capito che non è sempre molto chiaro se restare senza voce è una conseguenza di una forte ansia o al contrario, l’esperienza di cacciare aria senza voce generi una forte ansia.
E a questa domanda non credo che esista una risposta sola.
Credo però che la nostra voce, la voce di una donna , è legata indissolubilmente alla voce da cui è stata generata, la voce della sua mamma.