23/06/2026
“Torno a casa dei miei e mi sembra di avere di nuovo 15 anni.”
È una frase che sento spesso in terapia.
Persone adulte, autonome e competenti che, tornando nella famiglia d’origine, si ritrovano a reagire in modi che non riconoscono del tutto: più irritabili, più vulnerabili, più sulla difensiva.
Spesso la domanda è: “Perché mi succede ancora?”
La risposta non è semplice, ma sappiamo che alcuni contesti relazionali possono riattivare modalità di funzionamento apprese molto presto nella nostra storia.
Quando questo accade, la parte adulta di noi continua a essere presente, ma può avere meno accesso alle proprie risorse abituali. E possono emergere stati emotivi più antichi, insieme alle strategie che nel tempo abbiamo sviluppato per proteggerci.
Per qualcuno significa chiudersi.
Per qualcun altro controllare tutto.
Per altri ancora reagire con rabbia o sentirsi improvvisamente fragili.
Non significa che siamo tornati quelli di un tempo.
Spesso è il segnale che qualcosa di importante della nostra storia si è riattivato nel presente.
Riconoscerlo non significa giustificare ogni reazione.
Significa avere più possibilità di scegliere come rispondere.
Vi capita quando tornate nella vostra famiglia d’origine?
📍Leggo volentieri le vostre riflessioni nei commenti.
Riferimenti
• Ogden P., Minton K., Pain C. Il trauma e il corpo. Manuale di psicoterapia sensomotoria. Giovanni Fioriti Editore, 2016.
• Siegel D.J. La mente relazionale. Raffaello Cortina Editore, 2021.
• Schore A.N. Affect Regulation and the Origin of the Self. Routledge, 2012.