21/08/2026
"Il caffè prima di combattere mi aiuta?". Dipende da te.
Ho visto due atleti prendere lo stesso caffè alla stessa ora, e uno entrare in palestra che era una scheggia mentre l'altro finiva il riscaldamento col cuore in gola.
Ti spiego perché succede.
Nel cervello hai delle piccole serrature, i recettori. Più ti alleni e più ore stai sveglio, più gira nel sangue una sostanza che si chiama adenosina, e lei in quelle serrature ci entra perfetta, come una chiave. Ogni volta che ne entra una, il cervello riceve lo stesso messaggio: rallenta, sei stanco.
La caffeina ha una forma quasi identica all'adenosina. Così va a infilarsi in quelle stesse serrature, ma senza girare la chiave: occupa il posto e basta.
L'adenosina resta fuori, il messaggio "sei stanco" non arriva, e tu senti meno la fatica proprio nei minuti in cui di solito inizi a mollare.
Per uno che combatte è tanta roba: reagisci prima e resti lucido quando sei cotto.
La dose da usare è circa 3 mg per chilo, un'ora prima. Se pesi 70 kg siamo intorno ai 200 mg, quindi due caffè fatti bene o un pre-workout dosato seriamente.
Poi però c'è il pezzo che spiega i due atleti di prima. C'è un gene, il CYP1A2, che decide quanto in fretta smaltisci la caffeina.
Chi la smaltisce veloce ne prende solo il buono. Chi la smaltisce piano se la porta dietro per ore, e allora altro che spinta: batticuore, agitazione e la notte passata a fissare il soffitto.
Provala in allenamento, mai la sera del match, e ascolta come stai.
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