03/06/2026
La volta scorsa abbiamo parlato del conflitto. E forse il conflitto merita ancora un po’ di spazio.
Perché il modo in cui stiamo dentro un conflitto spesso ha una storia.
Da piccoli osserviamo molto più di quello che gli adulti immaginano. Osserviamo cosa succede quando qualcuno si arrabbia. Se le persone continuano a parlarsi oppure no. Se dopo una discussione torna la vicinanza. Se è possibile dire: “questa cosa mi ha ferito.” Se qualcuno chiede scusa. Se qualcuno resta.
E, a volte, impariamo presto che alcune emozioni occupano troppo spazio.
C’è chi da bambino ha imparato a stare zitto per non peggiorare le cose. Chi cercava di calmare tutti. Chi provava a non dare problemi. Chi si chiudeva in camera aspettando che passasse.
Per alcuni bambini il conflitto era rumore. Per altri era silenzio. Ma in entrambi i casi poteva diventare qualcosa da temere.
Forse è anche così che impariamo quanto spazio possiamo occupare dentro una relazione.
Quanto possiamo essere arrabbiati. Delusi. Emotivi. Quanto possiamo dire: “questa cosa mi ha ferito” senza sentirci troppo.
Troppo sensibili. Troppo complicati. Troppo presenti.
E allora alcune persone imparano a trattenersi. Altre ad attaccare subito. Altre ancora a sparire appena sentono tensione.
Non perché non abbiano niente da dire. Ma perché, a volte, hanno imparato molto presto che alcune emozioni potevano complicare l’amore.
Quanto spazio avevano le vostre emozioni nella casa in cui siete cresciuti?