26/06/2026
"La terapia è come un piatto creato a mano, formato da strisce diverse che si avvolgono in una spirale. Ogni striscia rappresenta una parte di sé: alcune più vivaci, altre più silenziose, alcune lineari, altre irregolari. All’inizio sembrano separate, quasi incompatibili, ma nel tempo con cura, presenza e piccoli gesti ripetuti, trovano una forma comune.
La spirale non costringe: accompagna. Invita a entrare, a perdersi un poco, a ritornare al centro con uno sguardo nuovo. E in questo movimento si scopre che la forza non è rigidità, ma la capacità di restare morbidi, luminosi, integri. Così, striscia dopo striscia, la persona si ricostruisce: non eliminando ciò che è diverso, ma lasciando che tutto trovi posto in un’unica forma possibile."
In terapia la metafora è uno strumento delicato che ci permette di parlare di ciò che è difficile senza nominarlo direttamente, creando un ponte tra esperienza emotiva e comprensione.
Proviamo a vedere cosa si nasconde dietro questa metafora, il piatto creato con otto strisce diverse rappresenta la persona nella sua interezza. Ogni striscia è una parte di sé: emozioni, ricordi, bisogni, fragilità, risorse. All’inizio queste parti possono sembrare scollegate, disordinate, persino in conflitto. È la condizione in cui spesso si arriva in terapia: ci si percepisce “a pezzi”, o comunque non integrati.
La forma a spirale è il movimento del percorso terapeutico. Non è una linea retta, non è un prima‑dopo. È un andare e tornare, un avvicinarsi al centro e poi allontanarsi un po’, per poi ritornarci con uno sguardo più consapevole. La spirale accoglie, non costringe: permette di esplorare senza perdersi.
La cura artigianale “striscia dopo striscia è la lentezza del processo psicologico. Nulla viene forzato: si modella, si aggiusta, si osserva. È un lavoro fatto di piccoli gesti ripetuti, di micro‑scoperte che nel tempo costruiscono una forma nuova.
La luce morbida e il legno chiaro rappresentano lo spazio sicuro della relazione terapeutica: un luogo dove poter appoggiare ciò che si porta dentro senza timore di essere giudicati.
Infine, l’equilibrio tra solidità e delicatezza è l’obiettivo profondo della terapia: diventare più forti senza indurirsi, più integri senza perdere sensibilità. Una forza che non è difesa, ma presenza.