NOVA MEDICAL Center

NOVA MEDICAL Center Nova Medical è un centro medico polispecialistico privato e accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale. Esperti nella medicina estetica.

Specialisti nel trattamento fisioterapico e riabilitativo. Nova Medical di Nova Milanese è un centro moderno e all'avanguardia che opera con la massima professionalità nel settore della riabilitazione fisica post chirurgica e post traumatica. Si avvale di un'equipe di medici specialisti e operatori altamente qualificati, e dispone di attrezzature tecnologiche per affiancare ciascun paziente con pr

ogrammi e cure personalizzati. Si occupa di massaggi terapeutici, paraffinoterapia, ultrasuoni, linfodrenaggio, fisioterapia, onde d'urto, elettroterapia, radarterapia, ionoforesi, ultrasuonoterapia, magnetoterapia, e terapie farmacologiche. Inoltre, è a disposizione per consulenza ortopedica, visite fisiatriche, attività di massofisioterapista e podologo, applicazione di taping sportivi, e sedute di ginnastica posturale. Aperto dal lunedì al venerdì dalle 08:00 alle 12:00, e dalle 14:00 alle 18:30. Chiuso il sabato e la domenica.

31/07/2026
Acne in estate: come averne curaL’acne è un disturbo a carico della cute che comporta l’infiammazione dei follicoli pili...
31/07/2026

Acne in estate: come averne cura

L’acne è un disturbo a carico della cute che comporta l’infiammazione dei follicoli piliferi e delle loro ghiandole sebacee. Interessa in particolare la pelle di viso, collo, torace e dorso e provoca lesioni cutanee come punti neri e punti bianchi (comedoni), pustole e papule fino ad arrivare, nei casi più severi, allo sviluppo di cisti e noduli con esiti cicatriziali e macchie persistenti nel tempo. Può essere provocata da vari fattori, tra cui l’alterazione del processo di formazione dello strato cutaneo, l’aumento della produzione di sebo e lo sviluppo di infiammazioni. Le persone interessate da acne si possono trovare a dover gestire il disturbo in varie situazioni quotidiane, in particolare in estate, quando si passa più tempo sotto il sole e ci si può trovare a contatto con l’acqua del mare.
L’esposizione alla luce solare nei mesi in cui è più intensa va valutata da persona a persona in base alla fase in cui si trova l’acne. Se la cute è particolarmente infiammata, infatti, si dovrebbe evitare di prendere direttamente il sole prima di aver disinfiammato l’area acneica con un’opportuna terapia. Se, invece, l’acne si trova in una fase stabile, la luce solare potrebbe essere d’aiuto, utilizzando però una protezione solare adeguata (50 SPF), non comedogenica e specifica per pelli acneiche, perché non deve occludere i pori, ed evitando anche di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata. Un’esposizione eccessiva, infatti, può provocare l’ipercheratinizzazione della pelle, con un ispessimento degli strati cutanei superficiali e un aumento dell’infiammazione.
L’acqua di mare non fa male alla pelle acneica e, anzi, può contribuire a disinfiammare lesioni particolarmente infiammate o pustolose. Questo aspetto dipende però sia dalla salinità dell’acqua, sia dalla sua pulizia. In generale, dopo il bagno al mare, è consigliato risciacquare la pelle, con particolare attenzione al volto.
Per quanto riguarda i cosmetici, sebbene non sia stata ancora stabilita una correlazione diretta tra il loro uso e il peggioramento dell’acne, è importante utilizzare trucchi non comedogenici.

Piedi freddi: quali possono essere le cause?Avere i piedi freddi non è una sensazione tipicamente invernale. Molte perso...
30/07/2026

Piedi freddi: quali possono essere le cause?
Avere i piedi freddi non è una sensazione tipicamente invernale. Molte persone patiscono questa condizione di ipotermia periferica anche nei mesi caldi, a riposo o durante il giorno, nonostante il resto del corpo sia ben riscaldato. In alcuni casi si tratta di una normale risposta dell’organismo a determinati stimoli (come lo stress o un ambiente fresco), tuttavia talvolta i sintomi possono essere il segnale di un disturbo della circolazione, del sistema nervoso o del metabolismo. I piedi sono le estremità più lontane dal cuore, pertanto possono essere particolarmente sensibili a variazioni circolatorie. Quando il flusso di sangue verso queste aree si riduce, la temperatura può abbassarsi e, di conseguenza, è normale sentire freddo. Questo fenomeno generalmente si manifesta a episodi, tuttavia quando la sintomatologia diviene più frequente, è meglio rivolgersi a uno specialista, perché potrebbe dipendere da diversi motivi: Riduzione del flusso sanguigno: una prima motivazione può essere la postura: restare a lungo con le gambe incrociate o in posizioni che comprimono i vasi sanguigni potrebbe determinare una riduzione di circolo. Anche lo stile di vita incide inevitabilmente sul sistema vascolare: il fumo, la sedentarietà, il sovrappeso, l’utilizzo prolungato di inadeguate calzature o indumenti inappropriati, l’abuso di alcolici, l’insufficiente idratazione ne sono alcuni esempi.
Infine l’aterosclerosi o la malattia arteriosa periferica comportano un restringimento delle arterie, che limita l’arrivo di sangue alle estremità. Il sistema nervoso gioca un ruolo importante nella regolazione della temperatura. Alcune patologie che colpiscono i nervi periferici possono causare un’alterata percezione della temperatura cutanea o un’errata gestione della vasodilatazione, come ad esempio la neuropatia periferica. Fenomeno di Raynaud è una condizione in cui, in risposta al freddo o allo stress, vi è una vasocostrizione delle piccole arterie delle mani e dei piedi. Le dita diventano bianche o bluastre, fredde e talvolta dolorose. Gli episodi durano poco e si risolvono spontaneamente.

Fiori di zucca: i benefici I fiori di zucca sbocciano in primavera, solitamente nei mesi di aprile e maggio, e hanno un ...
29/07/2026

Fiori di zucca: i benefici

I fiori di zucca sbocciano in primavera, solitamente nei mesi di aprile e maggio, e hanno un profilo nutrizionale molto interessante. Con un contenuto calorico estremamente basso – circa 12 calorie ogni 100 grammi – sono un’opzione ideale per chi cerca un alimento leggero. Contengono fibre, proteine e una piccola quota di grassi e carboidrati, contribuendo a un’alimentazione equilibrata. Sono inoltre ricchi d’acqua e apportano minerali fondamentali come calcio, ferro e fosforo, oltre a vitamine come la A, vitamine del gruppo B e la vitamina C.

Grazie all’alto contenuto di fibre e acqua, i fiori di zucca favoriscono la regolarità intestinale e possono essere utili in caso di stitichezza. Inoltre, Il calcio e il fosforo li rende un ottimo supporto per la salute delle ossa, dei denti e della muscolatura. I fiori di zucca sono ricchi di vitamine con proprietà antiossidanti, in particolare la A e la C, che proteggono le cellule dallo stress ossidativo e rafforzano il sistema immunitario. 
Grazie al ridotto contenuto di grassi, possono essere inseriti senza problemi in regimi alimentari controllati, anche per chi deve tenere sotto controllo il colesterolo.
Come scegliere e cucinare i fiori di zucca?
È importante scegliere fiori di zucca freschi: devono essere sodi, con petali turgidi e di un colore giallo brillante. Se appaiono appassiti o scuri, significa che hanno perso parte delle loro caratteristiche nutritive. 
Il loro sapore delicato li rende perfetti per numerose preparazioni. Si possono consumare crudi, tagliati sottili, e inseriti per arricchire i risotti. Nelle frittate aggiungono colore e una nota dolce, mentre chi desidera una preparazione più elaborata senza ricorrere alla frittura può farcirli con ricotta e cuocerli in forno per pochi minuti.
Infine, in vista della stagione estiva non dimentichiamo che possono essere aggiunti a piatti freschi, come un cous cous di verdure, o utilizzati per arricchire le insalatone.



Lo stress è un fenomeno comune nella vita quotidiana di molte persone, ma quando è intenso e prolungato, può avere un im...
28/07/2026

Lo stress è un fenomeno comune nella vita quotidiana di molte persone, ma quando è intenso e prolungato, può avere un impatto significativo sulla salute, inclusa quella della pelle, infatti  può incidere sull’insorgenza o sull’aggravamento di specifiche condizioni dermatologiche come la psoriasi, l’acne, l’orticaria e la dermatite atopica. Questi disturbi, quando influenzati dallo stress emotivo, possono essere considerati psicosomatici, cioè possono peggiorare a causa dello stress, sebbene non siano direttamente causate da esso.
Lo stress può anche contribuire all’insorgenza di condizioni come la dermatite seborroica e la rosacea, che sono sensibili agli sbalzi ormonali e allo stato emotivo. Durante periodi di stress emotivo, i sintomi di queste condizioni, come arrossamenti, prurito e desquamazione, possono diventare più evidenti. Gli effetti dello stress sulla pelle possono essere attribuiti in parte alla risposta del sistema immunitario e all’aumento dei livelli di cortisolo nel corpo, che possono causare processi infiammatori e influenzare la funzione protettiva della pelle.
Un altro elemento da considerare nel legame tra salute della pelle e stress, riguarda l’impatto che la presenza di una malattia della pelle può avere sulla persona. A seconda dei casi, potrebbero infatti manifestarsi: bassa autostima; difficoltà nell’accettare l’immagine corporea; ansia e depressione; isolamento sociale; disfunzione sessuale. Il dolore o il disagio possono compromettere la capacità di svolgere normali attività quotidiane, mentre le frequenti visite mediche e la ricorrenza dei sintomi, che talvolta richiedono l’assenza dal lavoro, possono influenzare la qualità della vita. In aggiunta, la vergogna e l’insicurezza della persona, insieme alla preoccupazione per il giudizio degli altri, possono ostacolare la possibilità di stabilire relazioni significative con amici, familiari o partner. Tra le malattie croniche della pelle che possono influire negativamente sul benessere psicofisico del paziente ci sono: Acne. Si manifesta con lesioni di vario tipo su diverse aree del corpo, come volto, torace, dorso e collo.

Il paradosso medico: abbiamo imparato a ritardare la morte ma non il declino funzionaleLe persone in tutto il mondo vivo...
27/07/2026

Il paradosso medico: abbiamo imparato a ritardare la morte ma non il declino funzionale

Le persone in tutto il mondo vivono più a lungo che mai, ma è emersa una tendenza preoccupante: stanno anche trascorrendo significativamente più anni combattendo malattie e disabilità. Uno studio completo che analizza i dati sanitari di 204 paesi tra il 1990 e il 2023 rivela che i guadagni in termini di sopravvivenza hanno superato i miglioramenti nella vita sana, creando quello che i ricercatori chiamano un "divario di morbidità" in espansione.

L'aspettativa di vita globale è aumentata da 64,6 anni a 73,8 anni durante questo periodo, tuttavia, l'aspettativa di vita in salute è cresciuta a un ritmo molto più lento, aumentando da soli 55,9 anni a 63,1 anni. Questo significa che gli individui in tutto il mondo ora trascorrono in media 10,7 anni sperimentando malattie o disabilità, quasi due anni in più rispetto al 1990. Il divario si è allargato in 203 dei 204 paesi analizzati. Nel 2023, in media il 14,5% della vita è stato trascorso in cattiva salute a livello globale, rispetto al 13,6% del 1990. Gli Stati Uniti mostrano la disparità più pronunciata, con un divario di morbidità di circa 14 anni. Altri paesi ad alto reddito guidano anche questa tendenza preoccupante: l'Australia con 13,9 anni e il Canada con 13,7 anni. Le nazioni ad alto reddito hanno registrato in media un divario di 12,7 anni nel 2023. Le donne affrontano un carico particolare. Mentre vivono più a lungo degli uomini in tutte le regioni studiate, sopportano anche più anni in cattiva salute. Nel 2023, le donne hanno sperimentato in media 12,1 anni con malattie o disabilità, rispetto ai 9,3 anni per gli uomini. I principali responsabili del declino della durata della salute sono in gran parte condizioni croniche non fatali. I disturbi muscoloscheletrici, in particolare il mal di schiena lombare, rappresentano la quota maggiore, insieme ai disturbi mentali come depressione e ansia, perdita dell'udito, cadute e altre lesioni


Rimuovere i calli durante la pedicure: l'errore comune che rischia di peggiorare l'ispessimento della pelleperché toglie...
24/07/2026

Rimuovere i calli durante la pedicure: l'errore comune che rischia di peggiorare l'ispessimento della pelle

perché togliere troppo callo può essere controproducente

Il callo è il risultato di un processo chiamato ipercheratosi, cioè un aumento dello spessore dello strato corneo dell’epidermide. Quando una zona del piede è sottoposta a pressione o attrito ripetuti, i cheratinociti, le cellule principali dell’epidermide, accelerano il loro ciclo di produzione e differenziazione. Le evidenze dermatologiche indicano che questo meccanismo ha una funzione protettiva: creare una sorta di “cuscinetto” più spesso per distribuire meglio le forze e ridurre il rischio di danni ai tessuti profondi.

Sul piano istologico, nello strato corneo si accumula cheratina, una proteina resistente che rende la pelle più dura e compatta. Finché l’ispessimento rimane moderato, il callo può essere asintomatico. Quando però lo stimolo meccanico persiste o aumenta, lo strato corneo diventa eccessivo, si indurisce e può comprimere le strutture sottostanti, causando dolore alla deambulazione, sensazione di bruciore o fissurazioni.
La rimozione troppo aggressiva del callo, ad esempio con lame non sterili, raspe metalliche usate con forza o peeling chimici , rappresenta per la pelle un trauma aggiuntivo. La pelle può attivare ulteriormente i meccanismi di difesa, con un aumento della proliferazione dei cheratinociti e un ritorno del callo in tempi brevi.
Inoltre, quando si supera lo strato corneo e si arriva agli strati più profondi dell’epidermide o addirittura al derma, si creano microlesioni che alterano la barriera cutanea. Questo facilita la penetrazione di microrganismi e sostanze irritanti, aumentando il rischio di infezioni e dermatiti da contatto. Le linee guida podologiche sottolineano che nei pazienti diabetici o con neuropatia periferica, anche piccole lesioni plantari possono evolvere in ulcere difficili da trattare, motivo per cui l’uso di strumenti taglienti in ambito domestico è sconsigliato.




La creatina non serve solo ai muscoli: ora interessa anche gli oncologiL'integratore simbolo delle palestre potrebbe ave...
23/07/2026

La creatina non serve solo ai muscoli: ora interessa anche gli oncologi
L'integratore simbolo delle palestre potrebbe avere un secondo lavoro: aiutare il sistema immunitario a riconoscere il cancro. Uno studio pubblicato su iScience mostra che la creatina potenzia le cellule dendritiche, le "sentinelle" che insegnano ai linfociti T a riconoscere il tumore e ad attaccarlo.
La creatina è probabilmente l'integratore più studiato della nutrizione sportiva. Milioni di persone la assumono per migliorare forza e massa muscolare. Ora un nuovo studio dell'Università della California di Los Angeles suggerisce che potrebbe avere un secondo lavoro, del tutto inatteso: aiutare il sistema immunitario a riconoscere e combattere il cancro. Per il momento le prove arrivano soltanto da modelli animali e da cellule umane coltivate in laboratorio, ma la scoperta apre una nuova linea di ricerca sull'immunoterapia.
LE CELLULE CHE DANNO IL VIA ALL'ATTACCO
Al centro della ricerca ci sono le cellule dendritiche, protagoniste meno conosciute dei linfociti T ma fondamentali nella risposta immunitaria contro i tumori. Sono loro, infatti, a pattugliare i tessuti, individuare le cellule cancerose e "mostrarle" ai linfociti T, che ricevono così le istruzioni per riconoscerle e distruggerle.
CHE COSA HANNO SCOPERTO I RICERCATORI
Il gruppo dell'UCLA ha osservato che le cellule dendritiche presenti all'interno dei tumori aumentano la produzione di una proteina chiamata CrT, il trasportatore che permette alla creatina di entrare nella cellula. Per capire se questo meccanismo fosse importante, gli scienziati hanno eliminato geneticamente il trasportatore nei topi.
NON SOLO NEI TOPI
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che i ricercatori hanno osservato un comportamento analogo anche nelle cellule dendritiche umane coltivate in laboratorio. Anche in questo caso l'assorbimento di creatina ne aumentava l'attivazione e la capacità di stimolare la risposta dei linfociti T. Si tratta ancora di risultati preclinici, ma il fatto che il fenomeno sia stato osservato sia negli animali sia nelle cellule umane rende l'ipotesi biologica più solida.

Calcoli renali in estate: perché il caldo aumenta il rischio e come prevenire le colicheDurante i mesi estivi, l'inciden...
22/07/2026

Calcoli renali in estate: perché il caldo aumenta il rischio e come prevenire le coliche
Durante i mesi estivi, l'incidenza dei calcoli renali e delle coliche renali registra un aumento significativo. Questo fenomeno è strettamente legato alle alte temperature e ai meccanismi di compensazione dell'organismo.
La causa: il caldo stimola la sudorazione per regolare la temperatura corporea. Se i liquidi persi non vengono reintegrati, si va incontro a disidratazione. Questo riduce il volume dei liquidi a disposizione dei reni, provocando una forte concentrazione delle urine. La formazione dei cristalli: nelle urine concentrate, i sali minerali come il calcio e l'ossalato non riescono a rimanere disciolti. Si verifica così una precipitazione che porta alla formazione di microcristalli, i quali si aggregano progressivamente fino a diventare calcoli. I sintomi principali: quando un calcolo si sposta nell'uretere ostruendo il flusso urinario, si manifesta la colica renale. È caratterizzata da un dolore acuto e a ondate al fianco o alla schiena, spesso accompagnato da nausea, difficoltà a urinare e presenza di sangue nelle urine, definita ematuria. La prevenzione primaria: la misura difensiva più efficace è un'idratazione costante. Bere acqua regolarmente per mantenere le urine di un colore giallo chiaro è il modo migliore per evitare la concentrazione dei sali minerali.
Con l'arrivo della stagione calda, le abitudini quotidiane cambiano e l'organismo si trova a dover gestire temperature elevate e tassi di umidità crescenti. Tra le conseguenze meno note, ma clinicamente rilevanti di questo cambiamento stagionale, vi è un incremento significativo delle diagnosi di calcoli renali.
Molti studi epidemiologici confermano che i picchi di accessi al pronto soccorso per coliche renali coincidono proprio con i mesi più caldi dell'anno.

SMETTERE DI FUMARE FA INGRASSARE?La nicotina può dare l’illusione di controllare l’appetito perché attenua il senso del ...
21/07/2026

SMETTERE DI FUMARE FA INGRASSARE?
La nicotina può dare l’illusione di controllare l’appetito perché attenua il senso del gusto e dell’olfatto, cosa che riduce il piacere legato al cibo. I fumatori sviluppano piuttosto una maggiore resistenza all’insulina, che può causare l’esatto contrario, ovvero il rischio di accumulo di peso, specialmente in presenza di un consumo elevato di zuccheri. Non tutti, però, ingrassano dopo aver smesso di fumare. È possibile mantenere il peso sotto controllo prestando attenzione alla dieta e praticando attività fisica, che aiuta anche a gestire i sintomi dell’astinenza. Perché a volte chi smette di fumare prende peso?
L’aumento può dipendere da diversi fattori: la nicotina stimola la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. Quando si smette di fumare, il cervello cerca altre fonti di gratificazione, spesso attraverso il cibo; il metabolismo può rallentare dal 3 al 5% dopo la cessazione del fumo, riducendo il consumo calorico giornaliero. Ci vogliono circa due mesi perché il metabolismo si adatti alle nuove condizioni; la nicotina riduce l’appetito, e in sua assenza è più facile cedere agli spuntini; senza il fumo, i cibi risultano più gustosi e questo può portare a mangiare di più; il gesto di portare la sigaretta alla bocca viene sostituito dal consumo di snack e spuntini; esiste anche il fenomeno del craving. Il craving è una forte e improvvisa bramosia per un determinato alimento, spesso ricco di zuccheri o grassi, che può essere scatenata dall’astinenza da nicotina. Come fare per non prendere peso dopo aver smesso di fumare? Il cambiamento che comporta l’addio al tabacco non è solo fisico, ma anche mentale e comportamentale ed è importante affrontarlo con consapevolezza. Se si aumenta di qualche chilo nei primi mesi, non significa che si continuerà ad aumentare di peso. I benefici che derivano dallo smettere di fumare sono enormi, e anche il senso di leggerezza che ne consegue diventa un elemento di motivazione per chi affronta questo cambiamento importante. Il sovrappeso non va comunque sottovalutato, soprattutto in presenza di condizioni come diabete e ipertensione.

Indirizzo

Via Roma, 21
Nova Milanese
20834

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Martedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Mercoledì 08:00 - 12:00
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Giovedì 08:00 - 12:00
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