Viana Dr. Michele Specialista in Neurologia

Viana Dr. Michele Specialista in Neurologia Medico 🩺 Spec. Medico specialista in Neurologia, Dottore di Ricerca in Neuroscienze, il Dott.

Neurologia
Neuroscienziato 🧠
King’s College Londra 🏫
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AGCOM influencer rilevanti Michele Viana si interessa delle malattie del sistema nervoso centrale e periferico e disturbi connessi: ischemia cerebrale, neuropatie, morbo di Parkinson, sindromi vertiginose, epilessia, demenza senile, disturbi dell’umore, attacchi di panico e dist

urbi del sonno. Tra gli interessi particolari, per cui svolge anche attività di ricerca scientifica, vi sono le Cefalee e il Dolore Neurologico (fibromialgia, nevralgie, dolore neuropatico,…). La passione per questi temi si forma già dai primi studi in Medicina a Novara per prosegue negli Stati Uniti (University of California San Francisco) svilupparsi poi negli ultimi anni a Pavia, e arrivare attualmente alla collaborazioni per la ricerca con il King’s College di Londra

01/09/2026

Lo stress cronico non influenza soltanto il nostro umore. Può modificare processi biologici profondi, fino ad accelerare l'invecchiamento cellulare.

Uno degli studi più importanti di Elissa Epel ed Elizabeth Blackburn ha mostrato come lo stress sia associato a un più rapido accorciamento dei telomeri, strutture fondamentali per la salute delle nostre cellule.

La buona notizia è che non conta solo quanto stress viviamo, ma anche come il nostro cervello lo interpreta e lo affronta.

Comprendere questi meccanismi significa fare prevenzione.

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29/08/2026

Ogni settimana incontro persone che assumono cinque, sei o addirittura dieci integratori contemporaneamente.

Molti sono stati consigliati da amici, influencer o trovati online. Altri vengono assunti "per prevenzione", senza sapere se siano realmente necessari.

Gli integratori non sono né buoni né cattivi: sono strumenti. E, come ogni strumento, funzionano solo quando vengono utilizzati nel modo giusto.

Prima di chiederti "Quale integratore devo prendere?", prova a porti una domanda ancora più importante:
"Ne ho davvero bisogno?"

Una valutazione clinica, uno stile di vita corretto e, quando necessario, esami mirati rappresentano sempre il punto di partenza.

👉 Iscriviti gratuitamente al mio webinar di mercoledì 9 settembre, dove parleremo di come utilizzare alimentazione, stile di vita e integrazione in modo consapevole per proteggere il cervello e favorire un invecchiamento cerebrale in salute.

26/08/2026

Una vita spirituale costante può rendere più spessa la corteccia del cervello — proprio nelle aree che si assottigliano nella depressione. 🧠🙏

La psicologa Lisa Miller (Columbia University) ha studiato per anni spiritualità e cervello. Con la risonanza magnetica ha osservato che chi conduce una vita spirituale sostenuta presenta una corteccia più spessa nelle regioni di percezione, riflessione e orientamento — le stesse che appaiono più sottili in chi soffre di depressione ricorrente. E questo spessore risultava protettivo contro i sintomi depressivi anche a un anno di distanza.

⚠️ Attenzione, sono studi osservazionali: mostrano associazioni forti e alcuni effetti prospettici, non una prova causale definitiva. Ma aprono una prospettiva potente sul legame mente-spirito-cervello.

Fonte: Lisa Miller, Columbia University — studi pubblicati su JAMA Psychiatry e Cerebral Cortex;

24/08/2026

I primi segni dell'Alzheimer: come inizia davvero (e chi se ne accorge per primo) 🧠

L'Alzheimer è la forma più comune di demenza, circa il 50-60% dei casi. E nella grande maggioranza esordisce dalla memoria — ma un tipo preciso: la memoria a breve termine. La persona non ricorda cosa ha detto o fatto poco prima, mentre i ricordi lontani restano, all'inizio, ben conservati.

Un dettaglio che spesso sorprende: a notarlo per primi sono i familiari, non il paziente. Dopo la memoria arrivano il disorientamento nel tempo e nello spazio, le difficoltà di linguaggio e quelle visuo-spaziali, come collocare bene gli oggetti.

Infine i disturbi psico-comportamentali: sono questi, più della perdita di memoria, a generare la disabilità maggiore e il carico più pesante sulle famiglie che assistono.

Il punto più importante: riconoscere presto questi segni e chiedere una valutazione neurologica cambia i tempi e le scelte a disposizione della famiglia.

📌 Salva questo post e condividilo con chi potrebbe averne bisogno.
👇 Se hai una domanda su questi segni, scrivila nei commenti.

23/08/2026

Un post che sta circolando sui social sostiene che il **gabapentin aumenterebbe del 110% il rischio di demenza** negli adulti sotto i 65 anni.

Il dato arriva davvero da uno studio scientifico.

Ma attenzione: **un dato vero può diventare un messaggio fuorviante se viene interpretato male.**

Lo studio in questione è osservazionale e retrospettivo: ha trovato un’**associazione** tra prescrizioni di gabapentin e diagnosi di demenza, ma **non ha dimostrato che il farmaco causi la demenza**.

Ed è proprio qui che nasce il problema di molti titoli sensazionalistici: trasformano un’associazione in una causa.

Nel Reel ti spiego:

* da dove arriva quel famoso **+110%**
* cosa significa davvero
* perché **associazione non vuol dire causalità**
* e dove la scienza rischia di trasformarsi in… scemenza.

📚 Eghrari NB et al. *Risk of dementia following gabapentin prescription in chronic low back pain patients.* *Regional Anesthesia & Pain Medicine*. 2025. doi:10.1136/rapm-2025-106577.

**Mai sospendere autonomamente una terapia prescritta dal proprio medico sulla base di un post visto sui social.**

DivulgazioneScientifica Medicina Neuroscienze

22/08/2026

"Qual è la migliore creatina?" È una delle domande che ricevo più spesso.Scoprilo nel reel di oggi.

👉 Hai altre domande sulla creatina?

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21/08/2026

🧠 L’Alzheimer può davvero essere invertito senza farmaci?

Uno studio del 2022 viene spesso citato sui social come prova del fatto che un protocollo basato su alimentazione, attività fisica, sonno, integrazione e controllo dei fattori di rischio sarebbe riuscito a “invertire” la malattia di Alzheimer.

📚 Lo studio esiste e i risultati sono interessanti: alcuni partecipanti hanno mostrato un miglioramento nei test cognitivi. Ma c’è una differenza enorme tra osservare un miglioramento e dimostrare di aver invertito una malattia neurodegenerativa.

⚠️ I partecipanti erano soltanto 25, non era presente un gruppo di controllo e il follow-up è durato 9 mesi. Sono limiti importanti, perché non permettono di stabilire con certezza quanto dei cambiamenti osservati dipenda dal protocollo né, soprattutto, di concludere che il decorso dell’Alzheimer sia stato invertito.

💡 Questo non significa che lo stile di vita non conti. Attività fisica, qualità del sonno, controllo dell’ipertensione, trattamento delle apnee notturne, correzione di eventuali carenze e gestione dei fattori di rischio cardiovascolare e metabolico sono aspetti fondamentali anche per la salute del cervello.

Ma prevenzione, riduzione del rischio e trattamento dei fattori modificabili non sono sinonimi di “guarigione dall’Alzheimer”.

🔬 La ricerca scientifica può produrre risultati promettenti; trasformarli in una certezza che lo studio non ha dimostrato è un’altra cosa.

📩 Invia questo reel a chi ti ha mai detto che “hanno scoperto come invertire l’Alzheimer senza farmaci”.

DeclinoCognitivo DeficitCognitivo SaluteDelCervello Neurologia Neuroscienze PrevenzioneAlzheimer SaluteCognitiva

20/08/2026

Luce del mattino negli occhi: il gesto che regola sonno, energia e ritmo circadiano ☀️🧠

La prima cosa da fare appena sveglio non è il caffè: è prendere luce negli occhi. Il motivo è neuroscientifico. La tua casa illuminata ti dà circa 500 lux; un mattino nuvoloso all'aperto ne dà diecimila. Il cervello sente questa differenza anche quando l'occhio non la percepisce.

Nella retina abbiamo cellule alla melanopsina che misurano la luce e la comunicano al nucleo soprachiasmatico, il nostro orologio circadiano. La luce del mattino avvia il picco naturale di cortisolo che ci sveglia e, spostando correttamente la melatonina, migliora il sonno della notte.

Come farlo: 5-10 minuti all'aperto nella prima ora dopo il risveglio. Non serve fissare il sole né avere cielo sereno. Deve però essere luce diretta, non filtrata da finestre o parabrezza. Occhiali e lenti a contatto vanno bene. Se ti svegli prima dell'alba, una lampada da 10.000 lux è una valida alternativa.

📌 Salva questo post e provaci domani mattina.

A che ora ti svegli di solito? Scrivilo nei commenti 👇

18/08/2026

Impari meglio quando sbagli: la neuroscienza dell'apprendimento 🧠

Prova a disegnare il logo Apple a memoria. Il morso è a destra o a sinistra? C'è una foglia o un gambo? In uno studio dell'UCLA, solo 1 persona su 85 ci è riuscita — pur avendolo visto migliaia di volte.

La lezione è enorme: vedere qualcosa mille volte non significa ricordarlo. Il cervello, di fronte a ciò che è troppo familiare, smette di guardarlo. La familiarità è un'illusione di conoscenza.

Il modo più potente di imparare non è rileggere: è provare a recuperare l'informazione e sbagliare prima di rivedere la risposta. L'errore prepara il cervello a fissare il ricordo. Si chiama recupero attivo (active recall).

📌 Salva questo post e usalo la prossima volta che studi.

Ci avevi mai pensato? Scrivilo nei commenti 👇

16/08/2026

Incubi ricorrenti: si può “riscrivere” un sogno?

Quando un incubo si ripete, soprattutto con la stessa trama o con temi molto simili, il cervello può rimanere bloccato dentro una sequenza che torna notte dopo notte.

Una delle tecniche più studiate per gli incubi ricorrenti si chiama Imagery Rehearsal Therapy.

Non significa “pensare positivo” prima di dormire.

Significa lavorare durante il giorno sulla trama dell’incubo, in modo strutturato.

Il processo è semplice:
si scrive il sogno ricorrente con più dettagli possibili;
si individua il momento in cui l’ansia inizia a salire;
si crea un nuovo finale, più sicuro, più neutro o più protettivo;
si immagina la nuova versione per alcuni minuti al giorno.

Per i bambini può essere utile usare elementi simbolici: un personaggio amato, un luogo sicuro, un aiutante, una trasformazione della scena.

Per gli adulti, invece, può essere utile costruire una nuova narrazione che restituisca agency, sicurezza o distanza emotiva.

Il punto non è “cancellare” l’incubo.

È insegnare al cervello una possibilità diversa.

Una precisazione importante: se gli incubi sono legati a esperienze traumatiche, è fondamentale non affrontarli da soli. In quel caso serve il supporto di un professionista della salute mentale, perché il sogno può essere collegato a memorie traumatiche, iperattivazione e vissuti emotivi più complessi.

Salva questo post se vuoi ricordare i passaggi e invialo a una persona che dorme male a causa degli incubi.

Indirizzo

Via Canobio, 10
Novara
28100

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00

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