28/07/2026
Ci sono cose che capitano con un tempo preciso, quasi a segnalare un bisogno, una crescita oppure una esigenza vitale.
Qualcuno parlerebbe di sincronicità, altri di maturità affettiva oppure di momenti di insight.
Questo è quello che è successo in questo momento della mia vita e non sarà un caso e così tento di rispondere ad una richiesta professionale avvenuta (come spesso accade) a tavola, davanti ad un buon piatto di pesce.
Ci penso un attimo e poi rispondo: "mi date qualche giorno?" .
Così torno a casa e comincio ad esplorare, studiare, sottolineare e lasciarmi guidare da alcune immagini.
Da qui nasce un articolo, di cui condivido solo il concept in questo contesto. Ci sarà spazio per un libro, oppure per una relazione pubblica, non si sa ancora, ma intanto mi sono divertita, appassionata ed ho occupato una parte del mio tempo ad una delle mie passioni: la scrittura.
Che rimanga nel cassetto o prenda il volo dipende parzialmente da me, ma di quel che ho trovato sarò sempre grata alla mia disciplina e alla curiosità che mi domina interamente di fronte alla scoperta.
NARCISO
UN VIAGGIO VERSO L’ORIZZONTE E L'ALTRO IN PROFONDITÀ'
CONCEPT
ARTICOLO a cura di Dott.ssa Fabiola De Paoli
La richiesta di relazionare in merito al Narcisismo è un esercizio ampio e complesso, che non riguarda soltanto l’individuo, ma la società e la cultura a cui apparteniamo e in cui siamo immersi.
Come ogni riflessione lucida e oggettiva, si ha bisogno di distanziarsi dall’oggetto per poterlo vedere al meglio, ma la troppa distanza richiede un salto dentro per non perdere i vissuti gli affetti e le cognizioni intere.
E’ una palestra intensa tra dentro e fuori, tra sopra e sotto simile ad una oscillazione necessaria per cogliere il sistema, l’individuo e un IO che va verso il NOI.
Per assecondare questo movimento oscillatorio, una parte della mia mente si è appoggiata a due immagini, che mi hanno sostenuta nella narrazione e mi auguro possano aiutare il lettore a ritrovarsi dentro a questa esposizione.
La prima immagine è quella di Sergio Olivotti, dal titolo “progetti arenati”, dove un omino si erge sopra a pezzi di nave collegati da bulloni e con una base fatta da uno scafo di una nave.
Nella mia mente questa immagine ha rappresentato uno stimolo per osservare la struttura narcisistica, i meccanismi difensivi che permettono un minimo di equilibrio e una base-luogo su cui poggia tutta la struttura identitaria.
E’ stata una immagine che ha guidato la scrittura e probabilmente differente dal senso che voleva dare l’autore, ma che mi ha sollecitato profondamente nella ricerca e nella narrazione.
La seconda immagine è stata cercata su internet ed è quella delle pescatrici coreane dell’isola di Jeju.
Ci sono arrivata da un racconto orale e mi sono immaginata queste donne che superano i limiti della profondità in apnea per pescare.
Ho immaginato la forza e il coraggio, e forse un po' di fame di vita, per sfidare la profondità perchè è lì che bisogna andare per comprendere parti di sé, per imparare a farne buon uso e risalire più consapevoli.
Sono immagini nate all’improvviso, come spesso accade quando cerchi di incarnare un tema ed esplorare le parti di un legame.
Ed è questo l’intento dell’ articolo, quello di raccontare entrambe le parti della relazione per spostare lo sguardo alla relazione, ed evitare polarizzazioni tra vittima e carnefice.
L’articolo si sviluppa in una prima parte sommaria, dove andiamo ad illustrare i manuali diagnostici relativi al tema del Narcisismo patologico.
Per poi proseguire con le teorie della mente di Peter Fonagy che appartiene alla Psicoanalisi contemporanea, con una forte integrazione tra teoria dell’attaccamento di John Bowlby, che influenza profondamente la regolazione emotiva del bambino nelle prime esperienze di vita, alla psicoanalisi classica in particolare di Anna Freud, fino ai criteri neurobiologici del trauma e i disturbi di personalità grazie alle ricerche di neuroscienze cognitive.
Per ritornare alle intuizioni di Donald Winnicott è la sua teorizzazione sullo sviluppo di un Falso Sé e i numerosi contributi sullo sviluppo della natura umana.
La parte innovativa invece riguarda gli studi neuroscientifici sulla struttura del cervello, le aree di interesse e la funzione del nervo vago, secondo la Teoria Polivagale di Porges, che ha aperto e confermato con una riflessione integrata dei precedenti studi teorici.
E’ stupefacente di come pensiamo di essere, di come funziona il cervello e di quanti significati a volte attribuiamo a dei comportamenti, senza chiederci come la biologia e la chimica siano interconnessi alle discipline psicologiche.
Nel corso della stesura dell’articolo e l’approfondimento sul corpo e l’immagine di sé, mi hanno ispirato alcune riflessioni di Alexander Lowen, grande innovatore in merito all’integrazione del corpo in terapia e dell’unità psicosomatica del disturbo.
A lui il concetto di Grounding come radicamento sulla realtà e posizionamento fisico nel mondo.
Se dopo questo articolo sei ancora curioso, alcune risposte, le puoi trovare all’interno della bibliografia che ti saranno utili per approfondire l’essere umano e il suo sviluppo.
Visto che la domanda iniziale è stata espressa in modo chiaro, ossia: come riconosco un narcisista? Come posso accoglierlo nel mio studio, che io sia uno psicologo, un avvocato, un medico o altro? Come posso costruire un' alleanza con una struttura di personalità così complessa? Mi è sembrato opportuno lanciare uno sguardo ad uno strumento, tanto usato nel mondo del lavoro e nello sport, ossia il Goal Setting che mi è capitato di utilizzare anche con alcuni pazienti particolarmente complessi e che ha fatto da cornice e confine relazionale.
Uno strumento tanto utile quando gli aspetti grandiosi e irriverenti si affacciano alla dinamica relazionale e riportano alla realtà i dati oggettivi, su cui si poggia ogni relazione sana.
Mi sono immaginata Il Goal setting come una scatola, dove si delinea il confine e dove si definiscono gli obiettivi, i tempi, le modalità relazionali tipiche del setting psicologico.
Dentro la scatola ovviamente si esprimono tutte le parti visibili e invisibili della relazione, delineate dai contenuti teorici che andremo ad analizzare nell’articolo.
Con questo concludo che sia l’immagine dell’illustratore che quella delle pescatrici coreane, portano un messaggio forte che è quello del bisogno di sopravvivenza.
Sia nell’uno che nell’altro caso, si parla di un viaggio, un viaggio verso l’orizzonte e l’altro in profondità.
*sono sempre più convinta che l’arte e la fotografia riescano ad agganciarci meglio di tante parole, quindi buon viaggio ad entrambi i protagonisti!
mentale