04/02/2026
MI CHIAMO SILVESTRO E PER UNA VITA INTERA HO SEPPELLITO DEFUNTI
Un necroforo racconta 👇
"Il cimitero in cui ho lavorato si trova in Umbria, ma il suo nome non lo dirò. Alcuni luoghi preferiscono restare anonimi, come certe cose che accadono al loro interno.
Per molti anni ho vissuto lì dentro, a causa di una mia situazione familiare. Avevo una stanza piccola, umida d’inverno e fresca d’estate, ricavata vicino ai magazzini degli attrezzi. Dormire tra le tombe non mi ha mai spaventato: col tempo, il silenzio notturno diventava quasi familiare.
Eppure, dopo alcuni seppellimenti, quel silenzio cambiò.
Ricordo notti in cui comparivano lievi luminescenze sopra tombe recenti, bagliori pallidi che non illuminavano davvero, ma rendevano l’aria diversa. Non duravano a lungo, e svanivano senza rumore.
In altre occasioni ho visto presenze incomplete: un’ombra ferma accanto a una ca****la e una figura appena accennata tra i cipressi. Non avevano volto, non facevano gesti. Stavano lì, come se aspettassero qualcosa, e poi sparivano.
Dopo certi funerali, la notte era attraversata da suoni lievissimi: passi sull’erba o un fruscio (non del vento). Non sentivo voci, mai un richiamo.
C’erano anche tombe che sembravano non volersi quietare. La terra restava smossa più del dovuto, l’erba cresceva in modo irregolare, più scura. Non ho mai trovato spiegazioni che mi convincessero davvero.
Non ho mai pensato che fossero eventi straordinari. Piuttosto, mi sono convinto che alcune persone, dopo essere state sepolte, impiegano più tempo delle altre a separarsi da ciò che erano. Il cimitero lo sente, e lo mostra a chi, come me, ha vissuto abbastanza a lungo lì dentro da imparare ad ascoltarlo.
Non ho mai avuto paura.
Chiedo gentilmente di restare anonimo."
Grazie per la sua testimonianza.
Valentina