La Stanza DEI Talenti di Luciana Zillio

La Stanza DEI Talenti di Luciana Zillio Esperta e Ricercatrice nelle Scienze della Coscienza
Psicologia Integrale
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15/09/2026

Ciò che non hai risolto in vita… Dovrà essere rivissuto post mortem.

14/09/2026

Potresti esercitarti di notte a sviluppare coscienza, così da vivere la tua vita non come semplice apparato psico-corporeo, ma come coscienza che utilizza un veicolo terrestre.

IL NUMINOSO È CIÒ CHE PUÒ TRASFORMARE LA SOFFERENZAJung introduce il concetto di “numinoso” per indicare un’esperienza n...
13/09/2026

IL NUMINOSO È CIÒ CHE PUÒ TRASFORMARE LA SOFFERENZA

Jung introduce il concetto di “numinoso” per indicare un’esperienza nella quale la coscienza entra in contatto con qualcosa che supera la dimensione ordinaria dell’Io.

Ma che cosa significa davvero?

Il numinoso può emergere quando qualcosa irrompe nella nostra esperienza con una forza che non possiamo controllare né spiegare completamente attraverso la razionalità.
Può manifestarsi attraverso un sogno, un simbolo, un’intuizione, una sincronicità o un’esperienza interiore capace di modificare profondamente il nostro modo di percepire noi stessi e la realtà.
Ed è qui che, per me, il concetto diventa particolarmente importante.

Quando incontriamo il numinoso, non è necessariamente la sofferenza a scomparire.
È la nostra coscienza che può cambiare.
Possiamo arrivare a comprendere che quella sofferenza non è soltanto qualcosa da eliminare, ma può contenere qualcosa da ascoltare.

Può mostrarci ciò che non abbiamo ancora visto di noi.
Può indicarci una trasformazione che stavamo evitando.
Può costringerci a porci domande che, senza quella crisi, non avremmo mai avuto il coraggio di formulare.

E allora la domanda non è più soltanto:
“Come posso liberarmi da questa sofferenza?”
Ma diventa:
“Che cosa sta cercando di insegnarmi?”

È una domanda radicalmente diversa.
Perché quando iniziamo ad ascoltare ciò che la sofferenza porta alla coscienza, possiamo scoprire che non siamo chiamati semplicemente a tornare alla persona che eravamo prima.
Possiamo essere chiamati a diventare la versione più autentica di noi stessi.

Questo non significa glorificare il dolore.
Non significa cercare la sofferenza.
E non significa rinunciare alla cura.
Significa riconoscere che alcune esperienze, proprio perché ci mettono profondamente in crisi, possono diventare soglie di trasformazione.

Il numinoso, allora, non è una fuga dalla realtà.
È la possibilità di incontrare una dimensione più profonda della realtà e di noi stessi.
Perché forse alcune sofferenze non arrivano soltanto per essere sopportate o superate.
Arrivano anche per mostrarci chi non siamo più e accompagnarci verso chi possiamo diventare.
E quando la coscienza comprende questo, la sofferenza può continuare a esistere, ma non ha più necessariamente lo stesso significato.

La soglia non cambia soltanto ciò che attraversiamo.
Cambia colui che la attraversa.

© Luciana Zillio
Esperta e Ricercatrice nelle Scienze della Coscienza
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12/09/2026

Ogni notte puoi sparire o espandere la tua coscienza…

© Luciana Zillio
Esperta e Ricercatrice nelle Scienze della Coscienza
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Se fosse possibile eliminare il giudizio, vivremmo in un mondo con molto silenzio. Pochissime persone parlerebbero. Sare...
12/09/2026

Se fosse possibile eliminare il giudizio, vivremmo in un mondo con molto silenzio. Pochissime persone parlerebbero.
Sarebbe il segnale che veramente qualcosa sta cambiando.

© Luciana Zillio
Esperta e Ricercatrice nelle Scienze della Coscienza
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DELLA MORTE NON SI PARLA. PER QUESTO NESSUNO SA AFFRONTARLA.C’è una parola che quasi nessuno conosce, eppure descrive un...
11/09/2026

DELLA MORTE NON SI PARLA. PER QUESTO NESSUNO SA AFFRONTARLA.

C’è una parola che quasi nessuno conosce, eppure descrive una delle discipline più rigorose e meno comprese del panorama accademico: Tanatologia.

Dal greco thánatos (morte) e lógos (studio, discorso), il termine indica letteralmente lo studio sistematico della morte, non come evento da temere o rimuovere, ma come oggetto di conoscenza scientifica, filosofica, psicologica e antropologica.

Non è un’invenzione new age. Non è un hobby esoterico. È un percorso che inizia nei corsi universitari di psicologia, medicina, filosofia e scienze sociali, dove la morte viene affrontata come fenomeno complesso: biologico, culturale, relazionale, spirituale. Da lì si apre un percorso di specializzazione che, in molti casi, richiede anni di master, formazione supervisionata e studio continuo: perché accompagnare chi muore e chi resta richiede competenze precise, non solo buon senso o empatia spontanea.

Chi si forma in questo ambito non accompagna soltanto il corpo verso la sua fine. Accompagna la coscienza che lo abita, prima dell’uscita, durante il passaggio, e oltre. Perché ciò che termina è unicamente la forma fisica: la coscienza non ha una fine da attraversare, ha solo un corpo da cui, a un certo punto, si separa.

Chi si forma in questo ambito impara a riconoscere le fasi del lutto, a gestire la comunicazione con il morente e con il nucleo familiare, a comprendere le dinamiche psicologiche che si attivano davanti al passaggio e a sostenere processi che nessuna intuizione personale può affrontare con la stessa precisione.

Eppure basta nominare la morte in un contenuto pubblico per raccogliere giudizi sommari, da persone che non hanno mai aperto un testo sull’argomento, non conoscono la differenza tra elaborazione del lutto e negazione della morte… e confondono l’informazione con la provocazione gratuita.

La verità è semplice: si attacca ciò che spaventa. E la morte, in una cultura che l’ha esiliata dal linguaggio quotidiano, spaventa quasi tutti … perché viene ancora confusa con una fine assoluta, quando è solo la fine del corpo.

Chi dedica anni a comprendere questo passaggio non lo fa per compiacere nessuno. Lo fa perché il corpo finisce, ma la coscienza che lo ha abitato resta una delle maestre più esigenti che l’esistenza offre e ignorarla non protegge nessuno. Rimanda soltanto l’incontro.

La coscienza non nasce e non muore, dunque insegna. 

Cosa significherebbe per te vivere sapendo che non c’è nessuna fine da temere, ma solo un corpo da abitare temporaneamente?

© Luciana Zillio
Esperta e Ricercatrice nelle Scienze della Coscienza
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11/09/2026

La non conoscenza costringe la persona media a rendere evidente la propria ristrettezza mentale…
Ritengo molto bello questo video, per imparare qualcosa in più…

Lo dedico a tutti i commentatori seriali, che non sanno nemmeno che cosa sia la TANATOLOGIA E CREDONO CHE CON LA FINE DEL CORPO TERMINI TUTTO… 

https://www.facebook.com/share/v/14oFqk3qZ5v/?mibextid=wwXIfr

10/09/2026

A volte allontanarsi non è una fuga, né una debolezza: è un atto di lucidità e di rispetto verso se stessi.

Ci sono luoghi, situazioni e persone davanti ai quali qualcosa dentro di noi avverte una dissonanza, molto prima che la mente riesca a darle un nome.

Sensazioni sottili, atteggiamenti ambigui, parole che non corrispondono ai fatti, atmosfere che ci mettono in allerta.

Non tutto ciò che percepiamo deve essere immediatamente spiegato o razionalizzato.

Imparare ad ascoltare ciò che accade dentro di noi significa anche riconoscere quando una situazione non ci fa bene.

E, a volte, la scelta più sana non è comprendere tutto, né convincere qualcuno: è semplicemente prendere le distanze.

La serenità non si difende sempre combattendo.

A volte si protegge scegliendo di non restare.

© Luciana Zillio
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10/09/2026

La ricerca ONLINE di una “dose“.
Attenzione a come ti rapporti con il tuo PROZZIMO 🤭

CHI AGGREDISCE NEI COMMENTI, NON HA UN’OPINIONE: HA UN SINTOMO. Non è disaccordo. È disregolazione.Chi apre una discuss...
10/09/2026

CHI AGGREDISCE NEI COMMENTI, NON HA UN’OPINIONE: HA UN SINTOMO. 

Non è disaccordo. È disregolazione.

Chi apre una discussione online con insulto e giudizio non sta esprimendo un pensiero: sta scaricando un impulso che non ha attraversato alcun filtro corticale. Il pensiero elabora, distingue, argomenta. L'impulso esplode e basta.

In presenza fisica, il volto dell'altro attiva un sistema di feedback immediato (sguardo, espressione, tono) che regola l'aggressività attraverso il neurone specchio e la risposta empatica automatica. Online quel volto scompare. Anonimato, invisibilità, assenza di conseguenza immediata: sono le tre condizioni descritte come effetto di disinibizione online, e qui producono un solo risultato: la sospensione del freno inibitorio prefrontale.

Ciò che resta non è personalità. È sintomo. Il bisogno compulsivo di giudicare uno sconosciuto, la violenza sproporzionata rispetto al contenuto reale del post, l'incapacità di sostenere lo stesso tono a viso scoperto: sono segni di un sistema nervoso che non tollera la frustrazione, non regola l'impulso, e usa lo schermo come unico spazio in cui può agire senza collasso.

Non è forza. È deficit di contenimento mascherato da opinione.

Un secondo di corteccia prefrontale, prima di scrivere, costa meno di un avvocato dopo.

© Luciana Zillio
Esperta e Ricercatrice nelle Scienze della Coscienza
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Indirizzo

Via Ferdinando Magellano 1
Noventa Padovana
35027

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