Psicologa Giovanna Ceffoni

Psicologa Giovanna Ceffoni Sono una psicologa con approccio umanistico, che mette al centro la persona e la sua esperienza emotiva.

Accompagno adulti, genitori e adolescenti in percorsi di crescita e cambiamento, offrendo uno spazio di ascolto e comprensione per ritrovare equilibri

A volte pensiamo che stare bene significhi non avere paure, dubbi o incertezze.Eppure la vita continua a proporci cambia...
17/06/2026

A volte pensiamo che stare bene significhi non avere paure, dubbi o incertezze.Eppure la vita continua a proporci cambiamenti, scelte, separazioni, nuovi inizi. La psicologia esistenziale parte da un'idea semplice:alcune domande non vanno risolte una volta per tutte.Vanno abitate.Come trovare un equilibrio tra sicurezza e libertà.Come accettare che ciò che amiamo possa cambiare.Come dare valore al tempo che abbiamo.Come restare in relazione con gli altri senza perdere noi stessi.Forse non siamo chiamati ad avere sempre tutto chiaro.Forse siamo chiamati a continuare il viaggio, imparando qualcosa di nuovo ad ogni passaggio.

A volte le persone descrivono la sensazione di sentirsi divise dentroUna parte vorrebbe cambiare, mentre un'altra prefer...
12/06/2026

A volte le persone descrivono la sensazione di sentirsi divise dentro
Una parte vorrebbe cambiare, mentre un'altra preferisce restare dove si sente al sicuro
Una parte desidera fidarsi, mentre un'altra rimane in allerta
Una parte cerca nuovi orizzonti, mentre un'altra teme di perdere ciò che conosce
Spesso queste esperienze vengono vissute come una contraddizione o un segno di incoerenza
Eppure, può essere utile considerare un'altra possibilità
Forse non siamo incoerenti
Forse siamo più complessi di quanto immaginiamo
Ognuna delle nostre parti porta con sé qualcosa di importante: una paura, un bisogno, un valore, un desiderio, una speranza o una strategia appresa nel corso della vita
La parte che controlla può cercare sicurezza
La parte che evita può cercare protezione
La parte che si arrabbia può difendere dei confini.
La parte che sogna può ricordarci chi vogliamo diventare.
La parte curiosa può spingerci a esplorare il mondo
L'integrazione non consiste nel decidere quale parte abbia ragione
Consiste nell'imparare ad ascoltarle con curiosità e rispetto, riconoscendo che ciascuna porta un pezzo della nostra storia e della nostra umanità
Forse la crescita non avviene quando una parte vince sulle altre
Forse avviene quando smettiamo di fare la guerra a noi stessi e iniziamo a costruire un dialogo interiore più gentile

Molte delle nostre ferite hanno a che fare con una sola domanda:"Per chi sono importante?"La incontriamo da bambini, qua...
10/06/2026

Molte delle nostre ferite hanno a che fare con una sola domanda:

"Per chi sono importante?"

La incontriamo da bambini, quando cerchiamo lo sguardo dei nostri genitori.

La incontriamo da adolescenti, quando desideriamo sentirci parte di un gruppo.

La incontriamo da adulti, nelle relazioni, nel lavoro e in tutti quei luoghi in cui cerchiamo riconoscimento.
Perché il bisogno di appartenenza non è una debolezza.
È uno dei bisogni più profondi dell'essere umano.
Forse crescere non significa smettere di desiderare di essere scelti.
Forse significa comprendere che il nostro valore non dipende da una singola persona, da un gruppo o da una relazione.
E iniziare a costruire un posto nel mondo nel quale possiamo finalmente essere noi stessi.

Ci sono periodi in cui ci sembra di impegnarci moltissimo senza vedere risultatiFacciamo scelte difficiliCambiamo direzi...
04/06/2026

Ci sono periodi in cui ci sembra di impegnarci moltissimo senza vedere risultati
Facciamo scelte difficili
Cambiamo direzione
Lasciamo andare ciò che non ci fa più stare bene.
Cerchiamo nuove strade
Eppure, fuori, sembra non accadere nulla
È proprio in questi momenti che l'ansia tende ad aumentare.
Ci convince che stiamo sbagliando qualcosa
Che dovremmo fare di più
Che se non vediamo subito un cambiamento significa che il cambiamento non arriverà
Ma la realtà spesso segue tempi diversi dai nostri
Non tutto ciò che cresce è immediatamente visibile
Alcuni processi richiedono tempo
Alcune decisioni hanno bisogno di essere abitate prima di mostrare i loro effetti
Alcuni passaggi chiedono pazienza proprio quando vorremmo correre
Accettare non significa rinunciare
Non significa smettere di desiderare un cambiamento
Significa riconoscere che esiste una differenza tra fare la propria parte e pretendere di controllare il momento in cui arriveranno i risultati
A volte il lavoro più difficile non è andare avanti.
È restare dove siamo, senza concludere troppo in fretta che tutto sia inutile
Perché non sempre ciò che appare fermo è immobile.
Spesso sta semplicemente maturando sotto la superficie

Ci sono giorni in cui la mente corre così veloceche il corpo diventa quasi uno sfondo.Respiri corti.Spalle tese.Mascella...
12/05/2026

Ci sono giorni in cui la mente corre così veloce
che il corpo diventa quasi uno sfondo.Respiri corti.Spalle tese.Mascella serrata.
Pensieri ovunque. Lowen chiamava grounding la capacità di tornare nel corpo, radicarsi nella realtà, restare presenti senza fuggire continuamente nella testa.è qualcosa di molto semplice:
sentire i piedi sul pavimento,
respirare davvero,
bere un tè senza essere già dieci minuti avanti nel futuro.
Forse la pace non arriva allontanandoci da noi stessi.
Forse arriva tornando qui.

C’è un’espressione giapponese, Ichi-go ichi-e (一期一会).Nasce nella tradizione della cerimonia del tè, influenzata dalla fi...
05/05/2026

C’è un’espressione giapponese, Ichi-go ichi-e (一期一会).
Nasce nella tradizione della cerimonia del tè, influenzata dalla filosofia Zen, e significa:
questo momento, questo incontro, non si ripeterà nello stesso modo.
Non è un invito a rendere tutto speciale.
È qualcosa di più semplice, e anche più difficile:
non perdere quello che sta accadendo mentre sei già altrove.
Perché la mente tende a spostarsi:
a quando sarà diverso,
a quando sarà più semplice,
a quando ci si sentirà pronti.
Ma quel momento non arriva mai davvero.
Nel frattempo, questo passa.
Anche quando è incompleto,
anche quando non è come lo vorresti,
anche quando non puoi cambiarlo.
Tornare qui non significa accettare tutto passivamente.
Significa smettere, per un attimo,
di rimandare la propria presenza.
E iniziare da questo.
Che non tornerà uguale.

A volte quello che chiami ansianon è solo paura.È il modo in cui, senza accorgertene,stai cercando di proteggerti.La ant...
29/04/2026

A volte quello che chiami ansia
non è solo paura.
È il modo in cui, senza accorgertene,
stai cercando di proteggerti.
La anticipi.
La controlli.
La pensi prima che succeda.
Come se potessi arrivarci prima
per non sentirla davvero.
E, in un certo senso,
ha anche senso così.
Forse è qualcosa che hai imparato
tempo fa,
quando ne avevi bisogno.
Solo che oggi
questa modalità può diventare faticosa.
Perché più provi a stare lontano
da quella sensazione,
più quella sensazione torna.
Non perché c’è qualcosa che non va in te.
Ma perché quella parte
sta ancora cercando di fare il suo lavoro.
Se ti va,
puoi provare ad avvicinarti in modo diverso.
Quando senti che l’ansia si muove,
non devi bloccarla subito.
Puoi fermarti un attimo.
E chiederti, con un po’ di gentilezza: “Cosa sto cercando di non sentire, proprio adesso?”
Non serve avere subito una risposta.
A volte basta iniziare
a trattarsi con un po’ più di cura.

Prova a fare una cosa, con calma.Quando senti l’ansia arrivare,non scacciarla subito.Fermati un attimo.Respira.E chiedit...
28/04/2026

Prova a fare una cosa, con calma.
Quando senti l’ansia arrivare,
non scacciarla subito.
Fermati un attimo.
Respira.
E chiediti, con gentilezza:
“Cosa temo che succeda?”
E poi, piano:
“E dopo?”
Non serve rispondere bene.
Non serve capire tutto.
Solo restare lì,
un passo alla volta.
Spesso l’ansia non riguarda davvero quello che sta succedendo adesso,
ma qualcosa di più profondo
che sta provando a farsi vedere.
E non ha bisogno di essere combattuto.
Ha bisogno di essere ascoltato.
Senza forzarti.
Senza giudicarti.
Se ti va,
resta qualche istante in più con quella domanda:
"E poi cosa succederebbe?"
A volte è proprio lì che qualcosa si scioglie

Si parla spesso di uscire dalla “modalità sopravvivenza”,come se fosse qualcosa che fa stare subito meglio.In realtà non...
08/04/2026

Si parla spesso di uscire dalla “modalità sopravvivenza”,
come se fosse qualcosa che fa stare subito meglio.
In realtà non funziona così.
Quando si è stati a lungo in tensione,
fare, reggere, tenere tutto insieme,
diventa normale.
E quando finalmente ci si ferma un po’,
non arriva subito sollievo.
Arriva spesso inquietudine.
Una sensazione strana, difficile da spiegare.
Come se ci fosse qualcosa che non va,
anche quando, oggettivamente, le cose stanno andando meglio.
È un paradosso.
Il sistema è abituato a stare attivo,
a controllare, a prevedere, a reagire.
Quando quel livello si abbassa,
non lo riconosce come sicurezza.
Lo vive come perdita di controllo.
E allora compaiono pensieri:
“c’è qualcosa che mi sto perdendo”
“non sto facendo abbastanza”
“non sono abbastanza”
Non perché sia vero.
Ma perché è ciò a cui siamo stati abituati.
Uscire dalla modalità sopravvivenza
non è diventare subito tranquilli.
È imparare a restare anche in questa fase,
senza riempirla subito di altro.
Senza tornare automaticamente a fare di più
solo per sentirsi di nuovo “a posto”.
È un passaggio scomodo,
ma necessario.

Mi colpisce spesso quanto alcune persone oscillino tra due estremi:idealizzare e svalutare.All’inizio qualcuno è “perfet...
03/04/2026

Mi colpisce spesso quanto alcune persone oscillino tra due estremi:
idealizzare e svalutare.
All’inizio qualcuno è “perfetto”, una relazione è “speciale”, una scelta sembra “quella giusta”.
Poi basta poco perché tutto cambi:
la stessa persona diventa deludente, la relazione sbagliata, la scelta un errore.
Questo movimento è faticoso.
Perché non riguarda solo gli altri, ma anche il modo in cui guardiamo noi stessi.
Ci si sente adeguati solo quando le cose vanno bene.
E completamente inadeguati quando qualcosa si incrina.
In mezzo, spesso, non c’è spazio.
Carl Rogers scriveva:
“Il curioso paradosso è che quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare.”
Forse è proprio questo il punto.
Non passare da “tutto” a “niente”,
ma iniziare a tollerare quello che c’è, così com’è.
Accorgersi di quando stiamo salendo troppo in alto,
o scendendo troppo in basso.
E provare, piano, a restare un po’ più nel mezzo.
Dove le persone possono essere anche imperfette,
e noi non dobbiamo essere sempre all’altezza.
È un lavoro lento.
Ma spesso è da lì che si inizia a stare un po’ meglio.

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07026

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