Monica Pilla Psicologa-Psicoterapeuta

Monica Pilla Psicologa-Psicoterapeuta Psicologa Clinica e di Comunità,Terapeuta sistemico relazionale, Operatrice di Training Autogeno

02/08/2026
“Vorrei trovare un senso, capire la lezione.”Oggi una paziente mi ha detto questa frase, con la voce spezzata, subito do...
24/07/2026

“Vorrei trovare un senso, capire la lezione.”
Oggi una paziente mi ha detto questa frase, con la voce spezzata, subito dopo avermi raccontato di un trauma improvviso.
Le ho detto che adesso, mentre la ferita brucia, è normale non vedere nulla. Quando il dolore è troppo forte, la razionalità si appanna e le risposte semplicemente non arrivano.
Ma le ho detto anche che la sua ricerca è preziosa.
Come esseri umani abbiamo un bisogno profondo e vitale: dare un senso a ciò che ci accade. Non siamo fatti per restare nel vuoto o nella sofferenza fine a se stessa. Abbiamo bisogno di ricucire i pezzi, di capire, di imparare.
Oggi quel senso non c’è, ed è giusto che sia così.
Ma con il tempo giusto, la nebbia si dirada. E quella spiegazione che oggi sembra introvabile, un giorno arriverà e diventerà parte della sua forza.
Chissà se ripenserà a queste mie parole sorridendo.

Sulle VACANZE.Anche se luglio è uno dei mesi in cui lavoro di più, mi prendo da sempre una settimana per tornare nella v...
12/07/2026

Sulle VACANZE.
Anche se luglio è uno dei mesi in cui lavoro di più, mi prendo da sempre una settimana per tornare nella vecchia casa al mare di famiglia. Perché ci sono posti che custodiscono la versione migliore di noi.

Il mio posto del cuore è Jesolo Pineta. C’è qualcosa di immutabile qui: lo stesso odore pungente di aghi di pino mescolato alla salsedine, la luce che filtra tra gli alberi a fine giornata, sempre lo stesso accesso al mare .

Gli spazi che da bambina mi sembravano immensi ora hanno una dimensione diversa. Guardo quegli stessi paesaggi con gli occhi nuovi da adulta, di madre, di professionista.Non sono più la stessa di allora, eppure quella versione di me è ancora lì, intatta.
A volte penso che sia lo stesso viaggio che si fa in psicoterapia :
torniamo nei nostri “luoghi storici”. Ritorniamo ai vecchi ricordi, alle dinamiche d’infanzia, a quei modi di sentire che ci portiamo dentro da sempre. Ma il segreto è che non ci torniamo per restarci o per rimpiangerli. Ci torniamo prendendo per mano l’adulto di oggi.

Andare in terapia serve a questo:
•Riconnettersi con la propria parte più autentica, quella che spesso rischiamo di smarrire tra i mille impegni della vita adulta.
•Rileggere il passato con occhi nuovi, integrando le vecchie emozioni con la forza e gli strumenti del presente.
•Accorgersi che il paesaggio dentro di noi è rimasto lo stesso, ma siamo noi ad essere cambiati.

Prendersi una pausa per tornare nei luoghi del cuore ci ricorda chi siamo stati. La psicoterapia, invece, ci aiuta a decidere chi vogliamo essere, onorando ogni singola versione di noi che abbiamo incontrato lungo il cammino. 🌲🌊🐚 #

Nella stanza di terapia mi capita spesso di affrontare il tema della fine di una relazione.A prescindere da chi abbia pr...
24/06/2026

Nella stanza di terapia mi capita spesso di affrontare il tema della fine di una relazione.
A prescindere da chi abbia preso la decisione è pur sempre un lutto per entrambi. Quando una storia finisce, l’istinto iniziale è spesso quello di scappare dal vuoto. Ci riempiamo le giornate di impegni, cerchiamo distrazioni continue, proviamo a “non pensarci” o, peggio, ci sforziamo di mostrare al mondo (e a noi stessi) che va tutto bene. È un meccanismo di difesa naturale: il nostro cervello cerca di proteggerci dal bruciore del rifiuto o della perdita.
La distrazione costante, però, è solo un anestetico temporaneo. Non cura la ferita, la addormenta. E il dolore non elaborato non svanisce: si accumula sotto la superficie, rischiando di riemergere più avanti sotto forma di ansia, cinismo o difficoltà a fidarsi di nuovo. Il processo di elaborazione della perdita deve seguire alcuni necessari passaggi: ❇️accettare il crollo. ❇️fare spazio al vuoto ❇️ascoltare che cosa ha da dire il dolore. “Come reagisco al dolore? Me lo vivo , non mi distraggo”!

Cosa succede quando il terreno sotto i piedi scompare?La sensazione di “caduta libera” è forse una delle descrizioni più...
15/06/2026

Cosa succede quando il terreno sotto i piedi scompare?

La sensazione di “caduta libera” è forse una delle descrizioni più accurate di una crisi d’ansia o di un momento depressivo. I pensieri disturbanti arrivano all’improvviso, veloci e pesanti come la forza di gravità. Ti ritrovi a fluttuare nel vuoto, senza appigli, con la paura costante dell’impatto.
Nel mio studio mi capita spesso di accogliere persone che stanno vivendo proprio questo. Persone che si scusano per i loro pensieri, che si sentono “sbagliate” o deboli perché non riescono a fermare quel vortice. Arrivano stanche, sfinite dal tentativo di aggrapparsi disperatamente a qualcosa pur di non precipitare.
Ma il primo istinto – quello di agitarsi e combattere con tutte le forze contro l’aria – spesso non fa che aumentare l’affanno.
A volte, il primo passo terapeutico non è fermare la caduta di colpo, ma imparare a respirare mentre si cade. Accettare che in quel momento il controllo è sfuggito, per poi iniziare a riprenderlo, un millimetro alla volta.
Il lavoro che facciamo insieme non è impedire al vento di soffiare, ma aiutarti a costruire un paracadute. Le crisi fanno paura, sì, ma sono anche il modo (decisamente troppo rumoroso e doloroso) in cui la tua mente ti sta dicendo che qualcosa ha bisogno di cambiare.
Se senti di stare precipitando, ricorda che non devi per forza toccare il fondo da sola/o.
Ti è mai capitato di provare questa sensazione di vuoto? Se ti va, raccontamelo nei commenti o scrivimi in privato.

03/06/2026

2 giugno 1946

03/05/2026

Se uno non si sottopone alla prova non si definisce!

Quando la terapia non funziona :• quando la usi per manipolare il partner.                                • quando la us...
22/04/2026

Quando la terapia non funziona :
• quando la usi per manipolare il partner. • quando la usi per sentirti dire ciò che vuoi e non ciò che ti fa bene. •quando il sintomo, in quel momento della tua vita, è più utile di un reale cambiamento. •quando il sintomo è troppo fuori dalla tua finestra di tolleranza, tradotto sei troppo attivato neurofisiologicamente e c’è bisogno di un aiuto farmacologico ( anche solo iniziale ) che tu non accetti.
• quando il sintomo ti permette di ottenere attenzioni ed evitare decisioni o responsabilità spaventose. Rinunciarvi significa affrontare il vuoto o l’ignoto.
• quando aspetti passivamente un cambiamento e che sia il terapeuta a fare tutto.
• è necessario avere alcune doti emotive e cognitive.
❗️In alcuni di questi casi a volte basta aspettare il momento giusto della nostra vita, per scegliere la terapia, non sempre lo è. In altri di questi casi bisogna accettare che il problema non è sempre all’esterno ma il locus of control è interno e il problema è il nostro. Solo così inizia il vero cambiamento ❗️

Basta :Silenzio, lacrime , possesso, violenza,paura, colpa 🚫  perché anche una festa così goliardica può diventare occas...
21/03/2026

Basta :
Silenzio, lacrime , possesso, violenza,paura, colpa 🚫 perché anche una festa così goliardica può diventare occasione per sensibilizzare al tema della violenza di genere

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