31/07/2026
Catena posteriore e tratto lombosacrale: prima il GLOBALE, poi il “settoriale”
Quando parliamo di allungamento della catena posteriore, è fondamentale avere una visione biomeccanica globale del distretto.
La catena posteriore non va considerata come un insieme di strutture isolate, ma come un sistema integrato che coinvolge polpacci, ischiocrurali, glutei, fascia toraco-lombare, tratto lombosacrale fino ad arrivare al rachide cervicale!
Per questo motivo, il primo obiettivo non dovrebbe essere quello di intervenire in modo diretto e selettivo sulla zona lombare, ma di recuperare prima una buona elasticità e tolleranza al carico dell’intera catena posteriore.
Un tessuto globalmente rigido, infatti, aumenta le compensazioni sul segmento lombosacrale e può alterare la distribuzione delle tensioni lungo tutto l’asse posteriore.
Solo successivamente ha senso introdurre un lavoro più specifico sulla regione lombare e sul controllo del bacino, attraverso esercizi di anteroversione e retroversione del bacino.
Questi movimenti permettono di migliorare la dissociazione lombo-pelvica, la consapevolezza del bacino e il controllo motorio del tratto lombosacrale, riducendo i compensi e ottimizzando la qualità del movimento.
Quindi il razionale corretto è:
prima restituire mobilità e lunghezza funzionale alla catena posteriore nella sua globalità, poi lavorare in modo mirato sulla zona lombare.
È questo approccio progressivo che consente un recupero più efficace, più sicuro e soprattutto più duraturo!
Studio Pomes- Specialisti in mal di schiena