Dott.ssa Alessia Gasparini

Dott.ssa Alessia Gasparini Psicologa con L. M. in Psicologia Clinica e della Riabilitazione. Ha conseguito anche

Si avvicinano gli esami per molti ragazzi AuDHD e si sa che molti consigli standard non funzionano. Vanno pensate strate...
27/05/2026

Si avvicinano gli esami per molti ragazzi AuDHD e si sa che molti consigli standard non funzionano.

Vanno pensate strategie specifiche e personalizzate.

Soprattutto, molte cose vanno pensate in anticipo per evitare che l'ansia prenda il sopravvento.

Se spesso ti chiedi "ma com'è già tardi?" sappi che non è colpa tua: è il modo in cui il tuo cervello elabora il tempo. ...
22/05/2026

Se spesso ti chiedi "ma com'è già tardi?" sappi che non è colpa tua: è il modo in cui il tuo cervello elabora il tempo.

La consapevolezza è il primo passo.

Le strategie visive non ti "aggiustano": ti danno strumenti che funzionano per come sei.

🌱 La gestione dello studio è uno dei temi che chiede tanta attenzione tra genitori e pazienti impegnati nel percorso sco...
03/05/2026

🌱 La gestione dello studio è uno dei temi che chiede tanta attenzione tra genitori e pazienti impegnati nel percorso scolastico e accademico.

🌱 Non esiste LA strategia migliore, spesso si tratta di provare, sperimentare e adattare alle proprie caratteristiche, alle richieste dell'ambiente, al proprio bilancio energetico.

🌱 Funzioni esecutive fragili, richieste scolastiche non sempre adattate alle caratteristiche nd, stress legato a masking e necessità sociali ed emotive, richiedono un'attenzione in più per le persone neurodivergenti.

Queste parole, arrivate alla fine del percorso, portano con sé tutto il peso di un cammino fatto di fatica, dubbi e cora...
24/04/2026

Queste parole, arrivate alla fine del percorso, portano con sé tutto il peso di un cammino fatto di fatica, dubbi e coraggio.

Quando un genitore si sente inadeguato, non è quasi mai solo una questione personale. Spesso è l'ambiente intorno a lui — le aspettative, i confronti, la solitudine, la mancanza di spazio per chiedere aiuto — che sgretola la fiducia in sé stessi, giorno dopo giorno.

Il Parent Training nasce anche da questo: creare uno spazio in cui la sofferenza ha il permesso di esistere senza vergogna, in cui le difficoltà non diventano prove di fallimento ma punti di partenza per crescere.

Ogni genitore porta con sé risorse che a volte si offuscano. Il nostro compito è aiutarle a tornare visibili.

Oggi si è concluso il percorso di Parent training rivolto a genitori di giovani adulti con autismo di vari livelli di supporto, organizzato dalla Cooperativa sociale “Il Graticolato”.
Oggi, grazie alle parole di questo genitore, mi porto a casa questo:

che il senso di inadeguatezza non dice la verità su chi sei come genitore. Dice solo quanto hai portato da solo, e per quanto tempo..

04/04/2026

UTA FRITH E IL PROBLEMA DI UNA SCIENZA CHE GUARDA L’AUTISMO CON OCCHI VECCHI

Leggo le recenti dichiarazioni di Uta Frith e resto colpita non tanto dalla provocazione, quanto dal fatto che una parte del discorso pubblico continui a trattare come “rigore” ciò che spesso è solo ritardo dello sguardo clinico.

Lo dico in modo molto chiaro.
Non basta avere un nome importante nella storia della ricerca per essere automaticamente allineati allo stato attuale della letteratura.

E oggi la letteratura, su diversi punti toccati da Frith, va in una direzione diversa, quindi ho deciso di trattare le sue affermazioni attraverso la letteratura scientifica. Perché è con la scienza che si ragiona, non con le opinioni.

1. NO, L’AUTISMO NON HA “SMESSO” DI ESSERE UNO SPETTRO

Qui occorre essere precisi.
La scienza non dice affatto che il concetto di spettro sia crollato. Dice semmai che lo spettro è eterogeneo, multidimensionale e internamente molto variabile.
Sono due cose completamente diverse.
Dire che esistono profili differenti non smonta lo spettro. Spiega perché lo spettro resta un modello utile.

Le linee guida NICE continuano a parlare di disturbo dello spettro autistico. La ricerca contemporanea cerca di descrivere meglio i sottoprofili, le traiettorie, le configurazioni cliniche, non di cancellare il costrutto.

Riferimento: NICE, Disturbo dello spettro autistico negli adulti: diagnosi e gestione; linee guida CG142.
Fonte: National Institute for Health and Care Excellence, 2012, aggiornamento 2021.

Quindi no: non siamo davanti a uno spettro “collassato”. Siamo davanti a uno spettro che richiede più finezza clinica.

2. NO, IL MASKING NON È UNA FANTASIA SENZA BASE SCIENTIFICA

Questo è forse il punto più debole delle affermazioni di Frith.
Oggi il masking, o camouflaging sociale, non è un’ipotesi vaga. È un fenomeno studiato. Esistono review sistematiche, studi quantitativi e meta-analisi.

La letteratura mostra che molte persone autistiche mettono in atto strategie di compensazione, mimetizzazione e adattamento sociale forzato. Mostra anche che questo processo può avere un costo alto: ansia, esaurimento, peggioramento del benessere psicologico, perdita di autenticità, burnout.

Quindi il dibattito scientifico non riguarda più l’esistenza del masking. Riguarda piuttosto il modo in cui lo si misura, lo si distingue da costrutti vicini e lo si integra nell’assessment.

Riferimenti:
Cook, Hull, Crane, Mandy, Camouflaging in autism: A systematic review, Clinical Psychology Review, 2021.
Klein et al., A systematic review of social camouflaging in autistic adults and youth, Development and Psychopathology, 2025.
Cancino-Barros et al., A meta-analytic review of quantification methods for camouflaging behaviors, Scientific Reports, 2025.

Dire oggi che il masking “non ha basi scientifiche” non è rigore. È una posizione che la letteratura attuale mette seriamente in crisi.

3. NO, LE DONNE AUTISTICHE NON SONO UN EQUIVOCO CULTURALE RECENTE

Anche qui serve chiarezza.
La diagnosi tardiva nelle ragazze e nelle donne non è una moda. Non è neppure il prodotto automatico di un allargamento arbitrario dei criteri.
La letteratura documenta da anni bias diagnostici, sottoriconoscimento, compensazione più elevata, presentazioni meno stereotipate e strumenti clinici costruiti storicamente su modelli maschili.

In altre parole, molte donne autistiche non sono “comparse adesso”. Molte non venivano viste.

Riferimenti:
Estrin & Milner, Barriers to autism spectrum disorder diagnosis for young women and girls: A systematic review, 2021.
Dolfi et al., Diagnostic challenges of autism spectrum disorder in women without intellectual or language impairments: A narrative review, Journal of Medicine and Life, 2025.
Russell et al., Who, when, where, and why: A systematic review of late diagnosis in autism, Autism Research, 2025.

Questo punto per me è cruciale. Perché ogni volta che si guarda con sospetto una diagnosi tardiva solo perché la persona è verbale, intelligente, socialmente compensata o donna, non si sta facendo buona clinica. Si rischia di ripetere il vecchio errore con parole nuove.

4. NO, BUONA VERBALITÀ, IRONIA E CONVERSAZIONE FLUIDA NON ESCLUDONO L’AUTISMO

Questa è una semplificazione clinicamente pericolosa.

Una persona può parlare bene e restare autistica. Può cogliere l’ironia in certi contesti e restare autistica. Può sostenere una conversazione fluida e restare autistica.

Perché?
Perché la fluenza apparente non coincide con il funzionamento pragmatico profondo. Perché l’apprendimento esplicito delle regole sociali esiste. Perché la compensazione esiste. Perché l’intelligenza verbale esiste. Perché il costo interno dell’interazione non si vede sempre dall’esterno.

Ridurre l’autismo a ciò che appare immediatamente strano, rigido o goffo all’osservatore significa continuare a usare una lente clinica troppo rozza per la complessità reale dei profili.

Riferimenti: NICE, CG142.
Review recenti sulla comunicazione autistica nell’adulto e sulla variabilità nella comprensione del linguaggio non letterale.

Questa per me è una linea non negoziabile: la buona performance sociale apparente non è una prova contro l’autismo.

5. NO, IL RACCONTO SOGGETTIVO NON È UN FASTIDIO DA METTERE TRA PARENTESI

Ovviamente una valutazione seria non si fonda solo sull’autoracconto. Serve anamnesi evolutiva. Serve osservazione clinica. Serve diagnosi differenziale. Servono dati contestuali.

Ma screditare troppo il vissuto soggettivo porta a un problema enorme: si finisce per considerare reale solo ciò che si vede da fuori.

Ed è esattamente così che tantissime persone restano non riconosciute. Soprattutto quelle che hanno imparato a funzionare “bene abbastanza” per non allarmare nessuno, ma a un costo interno altissimo.

Una clinica seria integra i livelli di lettura. Non mette in contrapposizione esperienza interna e osservazione esterna. Le tiene insieme.

6. IL PUNTO NON È DIFENDERE DIAGNOSI FACILI. IL PUNTO È NON TORNARE A DIAGNOSI CIECHE

Lo chiarisco perché qui qualcuno prova sempre a spostare il discorso.
No, non sto dicendo che tutto sia autismo. No, non sto dicendo che qualunque ansia sociale equivalga ad autismo. No, non sto dicendo che i confini diagnostici non contino.

Sto dicendo una cosa diversa.
Che il rigore clinico non coincide con il restringimento stereotipato. Che fare differenziale non significa escludere a priori chi non corrisponde all’immagine classica. Che l’aumento delle diagnosi non autorizza scorciatoie concettuali. Che la soluzione non sta nel tornare a un autismo più “credibile” solo perché più grossolano, più visibile, più riconoscibile agli occhi di una clinica formata decenni fa.

IN SINTESI

Il problema non è lo spettro.
Il problema è una parte dello sguardo clinico che continua a fidarsi più dello stereotipo che dei dati.
La letteratura attuale non conferma l’idea che il masking sia privo di basi scientifiche. Non conferma l’idea che la sottodiagnosi femminile sia un falso problema. Non conferma l’idea che ironia, buona verbalità e conversazione fluida funzionino come controindicatori affidabili. Non conferma l’idea che lo spettro sia un errore da archiviare.

Conferma piuttosto un’altra cosa.
Che l’autismo è più eterogeneo di quanto certa clinica abbia voluto vedere. Che molte persone sono rimaste invisibili non perché non fossero autistiche, ma perché il filtro usato per guardarle era troppo stretto. E che continuare a chiamare tutto questo “prudenza” non lo rende più scientifico.

Dott.ssa Aurora Bellucci

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Amass, H. (2026, 4 marzo). Uta Frith: why I no longer think autism is a spectrum. Tes.

National Institute for Health and Care Excellence. Autism spectrum disorder in adults: diagnosis and management (CG142). 2012, aggiornamento 2021.

Cook, J., Hull, L., Crane, L., & Mandy, W. (2021). Camouflaging in autism: A systematic review. Clinical Psychology Review, 89, 102080.

Klein, J., Krahn, R., Howe, S., Lewis, J., McMorris, C., & Macoun, S. (2025). A systematic review of social camouflaging in autistic adults and youth: Implications and theory. Development and Psychopathology, 37(3), 1320–1334.

Cancino-Barros, I., et al. (2025). A meta-analytic review of quantification methods for camouflaging behaviors in autistic and neurotypical individuals. Scientific Reports, 15.

Estrin, G. L., & Milner, V. (2021). Barriers to autism spectrum disorder diagnosis for young women and girls: A systematic review.

Dolfi, A., Tudose, C., et al. (2025). Diagnostic challenges of autism spectrum disorder in women without intellectual or language impairments: A narrative review. Journal of Medicine and Life.

Russell, A. S., et al. (2025). Who, when, where, and why: A systematic review of “late diagnosis” in autism. Autism Research, 18(1), 22–36.

Indirizzo

Padova
Padua
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