19/10/2020
L’afasia è un disturbo acquisito della formulazione e della comprensione di messaggi linguistici. Questo disturbo consegue a lesioni cerebrali focali (trombosi, emorragie, traumi cranici, tumori, encefaliti) generalmente localizzate nell’emisfero sinistro e coinvolge le diverse unità del linguaggio, provocando deficit a livello fonologico, lessicale, semantico, morfosintattico, pragmatico, in produzione e in comprensione. Le manifestazioni del disturbo afasico possono essere rilevate a livello sia orale che scritto.
Pur non disponendo di dati recenti e puntuali sul numero di persone con afasia in Italia, è facile dichiarare che questo numero è destinato ad aumentare progressivamente, come risultato del perfezionamento delle tecniche neurochirurgiche che negli ultimi decenni hanno permesso di mantenere in vita pazienti con lesioni encefaliche che prima risultavano letali.
Nelle prime settimane dopo l’evento cerebrovascolare che provoca disturbo afasico si ha la massima possibilità di recupero funzionale spontaneo: è in questa fase che, in seguito alla lesione, le strutture neuroanatomiche si riattivano e riorganizzano, permettendo, con il sostegno di una terapia riabilitativa, un miglioramento significativo delle funzioni linguistiche per tutto il primo anno in seguito alla lesione (Moss & Nicholas, 2006). Tra i 6 e i 12 mesi successivi all’evento, una percentuale che va dal 40 al 60% di pazienti cronicizzano il disturbo afasico (Pedersen, Vinter, & Olsen, 2004).
L’isolamento sociale che consegue all’esordio e poi alla cronicizzazione dell’afasia, e dunque alla perdita di capacità di una comunicazione efficace e efficiente, è un fattore negativo per la prognosi (Hilari & Northcott, 2006; Vickers, 2010), provocando un peggioramento della qualità della vita sia per il paziente che per i suoi caregivers. È dunque fondamentale permettere alla persona con afasia di recuperare al meglio e come possibile la capacità comunicativa. Le Linee Guida per l’Afasia (FLI, 2009) dichiarano come indicato il trattamento riabilitativo delle funzioni comunicative e linguistiche al fine di ripristinare o potenziare la partecipazione alla socialità.
È stato dimostrato (Robey, 1998) come i trattamenti svolti in fase sub-acuta (a poche settimane dall’evento) abbiano effetti positivi sulle abilità comunicative dei pazienti, mentre a lungo si è dibattuto sull’efficacia dei trattamenti in fase cronica: studi degli ultimi vent’anni (Katz & Wertz, 1997; Aftonomos, Appelbaum, & Steele, 1999; Elman & Bernstein-Ellis, 1999) hanno mostrato miglioramenti di pazienti in fase cronica quando sottoposti a trattamenti intensi (più giorni a settimana) e duraturi (diversi mesi).
Una recente revisione della letteratura (Brady, Kelly, Godwin, Enderby, & Campbell, 2016) ha confrontato le performance di circa 3000 pazienti afasici, concludendo che la partecipazione a un trattamento logopedico migliora in termini statisticamente significativi la comunicazione funzionale, rispetto alla non partecipazione al trattamento.