05/12/2023
LA DIREZIONE DA PRENDERE? EDUCARE A NON AVERE PAURA DELL’AMORE
“SE SO COME STARE BENE CON ME, ALLORA SAPRÒ CERTAMENTE ANCHE STARE BENE CON TE”. (“Appartenersi. Perché l’amore stabile è una risorsa” di A.Pellai e B.Tamborini, Mondadori ed.)
E’ domenica mattina. Ho alle spalle una settimana che è stata ricca di incontri e di trasferte in cui ho toccato molte differenti città di Italia e incontrato moltissime persone. Ho parlato a quasi mille ragazzi e ragazze e giovani uomini e donne in eventi organizzati in scuole secondarie e università. Ho davanti a me i loro volti, i loro sguardi. I nostri cuori e menti erano ancora sopraffatti dalle vicende delle ultime due settimane, invasi dalla paura e dal disorientamento appreso da ciò che è accaduto ad una giovane donna, Giulia Cecchettin. Una di noi, una di loro. Appunto. Ho sentito pesare sulle giovani vite dei nostri figli e figlie la paura dell’Amore. Dobbiamo riflettere a lungo su questo. Perché sta accadendo, che giorno dopo giorno, nella vita di chi cresce, le narrazioni dominanti trasformano in spaventevole e terrificante ciò che dovrebbe essere invece desiderabile e attraente. L’amore è il motore della vita. In adolescenza e gioventù rappresenta una delle spinte principali verso la ricerca della felicità ed è fondamentale per realizzare il progetto di autonomia e costruzione della propria identità e adultità. Per abitare bene il territorio dell’Amore bisogna aver imparato, però, prima di tutto ad essere buoni abitanti della propria vita, della relazione con se stessi. Bisogna sapere chi si è, per portare un io solido dentro un progetto di coppia in cui si diventa “noi”. Questa resta la priorità assoluta oggi in ambito educativo. Formare alla vita generando in chi cresce una sana consapevolezza di sé, una capacità di integrare emozioni e pensieri, sapendo affrontare e maneggiare il dolore, dando senso e significato alla propria ricerca della felicità, che non può essere costruita intorno alla realtà “come la voglio io”, ma intorno ad un principio completamente diverso: ovvero come devo imparare ad essere io nella realtà di cui desidero essere un abitante consapevole. C’è molto lavoro da fare. Tengo nel cuore, i volti e le domande che i giovani mi hanno fatto nel corso di questa settimana. Nella vita siamo tutti camminatori, alla ricerca di qualcosa che non può essere risolto dentro un semplice slogan, perché il percorso verso ciò che chiamiamo felicità è lastricato di complessità e a volte non basta una vita intera per scoprirlo. Però l’amore, di quel percorso è motore e bussola.
Penso che questo messaggio potrebbe essere davvero utile leggerlo con i nostri figli e studenti, in questo momento in cui loro sono così sospesi e dispersi. Io lo invierò ai miei figli. Se volete e potete, condividetelo anche voi con loro.