Cespab - Centro Sviluppo Psicologia Attiva & Benessere

Cespab - Centro Sviluppo Psicologia Attiva & Benessere Il centro promuove il benessere psicologico con colloqui per adulti e minori, di coppia, incontri di

31/05/2022

PERCHE’ IL BACIO SULLA BOCCA AD UN BAMBINO E’ UN GESTO SBAGLIATO.

In questi giorni sui social ha imperversato una polemica relativa ai genitori che baciano in bocca i propri figli. E’ un gesto che si vede sempre più spesso fotografato anche nei profili di genitori famosi che sui loro social si mostrano coinvolti in questa azione con i proprio figli. In parte, il dibattito è scaturito quando è apparsa ed è stata diffusa su scala globale la foto di D. Beckham che bacia sulla bocca sua figlia Harper. Diciamocelo chiaramente: è un gesto sbagliato. Senza se e senza ma. Perché gli adulti hanno la responsabilità di offrire tenerezza e contatto ai loro bambini senza mai ricorrere a gesti che possono essere fonte di eccitazione o sensazioni intense. Il tocco e il contatto dei genitori verso i propri bambini è il primo insegnamento che essi ricevono sull’importanza di rispettare i confini corporei. L’intimità che un genitore regala al proprio bambino è affettiva, ma non è amorosa. Ad un bambino si deve dire “Ti voglio bene” e non dire “Ti amo”. Ad un bambino si danno baci sulle guance, ma non sulle labbra. Ad un bambino si fanno le coccole, non tocchi eccitatori e sensuali. Dire “Ti voglio bene”, baciare sulle guance, coccolare comunica affetto ed è il linguaggio che promuove contatto emotivo tra adulto e bambino. Dire “Ti amo”, baciare sulle labbra, toccare in modo da produrre eccitazione sensuale appartiene al linguaggio dell’amore e serve a generare intimità corporea tra due persone che possono dare consenso a tutto ciò perché ne conoscono i linguaggi, i significati, le implicazioni, le conseguenze. Ogni gesto che riguarda il corpo del bambino è un gesto che gli deve comunicare affetto e che al tempo stesso deve formare in lui la percezione di quali sono i suoi confini corporei, ovvero quei limiti che nessuno può valicare senza il suo consenso. Un consenso che potrà dare solo quando avrà le competenze per distinguere ciò che è affetto da ciò che è amore. Che cosa pensereste se vedeste uno zio, un maestro o un allenatore dare un bacio sulla bocca al vostro bambino? Probabilmente interverreste fermamente chiedendo che quella cosa non accada mai più. Quindi, se quel gesto è inappropriato se fatto da un adulto verso un bambino, resta inappropriato anche quando viene compiuto dai genitori. Vale per il bacio sulla bocca quello che vale per lo schiaffo. Non vorremmo mai che un adulto schiaffeggiasse i nostri figli. Questo rimane un buon razionale per imparare – noi stessi genitori – a non dare mai schiaffi ai nostri figli. Perché il rispetto che l’adulto deve al bambino, non cambia a seconda di chi lo deve mettere in gioco. Tutti gli adulti, genitori compresi, devono rispettare i bambini. E i baci sulla bocca – così come gli schiaffi – non sono gesti rispettosi. Punto e basta. Se pensi che questa comunicazione sia utile ad altri genitori, condividila. Il dibattito, naturalmente resta aperto. Ma in questo caso, mi sento di chiedervi fiducia incondizionata: per una volta fidatevi di ciò che ogni buon professionista vi direbbe a proposito di questo argomento.

Una volta, un mio ex capo, in uno di quegli incontri di teambuilding, mi disse che il mio difetto era quello di essere m...
08/05/2022

Una volta, un mio ex capo, in uno di quegli incontri di teambuilding, mi disse che il mio difetto era quello di essere materna. All'epoca ci riflettei molto e non con leggerezza. Oggi, grazie al cielo, credo ci riderei su.
Non lo so quando nel nostro mondo, nella nostra società, la dimensione di cura è diventata qualcosa che ha un'accezione negativa, qualcosa che toglie tempo a qualcos'altro che è più importante, che toglie valore.
Io credo che ciascuno di noi eserciti una propria dimensione materna, e che chiunque possa farlo in qualunque ruolo (a prescindere dal genere), e che la dimensione del materno, fatta anche di incontro, di empatia, di accoglienza, possa aggiungere valore a quello che stiamo facendo.
Io credo che la dimensione del materno, al di là del ruolo biologico, abbia a che fare con il creare uno spazio per l'altro nel contesto che abitiamo, sia esso familiare, professionale o genitoriale. Non è una questione di devozione al sacrificio, come spesso viene raccontata la dimensione della maternità, ma ha a che fare, secondo me, con il creare uno spazio in cui c'è posto per due identità distinte che si incontrano per poi separarsi, e questo spazio tiene conto dei bisogni che ciascuno porta: li vede i bisogni, li accoglie. Ecco, in questa accezione il materno è un ruolo che ha molto da insegnare alla nostra comunità, e che la festa della mamma possa anche essere un momento di riflessione su questo aspetto io lo trovo un lumicino di speranza! Tu, come vivi la tua dimensione materna?

Un tema di cui si discute in letteratura ma poco qui sui social, incui si tende sempre e solo a dare una visione poetica...
01/05/2022

Un tema di cui si discute in letteratura ma poco qui sui social, in
cui si tende sempre e solo a dare una visione poetica della nostra professione, è il carico emotivo del terapeuta. Sebbene formati per questo, e avendo tutti gli strumenti per la propria gestione emotiva, anche il terapeuta a volte prova emozioni difficili davanti ad alcuni pazienti.
Esistono, ad esempio, alcuni disturbi psicopatologici che sono più
resistenti al trattamento, alcune modalità di difesa più faticose da
reggere in seduta (es. atteggiamenti aggressivi, eccessivamente
proiettivi, etc.).
In psicodinamica si parla proprio di controtransfert per indicare le
risposte emotive che il paziente evoca nel terapeuta. In alcuni casi infatti i terapeuti sentono emozioni negative, come senso di colpa,
frustrazione, rabbia, etc. Proprio per questo il terapeuta durante le sedute deve essere sempre in contatto con ciò che prova, per capire ciò che è proprio e ciò che è del paziente, per
regolare le proprie emozioni e poter rispondere in modo professionale
al proprio controtransfert utilizzandolo come strumento in
psicoterapia.
Questo per dire che gli psicoterapeuti non sono esseri magici che provano solo ed esclusivamente empatia e amore, ma che anche nel processo terapeutico c’è spazio per tutte le emozioni, anche quelle difficili e pesanti che, come nella vita, esistono. I margini di fatica, di responsabilità, etc., non tolgono bellezza a questo lavoro, ma la complessità appartiene a tutte
le sfere della nostra vita, compresa la nostra professione. E tu, come gestisci le emozioni difficili nel tuo lavoro?

Spesso mi capita di osservare in alcuni adulti un'eterna adolescenza. Va prima fatta una premessa, ovvero che per ogni a...
10/04/2022

Spesso mi capita di osservare in alcuni adulti un'eterna adolescenza. Va prima fatta una premessa, ovvero che per ogni adulto è bene essere in contatto con la propria parte adolescente e con il proprio bambino interiore. Però ciascuna età ha anche dei compiti specifici di sviluppo, ed è importante esserne consapevoli, per evitare di crescere bambini che sono adultizzati e si assumono la responsabilità di scelte che non dovrebbero essere loro, genitori che non sanno mettere un limite e rimangono nel compiaci come fossero degli amici, adolescenti che non hanno regole a cui ribellarsi, adulti che sono ancora troppo figli per poter vivere il proprio ruolo del genitore. Ogni età ha delle funzioni che si rispecchiano non solo nelle scelte che facciamo o non facciamo, ma anche nel nostro modo di approcciare la vita, e questo si riflette su chi ci è vicino.
Ad esempio, gli adulti non chiedono il permesso ai loro genitori per poter fare una scelta (ci si può confrontare, ma si decide in autonomia); i bambini devono potersi affidare ad un adulto che sa cosa è meglio per loro e non sempre dà loro il potere di decidere su questioni di cui possono non avere piena consapevolezza.
Solo quando siamo in sintonia e centrati nella nostra fase di vita possiamo permetterci di aprire le porte alle altre: quando siamo nell'adulto possiamo permetterci di essere bambinə, adolescentə, etc., quando ne abbiamo bisogno, perché questo non compromette la nostra identità, che ha radici ben piantate nel terreno: le nostre parti bambine e adolescenti così si sentono sicure, perché sanno che c'è la mano del nostro adulto a sostenerle!

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Spesso ci nascondiamo dietro ad un vestito, ad un sorriso, ad un "non mi importa" sussurrato con poca convinzione. Il te...
03/04/2022

Spesso ci nascondiamo dietro ad un vestito, ad un sorriso, ad un "non mi importa" sussurrato con poca convinzione. Il tema del voler essere visti per quello che si è, è un tema spesso presente in psicoterapia. Il conflitto tra il nascondersi e il voler essere visti può essere alla base di molti sintomi, come, ad esempio, alcuni disturbi del comportamento alimentare e alcune forme di fobia sociale. È soprattutto quando ci nascondiamo, quando evitiamo, che vorremmo essere trovati e visti. Come quando da piccoli ci si nascondeva per casa per avere la certezza che qualcuno ci avrebbe cercato, che qualcuno ci aveva in mente e si sarebbe accorto della nostra assenza. Anche da adulti sentirsi cercati, sentire che c'è qualcuno che ci vuole vedere e trovare, per andare oltre l'apparenza, è qualcosa di prezioso. E talvolta, quando questo non accade o non ci sembra che accada, si cercano inconsciamente i modi più disparati affinché qualcuno venga a cercarci. Tu, quando vorresti essere cercata/o?

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Vorrei scrivere un post sulla resilienza, parola tanto inflazionata e abusata. Mi basterebbe googolare una frase motivaz...
27/03/2022

Vorrei scrivere un post sulla resilienza, parola tanto inflazionata e abusata. Mi basterebbe googolare una frase motivazionale stile "se vuoi puoi" e sarebbe fatta!
Ad ogni modo nel nostro cortile, tra le crepe del cemento, è sbucato questo fiore giallo e io, devo essere onesta, lo guardo con stupore e ammirazione perché mica sempre ce l'ho quella forza lì. Perché se come canta il buon De André "dal letame nascono i fior", ecco, quando uno è nel letame e attraversa uno di quei periodi, non pensa esattamente alla poesia dello sbocciare. Ne sono certa, me lo raccontano ogni giorno i miei pazienti (e hanno ragione!).
Ecco, io credo che la resilienza sia spesso una speranza, quella che ti aiuta a tenere a mente, quando sei nel letame, che forse, forse puoi farcela. E in quel forse c'è tutta la forza che serve per darsi una possibilità. Non è detto che sia oggi, non è detto nemmeno che sia, però apre al possibile ed in questo possibile è incluso anche il sacrosanto diritto di non farcela qualche volta. A me questo fa respirare quando sento i periodacci arrivare, più che la pressione del farcela come esclusiva scelta di volontà. Ad ogni modo, quel fiore a me fa sperare e mi basta così.

Ieri è stata la festa del papà. Mi sembra l'occasione giusta per condividere con voi alcune riflessioni su quella che in...
20/03/2022

Ieri è stata la festa del papà. Mi sembra l'occasione giusta per condividere con voi alcune riflessioni su quella che in psicologia viene chiamata funzione paterna. Il ruolo del padre è fondamentale nella crescita; la presenza e l'amorevolezza della figura paterna hanno un'influenza significativa sullo sviluppo e sulla salute mentale. La funzione paterna in particolare ha un ruolo specifico, anche se non necessariamente deve essere esercitata dal padre.
🌱 Il ruolo della funzione paterna è proprio quello di aiutare il bambino e l'adolescente a scoprire il limite, l'esperienza del non possibile, in modo amorevole. Recalcati dice: i limiti vanno intesi come le linee tracciate per delimitare il campo da gioco, questo per permettere di giocare, non per castrare.
🌱Un altro ruolo della funzione paterna è quello di far sentire una diga solida che può contenere, che può reggere gli scossoni della vita. Questo è un passaggio fondamentale, perché rende contemplabile e superabile l'imperfezione, l'errore, fa scendere a patti e toccare l'umanità della nostra esistenza.
🌱La funzione paterna mostra anche il valore dell'incertezza ma non con la sicumera, insegna la tolleranza alla frustrazione ma non con l'autorità, insegna la solidità dell’io anche attraverso l’accoglienza della tenerezza e la fragilità. È la possibilità di diventare altro rispetto al mandato genitoriale, lo spiraglio di vita. Il dono che lascia in eredità la funzione paterna è un gran dono, poter essere senza dover essere. Cosa ti viene in mente pensando a questa funzione?

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🍃 In alcuni momenti i miei occhi sono una bacinella che raccoglie tutte le lacrime,🌱 In alcuni momenti i miei occhi sono...
13/03/2022

🍃 In alcuni momenti i miei occhi sono una bacinella che raccoglie tutte le lacrime,

🌱 In alcuni momenti i miei occhi sono un ponte che si collega con l'altro; ci troviamo un po' da me e un po' da te, dicendoci molto di più di quello di cui stiamo parlando, ci vediamo davvero,

☘ In alcuni momenti i miei occhi sono casa, accudimento, custodia, un'oasi in cui trovare un conforto,

🌿 In alcuni momenti i miei occhi sono stanchezza, implorano una tregua, il turno di riposo,

🍃In alcuni momenti, più rari, i miei occhi sono stupore, meraviglia, curiosità: sono i momenti che preferisco. Quelli in cui il pensiero o la bellezza arrivano come una biglia che spazza via tutte le altre. Resta il momento presente, la capacità di stupirsi e di fermarsi nonostante il molto già visto. Vorrei raccoglierne di più di questi attimi, come un bel mazzetto di margherite.

🌱 Dove si appoggiano i tuoi occhi per stare bene?

Questa settimana ho commesso un errore, non intenzionalmente, ma è successo. Quanto è difficile ammettere i nostri error...
06/03/2022

Questa settimana ho commesso un errore, non intenzionalmente, ma è successo. Quanto è difficile ammettere i nostri errori, la nostra fallibilità, l'umanità, prendere atto del fatto che non sempre riusciamo a tenere insieme tutti i pezzi. Abbracciare la nostra fallibilità è un passo importante per la nostra crescita.
In terapia il tema del sé ideale e dell'importanza di poter commettere errori è un seme importantissimo: lasciarci sbagliare è quello che possiamo provare a concederci.
C'è chi per non sbagliare non fa nulla, rimane fermo, immobile, così almeno è al sicuro. C'è chi invece si lancia senza paracadute, senza organizzazione, così se le cose vanno male non è colpa sua ma del fatto che non si era preparato. Sono difese, si imparano a riconoscere per capire come funzioniamo.
C'è chi invece fa del proprio meglio, si impegna, eppure gli errori capitano, come a tutti, e questo spinge a fare i conti con la propria frustrazione, a prendere atto del fatto che non possiamo sempre arrivare dappertutto e che in ogni nostra scelta e azione c'è un margine di rischio, ma non per questo dobbiamo svalutare tutta la nostra persona. Sbagliare non è piacevole per nessuno, ammettere un errore nemmeno, eppure è un pozzo da cui attingere per aggiustare il tiro e per conoscere qualcosa di profondo di noi. E tu, come vivi l'errore?

Una delle cose più importanti che ho imparato in questi anni di lavoro è quanto rileggere la propria storia sia una font...
27/02/2022

Una delle cose più importanti che ho imparato in questi anni di lavoro è quanto rileggere la propria storia sia una fonte enorme per imparare, per imparare su se stessi, sui copioni, su quanto ciclicamente certi processi tornino in atto. Il potere di rileggere la nostra storia sta proprio nel fatto che questa rilettura è un motore enorme per il cambiamento, abbiamo il potere di fare qualcosa in discontinuità rispetto al nostro passato. E' un super poter scegliere di fare meglio. Se questo vale per l'individuo, è ancora più importante nel macro-sistema, nel funzionamento della comunità e della società. Sembra incredibile sentire parlare ancora una volta di guerra. Questo dolore lascia sgomenti, increduli, attoniti. In questi giorni guardando le immagini della guerra in Ucraina sento solo un dolore enorme e un profondo senso di ingiustizia. Quanto sarebbe bello questo mondo se davvero la nostra storia ci insegnasse qualcosa.

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L'altra sera parlando con una paziente le ho detto che a volte nella vita è come partecipare ad una gara nautica. Non pa...
20/02/2022

L'altra sera parlando con una paziente le ho detto che a volte nella vita è come partecipare ad una gara nautica. Non partecipiamo per tagliare il traguardo, a volte lo scopo è solo non annegare, anche quando gli altri gareggiano per vincere.
Per chi ha l'ansia spesso l'obiettivo è semplicemente arrivare a fine giornata, per chi soffre di depressione è già un traguardo in certi giorni alzarsi dal letto e togliersi il pigiama, per alcuni uscire di casa e superare la paura del giudizio degli altri può essere molto difficile etc.
C'è un momento preciso in cui comprendi che il tuo meglio, a volte, non corrisponde a ciò che vorresti per te, ma che fare del tuo meglio è già molto, anzi è tutto, anche quando non ti sembra sufficiente. In quel preciso momento, accetti che non puoi focalizzarti solo su quello che non riesci a fare, su quello che manca. E questa consapevolezza deve essere solida, forte, granitica, perché intorno a te sarai circondato dalla società, da persone che ti dicono che non è abbastanza, che gli altri fanno di più e "se riescono a fare tutto gli altri perché tu no che non hai niente di meno?" ed è da questa crepa che inizia ad insinuarsi il giudizio. E il giudizio affossa. Ed è esattamente da questa crepa che bisogna ripartire per potersi focalizzare non sui passi degli altri, ma sui nostri, perché questo spesso è il senso del tutto, del nostro abbastanza, quello che ci permette, almeno per oggi, di non affondare.

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Tra gli ingredienti che rendono una psicoterapia efficace ci sono la relazione con il terapeuta, l'insight, e una nuova ...
13/02/2022

Tra gli ingredienti che rendono una psicoterapia efficace ci sono la relazione con il terapeuta, l'insight, e una nuova esperienza emotiva correttiva nella relazione con il terapeuta.
☘ Al di là del modello teorico del terapeuta, senza una relazione efficace, all'interno della quale portare il nostro modo di stare in relazione e di abitare il mondo, la psicoterapia difficilmente può innescare un cambiamento: l'alleanza terapeutica è un prerequisito affinché la psicoterapia funzioni. Il terapeuta fornisce al paziente una relazione con un attaccamento sicuro in cui il paziente può allontanarsi e esplorare sé e il mondo sapendo che potrà ritornare in un posto sicuro all'interno del quale trovare contenimento per tutti gli aspetti emotivi.
☘ Il secondo punto, quello che viene chiamato insight, fa riferimento alla funzione riflessiva, ovvero al pensare a sé e alla propria storia unendo presente e passato, mentalizzando l'esperienza emotiva. La funzione riflessiva è una funzione adulta che può essere promossa all'interno del contesto sicuro della psicoterapia in cui il terapeuta fa da specchio al paziente e lo aiuta a riconoscere elementi di collegamento (molti la descrivono benissimo dicendo che è come mettere insieme i pezzi di un puzzle!).
☘ Infine, la terapia è un'esperienza emotiva correttiva in quanto fornisce una nuova esperienza di relazione, all'interno della quale trovano spazio tutte le emozioni, ma anche le incomprensioni e i meccanismi di difesa: sono tutti pezzi preziosi che vengono condivisi e rielaborati con la sicurezza di non perdere la relazione, innescando una risposta di riflessione e accoglimento che spesso il paziente non ha incontrato nella sua esperienza. La relazione è più importante, e quello che succede all'interno è qualcosa che si può imparare a gestire senza rischiare l'abbandono. Secondo te, quali sono gli ingredienti che rendono più efficace la psicoterapia?

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Indirizzo

Via Ca' Magno, 2
Padua
35133

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 20:00
Martedì 08:30 - 20:00
Mercoledì 08:30 - 20:00
Giovedì 08:30 - 20:00
Venerdì 08:30 - 20:00
Sabato 08:30 - 12:00

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