Dott.ssa Prencipe - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Prencipe - Psicologa Psicoterapeuta Psicologa Psicoterapeuta Online | Ansia & Relazioni

Aiuto persone bloccate, ansiose o confuse. Sono iscritta all’Albo degli Psicologi del Veneto n° 7909.

Psicoterapia interattivo-cognitiva online per ritrovare equilibrio e direzione.
📩 Prenota un primo colloquio Sono la dott.ssa Giuseppina Prencipe, psicologa e psicoterapeuta. Ho frequentato la scuola di Psicoterapia Interazionista e sono Laureata in Psicologia Clinica presso la Facoltà di Psicologia di Padova. Master di secondo livello in Psicodiagnosi e intervento
Specializzata sull’Autismo e a

ltre Comunicopatie dell’Età Evolutiva. Mi occupo di percorsi di psicoterapia in particolare i miei ambiti di intervento riguardano: ansia, depressione, disturbi dell’umore, disagi psicologici legati a malattie organiche e croniche, consulenza genitoriale, supporto alla famiglia, inclusione scolastica e riabilitazione con bambini autistici e con disturbi evolutivi di diverse fasce di età : infanzia , pre-adolescenza , adoloscenza e aduti. Svolgo l’attività libero professionale in studio privato e online.

27/08/2026

A volte il problema non è che “stai esagerando”.
È che stai cercando di stare dentro qualcosa che, in questo momento, non ti permette più di stare bene.

E allora arriva l’agitazione.
Senza un motivo che riesci a spiegare.
Il corpo accelera, la mente cerca una causa, e tu inizi a chiederti: “Ma che cosa mi sta succedendo?”

Da una prospettiva interazionista, però, non partirei dalla domanda “che cosa c’è che non va in me?”.
Partirei da un’altra:

“In quale situazione, relazione o modo di stare nel mondo questa agitazione ha iniziato ad avere senso?”

Perché anche ciò che sembra irrazionale può avere una logica.
A volte l’ansia non è un nemico da zittire, ma un segnale che ci invita a guardare diversamente quello che stiamo vivendo.

Non sempre dobbiamo eliminare ciò che sentiamo.
A volte dobbiamo capire che cosa sta cercando di dirci e quale possibilità nuova ci sta chiedendo di costruire.

E forse è proprio questo il punto:
non tutto quello che senti deve essere immediatamente risolto.
Qualcosa, prima, merita di essere ascoltato.

Ti è mai capitato di sentirti agitata/o “senza motivo”, per poi capire molto tempo dopo che un motivo c’era?

22/08/2026

E se un giorno ti rendessi conto che hai passato gran parte della tua vita a lavorare… e che, mentre costruivi quella vita, ti sei persə proprio la vita?
Non è una critica al lavoro.
È una domanda sul rapporto che abbiamo imparato ad avere con il lavoro.
Perché a volte non è il lavoro in sé a diventare il problema.
È quando inizia a occupare così tanto spazio da lasciare fuori tutto il resto: le persone che amiamo, il tempo, la curiosità, la leggerezza, persino noi stessə.

E forse la domanda non è:
“Quanto lavoro?”
Ma:
“Quanto della mia vita sto scegliendo davvero?”
Perché arrivare a 67 anni e scoprire di aver rimandato la vita a “quando avrò più tempo” può essere una consapevolezza molto difficile da attraversare.
Non serve mollare tutto.
A volte serve iniziare a riprendersi, un pezzo alla volta, ciò che abbiamo smesso di considerare importante.
Oggi senti di stare vivendo la tua vita o di stare soprattutto preparando quella di domani?

21/08/2026

Non è il tempo che ci manca.
È il modo in cui lo stiamo spendendo.

Rimandiamo una telefonata.
Aspettiamo “il momento giusto”.
Restiamo in relazioni che ci consumano.
Lavoriamo fino a non avere più energie per vivere.
Ci diciamo: “Lo farò quando avrò più tempo.”

Ma il tempo non si accumula.
Passa.

E forse la domanda non è:
“Quanto tempo ho?”

Ma:
“Per cosa sto scegliendo di usare quello che ho?”

Perché anche questa è una scelta.
E, in psicoterapia, spesso il cambiamento comincia proprio lì: quando smettiamo di vivere secondo ciò che dovremmo fare e iniziamo a chiederci quale vita vogliamo davvero costruire.

Tu, oggi, per cosa stai scegliendo di usare il tuo tempo?

16/08/2026

Non è detto che tu abbia bisogno di una vacanza.
Forse hai bisogno di una vita da cui non senti continuamente il bisogno di scappare.

Perché a volte partiamo pensando che basti fermarci qualche giorno per ritrovare energie.
E sì, può aiutare.
Ma se al ritorno ritrovi lo stesso lavoro, le stesse dinamiche, gli stessi ritmi e le stesse aspettative, il benessere conquistato durante le ferie rischia di durare pochissimo.
Da una prospettiva interazionista, la domanda può diventare un’altra:

“Che cosa mi sta mostrando questa stanchezza?”
Perché il burnout non parla soltanto di quanto sei stancə.
Può raccontare anche il rapporto che hai costruito con il lavoro, con le richieste degli altrə, con i tuoi confini e con l’idea di ciò che dovresti riuscire a fare.

Forse non hai bisogno di imparare a riposarti meglio.
Forse hai bisogno di iniziare a costruire una quotidianità che non richieda continuamente di essere recuperata durante le ferie.
E questo non significa necessariamente mollare tutto.
Significa iniziare a chiederti:
“Cosa posso cambiare nel modo in cui vivo questa vita, invece di limitarmi a sopportarla fino alla prossima pausa?”

Se queste parole ti hanno toccatə, salva questo post per quando tornerai alla routine.
E se senti che non vuoi più soltanto “resistere fino alle ferie”, puoi scrivermi in DM.

01/08/2026
14/04/2026

Dare un nome alle emozioni non è un dettaglio.
È un atto di consapevolezza che cambia il modo in cui stai nelle relazioni.

Quando non nomini ciò che provi, rischi di agirlo.
Quando invece lo riconosci — “questa è rabbia”, “questa è frustrazione” — inizi già a regolarlo.

La rabbia, ad esempio, è un’emozione breve.
Dura pochi secondi, ma può trasformarsi in comportamenti che lasciano segni molto più lunghi.

Non va negata.
Va validata.
E poi trasformata.

In una prospettiva interazionista, le emozioni non stanno “dentro” di noi in modo isolato:
prendono forma nelle interazioni, nei contesti, nei significati che costruiamo con gli altri.

Per questo imparare a nominarle ti permette di passare
dal reagire automaticamente
all’agire in modo intenzionale nelle relazioni.

Se senti che la rabbia prende spesso il sopravvento,
non è perché “sei fatto così”.
È una competenza che si può allenare.

👇
Scrivi nei commenti: quale emozione hai provato più intensamente nell’ultima settimana?

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09/04/2026

Nelle relazioni non siamo spettatori, ma protagonisti.
Aspettare che l’altro cambi, che capisca, che dia… spesso ci blocca.
Quando invece scegliamo di dare per primi — attenzione, ascolto, presenza — attiviamo dinamiche completamente diverse.

L’interazione cambia nel momento in cui smettiamo di reagire e iniziamo ad agire.
Assumere un ruolo attivo nelle relazioni significa allenare nuove modalità: piccoli gesti, nuove risposte, nuove iniziative.

Le relazioni non sono solo “chimica”.
Sono competenze. E come tutte le competenze, si allenano.

👉 Oggi prova questo: dai attenzione senza aspettarti subito qualcosa in cambio. Osserva cosa succede.

08/04/2026

Stai dando significato a tutto…
tranne che a te.

A quello che scrive.
A quello che non dice.
A come ti guarda.
A quando sparisce.

Costruiamo significati nelle relazioni,
continuamente.
Con le parole, i silenzi, i gesti.

Ma c’è una cosa che cambia tutto:

👉 il valore che dai a te mentre sei in relazione.

Perché non è solo “cosa fa l’altro”.
È come ti posizioni tu dentro quella dinamica.

Sottolinea questo.
E poi guardati.

💬 Ti è successo?
📩 condividilo con qualcuno che sta dando troppo all’altro
🔖 salva il reel per ricordartelo quando ne hai bisogno

04/04/2026

Non si rinasce tornando indietro.

Si rinasce quando smetti di trattenere ciò che non sei più.
Quando accetti che alcune parti di te hanno fatto il loro tempo.
Quando trovi — anche grazie agli altri — nuovi modi di raccontarti.

La “resurrezione”, in chiave psicologica, non è un miracolo.
È un atto di consapevolezza.

È dire:
non voglio più sopravvivere dentro vecchie versioni di me.

Pasqua può essere questo passaggio.
Scomodo, vero, necessario.

Lascia andare.
Non per perdere qualcosa,
ma per fare spazio a chi stai diventando.

Buona Pasqua 🌅

02/04/2026

❌ “È una malattia”
➡️ No. L’autismo è un diverso funzionamento, non qualcosa da guarire.

❌ “Va curato”
➡️ Non si “cura” una persona. Si può supportare, comprendere e creare contesti più inclusivi.

❌ “Le persone autistiche sono tutte uguali”
➡️ Si parla di spettro proprio perché ogni persona è diversa.

❌ “Non vogliono relazioni”
➡️ Spesso vogliono relazioni, ma con modalità e tempi diversi.

❌ “Il problema è la persona”
➡️ Molto spesso il problema è un ambiente poco adattato.

Oggi è la Giornata della Consapevolezza sull’Autismo ♾️

Lavorando da anni nel campo delle neurodivergenze, c’è una cosa che sento importante dire:
l’autismo non è una malattia.

Non c’è nulla da guarire.
Si tratta di un diverso funzionamento.

🧠 Ogni persona autistica percepisce e vive il mondo in modo unico, e questo può portare sia difficoltà sia risorse.

⚠️ Sì, in alcuni contesti possono esserci ostacoli — nella comunicazione, nelle relazioni, nella gestione degli stimoli —
ma spesso è il contesto a non essere abbastanza inclusivo.

🤝 Con il giusto supporto si possono creare connessioni, comprensione e possibilità.

🌈 E ricordiamolo: si parla di spettro proprio perché ogni esperienza è diversa.

✨ Più che “aggiustare” le persone, dovremmo imparare ad accogliere le differenze.

♾️ È da lì che nasce la vera inclusione.

Indirizzo

Padua

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 13:00

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