31/07/2026
Luglio è stato il mese del mettermi a maggese.
Per qualche settimana ho pubblicato pochissimo. E non è stato un caso.
A un certo punto mi sono accorta che il piacere di condividere si era un po' assottigliato. E allora sono tornata dentro, ad ascoltare meglio.
Così ho scelto di fare un passo indietro.
Ho continuato a lavorare, tanto. Solo che era un lavoro che si vede poco: il gruppo di libroterapia di luglio, il lancio del nuovo percorso annuale, le newsletter, la revisione del percorso che accompagna gli iscritti per un anno intero, il sito, lo studio, il modo di raccontare questo lavoro.
E poi il resto della vita: le passeggiate, i weekend strappati alla fatica, il concerto di Niccolò Fabi, che sa sempre farmi commuovere. Le corse dietro una bambina che cresce in fretta e i giri in biblioteca sempre più frequenti.
Il maggese, in fondo, non è un terreno abbandonato; è un terreno che, per un po', smette di produrre ciò che si vede perché possa tornare a nutrire ciò che verrà.
Forse anche la cura assomiglia un po' a questo: non è pretendere di essere sempre presenti, sempre pronti a dare.
È avere il coraggio di fermarsi, ascoltare e, se serve, aggiustare il tiro. Anche smettere di dare, per un po'. Togliere invece di aggiungere. Lasciare che il silenzio faccia il suo lavoro.
Perché non tutto ciò che cresce ha bisogno di essere mostrato mentre cresce.
Ciao luglio, sei stato il silenzio che mi mancava!