dr.ssa Fabiola Rebecca Lana Nutrizionista a Padova

dr.ssa Fabiola Rebecca Lana Nutrizionista a Padova Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di dr.ssa Fabiola Rebecca Lana Nutrizionista a Padova, Medicina e salute, Via Cristoforo Colombo 13, Padua.

Biologa Nutrizionista specializzata in nutrizione funzionale e nutrigenomica
Salute intestinale, infiammazione e equilibrio metabolico
Metilazione (MTHFR), nutrizione antiaging e alimentazione vegetale.

TI HA PUNTO UNA VESPA: L’ALIMENTAZIONE PUÒ FARE LA DIFFERENZA NELLE ORE SUCCESSIVE?Quando una vespa punge, non introduce...
17/08/2026

TI HA PUNTO UNA VESPA: L’ALIMENTAZIONE PUÒ FARE LA DIFFERENZA NELLE ORE SUCCESSIVE?

Quando una vespa punge, non introduce istamina: introduce un veleno contenente diverse sostanze biologicamente attive.

Se la persona è allergica, alcuni componenti del veleno possono innescare l'attivazione di mastociti e basofili, con liberazione di istamina, triptasi, leucotrieni, prostaglandine e altri mediatori.

Qui nasce una domanda interessante:

👉 se il nostro organismo sta già liberando istamina, ha senso evitare di introdurne altra attraverso gli alimenti?
La risposta richiede una distinzione importante...

L'istamina introdotta con gli alimenti e quella liberata dai mastociti non possono essere considerate semplicemente come due quantità che si “sommano”.

L'istamina alimentare viene infatti metabolizzata prevalentemente a livello intestinale, in particolare attraverso l'enzima DAO, mentre durante una reazione allergica l'istamina viene liberata rapidamente nei tessuti e nel circolo.

Tuttavia, in una persona che presenta già una ridotta tolleranza all'istamina alimentare, nelle ore successive a una puntura può essere ragionevole evitare gli alimenti che normalmente le provocano sintomi.

Non perché sia stato dimostrato che una dieta a basso contenuto di istamina possa impedire o attenuare l'allergia al veleno di vespa, ma perché può essere sensato non aggiungere possibili sintomi istamino-mediati a quelli eventualmente provocati dalla puntura.

In pratica, soprattutto se si sa di essere sensibili all'istamina, nelle ore immediatamente successive eviterei grandi quantità di alimenti che individualmente risultano problematici, per esempio alcolici, alimenti fermentati o stagionati e altri cibi abitualmente associati alla comparsa di sintomi.
..e l'alcol?
Qui la prudenza ha ancora più senso. L'alcol può favorire vasodilatazione e, nel contesto delle reazioni allergiche, viene considerato tra i possibili cofattori capaci, in determinate circostanze, di influenzarne la soglia o l'intensità.

Lo stesso concetto di cofattore riguarda, a seconda della situazione, anche esercizio fisico intenso e alcuni farmaci, come i FANS.

⚠️ attenzione però che nessun accorgimento alimentare può prevenire o curare un'anafilassi da veleno di imenotteri.

Difficoltà respiratoria, sensazione di chiusura della gola, gonfiore importante di lingua o gola, orticaria diffusa associata ad altri sintomi, capogiri, marcato calo pressorio o perdita di coscienza richiedono un intervento medico urgente e, nelle persone alle quali è stata prescritta, l'adrenalina autoiniettabile secondo il proprio piano d'emergenza.

👉 Quindi sì: dopo una puntura ciò che mangiamo può essere una variabile sulla quale ragionare, soprattutto nelle persone che già presentano sintomi con determinati alimenti.

Ma alimentazione e gestione dell'allergia al veleno sono due piani differenti: la prima può evitare la sovrapposizione di ulteriori stimoli o sintomi; la seconda richiede una valutazione allergologica specifica

punturadivespa

☀️ È FERRAGOSTO. E NO, OGGI NON È IL GIORNO DI “STARE A DIETA”!Un pranzo più abbondante, un gelato, una fetta di torta, ...
15/08/2026

☀️ È FERRAGOSTO. E NO, OGGI NON È IL GIORNO DI “STARE A DIETA”!

Un pranzo più abbondante, un gelato, una fetta di torta, un aperitivo o una cena diversa dal solito non cancellano settimane di buone abitudini.

Così come un'insalata non fa dimagrire, un pranzo di Ferragosto non fa ingrassare improvvisamente.

Domani la bilancia potrebbe anche segnare qualcosa in più...ma attenzione: non significa necessariamente aver accumulato grasso.

Dopo una giornata con più carboidrati, sale, alcol o semplicemente più cibo del solito, il peso può aumentare temporaneamente per:

• maggiore ritenzione di liquidi

• ricostituzione delle riserve di glicogeno, che trattengono acqua

• maggiore contenuto intestinale

• variazioni transitorie legate a sale e carboidrati

E allora cosa fare domani?

Niente digiuni punitivi, pasti saltati, allenamenti massacranti per “smaltire”.

Semplicemente si torna alle proprie abitudini con abbondanza di acqua, verdura, alimenti semplici, porzioni abituali e un po' di movimento, se possibile.

La salute metabolica si costruisce con ciò che facciamo abitualmente, non con ciò che mangiamo in una singola giornata.

Mangiare insieme, concedersi qualcosa che ci piace e godersi una giornata di festa fanno parte di un rapporto sano con il cibo.

Quindi oggi mangiate, brindate, ridete e godetevi Ferragosto.

Domani non si “rimedia” ma si riprende semplicemente la normalità.

Buon Ferragosto! ☀️


INFIAMMAZIONE: DOBBIAMO SEMPRE “SPEGNERLA”?FANS E MODULAZIONE DELL’INFIAMMAZIONE NON SONO LA STESSA COSAQuando abbiamo d...
13/08/2026

INFIAMMAZIONE: DOBBIAMO SEMPRE “SPEGNERLA”?

FANS E MODULAZIONE DELL’INFIAMMAZIONE NON SONO LA STESSA COSA

Quando abbiamo dolore e infiammazione, pensiamo immediatamente all'antinfiammatorio.

lL'infiammazione però non è necessariamente qualcosa che l'organismo deve eliminare il prima possibile, ma una risposta fisiologica fondamentale che permette di reagire a un danno o a un'infezione e partecipa ai processi di riparazione dei tessuti.

Il problema nasce quando questa risposta è eccessiva, sproporzionata oppure persiste nel tempo.

QUANDO SERVE UN FANS?

Farmaci come ibuprofene, naprossene o diclofenac inibiscono gli enzimi COX e riducono la produzione delle prostaglandine coinvolte nell'infiammazione, nel dolore e nella febbre.

Sono quindi particolarmente utili quando è necessario ottenere un effetto analgesico e antinfiammatorio relativamente rapido, per esempio in presenza di dolore e infiammazione acuta, naturalmente quando esiste un'indicazione al loro utilizzo.

Sono farmaci preziosi, ma non privi di possibili effetti indesiderati.

Soprattutto quando vengono utilizzati frequentemente o per periodi prolungati, bisogna considerare i possibili effetti gastrointestinali, renali e cardiovascolari, che variano anche in funzione del principio attivo, della dose, della durata del trattamento e delle caratteristiche individuali.

COSA SIGNIFICA “MODULARE” L'INFIAMMAZIONE?

Significa non cercare semplicemente di bloccare rapidamente un singolo passaggio della cascata infiammatoria, ma intervenire sui meccanismi che regolano la produzione dei mediatori infiammatori e la risoluzione dell'infiammazione.

Esistono diversi nutrienti e composti bioattivi studiati per la loro capacità di influenzare queste vie. Per esempio:

• Omega-3 EPA e DHA, dai quali l'organismo può produrre mediatori specializzati pro-risolutivi, come resolvine, protectine e maresine.

• Polifenoli, presenti in numerosi alimenti vegetali, tra cui flavonoidi, antociani, catechine e polifenoli dell'olio extravergine di oliva.

• Curcuminoidi, tra cui la curcumina, studiata per la capacità di interagire con numerose vie coinvolte nella risposta infiammatoria e nello stress ossidativo, tra cui NF-κB, MAPK e Nrf2.

La differenza concettuale è importante: non stiamo semplicemente cercando di “spegnere” l'infiammazione. Stiamo cercando di creare le condizioni perché la risposta infiammatoria sia adeguatamente regolata e, quando possibile, correttamente risolta.

QUANDO PUÒ AVERE SENSO QUESTA STRATEGIA?

Soprattutto quando parliamo di processi persistenti e infiammazione cronica di basso grado, nei quali non possiamo limitarci a prendere periodicamente qualcosa contro il sintomo senza domandarci cosa continui ad alimentarlo.

In questi casi diventano fondamentali anche: alimentazione, attività fisica, composizione corporea, qualità del sonno, fumo, consumo di alcol e controllo delle eventuali alterazioni metaboliche o patologie sottostanti.

Gli integratori, quando appropriati, possono inserirsi all'interno di questa strategia, ma non possono sostituirla.

RIASSUMENDO:

👉 Infiammazione/dolore acuto importante: può essere necessario controllare rapidamente dolore e risposta infiammatoria → il FANS, quando indicato, ha un ruolo preciso.

👉 Infiammazione persistente o cronica di basso grado: oltre a individuare e trattare l'eventuale causa, diventa interessante lavorare sui fattori che mantengono l'infiammazione e sui meccanismi che ne regolano la risoluzione.

STIPSI IN VACANZA? 5 STRATEGIE CHE FORSE NON CONOSCIA casa sei regolare. Parti per le ferie e improvvisamente il tuo int...
11/08/2026

STIPSI IN VACANZA?
5 STRATEGIE CHE FORSE NON CONOSCI

A casa sei regolare. Parti per le ferie e improvvisamente il tuo intestino… si ferma.

Non è affatto raro: cambiano orari, alimentazione, sonno, movimento, idratazione e persino il bagno. E l'intestino può risentirne rapidamente.
Ecco 5 strategie pratiche da provare.

1️⃣ SFRUTTA IL MOMENTO GIUSTO: il colon tende ad aumentare la propria attività dopo il risveglio e soprattutto dopo i pasti, attraverso il cosiddetto riflesso gastro-colico.

Invece di provare ad andare in bagno “quando capita”, dedica qualche minuto alla toilette dopo colazione, senza fretta e senza sforzare.

2️⃣ ALZA I PIEDI: la posizione sul WC può fare la differenza.

Un piccolo rialzo sotto i piedi, con le ginocchia leggermente più alte delle anche, può favorire una posizione più funzionale alla defecazione e ridurre lo sforzo.

3️⃣ PROVA CON 2 KIWI AL GIORNO: studi clinici hanno mostrato che il consumo quotidiano di due kiwi verdi può aumentare la frequenza delle evacuazioni.

4️⃣ PSILLIO: SÌ, MA NON “A SECCO”!

Lo psillio è una delle fibre con le migliori evidenze nella stipsi.

Assorbe acqua e forma un gel che può migliorare consistenza e transito delle feci. Ma deve essere accompagnato da liquidi adeguati e, soprattutto se non sei abituato alle fibre, è meglio aumentarlo gradualmente.

5️⃣ NON IGNORARE LO STIMOLO: questo è probabilmente uno dei problemi più comuni in viaggio.

“Non mi piace questo bagno.”
“Ci vado quando torno in hotel.”
“Aspetto di arrivare a casa.”

Rimandare ripetutamente l'evacuazione può contribuire a rendere le feci più difficili da espellere.

Ricordati, poi, delle basi: bere adeguatamente, camminare, mangiare verdura e frutta e non stravolgere completamente i propri ritmi alimentari.

⚠️ Una precisazione importante: non tutta la stipsi è dovuta alle vacanze. Se compare improvvisamente, persiste oppure è accompagnata da sangue nelle feci, anemia, dimagrimento involontario, dolore importante o altri sintomi insoliti, va approfondita con il medico.

📌 SALVA QUESTO POST PRIMA DI PARTIRE.

CALPROTECTINA ALTA = MORBO DI CROHN O RETTOCOLITE?Molte persone arrivano in ambulatorio con un valore di calprotectina f...
09/08/2026

CALPROTECTINA ALTA = MORBO DI CROHN O RETTOCOLITE?

Molte persone arrivano in ambulatorio con un valore di calprotectina fecale elevato e una domanda: «Cosa devo mangiare per farla scendere?»

La calprotectina è un indicatore di infiammazione intestinale, una proteina presente soprattutto nei neutrofili, cellule del sistema immunitario.

Quando nella mucosa intestinale è presente un processo infiammatorio che richiama neutrofili, una maggiore quantità di calprotectina viene liberata e può essere misurata nelle feci.

I valori di riferimento possono cambiare leggermente in base al laboratorio e al metodo utilizzato.
Indicativamente, in molti laboratori:

• 120 µg/g: valore suggestivo di un processo infiammatorio gastrointestinale

Attenzione però che altri percorsi diagnostici utilizzano cut-off differenti, per esempio 100 o 250 µg/g.

Per questo non bisogna interpretare il numero isolatamente, ma considerare diversi altri fattori fra cui l'età, i sintomi, i farmaci assunti e, soprattutto, l'andamento nel tempo.

La calprotectina può aumentare nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), come malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa, ed è molto utile anche per monitorarne l'attività. Può, però, aumentare anche in altre condizioni, per esempio:

📌 infezioni gastrointestinali (soprattutto batteriche)
📌 celiachia
📌 diverticolite e altre forme di infiammazione della mucosa intestinale
📌 neoplasie
📌 utilizzo di alcuni farmaci, come FANS, aspirina, inibotori di p***a protonica

Un valore persistentemente o marcatamente elevato, soprattutto in presenza di diarrea persistente, sangue nelle feci, anemia, febbre, calo ponderale non intenzionale o dolore importante, merita approfondimento.

Una volta esclusa o identificata la causa dell'infiammazione, anche la strategia nutrizionale ha un ruolo importante.

L'intervento va costruito sulla persona e sulla causa:

✔️ correggere un'alimentazione fortemente sbilanciata

✔️ individuare alimenti realmente mal tollerati

✔️ garantire un adeguato apporto proteico ed energetico

✔️ modulare quantità e tipologia delle fibre in base alla fase clinica

✔️ lavorare sul microbiota

✔️ correggere eventuali carenze nutrizionali

✔️ ridurre l'esposizione a fattori che possono contribuire all'infiammazione

✔️ valutare l'eventuale inserimento di modulatori dell'infiammazione

INFIAMMAZIONE E ALIMENTAZIONE: ESISTONO DAVVERO CIBI “INFIAMMATORI”?“Ho eliminato tutti gli alimenti infiammatori.” È un...
07/08/2026

INFIAMMAZIONE E ALIMENTAZIONE: ESISTONO DAVVERO CIBI “INFIAMMATORI”?

“Ho eliminato tutti gli alimenti infiammatori.” È una frase che sento spesso.

L'infiammazione non è un alimento ma una risposta biologica e soprattutto non è sempre qualcosa da combattere.

L'infiammazione acuta è una risposta fondamentale dell'organismo: serve, per esempio, quando dobbiamo reagire a un'infezione o riparare un tessuto danneggiato.

Il problema è quando uno stato infiammatorio di basso grado persiste nel tempo. Si tratta di quella che viene spesso definita infiammazione cronica di basso grado, associata a diverse condizioni metaboliche e influenzata da numerosi fattori: adiposità viscerale, sedentarietà, fumo, qualità del sonno, stress, alterazioni metaboliche e, naturalmente, anche alimentazione.

NON ESISTE IL SINGOLO ALIMENTO CHE “SPEGNE” L'INFIAMMAZIONE

Mangiare mirtilli non annulla una giornata alimentare squilibrata.

Bere una tisana allo zenzero non compensa sedentarietà, fumo o eccesso calorico cronico.

Aggiungere curcuma alle pietanze non trasforma automaticamente una dieta in una dieta antinfiammatoria.

Quello che conta maggiormente è il modello alimentare complessivo mantenuto nel tempo.

Sono generalmente associati a un profilo metabolico e infiammatorio più favorevole, modelli alimentari caratterizzati da abbondanza di:

verdura
frutta
legumi
cereali integrali, quando tollerati
olio extravergine di oliva
pesce
frutta a guscio e semi

Questi cibi infatti forniscono contemporaneamente fibre, grassi insaturi, micronutrienti e numerosi composti bioattivi.

COSA PUÒ FAVORIRE IL TERRENO INFIAMMATORIO?

Un'alimentazione abitualmente caratterizzata da eccesso energetico, molti alimenti ultraprocessati, elevate quantità di zuccheri liberi e carboidrati raffinati, grassi di scarsa qualità e poche fibre può contribuire nel tempo a un ambiente metabolico meno favorevole.

👉 IL TESSUTO ADIPOSO VISCERALE poi non è semplicemente un deposito inerte di energia ma un vero organo metabolicamente attivo, capace di produrre adipochine e mediatori coinvolti nella regolazione dell'infiammazione.

Quando il tessuto adiposo, soprattutto viscerale, aumenta e diventa disfunzionale, possono comparire ipertrofia degli adipociti, alterazioni dell'ossigenazione locale, infiltrazione di cellule immunitarie e una maggiore produzione di mediatori pro-infiammatori.

Questo è uno dei meccanismi che collega:

adiposità viscerale → infiammazione cronica di basso grado → insulino-resistenza → alterazioni metaboliche.

...E L'INTESTINO?

Il microbiota intestinale interagisce con il sistema immunitario e con il metabolismo dell'ospite e la dieta è uno dei principali fattori capaci di modificarne composizione e attività.

Le fibre fermentabili, per esempio, possono essere utilizzate da alcuni batteri intestinali per produrre acidi grassi a corta catena, tra cui il butirrato, coinvolti nel mantenimento della barriera intestinale e nella regolazione delle risposte immunitarie.

POSSIAMO VEDERE L'INFIAMMAZIONE NELLE ANALISI?

Esistono diversi biomarcatori. Uno dei più conosciuti è la proteina C reattiva (PCR), prodotta principalmente dal fegato in risposta a segnali infiammatori.

Infezioni, traumi, malattie infiammatorie e molte altre condizioni possono modificarla.
Il suo valore va sempre interpretato nel contesto clinico.

Il tuo stile alimentare e il tuo stile di vita, nel loro insieme, stanno favorendo o contrastando un ambiente metabolico pro-infiammatorio?”

OMOCISTEINA ALTA: “DOTTORESSA, STO PRENDENDO PROFILIC (O UN ALTRO INTEGRATORE). VA BENE?”Dopo il mio ultimo post sull'om...
05/08/2026

OMOCISTEINA ALTA: “DOTTORESSA, STO PRENDENDO PROFILIC (O UN ALTRO INTEGRATORE). VA BENE?”

Dopo il mio ultimo post sull'omocisteina ho ricevuto moltissime domande di questo tipo:

“Ho l'omocisteina alta e prendo Profilic: va bene?”

“Prendo acido folico e vitamina B12: è sufficiente?”

“Meglio folato normale o metilfolato?”

“Quanto ne devo prendere?”

“Ho avuto un tumore: posso assumere vitamine del gruppo B?”

“Sto facendo chemioterapia/radioterapia: posso prendere un integratore per abbassare l'omocisteina?”

Capisco perfettamente il desiderio di avere una risposta semplice, ma purtroppo una risposta seria non può essere semplicemente SÌ o NO.

L'omocisteina è un valore, non una diagnosi, e soprattutto perché il suo metabolismo è molto più complesso del semplice:

OMOCISTEINA ALTA = PRENDO ACIDO FOLICO

Come abbiamo visto l'omocisteina si trova al centro del metabolismo della metionina e può essere indirizzata principalmente verso due vie:

📌 rimetilazione, che permette di riconvertirla in metionina e coinvolge folati, vitamina B12, metionina sintasi e, in un'altra via soprattutto epatica e renale, betaina/BHMT;

📌 transulfurazione, attraverso la quale l'omocisteina viene indirizzata verso la sintesi di cisteina e successivamente può contribuire alla produzione di glutatione. Qui entrano in gioco, tra gli altri, vitamina B6, serina ed enzimi come CBS e CGL.

⚠️ Il metabolismo dell'omocisteina, inoltre, può essere influenzato da stato nutrizionale, funzionalità renale, tiroide, farmaci, consumo di alcol, fumo, età, assorbimento intestinale, disponibilità delle vitamine B6-B9-B12 e di altri nutrienti, condizioni metaboliche e varianti genetiche.

Per questo due persone con la stessa omocisteina possono avere bisogno di valutazioni completamente diverse.

E anche sapere che “B12 e folati sono nella norma” non sempre chiude il problema: occorre interpretare quei valori nel contesto complessivo della persona.

IL METILFOLATO E LA B12 METILATA SONO SEMPRE MIGLIORI?

“Metilato” non significa automaticamente “migliore per tutti”.

Esistono diverse forme di folato e vitamina B12, con caratteristiche metaboliche differenti, e la scelta non dovrebbe essere fatta soltanto perché su un integratore compare la parola MTHFR o perché un test genetico evidenzia un polimorfismo.

L'obiettivo non dovrebbe essere “spingere” indiscriminatamente la metilazione, ma capire perché l'omocisteina è aumentata e quale passaggio metabolico meriti attenzione in quella specifica persona.

E SE C'È O C'È STATO UN TUMORE?

Qui la prudenza deve essere ancora maggiore.

Il metabolismo dei folati e delle unità monocarboniose (“one-carbon metabolism”) partecipa alla sintesi di DNA e nucleotidi, alla proliferazione cellulare e ai processi di metilazione ed epigenetica. Proprio per questo il rapporto tra folati, vitamina B12, donatori di gruppi metilici e oncologia è biologicamente complesso.

Questo NON significa che “le vitamine B fanno crescere il tumore” e nemmeno che chi ha avuto un tumore debba automaticamente evitarle.

Significa esattamente il contrario di una regola universale: bisogna valutare il singolo caso: tipo di neoplasia, fase della malattia, eventuali carenze, terapia farmacologica, dosaggi e forma dell'integratore.

⚠️Soprattutto, durante chemioterapia, radioterapia o altre terapie oncologiche non è opportuno iniziare autonomamente integratori, multivitaminici, antiossidanti o prodotti “per la metilazione”.

Alcuni supplementi possono infatti interferire con determinati trattamenti oncologici. Per questo, in queste situazioni, qualsiasi integrazione deve essere condivisa con l'oncologo e il team che conosce esattamente terapia e quadro clinico.

QUINDI, SE HO L'OMOCISTEINA ALTA, COSA DEVO PRENDERE?

È proprio questa la domanda alla quale non posso rispondere correttamente sotto un post conoscendo soltanto un numero.

Un valore di omocisteina può essere un ottimo campanello d'allarme metabolico, ma va interpretato.

Prima di decidere se utilizzare folati, B12, B6, betaina o altri nutrienti bisogna capire il contesto che ha prodotto quel valore.

Ecco perché, quando nei commenti mi chiedete:

“Omocisteina 18: cosa prendo?”

oppure “Sto prendendo questo prodotto: va bene?”, non è mancanza di disponibilità se non vi rispondo con il nome di un integratore. È esattamente il contrario.

Sarebbe poco serio consigliare una terapia individuale conoscendo un solo valore di laboratorio e senza conoscere la persona, la sua storia clinica, i farmaci, gli altri esami e le eventuali patologie.

L'omocisteina non va semplicemente “abbassata” ma compresa.

MAGNESIO BISGLICINATO: E SE INVECE DI RILASSARTI TI AGITASSE?Il magnesio bisglicinato viene spesso consigliato per favor...
01/08/2026

MAGNESIO BISGLICINATO: E SE INVECE DI RILASSARTI TI AGITASSE?

Il magnesio bisglicinato viene spesso consigliato per favorire rilassamento e sonno.
È generalmente ben tollerato e molte persone riferiscono di trovarsi molto bene.
Eppure ogni tanto qualcuno racconta esattamente il contrario:
“Da quando lo prendo sono più agitato.”
“Dormo peggio.”
“Mi sento stranamente attivato.”
..È possibile?
Sì, una risposta individuale è possibile. Ma attenzione a non trasformarla automaticamente in una diagnosi o in una spiegazione genetica.
Il bisglicinato è una forma nella quale il magnesio è chelato alla glicina. La glicina è un amminoacido con funzioni molto interessanti nel sistema nervoso: in alcune aree esercita una funzione neurotrasmettitoriale inibitoria, mentre nel sistema glutammatergico agisce anche come co-agonista del recettore NMDA.

Questo, però, NON significa che assumere glicina con il magnesio “accenda gli NMDA” e provochi necessariamente agitazione.
Anzi, il quadro è molto più complesso: lo stesso magnesio modula il recettore NMDA esercitando un fisiologico effetto di blocco del suo canale ionico. È uno dei meccanismi attraverso i quali viene studiato il rapporto tra magnesio, eccitabilità neuronale, stress e ansia.

Quindi perché qualcuno può sentirsi peggio?
La prima cosa da ricordare è che “magnesio bisglicinato” non significa sempre lo stesso prodotto. Cambiano quantità di magnesio elementare, dose assunta, formulazione, eventuali altre forme di magnesio presenti e soprattutto altri ingredienti aggiunti all'integratore.
Inoltre cambiano le persone.
Stato nutrizionale, farmaci, altre integrazioni, caffeina e stimolanti, qualità del sonno, momento della giornata, condizioni endocrine e metaboliche e sensibilità individuale possono modificare la risposta percepita.

Anche la vitamina B6 merita una precisazione. La sua forma attiva, PLP, è cofattore della glutammato-decarbossilasi, l'enzima coinvolto nella conversione del glutammato in GABA. Questo rende biologicamente interessante il rapporto tra B6 e neurotrasmissione, ma non significa che davanti all'agitazione da bisglicinato si possa automaticamente concludere: “manca B6”.

E la genetica? Varianti di geni coinvolti nella neurotrasmissione GABAergica, come GAD1, sono oggetto di ricerca. Ma oggi non abbiamo basi sufficienti per utilizzare una variante di GAD1 come spiegazione clinica diretta del fatto che una persona tolleri oppure no il magnesio bisglicinato.
Questo è un punto importante: un polimorfismo genetico non equivale automaticamente a un deficit funzionale né permette, da solo, di prevedere la risposta a un integratore.

COSA FARE, ALLORA, SE IL BISGLICINATO TI AGITA?

Prima di aggiungere altri integratori per “correggere” la reazione, può essere più sensato controllare prodotto, composizione, quantità di magnesio elementare, dose e momento di assunzione e valutare se il sintomo scompare riducendo o sospendendo il prodotto.
Se necessario si può poi considerare una forma diversa di magnesio, scelta in funzione dell'obiettivo e della tollerabilità individuale.
Citrato, malato, lattato, taurato e L-treonato non sono semplicemente versioni rispettivamente “rilassante”, “energizzante”, “cardiaca” o “cerebrale”: queste etichette sono molto più nette di quanto permettano le evidenze cliniche disponibili.
Per esempio, sul magnesio L-treonato stanno emergendo studi clinici interessanti su sonno e alcuni parametri cognitivi, ma questo non autorizza ancora a considerarlo automaticamente “il magnesio che entra nel cervello e migliora la memoria” per chiunque.
Il messaggio quindi non è che il magnesio bisglicinato faccia male o provochi agitazione.

👉 Un integratore può avere una buona razionalità biochimica e tuttavia non essere quello più adatto a ogni singola persona.

👉 Se un prodotto assunto per stare meglio produce ripetutamente l'effetto contrario, il sintomo non va ignorato.

Omocisteina - Sindrome Metabolica - Resistenza InsulinicaL'omocisteina è un amminoacido contenente zolfo che occupa una ...
30/07/2026

Omocisteina - Sindrome Metabolica - Resistenza Insulinica

L'omocisteina è un amminoacido contenente zolfo che occupa una posizione centrale nel metabolismo della metionina. Il suo destino metabolico dipende da due vie fondamentali.

La prima è la rimetilazione, che riconverte l'omocisteina in metionina. Questo processo può avvenire attraverso una via dipendente da folati e vitamina B12 (metionina sintasi) oppure, soprattutto nel fegato e nel rene, attraverso una via dipendente dalla betaina (betaina-omocisteina metiltransferasi, BHMT).

La seconda è la transulfurazione, che trasforma l'omocisteina dapprima in cistationina e successivamente in cisteina, precursore del glutatione, uno dei principali antiossidanti dell'organismo. Questa via richiede vitamina B6 come cofattore e utilizza la serina come substrato.

Quando una o entrambe queste vie diventano meno efficienti, l'omocisteina tende ad accumularsi nel sangue. È una condizione osservata con frequenza nelle persone con insulino-resistenza, sindrome metabolica e diabete mellito di tipo 2.

Il rapporto tra omocisteina e metabolismo del glucosio non è a senso unico: è bidirezionale.
Da un lato, l'insulino-resistenza può favorire l'aumento dell'omocisteina. L'infiammazione cronica di basso grado, lo stress ossidativo, le alterazioni epatiche e una minore efficienza delle vie di rimetilazione e transulfurazione possono contribuire al suo accumulo.

Dall'altro lato, livelli elevati di omocisteina possono peggiorare ulteriormente il quadro metabolico. Numerosi studi sperimentali mostrano che l'iperomocisteinemia può aumentare lo stress ossidativo, ridurre la disponibilità di ossido nitrico, compromettere la funzione endoteliale, favorire la disfunzione mitocondriale e interferire con la segnalazione insulinica, contribuendo ad aggravare l'insulino-resistenza.

Si crea così un circolo vizioso: l'insulino-resistenza favorisce l'aumento dell'omocisteina e l'omocisteina elevata contribuisce ad alimentare l'insulino-resistenza.

Questo non significa che l'omocisteina sia la causa unica della sindrome metabolica, ma rappresenta uno dei nodi metabolici attraverso cui convergono alimentazione, assetto vitaminico, funzione epatica, genetica (ad esempio varianti del gene MTHFR), infiammazione e stress ossidativo.

Per questo motivo il valore dell'omocisteina non dovrebbe essere interpretato come un semplice numero isolato. Inserito nel corretto contesto clinico, può fornire informazioni preziose sullo stato metabolico della persona e aiutare a identificare alterazioni correggibili attraverso un approccio che comprenda alimentazione, stile di vita e, quando indicato, un'integrazione mirata.

Come sempre, l'obiettivo non è "abbassare un valore", ma comprendere perché quel valore sia aumentato e intervenire sulle cause che lo sostengono.

"È VERO CHE IL GLP-1 SI PUO’ AUMENTARE ANCHE SENZA FARMACI?"Sì! Il GLP-1 (Glucagon-Like Peptide-1) è un ormone prodotto ...
28/07/2026

"È VERO CHE IL GLP-1 SI PUO’ AUMENTARE ANCHE SENZA FARMACI?"

Sì! Il GLP-1 (Glucagon-Like Peptide-1) è un ormone prodotto fisiologicamente dalle cellule dell'intestino in risposta all'assunzione di cibo. Contribuisce al senso di sazietà, rallenta lo svuotamento gastrico e partecipa alla regolazione della glicemia.

La letteratura scientifica mostra che alcune caratteristiche dell'alimentazione e dello stile di vita possono aumentare la secrezione fisiologica di GLP-1, tra cui:
✔ pasti ricchi di proteine;
✔ adeguato apporto di fibre;
✔ alimenti che favoriscono la produzione di acidi grassi a corta catena da parte del microbiota intestinale;
✔ attività fisica regolare;
✔ perdita di peso, quando indicata

Questa risposta fisiologica, tuttavia, non è sovrapponibile a quella ottenuta con gli agonisti del recettore del GLP-1 (come semaglutide, liraglutide e altri), che determinano un'attivazione farmacologica del recettore, generalmente più intensa e prolungata rispetto alla secrezione endogena dell'ormone.

Per questo motivo non è del tutto corretto corretto affermare che "mangiare bene produce lo stesso effetto delle punture".

È invece corretto affermare che alimentazione e stile di vita possono sostenere la fisiologica secrezione di GLP-1 e rappresentano il primo intervento raccomandato nelle principali linee guida per la prevenzione e il trattamento di sovrappeso, obesità e alterazioni metaboliche.

Quando questi interventi non sono sufficienti, oppure quando il quadro clinico lo richiede, la terapia farmacologica può rappresentare uno strumento efficace e appropriato, sempre all'interno di un percorso nutrizionale adeguato a mantenere un buon livello di massa magra.
La nutrizione e i farmaci non sono in competizione. Agiscono sullo stesso sistema biologico, ma con meccanismi e intensità differenti, e possono essere complementari.

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Padua
35020

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