15/07/2026
Dedicato a tutti gli amanti delle classifiche da prima pagina
VENETO PRIMO NELLA CLASSIFIA DEI LEA, ANCORA LA PRIMA SANITA’ IN ITALIA: COME E’ POSSIBILE?
PROVO A SPIEGARVELO
Anche quest’anno la sanità veneta arriva prima nel monitoraggio del Ministero. Come è possibile? Come può essere prima se siamo la seconda peggior regione in Italia per numero di pazienti per medici di base? Il medico di base è una trait union tra paziente e territorio. Studi con evidenze empiriche inoppugnabili dimostrano che un aumento del numero di medici di base è associato ad un aumento dell’aspettativa di vita superiore all’aumento di specialisti. Semplice? Il monitoraggio non misura nulla sulla medicina di base.
Come è possibile se siamo la seconda peggior regione per spesa in salute mentale? Come è possibile se abbiamo 5 psichiatri ogni 100mila abitanti contro i 10 della media nazionale? Come è possibile se solo il 24% dei Centri di salute mentale è aperto quando dovrebbe? Semplice, questo monitoraggio non misura questi dati.
Come è possibile se 11mila anziani attendono di entrare in casa di riposo e le Ipab sono tutte in grossissima difficoltà? Semplice basta non misurare questi dati.
Come è possibile se i veneti spendono più degli altri in spesa out of pocket, 847 euro pro capite in sanità privata contro i 730 euro della media nazionale? Basta non misurare questo parametro.
E’ esattamente quello che succede quando affermano di aver abbattuto le liste di attesa. Una narrazione smentita dalla realtà che vivono i veneti. Come il signore che mi racconta di avere la prostata otturata e di aver ricevuto una proposta di operazione tra due anni. Come quello che mi hanno raccontato centinaia di persone, spesso, se possono, costrette ad andare nel privato. Negli sportelli del Covesap è pieno di gente che aspetta anche da più di un anno. Se gli ambulatori privati sono quadruplicati, questa è la prova dell’aumento delle liste d’attesa. Se il pubblico mi dà una risposta, non vado nel privato. Anche qui il meccanismo è facile: i monitoraggi sulle liste d’attesa misurano solo la prima visita. Se sono cardiopatico e nella vita farò dunque 10 visite, misurano solo la prima, le altre 9 non vengono monitorate. Io ho chiesto con una mozione in Regione di misurare tutte le prestazioni, in modo tale da avere un quadro chiaro, ma non mi hanno ancora risposto.
Cosa misura questo monitoraggio? Un piccolo pezzettino. 27 Lea, considerati Core, su circa 6000. Lo dice lo stesso Ministero che spiega come questa non sia una “pagella” vera sulla totalità della sanità. Eppure, così viene comunicata, come se fosse la migliore sanità del mondo. Un inganno.
Molti dirigenti mi hanno raccontato che il Veneto fa così: si concentra solo, assumendolo come una priorità, su ciò che viene misurato. Come se le rilevazioni non fossero importanti per avere una sanità migliore, ma semplicemente per dire che si è più bravi degli altri. Una politica che non è al servizio dei diritti dei cittadini, ma di se stessa. Aoron Levenstein diceva che “la statistica è come il bikini. Ciò che rivela è suggestivo, ma ciò che nasconde è più importante”. In questo caso, non si tratta di una statistica, si tratta di qualcosa che si avvicina alla sineddoche, una figura retorica che è “la parte per il tutto”. Si misura una piccola porzione, 27 Lea su 6000, e poi si dice che si sta misurando l’efficacia dell’intero sistema sanitario. Un evidente trucco, per come viene narrato, che serve solo per sorreggere la vanteria della destra veneta, ma che i veneti hanno già riconosciuto come tale.