20/08/2026
Guerre, intelligenza artificiale, crisi economica, cambiamento climatico, pandemia. Tutto insieme. Tutto nello stesso momento. Tutto troppo veloce.
Vari esperti psichiatri lo stanno dicendo con sempre maggiore chiarezza: il malessere mentale che stiamo vivendo non è causato da un singolo evento traumatico. È il risultato di una pressione continua e cumulativa, accumulata in anni di cambiamenti che si sono susseguiti più rapidamente di quanto la mente umana riesca ad assorbire.
E i dati parlano da soli.
Circa il 17% della popolazione italiana soffre di ansia e depressione. Un italiano su sei convive con un disturbo mentale, diagnosticato o potenziale, e 16 milioni di italiani hanno un disagio psicologico medio-grave. L'indice di salute mentale in Italia è tra i più bassi d'Europa e negli ultimi 25 anni è peggiorato in modo sensibile. Tra il 2018 e il 2022 l'impatto sulla salute mentale è cresciuto di oltre il 20%.
Tra i fattori più destabilizzanti, gli psichiatri identificano:
- la paura di perdere il lavoro e la sicurezza economica,
- la velocità del cambiamento, più rapida della nostra capacità psicologica di adattarci,
- la percezione diffusa dell'ingiustizia,
- l'erosione dei legami comunitari e della fiducia nelle istituzioni.
E poi c'è l'intelligenza artificiale: una trasformazione che sta già riscrivendo interi settori lavorativi, ridefinendo cosa significa essere competenti, utili, necessari. Tutto questo in tempo reale, senza che la società abbia avuto il tempo di elaborarlo e di trovare soluzioni o alternative.
Tra gli adolescenti la situazione è ancora più grave. Crescono in un contesto dove l'iperconnessione digitale produce sovrastimolazione continua, il confronto sociale è permanente e i modelli culturali premiamo visibilità rapida e successo immediato — mentre l'incertezza sul futuro è concreta e quotidiana.
La risposta non è ignorare tutto questo. È costruire resilienza: reti di sostegno reali, abitudini che proteggano corpo e mente, la capacità di stare nell'incertezza senza esserne travolti. E rallentare, quando si può, in un mondo che non smette di accelerare.
Come ti senti tu in questo periodo? Ti riconosci in qualcuno di questi segnali?
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